Queste creature credono, in particolare, di avere abilità più basse e competenze inferiori e, purtroppo e poco intelligentemente, anche gli insegnanti assegnano loro un punteggio più basso, rispetto a quello dato agli altri alunni, per quanto riguarda competenza scolastica, accettazione sociale, abilità sportiva e condotta.
La ricerca, che ha dati drammatici, è stata fatta comparando 40 bambini esposti a violenza in famiglia ad altrettanti scelti a caso, tutti dai 9 agli 11 anni e prevalentemente iscritti a scuole di Roma. Emerge che le «giovani vittime» si sentono intelligenti come gli altri, ma poi sono meno brave a scuola (solo il 30 per cento, in maniera indiretta, dice di aver successo, contro il 55 per cento) e odiano la scuola, per senso di fallimento, più degli altri (10 per cemto contro 5 per cento). Il 32,5 per cento contro il 30 per cento fa capire di non avere abbastanza amici e in generale sono più propensi a reagire con aggressività in caso di ingiustizia. Coem se non bastasse hanno più difficoltà a ricordare le cose e a trovare risposte (35 per cento contro 22,5 per cento).
«I bambini esposti a violenza sono dei potenziali bulli - ha affermato Sandra Chistolini responsabile del progetto Daphne III per Roma Tre - sono più aggressivi e disattenti, hanno un'alta considerazione di sè, non raccontano agli adulti i loro problemi e non chiedono aiuto nelle difficoltà. Da grandi potrebbero anche essere violenti con le loro madri. Su questo problema la scuola deve avere una sensibilità maggiore. A breve diffonderemo una guida per gli insegnanti utile ad affrontare per tempo la situazione di disagio».
Purtroppo questi piccoli meno degli altri bambini vedono nella propria mamma un modello da seguire, ma più dei coetanei sentono il bisogno di proteggerla.
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