Viene operata al Policlinico ma le asportano organi sani

La donna denuncia anche presunti falsi negli atti clinici relativi al suo ricovero e all’intervento

Al via stamattina il processo ai due medici chirurghi del Policlinico Umberto I accusati di avere tolto ingiustificatamente organi sani a una donna di 44 anni, senza che lei nemmeno lo sapesse. La sorpresa per Vittoria R., infatti, è arrivata a un mese dall’intervento, nel febbraio del 2004, al ritorno in ospedale per il ritiro della cartella clinica. Chiare la diagnosi di dimissione e la relazione dell’intervento operatorio. Dalla prima emergono «plastica ernia iatale più colecistectomia», nella seconda si legge di «previa lussazione della milza con splenectomia», ovvero l’asportazione di milza e colecisti.
Una «svista» che è costata a Vittoria danni irreparabili all’apparato digerente e per cui il pm capitolino Attilio Pisani nel dicembre scorso ha deciso di rinviare a giudizio il professor Angelo Giorgio, ordinario di medicina, e il dottor Paolo Sammartino, ricercatore. E oggi nuovi sospetti su cui Vittoria chiede alla procura di Roma di indagare aprono un cupo scenario, colmo di errori e distrazioni, fra gli stanzoni e i corridoi del polo universitario.
In una seconda denuncia presentata, anche questa insieme con Associttadini, Vittoria parla infatti di presunte falsità che sarebbero state commesse da sanitari e pubblici ufficiali nel redigere gli atti clinici che la riguardavano. La paziente vittima del presunto caso di malasanità scrive per esempio di come, allegata alla cartella dell’intervento operatorio 402 del 2.2.2004, avesse trovato «una sorta di fotomontaggio e l’assenza di timbro e firme». E sottolinea ancora come, nella stessa, non vi fosse «alcuna indicazione né terapia di supporto alla mancanza della milza». Mette nero su bianco, poi, come sia saltata fuori nel corso dell’inchiesta una diagnosi di pronto soccorso per «dolori addominali e vomito incoercibile con K cardias». «Vittoria - afferma Giorgio Bernardi, dell’associazione degli utenti e consumatori - non aveva affatto dato di stomaco. Ma, soprattutto, il “K cardias” è un carcinoma del cardias e non si capisce come un medico di pronto soccorso abbia potuto diagnosticarlo senza neppure un esame ecografico precedente. Tenuto conto che né Vittoria né il suo medico di famiglia avevano mai nemmeno accennato a una patologia simile».
Vittoria entra in ospedale il 14 gennaio. Lo stesso giorno dal pronto soccorso viene ricoverata presso il Dipartimento di chirurgia Pietro Valdoni. «È singolare peraltro - si legge nell’esposto - che di fronte a una situazione di tanta descritta urgenza la paziente non fosse piuttosto inviata al reparto Chirurgia d’urgenza». Il 20 gennaio un’ecografia epato-renale riscontra «colecisti alitisiaca», ossia priva di calcoli, nella paziente. In data non indicata, la donna firma il foglio di consenso informato all’intervento chirurgico e all’anestesia. Il documento, oltre a mancare della data, non reca né la firma dei medici curanti né quella dell’anestesista sebbene queste siano espressamente richieste per legge. E sebbene proprio questi medici avrebbero dovuto «pienamente spiegare e chiarire le possibili complicazioni e i possibili metodi alternativi… ».
«Insomma - conclude il vicepresidente dell’Associttadini, Bernardi - si può innanzitutto diagnosticare con esattezza un carcinoma di cui poi non fu trovata traccia a una paziente solo guardandola in viso? E perché toglierle la milza anche in assenza di calcoli? E perché non assumersi pienamente la responsabilità di quell’intervento?».