Caro Cervi, che cosa sarebbe successo se Hitler fosse morto nell'attentato di Stauffenberg? Forse nulla. O forse, chissà, la naturale propensione all'obbedienza dei tedeschi li avrebbe portati ad accettare il nuovo corso, soprattutto se, contestualmente all'attentato, fossero stati neutralizzati i principali collaboratori del Führer. Oppure sarebbe scoppiata una guerra civile, una ripetizione in chiave teutonica di quello che era capitato dieci mesi prima in Italia. Ecco, è qui il punto che mi interessa: Mussolini, giunto bel bello a Berlino, avrebbe trovato ad accoglierlo i golpisti; forse sarebbe stato addirittura arrestato... Intanto, le truppe tedesche in ritirata verso la linea gotica sarebbero piombate nel caos e difficilmente gli Alleati, per quanto ottusi, si sarebbero lasciati sfuggire l'occasione di approfittarne, dilagando nella Pianura Padana e liberando Milano nell'estate del '44. Se le cose fossero andate così e fu questione di venti centimetri di legno di noce - come ricorderemmo, oggi, noi italiani, l'8 settembre? Altro che vergogna nazionale, saremmo stati addirittura i precursori della gloriosa rivolta militare contro la follia totalitaria! Un altro esempio. Hitler aveva progettato di liberare Mussolini quando ancora eravamo alleati della Germania a pieno titolo, e pare avesse identificato il luogo di detenzione. Ora, immagini la scena delle SS di Skorzeny che sparano ai loro camerati italiani e si portano via il Duce. Il Re e Badoglio ne avrebbero approfittato per denunciare l'alleato fedifrago, e la firma apposta a Cassibile avrebbe assunto un significato radicalmente diverso. Difficilmente, poi, Mussolini avrebbe trovato qualcuno disposto a seguirlo a Salò, e invece della guerra civile avremmo avuto una normale guerra tra italiani e tedeschi. Lo so che la storia non si fa con i «se», ma è solo per dire che, come nella vita degli individui, anche in quella dei popoli la differenza che passa fra vittima e traditore, fra eroe e vigliacco è affidata talvolta a elementi imponderabili e casuali, il che dovrebbe abituarci a essere molto cauti nel pronunciare giudizi definitivi sul «carattere» degli uomini e delle nazioni.
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