La vendetta del marito tradito Sfigurato l’amante con l’acido

Prima le minacce telefoniche, poi i primi avvertimenti «mafiosi» come gomme tagliate e furti in casa, quindi il pestaggio in strada. Per Antonello M., milanese di 47 anni, un incubo durato un anno e concluso in maniera drammatica: un sicario gli getta dell’acido solforico in faccia, causandogli la perdita di un occhio e sedici interventi di chirurgia plastica. Senza contare l’allontanamento dal suo posto di alto dirigente di un importante gruppo bancario. La sua colpa, una relazione con la moglie di Felice Ravasi, 54 anni, imprenditore lecchese, che ieri è stato rinviato a giudizio come mandante di questa lunga striscia persecutoria. Nel frattempo già individuato e condannato il criminale che l’ha sfregiato, Ermanno Saggini, 50 anni.
La vicenda inizia nel 2008 quando Ravasi, proprietario di un’azienda di mangimi a Brivio ma residente a Calolziocorte, scopre l’infedeltà della consorte e decide di farla pagare cara al rivale. Per questo sembra prenda anche contatto con la moglie del dirigente bancario, circostanza poi non confermata in sede giudiziaria. Quindi ingaggia Saggini che, insieme ad altri tre complici, inizia a perseguitarlo. Da principio sono solo telefonate anonime, minacce via sms, immagini di donne nude inviate al cellulare. Poi l’uomo alza il tiro. Il 4 ottobre 2008 viene svaligiata la casa della vittima e un mese dopo, gli vengono tagliate le quattro gomme della sua Audi parcheggiata al cimitero di Brivio. Ma Ravasi non si ritiene ancora soddisfatto quindi chiede ai suoi «uomini» di dare ad Antonello M. una lezione ancora più dura. Il 29 giugno 2009 il dirigente bancario viene affrontato in via Visconti di Modrone da Saggini e da un altro «picchiatore» che lo pestano per bene.
Il bancario ormai non vive più, è immerso in un incubo, ma soprattutto capisce che Ravasi non è ancora soddisfatto di quel che gli già sta facendo passare e vuole una vendetta ancora più feroce. Decide pertanto di lasciare la casa, dove vive con la famiglia, e nascondersi in un appartamento in via Valsesia. E qui entrerebbe in scena anche la moglie e un investigatore privato che cercano il suo rifugio. Il detective è lo stesso che 15 anni fa venne processato in quanto assoldato dai famigliari di Rosanna Schiaffino per pedinare la nuova compagna di Giorgio Falck.
Chi scopre realmente il nascondiglio della vittima non è chiaro. Il 21 settembre 2009 Saggini si presenta alla porta e gli lancia in faccia l’acido solforico. Antonello M., crolla a terra contorcendosi dal dolore, finisce in ospedale dove inizia un altro calvario. Ben 16 interventi di chirurgia plastica per lasciarlo comunque orribilmente sfigurato e senza un occhio. Una vicenda che parallelamente lo distrugge anche professionalmente, perché perde il posto di dirigente bancario.
A questo punto la vicenda non può rimanere nella sfera privata, interviene la magistratura che mette a fuoco la vicenda. Nel registro degli indagati oltre a Ravasi e Saggini finiscono anche Marco Carlo Villa, 38 anni, di Robbiate (Lecco), il «picchiatore» di via Visconti di Modrone, l’investigatore privato e altri due soggetti per le gomme tagliate al cimitero. Ma soprattutto la moglie della vittima, sospettata di avere saputo, e avallato, i piani di Ravasi. Nei giorni scorsi le prime sentenze: condannati con l’abbreviato Saggini, 5 anni e 10 mesi, e Villa, 5 mesi, assolta invece la signora M., per la quale non sono state trovate prove del suo coinvolgimento. Ravasi va invece a giudizio con il rito ordinario, prima udienza fissata per l’8 novembre.