Truffa in Mozambico: caccia ai contatti di Regione e Comune

An indaga su aiuti pubblici alla società: «Intanto i fondi vengano sospesi»

Diego Pistacchi

Dopo gli arresti tocca al vicepresidente della «Ccs» guidare la Onlus investita dall’indagine giudiziaria. E Giancarlo Piano, come primo atto, difende a nome dell’organizzazione i tre dirigenti finiti in manette: «Il Ccs - spiega - ritiene assolutamente prive di fondamento le accuse rivolte ai membri del direttivo, ribadisce la legittima presunzione di innocenza del presidente e degli altri membri, e conferma l’impegno degli italiani, nepalesi, angolani, zambiani, mozambicani, cambogiani che lavorano per l' Associazione di continuare a costruire nei villaggi dimenticati dell' Africa e dell' Asia un futuro fatto di cose concrete per i bambini e le loro famiglie». Ovviamente è tutta colpa dei giornalisti che hanno dato la notizia con troppa enfasi che «contrasta con le poche notizie apparse in quasi vent' anni di attività del CCS non solo in Mozambico ma anche in Angola, Zambia, Nepal, Cambogia».
Anche i coordinatori della Ccs all’estero sottoscrivono un documento in cui smentiscono di «essere stati obbligati o minacciati ad effettuare trattenute per i tre mentri del consiglio direttivo arrestati». Cosa che invece è stata affermata dai carabinieri al termine della prima parte di indagine condotta anche sulla base di intercettazioni ambientali e telefoniche.
Il caso è comunque ormai esploso e anche a livello politico si registrano le prime reazioni. All’attacco partono soprattutto i rappresentanti di Alleanza nazionale che chiedono chiarimenti a Regione e Comune. I due capigruppo, Gianni Plinio e Gianni Bernabò Brea chiedono con due interpellanze urgenti di conoscere se le amministrazioni di via Fieschi e palazzo Tursi «abbiano avuto o continuino ad avere rapporti con la Onlus Ccs». E ancora se l’organizzazione «abbia ricevuto o riceva tuttora contributi e sostegni di varia natura dai due enti pubblici o dalle società ad essi collegate». An attende che la magistratura accerti eventuali responsabili del presidente Corrado Oppedisano e degli altri dirigenti della Onlus, ma invita Comune e Regione «a sospendere fin d’ora qualsivoglia intervento a sostegno e rapporto con la Ccs almeno fino alla pronuncia definitiva della magistratura».
Proprio il rischio che la vicenda possa coinvolgere i progetti umanitari effettivamente in corso da parte dell’organizzazione genovese (che gli stessi inquirenti ribadiscono essere estranea ad eventuali comportamenti illeciti dei singoli arrestati) preoccupa anche le altre Onlus impegnate in questo settore di cooperazione internazionale. E dall’«Aibi», l’associazione «Amici dei Bambini» arriva una proposta per garantire chi devolve soldi a gruppi umanitari. «Ci rivolgiamo a tutte le onlus che non hanno timori nei confronti della regolamentazione - afferma il presidente Marco Griffini - a sostenere la creazione dell'albo delle associazioni e ad accettare volontariamente la vigilanza dello Stato». Per Aibi, la trasparenza del settore e la sua regolamentazione vanno previste nell'interesse dei sostenitori e soprattutto dei beneficiari finali, bambini e famiglie che vivono in paesi in via di sviluppo. Per Griffini, «le ong che fanno sostegno a distanza devono rispondere ad una serie di requisiti per cui risulta necessaria la creazione di un albo e il loro operato deve essere vigilato da un'Authority, così come accade con gli enti per le adozioni internazionali».