Tutte le scuse contro gli avvocati: "Io non pago, ho le emorroidi"

È crisi anche in tribunale. E su Facebook i giovani legali creano un gruppo che elenca i più fantasiosi pretesti per non saldare la parcella<br />

Un avvocato per aiutare a riscuotere i crediti degli altri avvocati? E perché no, sarebbe una nuova specializzazione, redditizia visto i tempi che corrono. Sembra infatti che i giovani avvocati rampanti (una volta) non se la passino così bene come si potrebbe immaginare. Certo, non sono precari, non sono cassaintegrati, girano con lo scooter ultimo modello e l’abito di grisaglia, ma sul gobbone hanno le spese di studio, la segretaria, l’affitto dei locali. Le tasse. E a sentire le noti dolenti di un gruppo ormai diventato ben nutrito (da 47 a 3.500 iscritti in una settimana) su Facebook, non c’è da stare allegri. Se non si riscuote, non si spende.
I clienti non mancano, visto che si litiga su tutto. Ma al momento di pagare scatta la scusa, come raccontano gli iscritti al gruppo. Sentite quella che ha scatenato le ire dell’ideatore della pagina web, l’avvocato Federico Vincenti. Lui scrive sconsolato: «Una cliente mi ha detto che non può pagare la parcella perché suo marito l’anno prossimo dovrà essere operato di emorroidi». Peggio di così? Un’altra scusa incredibile. «La mia cliente deve rifarsi i glutei... perché dopo aver rifatto il seno, il lato B la mortificava molto». Un lavoratore tenta una difesa d’ufficio dopo aver ottenuto il Tfr integrale, tramite il suo legale, Boris Infantino. «Ma la liquidazione mi è dovuta per legge, perché devo pagare per ottenere qualcosa a cui ho diritto? Si faccia pagare dalla ditta».
Un cliente di Silvio Siccardi temporeggia: «Avvocato, sto aspettando un appalto da sei milioni di euro, apprezzo il suo lavoro ma le chiedo un po’ di pazienza...». La parcella era di 250 euro.
Qualcuno rispolvera pure l’antico baratto. Mariangela Corbo conferma che un suo cliente, per ringraziare il legale del sopralluogo effettuato nelle sue proprietà, le dice: «Avvocato ce l’ha un altro quarto d’ora? Bene, allora aspetti che le ammazzo un pollo!». Un gesto ancestrale ma apprezzabile per ricambiare in qualche modo le prestazioni. Ma che dire del cliente di Antonella De Taranto? Pratica chiusa, momento dell’onorario. «Avvocato – dice candidamente - perché devo pagarla io? Non la paga il tribunale?». Tonto vero o per finta, il risultato non cambia.
Ma la tirchieria dei clienti sembra non abbia limiti. Luigi Bernardi racconta: «Un mio cliente barista mi ha fatto pagare un euro per un caffè. A chiusura della pratica gli aumento anch’io il conto del 30%». Battuta ironica, impraticabile. Ma ormai il legale squattrinato ha il dente avvelenato. Come reagire dinnanzi a un cliente che si presenta con un chilo di pesche a una disarmata Sabrina Squillace? «Avvocà, oltre a questo c’è l’acconto dell’acconto... tra un mese vi porto il resto».
Ma le spese e i conti da pagare non aspettano. Però la recessione ha fatto danni. E il risultato è che dopo le vacanze di Natale ad Antonella Taranto è stato detto: «Posso pagarla alla prossima tredicesima? Tanto non ci sono interessi? No?». Ultima scusa, la più classica, intramontabile. «Ah devo pagare la parcella? Ma io sono sempre stato da un avvocato amico di famiglia che non mi faceva pagare niente». Beato lui, dice Micol Parati che invece della parcella ha bisogno per far quadrare i conti. E come lui, tanti.
E Gianluca Racano, penalista dell’Aquila commenta sconsolato: «Purtroppo la battuta più diffusa tra la categoria è che il peggior nemico dell’avvocato è il suo cliente». Racano lavora in una zona off limits. Lì a volte non si trovano neppure le carte processuali e lavorare in tribunale diventa un’impresa titanica. Inoltre, per non pagare il loro legale, i clienti usano l’aggravante del terremoto anche quando non servirebbe. «Se il cliente è condannato si rifiuta di pagare perché è finito dentro, se invece viene assolto non vuole pagare perché ormai è libero». Come fare per riuscire a riscuotere, allora? «Bisogna farsi anticipare qualcosa, almeno le spese. Questa è l’unica strada. Per noi è veramente dura. Si sgomita, si viene sottopagati pur di tenersi una causa. Una volta la nostra era la casta ora è diventata una classe di artigiani».