Seppur all'estero Pirandello venga spesso considerato uno Shakespeare dei giorni nostri, c'è da dire che in Italia si è tentato di «ridimensionare» la sua figura. «Nel nostro Paese si tende a denigrare chi ha talento. Mentre all'estero gli autori vengono esaltati, noi, i nostri, li demoliamo», dice Lo Monaco. Perch´? viene da chiedersi, e l'attore siciliano tenta una risposta: «Colpa della stupidità di chi non sa riconoscere i valori oggettivi. Il valore della vita è scritto nei libri. E i libri ce li danno i grandi autori». Tra Lo Monaco e Enrico IV c'è in realtà un'affinità elettiva. L'attore vede in qualche modo se stesso nel personaggio che interpreta: «Enrico IV è un testo che mi appartiene perch´ tratta anche dell'autoesclusione dal mondo - racconta Lo Monaco -. Quando il personaggio rinsavisce non riesce a reintrodursi nel mondo. Ho passato un periodo di depressione che mi ha spinto ad autoescludermi dal mondo. Dunque per me interpretare Enrico IV non significa fingere, ma raccontare al pubblico una mia verità».
Per Lo Monaco il teatro è una grande passione, che dura da quasi trent'anni. Venerdì scorso ha debuttato per la prima volta come regista d'opera, portando sulla scena del teatro Carlo Felice di Genova, Cavalleria rusticana e Pagliacci. Non disdegna neanche il cinema e la tv: ha recitato nella fiction Joe Petrosino con Beppe Fiorello e presto sarà al cinema nel film di Roberto Faenza I vicerè.
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