
Kerem Shalom (confine con Gaza) - «Hurricane, il grido dell'innocenza, con Denzel Washington, se lo ricorderà certamente»
Come no, scherza?
«Anche Murder in the first, l'isola dell'ingiustizia, con Kevin Bacon, in Italia ebbe un gran successo. Se lo ricorda?».
Ecco, effettivamente...
«La trama era questa: ripreso dopo un tentativo di evasione da Alcatraz, Henry Young passa anni nella famosa prigione e poi uccide l'uomo che lo aveva tradito. Ora rischia la sedia elettrica, ma il suo giovane legale d'ufficio trasforma il processo in un'accusa contro la disumanità di Alcatraz e il sadismo del direttore. Be', quei film li ho scritti io».
Ci sono giornate in cui al capitano Dan Gordon, 61 anni, sceneggiatore di fama internazionale, sembra di essere sul set di uno dei suoi film, anche se l'America è lontana. Perfino la location in cui il destino stavolta lo ha collocato, nel «triangolo» fra Israele, Egitto e il passo di Rafah, a Gaza, sembra pensata a Hollywood. Elicotteri nel cielo, nubi di fumo nero, soldati, il rombo dei motori dei carri. Denzel, dove sei? Fisico alla Brad Pitt (cioè, il padre di Brad Pitt), abbronzatura a trazione integrale, occhiali neri stile Matrix, Dan Gordon si muove nella sua divisa militare, M 16 in pugno, come se non avesse fatto altro nella vita. Anche le storie che gli capitano, le volte che il telefono suona nel kibbutz in cui vive, a Ginnegar, nella valle di Jezreel, e bisogna tirar fuori dall'armadio la divisa e il mitra, sembrano pensate nel suo studio a Santa Monica, vista sul Pacifico, un Jack Daniels in mano e le pale del ventilatore che girano sul soffitto, come in Apocalypse now.
Qualche giorno fa, per esempio. Arriva questa colonna di Tir, organizzata dalla Croce Rossa internazionale. Latte a lunga conservazione, zucchero, farina, le solite cose che si mandano agli sventurati sotto assedio. A un certo punto, i muletti scaricano da un Tir un carico di «abiti da lavoro». «Work uniform», così c'è scritto sugli scatoloni. Sono diretti a una «Sport King company», Omer al Mukhtar street, Gaza. Provenienza? Ignota. Si va a guardare, e si scopre che dentro quei grossi fagotti c'erano tute e giacche mimetiche, cappelli, calzettoni, maglie di lana, il guardaroba perfetto del perfetto guerrigliero. Tutta roba diretta ad Hamas. Come sono finiti, questi «abiti da lavoro», in un convoglio della Croce Rossa? Il carico - una ventina di pedane, oltre una sessantina di scatoloni - è ora parcheggiato in uno dei due enormi cortili in cui i soldati di Tsahal accolgono le colonne di aiuti, a Kerem Shalom. Si indaga, naturalmente, ma senza far tanto strepito, ride strizzando un occhio il maggiore David Baruch, aggiungendo con un sorriso che noi del Giornale siamo gli unici ad aver visto da vicino questi «strani» aiuti umanitari diretti a Gaza.
Alle 12.35, a Kerem Shalom, sono allineati 64 Tir. Un'altra cinquantina arriveranno prima che le tre ore di tregua, cominciata a mezzogiorno, spirino. Dunque bisogna fare in fretta. Quando i Tir si allineano nel primo dei due cortili, i muletti si mettono al lavoro. Poi arrivano le squadre di ispezione. I cani poliziotto saltano da un carico all'altro, sniffando a tutto spiano; un ragazzo infilza con un lungo spiedo grandi sacchi pieni di mangime per animali, zucchero e farina, mentre alcune ragazze vagliano con reagenti chimici piccole quantità di farina prelevate a caso dai sacchi che i muletti stanno allineando. «Una cortesia», si raccomanda il maggiore David Baruch. «Niente foto dei cani. Gli arabi hanno le loro regole e le loro idiosincrasie. Sarebbero capaci di respingere il latte e i pelati al mittente». A proposito di pelati. Ecco 28 bancali della Italcomex, pasta di pomodoro di Nocera Inferiore. Qui finisce la prima parte del lavoro. Gli israeliani si ritirano, un pesante cancello in ferro si chiude. È a questo punto che dall'altro cortile entrano i Tir vuoti arrivati da Rafah. Caricheranno, gireranno i volanti, e chi si è visto si è visto. Contatti fra le parti, nessuno.
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