Trans, ecco tutti i verbali del caso Marrazzo

Il racconto dei quattro carabinieri arrestati per il ricatto al
governatore nelle dichiarazioni spontanee rilasciate ai Ros dopo
il fermo: "Ecco cos'è successo nell'appartamento di Natalie"

Interrogato dai Ros, il maresciallo Nicola Testini vuota il sacco: «Ho immediatamente compreso le ragioni per cui voi siete qua. (...) A luglio un confidente, tale Cafasso Gianguarino, che girava nel mondo dei trans (...), di recente deceduto, disse a me, Tagliente e Simeone che aveva un video che ritraeva il presidente della Regione Lazio con un trans».

«HO UN VIDEO CON MARRAZZO C’È UN TRANS E TANTI SOLDI»
«Cafasso ci chiese di aiutarlo a venderlo, se conoscessimo qualcuno a cui poteva interessare. Gli dicemmo che avremmo visto se potevamo aiutarlo. Poi lui è morto. Quindi abbiamo continuato da soli. Ho visto il video a casa del collega Simeone, sul suo pc ed effettivamente ritraeva il presidente Marrazzo vestito solo con una camicia, un trans, vicino a un tavolo ove vi erano tanti soldi ed una striscia di sostanza bianca che ritengo fosse cocaina (...). Simeone, che si mosse più degli altri per la gestione della fase di vendita, parlò con il collega Tamburrino che ha un fratello fotografo inserito nell’ambiente delle riviste di gossip. Tamburrino (...) ha iniziato una trattativa con un’agenzia di Milano. Due referenti dell’agenzia, tale Carmen e il marito di costei, si sono anche recati a Roma ove (...) si incontrarono con Tagliente che gli fece visionare il video. (...)».

«IL CD CON L’ONOREVOLE È UN ALTRO, PIÙ LUNGO»
«Da quel momento in poi è andata avanti la trattativa, con un altro incontro tra Carmen, il marito, Simeone e Tamburrino. (...). Avevamo intenzione di chiedere 60mila euro di compenso per la vendita del video ma loro ci offrirono 50mila euro. Il provento lo avremmo diviso equamente noi tre. Non so chi abbia fatto il video, so solo che era a spezzoni e molto mosso. Non conosco il trans, so che si chiama Natalie, ma non so dove eserciti la professione. Nel video si sente il trans che dice di essere Natalie. Il video da me visionato aveva una durata di circa 13 minuti. (...) come vi ho già detto, ritraeva l’onorevole Marrazzo nelle modalità suddette e ricordo che, dall’audio, si sentiva che lo stesso proferiva le seguenti parole «Io sono il presidente e ci sono dei giornalisti». Mi sembrava un fotomontaggio poiché il video si fermava e riprendeva».

«VOI DEL ROS CI SEGUIVATE E CI AVETE INSOSPETTITO»
«(...) Il video lo abbiamo distrutto circa 5-6 giorni fa perché il pomeriggio di circa un mese fa avevamo notato un collega che sapevo facesse servizio presso il Ros. Lo stesso si trovava davanti al bar Vanni con una ragazza. Ciò mi insospettì. In un’altra occasione, di pochi giorni dopo, notai un altro ragazzo, a bordo di uno scooter, che sembrava osservarmi. Mi avvicinai e gli chiesi i documenti. Appuravo fosse un collega e lo stesso mi riferiva essere del reparto operativo di Roma (...). Da quel momento sentivamo di essere sempre seguiti e osservati e la cosa destò la nostra preoccupazione, soprattutto la mia. Più volte tentai di convincere gli altri a distruggere il video e a tirarci fuori dalla vicenda. Ero, infatti, sicuro che avremmo avuto guai(...)».

