Nel 1994 venne rinviata a giudizio con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'induzione e allo sfruttamento aggravato della prostituzione. Nel 2008 tornò alla ribalta delle cronache per una circostanza tragica: la figlia Valentina, avuta dal matrimonio con Giordano, insieme al fidanzato Stefano Lucidi, fu protagonista dell'incidente stradale in via Nomentana a Roma dove morirono due giovani. Il 18 marzo scorso, invece, era stata ascoltata in procura, per oltre due ore e alla presenza del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pm Simona Maisto aveva fatto un confronto con Assunta Costantini, la donna che secondo gli inquirenti gestiva le chiavi dell'appartamento di via Pignatelli, nel quartiere Monteverde, dove sarebbe stata tenuta segregata l'Orlandi, almeno secondo quanto affermato in passato dalla Minardi. Ora dovrà passare sei mesi in una comunità di recupero, a fronte del cumulo di cinque condanne, per reati di varia natura, passate in giudicato. Ha usufruito, per il calcolo della pena finale, dello sconto di tre anni garantito dall'indulto e nella «somma» è stato conteggiato anche il periodo trascorso dalla donna sotto custodia cautelare.
«Si tratta della esecuzione di pena ormai definitiva e non di misura cautelare, per fatti che nulla hanno a che vedere con la vicenda di Emanuela Orlandi e che, lo si ribadisce, la mia assistita sta scontando, non in carcere, ma in un luogo di cura - ha tenuto a sottolineare il difensore, Federica Pugliese -. Ha solo ricevuto la notifica di un provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Roma che, in accoglimento dell'istanza presentata da noi, le consente di scontare una pena di 6 mesi e 9 giorni di reclusione in regime di detenzione domiciliare presso un luogo di cura, ove attualmente si trova».
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