Caro Cervi, il 2010 sarà l'anno delle Riforme? Dopo 60 anni in cui abbiamo visto oltre 50 governi che, col consociativismo, ci hanno lasciato il terzo debito mondiale senza investire in infrastrutture (ricordo l'onorevole La Malfa, la Cassandra, che ammoniva: «state lasciando ai vostri figli soltanto cambiali»), pare che tutti i partiti le ritengano indispensabili, ma poi arrivano i vari distinguo, tra cui il paventato rischio dittatura, e si rischia di non decidere mai. A questo proposito ho un vago ricordo della Francia ai tempi della guerra d'Algeria. Aveva governi instabili e sembrava allo sbando (ma con un'efficiente burocrazia, a differenza dell'Italia). Ci volle un non politico, il generale De Gaulle, per cambiare le regole (mi corregga se ricordo male). Il non politico Berlusconi, che i galloni se li è conquistati con il suo lavoro di imprenditore (fra tante imprese, belle le sue città nel verde Milano 2 e Milano 3) mi auguro possa riuscire nell'impresa. Mi piacerebbe trovare sul Giornale un'approfondita analisi dell'attuale sistema francese (Parlamento, governo, giustizia, fisco, istruzione, sanità, famiglia, infrastrutture ecc.) raffrontato al sistema Italia (con relativi costi). Interessante sarebbe anche un paragone con la Germania, che forse si avvicina al federalismo auspicato dall'Italia.
Milano