«UN’OPERAZIONE DI ROUTINE MA IN CASA C’ERA QUEL VIP»
Tocca al carabiniere scelto Carlo Tagliente: «Nei primi giorni di luglio 2009, credo, se non ricordo male, fosse il 3, unitamente al mio collega Simeone Luciano, ho avuto un contatto con un confidente legato al mondo dei transessuali, tale Cafasso Gianguarino. Preciso che quest’ultimo era un confidente del maresciallo Testini Nicola, ma (...) è diventato anche mio confidente. Come vi dicevo quel giorno ci chiamò, non ricordo come e su quale utenza, noi (io e Simeone) andammo all’appuntamento e lui ci disse che (...) si stava svolgendo un festino con dei trans all’interno di un appartamento di Roma, via Gradoli (...). Ivi giunti, nella tarda mattinata - primo pomeriggio (ora di pranzo), bussammo alla porta dell’appartamento qualificandoci come carabinieri. Aprì un viados di pelle scura, moro di capelli. Noi entrammo e ci trovammo di fronte una persona di sesso maschile che riconoscemmo subito essere il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Alla vista di questa personalità ci trovammo in gravissimo imbarazzo anche perché indossava solo una maglia intima e le mutande per cui non sapemmo veramente cosa fare. Lui ci pregò con gli occhi lucidi di non fare nulla perché ci diceva «io ho una mia dignità e la mia posizione... vi prego aiutatemi... saprò ricompensarvi, vi aiuterò nell’Arma». Quindi ci disse che avrebbe potuto aiutarci se volessimo un trasferimento. Io purtroppo devo dirvi che ho una grave situazione familiare, perché ho un nipote di 5 anni in gravissime condizioni. La voglia quindi di cercare di rendermi utile alla mia famiglia mi ha fatto ritenere che veramente avrebbe potuto aiutarmi».

«PRIMA CHE ANDASSIMO VIA MI CHIESE IL CELLULARE»
«Noi (...) non avevamo individuato nessuna cosa pertinente a qualunque tipo di reato, per cui anche perché non sapevamo veramente cosa fare, abbiamo deciso di andarcene senza fare nulla per timore della personalità. Io prima di andarmene, su sua richiesta, gli lasciai l’utenza che io utilizzavo normalmente per i contatti con i confidenti necessari al mio lavoro. Devo precisare che questa utenza io l’ho dismessa circa 10 giorni dopo perché ero intimorito, imbarazzato dalla possibilità che lui potesse chiamarmi. (...) Circa 15 giorni dopo questo evento (...) verso la fine del mese di luglio, (...) Cafasso (...) ci disse che era entrato in possesso, senza specificare come, di un video che ritraeva il citato presidente Marrazzo mentre si trovava in compagnia di un trans in atteggiamenti ambigui. Ci chiese (...) di aiutarlo a ricavare qualcosa da questo video. In termini di soldi, intendo».

«NEL VIDEO DI CAFASSO IL TRANS ERA BIONDO»
«(...) Andammo quindi con lui in zona Cassia e a bordo della sua auto ci fece vedere il video su un suo pc portatile. Effettivamente il video conteneva il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che si trovava in un luogo chiuso in compagnia di un trans biondo, questa volta, vicino a un tavolo ove vi era un piatto con delle strisce di una sostanza bianca polverosa. Alla fine del video, che peraltro era molto mosso e frammentato tanto da farci inizialmente pensare a un fotomontaggio, vi era anche un’autovettura tipo Lancia Thesis a mia memoria di colore scuro, ripresa lungo una strada. In quella occasione, poiché noi palesammo l’idea di aiutarlo senza però dargli alcuna rassicurazione, Cafasso ci diede il video in un cd rom o dvd (...) che io e Simeone nascondemmo in una zona di campagna sulla via Trionfale vicino al Ponte Nuovo. Preciso che il video da me visto durava 2-3 minuti ed era comunque breve. (...) a settembre di quest’anno Cafasso morì d’infarto in un albergo sulla via Salaria. (...) Ci trovammo quindi con la copia del filmato in mano e pensammo di proseguire nel tentativo di venderlo».

