Recuperato un tesoro archeologico dalla Svizzera
Le ceramiche attiche sono di Vulci e Cerveteri, vengono dal territorio di Pompei i dischi di marmo decorati, dall'Etruria due enormi ziri e il grande vaso nero del settimo secolo a. C. Siciliano è il cratere laconico pubblicato da Stibbert, sardi i bronzetti tanto ambiti dai collezionisti, dalla Lucania vengono i cerchietti d'oro. E poi statue di marmo di Venere, crateri a volute apuli e attici, candelabri etruschi, crateri a mascherone canosini. E ferri chirurgici, affreschi pompeiani, rari vasi rosa pugliesi, uno splendido contenitore di vino in argento, ceramiche figurate. Sono 337 i reperti archeologici, originari di Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa fra l'ottavo secolo a.C. e il quarto d.C., valore superiore a 15 milioni di euro, rientrati in Italia dalla Svizzera il 25 giugno e presentati nella cornice unica e ineguagliabile dell'arena e delle arcate del Colosseo. Frutto di un'operazione dei carabinieri della tutela del patrimonio in collaborazione con la magistratura elvetica e le polizie di Ginevra e Basilea. «Una vittoria che nasconde molti pericoli - fa notare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo - I beni culturali hanno bisogno di una maggiore tutela normativa». «L'operazione Andromeda prende le mosse dagli anni '90» precisa il generale Giovanni Nistri. Tutto è partito da un approfondimento d'indagini, coordinate dalla procura di Roma, sul trafficante Giacomo Medici e su Robin Symes, tra gli anni '70 e '80 punto di riferimento dei ricettatori. «Abbiamo trovato una pista che portava a un giapponese, nel 2008 abbiamo scoperto dei magazzini», racconta Raffaele Mancino, capo del nucleo operativo. Il giapponese, in affari con Symes, aveva otto magazzini a Ginevra contenenti 20mila beni di tutto il mondo. In uno erano conservati tutti i pezzi rientrati in Italia, di cui è stata provata la provenienza clandestina. A Basilea c'era la documentazione. «Uno dei più importanti recuperi mai effettuati per la qualità delle opere che provengono dai contesti storicizzati del centro e del sud a cui speriamo di poterli restituire», sottolinea il soprintendente Giuseppe Proietti, che lancia un appello affinch´ non venga riformata la legge che codifica la natura pubblica del bene antichità. «Una proposta di legge e non del governo», precisa il sottosegretario Giro, ribadendo l'importanza della titolarità pubblica dei beni.