Al centro della commedia c'è il sessantenne Alvaro, affetto da una strana patologia. Quando vede il colore rosso viene travolto dalle convulsioni. Ciò condiziona tutta la sua vita, l'attuale moglie, Cesira, è costretta a coprire in casa tutto ciò che è rosso. E per capire le cause del suo disagio il malato si fa aiutare dal professor Gagliarone, un luminare della psicanalisi. Così Alvaro entra in analisi e torna indietro nel tempo per riattraversare tutta la sua vita, e capire finalmente da cosa ha origine la sua reazione al rosso. Viaggia nel passato, fino ad arrivare al '68, l'anno dei figli dei fiori, della musica rock, dei Beatles e dei Rolling Stones. Arriva così a ricordare il servizio militare a Bari, il suo incontro con le sorelle «Semo ntrè», di cui una, Giuseppa, viveva segregata in casa perch´ affetta dalla ninfomania. Alvaro, entrato in contatto con la difficile realtà di Giuseppa, aveva deciso di prenderla con s´ e portarla a Roma, dove poi i due giovani che si erano innamorati si sono sposati. Ma dietro a questa storia si nascondono tanti misteri.
«Mi sono ispirato alla realtà - spiega Giuliani -. È uno spettacolo sugli anni dell'amore libero, sulla cosiddetta libertà declinata in tutte le sue forme. Eppure nella realtà che rappresento c'è la componente drammatica della malattia, le libertà violate e le convenzioni che imperavano anche a quel tempo».
E a chi crede che l'odio per il rosso del protagonista esprima una qualche metafora politica, il comico risponde: «In realtà mi sono accorto solo dopo che seppur lo spettacolo non parli di politica, il rosso è il colore "politico" di quegl'anni». Nella commedia Giuliani è rimasto fedele alla sua grande passione, la comicità: «C'è tanta comicità in Odio il rosso, che sta soprattutto nel nostro modo di rievocare gli anni '70 - spiega -, ma è una comicità attenta alle grandi tematiche, come in questo caso alla malattia».
Secondo Giuliani il palcoscenico del teatro è il posto migliore dove un artista può esprimersi. «Mi elettrizza l'emozione del palco e sapere che non puoi sbagliare perch´ non sei sul set dove se sbagli una battuta c'è un altro ciac. Quello che ti dà il teatro, non possono dartelo n´ il cinema n´ la tv».
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