Caro Cervi, come ormai vecchio socialista e ammiratore degli anarchici italiani (Pisacane, Bakunin, Amilcare Cipriani, Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Pietro Gori) e degli «individualisti» come Bresci e Gino Lucetti, e prima di tutti di Pierre-Joseph Proudhon (cui fece riferimento lo stesso Bettino Craxi nel 1978, per una ferocissima polemica ideologica con il Pci), voglio ricordare l'anarco-socialista romagnolo Andrea Costa (1851-1910), a lungo compagno di Anna Kuliscioff, autore della famosa Lettera ai compagni, pubblicata su La Plebe che segnò una svolta nella storia dell'anarchismo, cofondatore con la Kuliscioff dell'Avanti! e, alfine, eletto deputato a Ravenna, unico fra i socialisti italiani nel 1882. Una volta entrato in Parlamento, Andrea Costa (che, come aveva scritto in un suo famoso articolo, «aveva piantato nell'aula di Montecitorio la bandiera rossa del proletariato») agiva di conseguenza e promosse una serie di leggi contro il lavoro dei fanciulli, contro le «camorre», il domicilio coatto, le spese militari, per la riduzione dell'orario di lavoro ecc. ecc.
Poviglio (Reggio Emilia)