«LA TRATTATIVA PER LA VENDITA SU DUE DIVERSI CANALI»
«(...) nel frattempo Simeone, tenendoci comunque al corrente, aveva instaurato rapporti finalizzati alla vendita su due diversi canali: il primo con tale Riccardo, un imprenditore che a me non è mai piaciuto, che per quanto di mia conoscenza fu presentato a Luciano da un suo confidente, tale Ottavio. Voglio precisare fin d’ora che questa situazione non ha portato a nulla anche se Riccardo con tale Massimo (...) ebbero modo di visionare il filmato sotto casa di Luciano attraverso un pc di un coinquilino dell’epoca di Luciano stesso. (...) Sempre su di loro, per quanto mi disse Luciano, posso dire che non erano loro i diretti acquirenti del video ma stavano agendo per conto di altri che non conosco. Prima di concludere questo aspetto della vicenda devo dirvi che Luciano e Testini durante un incontro con Riccardo - non so dirvi quando perché non ero presente - notarono un maresciallo del Ros che stava con una ragazza davanti al bar Vanni per cui si insospettirono. Questo fu un primo campanello di allarme (...); il secondo canale fu attraverso Tamburrino, ossia un carabiniere della stazione Roma-Trionfale che Luciano attivò sapendo che aveva un parente fotografo».

«L’AGENZIA CI ASSICURAVA UNA COMPRAVENDITA LEGALE»
«(...) la trattativa è stata incanalata verso un’agenzia di Milano di cui poi io ho avuto modo di conoscere tali Max, una donna e il marito di quest’ultima (...). Feci vedere nell’occasione il video alla donna e all’uomo in sua compagnia. I due vennero all’appuntamento con il carabiniere Tamburrino e tale Max. Questi ultimi due, in questa circostanza, non hanno assistito alla visione del video avvenuto a bordo della mia autovettura Mercedes Classe B. Attraverso questo canale ci è stato offerto il compenso di 50mila euro. Noi valutammo positivamente l’offerta perché ci fu assicurato che questa agenzia avrebbe potuto commercializzare il video in modo assolutamente legale. Poi però un giorno, non vi posso dire quando con esattezza, ma posso dirvi che era successivo all’incontro del bar Vanni dove fu visto un maresciallo del Ros conosciuto da Testini, durante un servizio di ocp avemmo modo di notare un uomo a bordo di un motociclo tipo T-Max fermo di fronte al ristorante bar «Al Cocomerino» di via Cortina d’Ampezzo. Credendo che fosse un soggetto che si doveva incontrare con uno dei nostri indagati lo fermammo e il maresciallo Testini gli chiese i documenti. Questa persona glieli diede e il maresciallo Testini gli chiese se fosse un collega. Ricevuta risposta positiva e avendo appreso che stava lì per un servizio poiché lui ci disse «o ci stiamo noi o voi, non possiamo starci in due», noi decidemmo di andare via per non dare fastidio. Tuttavia riflettendoci successivamente la cosa sembrò strana e ci fece preoccupare ancor di più, io quindi pregai gli altri di lasciar perdere, ma solo 5-6 giorni fa decidemmo di distruggere il video (...). Non so veramente spiegare come possa essermi trovato in una posizione tale, è stata una debolezza imperdonabile. Feci d’accordo con i miei colleghi una copia del video attraverso il masterizzatore del mio pc portatile (...). Entrambe le copie furono distrutte da me Luciano e Testini 5 o 6 giorni fa spaccandoli in più pezzi e gettandoli in un bidone dell’immondizia vicino alla caserma sede della compagnia Trionfale (...)». Ecco poi il verbale di Luciano Simeone. «(...)Vi dico subito che il video che voi sicuramente state cercando lo abbiamo distrutto circa 5/6 giorni fa. (...) ci siamo trovati con questa copia di cd di circa tre minuti che dopo una visione ritraeva una persona che sembrava il presidente della Regione Lazio con un trans e della polvere bianca su un tavolo. Non so chi abbia fatto il video, so solo che era a spezzoni ed era molto mosso. (...) tutto è naufragato poiché ci siamo spaventati e abbiamo deciso di distruggere il video 5,6 giorni fa, quando abbiamo capito che avevamo fatto una cosa sbagliata. Lo abbiamo capito anche quando abbiamo notato uno di voi al bar Vanni e anche al bar Cocomerino, che era conosciuto da Testini Nicola».

