«Raccolta porta a porta in tutta la città»

SVOLTA Dopo i casi Malagrotta e «Report» l’esigenza di rifondare le politiche ambientali

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Chiudere il ciclo dei rifiuti. Un imperativo che il Dpf approvato giovedì scorso dalla giunta capitolina ribadisce con forza. Specie dopo il recente sequestro (fino a martedì scorso) del nuovo gassificatore di Malagrotta e il caso Report che ha condotto alle dimissioni di Mario Di Carlo, scivolato su un'indigesta coda alla vaccinara, dalla delega ai Rifiuti. Due sviluppi imprevisti ma che hanno nuovamente evidenziato l'insufficienza del piano rifiuti targato Marrazzo.
Così per il Campidoglio il Documento di programmazione finanziaria 2009-2011 diventa l'occasione per fare il punto sulle politiche ambientali passate, presenti e future, sullo stato di salute di un'azienda comunale in sofferenza economica come Ama alla vigilia del rinnovo di un importante contratto di servizio. «A Roma si producono ogni anno oltre due milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani - si legge a pagina 71 - di cui il 18 per cento circa vengono raccolti in maniera differenziata e avviati al riciclaggio (il piano regionale prevede il 50 per cento entro il 2010, ndr). Dal 1995 a oggi la raccolta differenziata è cresciuta solo dal 5 al 18 per cento, attraverso il sistema della raccolta con cassonetto, ma è evidente che un significativo impulso è venuto dall'avvio del sistema porta a porta nei quartieri di Colli Aniene, Decima e Massimina (dove la raccolta differenziata è oltre il 60 per cento)». Un modello virtuoso, quest'ultimo, ma che va esteso ai 19 municipi: «Per questo - continua il documento - nei prossimi mesi l'amministrazione dovrà accelerare rispetto all'implementazione del sistema porta a porta, valutando anche modalità innovative e semplificate (analizzando gli esempi di città come Milano e New York). Rispetto agli obiettivi già previsti di estensione a 100mila abitanti entro l'anno e a 300mila abitanti entro il 2010, nell'ambito del rinnovo del contratto di servizio tra amministrazione comunale ed Ama, si valuterà la fattibilità di un deciso incremento, nella prospettiva di allargare progressivamente il sistema a tutta la città».
E ancora: «È necessario prevedere nuove politiche di prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti con un obiettivo del 10 per cento entro il 2015, per invertire il trend di crescita degli ultimi anni che ha portato a 657,2 kg la produzione pro-capite di spazzatura all'anno per i romani, attuando ad esempio le iniziative già realizzate in altre parti del Paese e raccolte come buone pratiche da Federambiente (distributori automatici per il latte fresco, vendita dei prodotti alla spina, ecc)». Non solo raccolta differenziata insomma, ma provvedimenti che educhino i romani a produrre meno immondizia.
Quindi il capitolo relativo al nuovo contratto di servizio: «Sul fronte della pulizia della città - continua il Dpf -, è necessario intervenire sul contratto di servizio tra amministrazione comunale e Ama, aggiornando l'elenco dei tratti stradali da pulire e aumentando le frequenze dello spezzamento (obiettivo quest'ultimo che diventerebbe a portata di mano qualora diminuisse l'alta percentuale di evasione dalla TaRi, ndr), con particolare attenzione alle periferie. In tal senso l'amministrazione intende realizzare un progetto innovativo per il coinvolgimento dei cittadini (associazioni, comitati, gruppi, commercianti...) nella pulizia della città con un rinnovato meccanismo di adozione di aree con convenzioni e accordi». Infine, non certo per importanza, la questione della chiusura del ciclo: «La ridefinizione del progetto industriale di Ama dovrà verificare la fattibilità della chiusura del ciclo industriale al fine di renderla autonoma nello smaltimento finale dei rifiuti». Magari attraverso la realizzazione di un nuovo impianto di combustione, gestito direttamente da Ama.
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COMMENTI

1 commenti
#1 c.spinetti (3) - lettore
il 02.12.08 alle ore 14:43 scrive:
In questi ultimi tempi si è molto parlato di raccolta differenziata ma non mi sembra sia stato fatto il punto su una serie di questioni tecniche di non semplice soluzione. Innanzitutto occorre ricordare che, già nel 1981 l’allora N.U. (Nettezza ur-bana) aveva due stabilimenti di separazione e riciclaggio. Che cosa ne è stato fatto lo ignoro, ma sarebbe interessante indagare. La raccolta differenziata è diversa in ragione del sistema di riciclaggio: soltanto predisponendo, a monte, una cordata di riciclatori si organizza la corrispondente raccolta. Occorre quindi definire questo primo importante fattore: chi ricicla e che cosa? Il secondo elemento è quello del sistema di raccolta. Dove la differenziata viene applicata (es. Berlino), la città è predisposta all’operazione in senso strutturato: è, in breve, urbanisticamente attrezzata per poterlo fare. La raccolta non può essere anonima, altrimenti non funziona. Per fare una raccolta non anonima occorre attrezzare il tessuto urbano secondo, uno di questi sistemi: a) raccolta in locali condominiali appositamente attrezzati; b) raccolta in luoghi controllati pluricondominiali: corti, garage, spazi predisposti per iniziativa dei privati; c) raccolta nelle isole ecologiche (dove concorreranno tutti quelli che non hanno potuto organizzare spazi privati). Tutto l’insieme preso in esame deve essere coperto dal sistema di raccolta in quanto non è pensabile fare due sistemi conviventi. La raccolta non anonima è importante per il terzo livello del sistema: l’applicazione della tariffa, che deve essere a consumo e non, come avviene a Roma, calcolata sulla superficie di alloggio o ambiente di lavoro e numero di componenti. Come per qualsiasi altro servizio pubblico il consumo è l’unico parametro giusto. Come risulta evidente la raccolta differenziata presuppone una notevole capacità progettuale e manageriale dell’A.C. e deve essere in grado di coinvolgere tutti i livelli di programmazione municipale e tutte le organizzazioni locali.
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