IL «MISTERIOSO» RICCARDO E GLI ACQUIRENTI MANCATI
«In quell’occasione stavamo incontrando un imprenditore tale Riccardo presentatoci da un mio conoscente tale Gramazio Ottavio per vedere se conoscesse qualche agenzia interessata. Anche in questo caso non abbiamo fatto niente. Un’altra persona conosceva la vicenda del video, ossia tale P.C., un imprenditore edile che ha delle case in Sardegna ove io sono andato in vacanza questa estate. Non so se abbia fatto qualcosa per venderlo. (...) Lo avevamo nascosto dentro una custodia sotterrato sotto un ponte nella zona di La Storta. Cafasso aveva un’altra copia ma non so dove la tenesse (...)». Antonio Tamburrino: «A inizio luglio son stato contattato dai miei colleghi Simeone Luciano, Tagliente Carlo e Testini Nicola i quali mi chiedevano se conoscevo qualche giornalista appartenente a testate scandalistiche. Suppongo mi abbiano avvicinato a causa del fatto che ho delle amicizie nel citato ambito giornalistico. Preciso che in quella occasione non mi venne specificato il motivo per il quale mi chiedevano se conoscessi qualche giornalista.

«TANTI GIORNALISTI AMICI HANNO VISTO IL MATERIALE»
Alla richiesta dei tre colleghi rispondevo che avrei fatto loro sapere qualcosa. Dopo una decina di giorni ho incontrato presso il locale “Cacio e Pepe” sito in Roma nel quartiere Prati, da me occasionalmente frequentato, tal Max Scarfone, che sapevo essere un paparazzo, al quale dicevo che alcuni miei amici erano intenzionati a fargli vedere un qualcosa che poteva essere d’interesse per il suo lavoro. (...) dopo qualche giorno mi sono incontrato con Scarfone nei pressi di piazzale Clodio e (...) siamo giunti in una casa sita nei pressi della via Cassia dove ad attenderci c’era Tagliente Carlo. (...) C’era inoltre un pc portatile attraverso il quale il Tagliente ha fatto visionare a Scarfone un filmato (...) che ritraeva una donna, presumibilmente un transessuale, e un uomo che mi sembrava essere il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. (...) Si notavano inoltre banconote di vario taglio. (...) Scarfone chiese informazioni circa la effettiva durata del video, nello specifico se quella visionata fosse solo una parte o l’intero filmato. Il Tagliente rispose che c’era un’altra parte del video, ma che non poteva essere vista in quanto c’erano delle parti che dovevano essere tagliate poiché erano riprese delle persone che dovevano, a suo dire, essere tutelate».

«NELLE RIPRESE PERSONE CHE VANNO TUTELATE».

«Non ricordo se questa specificazione fu fatta in quella sede o successivamente mi fu fatta dal Simeone. (...)Verso la fine di settembre la signora Carmen venne nuovamente a Roma (...) chiese (...) da chi fosse stato girato. Simeone rispose che era stato girato da un altro trans il quale lo aveva poi a loro consegnato. (...) Ricordo di essere partito il 5 ottobre (...) mi sono recato nell’ufficio della signora Carmen e del marito Mimmo, a Milano, in viale Monza (...). Non so cosa la signora Carmen abbia fatto con il video, mi disse però che lo aveva fatto visionare alla Mondadori e aggiunse che i dirigenti avrebbero riferito del contenuto del video al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. (...) Proposi quindi di fissare un incontro per stabilire il prezzo di vendita. (...) lo Scarfone ed il Simeone in tale occasione si accordarono per la somma di 55mila euro che doveva essere consegnata in contanti a Milano. (...). Nulla so dire circa le modalità della consegna in quanto sarebbe dovuta avvenire nella giornata del 21-10-2009 e non abbiamo avuto il tempo di accordarne i modi (...)».