Striscia Gaza, prosegue il lento ritiro di Israele Livni: "Coscienza pulita"

Al cessate il fuoco deciso in modo unilaterale da Israele ha fatto seguito la sospensione delle ostilità anche da parte di Hamas. Ritiro completo prima dell'insediamento di Obama. Giovedì vertice al Cairo

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Gaza - Per la seconda notte consecutiva nella Striscia di Gaza la situazione è sembrata quasi normale. Dopo il "cessate il fuoco" proclamato unilateralmente da Israele ha fatto seguito, infatti, la sospensione delle ostilità anche da parte di Hamas. Intanto, il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, chiede che si formi subito un "governo di unità nazionale".

L’esercito israeliano ha confermato che i mezzi corazzati e la fanteria hanno cominciato a ritirarsi, come era stato già riferito da alcuni testimoni oculari, ripiegando da Gaza città verso la recinzione che corre lungo la frontiera della Striscia. "È tutto calmo, non ci sono state notizie di alcuna attività bellica per l’intera notte", ha ribadito un portavoce militare dello Stato ebraico. Soltanto poco dopo l’alba gli abitanti delle aree costiere che si estendono a nord del capoluogo dell’enclave hanno denunciato bombardamenti navali, ma da parte israeliana non è stato ammesso alcun eventuale attacco. Il personale sanitario palestinese ha comunque approfittato della pausa nei combattimenti per ispezionare le zone che erano rimaste finora inaccessibili, e portarvi soccorso ai feriti; da sotto alle macerie degli edifici distrutti sono tra l’altro stati estratti altri 95 cadaveri, parecchi dei quali di bambini.

Haniyeh: fermata l'aggressione In serata alla televisione locale è apparso Ismail Haniyeh, leader di Hamas nella Striscia e primo ministro dell’auto-proclamato governo locale, il quale ha salutato come una "grande vittoria" l’inizio del ritiro israeliano. "Allah ci ha concesso una grande vittoria, non riservata a un’unica fazione, o a un solo partito, o a una determinata area, ma al nostro intero popolo", ha esultato Haniyeh. "Abbiamo fermato l’aggressione, e il nemico non è riuscito a conseguire nessuno dei suoi obiettivi". Il gruppo radicale palestinese ha accettato di aderire alla tregua soltanto a condizione che le truppe dello Stato ebraico lascino Gaza entro una settimana. 

Hamas: "Noi solo 48 morti, Israele 80" Sarebbero 48 "i miliziani delle Brigate al Qassam" (l'ala militare di Hamas) uccisi durante tutta l’operazione Piombo fuso lanciata sulla Striscia di Gaza il 27 dicembre scorso. Lo ha annunciato Abu Ubaidah, portavoce delle Brigate, braccio armato del movimento estremista islamico. In un comunicato letto a volto coperto da Abu Ubaidah da Gaza e trasmesso in diretta da varie tv satellitari arabe, le Brigate al Qassam hanno fatto "il bilancio della guerra durata 23 giorni". Secondo i miliziani sarebbero 49 i soldati del nemico uccisi direttamente", ma che "il totale dei soldati israeliani uccisi sarebbero non meno di 80". Stando ai dati forniti, le Brigate al Qassam avrebbero lanciato 980 "razzi e missili" che avrebbero raggiunto "luoghi mai colpiti prima". Tra le altre operazioni compiute dai miliziani ci sarebbero stati anche: "12 agguati, 19 combattimenti diretti, 47 mezzi corazzati colpiti; un operazione di martirio e due soldati presi in ostaggio e uccisi da raid dell’aviazione israeliana". Il comunicato si canta vittoria: "Perché la vittoria non ci misura con le perdite, ma con i risultati. L’annuncio del nemico di cessare il fuoco è un segnale evidente del suo fallimento" ha concluso Abu Ubaidah ribadendo che il suo gruppo "concede una settimana per il ritiro delle sue truppe dalla Striscia". Hamas è determinato a tornare ad armarsi. Lo ha ribadito Abu Obeida, il portavoce delle Brigate al Qassam: "Produrre le nostre sante armi è la nostra missione. Sappiamo dove reperire armi".

Ritiro completo Il ritiro delle forze israeliane da Gaza dovrebbe essere completato - se non ci saranno incidenti sul terreno - prima della investitura del presidente statunitense Barack Obama. Lo ha previsto la radio militare israeliana, citando in merito le valutazioni di una fonte politica israeliana. Lo stesso premier Ehud Olmert ha ieri assicurato che Israele non ha intenzione di restare nella Striscia di Gaza. Il ritiro è iniziato già ieri, quando colonne di mezzi blindati e di unità di fanteria sono state viste rientrare in territorio israeliano, in immagini diffuse dal portavoce militare. Secondo la stampa odierna, a Gaza sono rimaste relativamente poche unità, incaricate di presidiare "punti strategici" che non vengono tuttavia precisati.

Israeliani e palestinesi giovedì al Cairo L’Egitto, che tenta di imporre il suo piano per una tregua duratura sulla Striscia di Gaza, ha invitato i responsabili israeliani e dei gruppi palestinesi a recarsi giovedì al Cairo per incontri separati. Lo ha annunciato oggi una fonte diplomatica egiziana all’agenzia Mena. "L’Egitto ha invitato Israele e le organizzazioni palestinesi a tenere riunioni separate con la parte egiziana al Cairo giovedì", ha dichiarato alla Mena un responsabile del ministero degli affari esteri, sotto copertura d’anonimato. La fonte non ha precisato se Il Cairo ha ottenuto una risposta da parte degli interlocutori. I nuovi incontri avrebbero per scopo di "prendere le disposizioni necessarie al fine di consolidare il cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza e di ottenere un accorso sulle misure per attuare il piano egiziano, in particolare la fine del blocco di Gaza" ha proseguito la fonte. 

Ahmadinejad: vittoria di Hamas, ma è solo l'inizio Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad si è congratulato oggi per "la vittoria" di Hamas nella Striscia di Gaza durante una conversazione telefonica con il leader dell’organizzazione islamica palestinese, Khaled Meshaal. Questo successo, ha aggiunto, è solo "l’inizio di una catena di vittorie che sarà completata". Ahmadinejad, citato dall’agenzia Isna, ha affermato che ora tutti i Paesi islamici devono "rompere le relazioni con il falso regime sionista e boicottare i prodotti israeliani e dei loro sostenitori". Da parte sua, Meshaal ha detto che "la resistenza continuerà fino al totale ritiro delle truppe sioniste e la fine dell’assedio alla Striscia di Gaza" e ha ringraziato l’Iran per "il sostegno alla resistenza e all’oppresso popolo della Palestina".

In Kuwait vertice dei capi di Stato arabi Sono 17 i capi di stato attesi oggi a Kuwait City per partecipare al vertice economico e sociale della Lega Araba che si occuperà anche della crisi di Gaza. Secondo quanto riporta il giornale arabo al-Quds al-Arabi, il summit economico indettoun anno fa è stato di fatto snaturato per divenire un summit arabo sui fatti di Gaza. Per questo il titolo dell’incontro è: "Vertice di solidarietà con il popolo palestinese" ed è anche una risposta istituzionale della Lega Araba al summit organizzato venerdì scorso a Doha dal Qatar, che è stato fortemente contestato da Egitto e Arabia Saudita e ha visto l’adesione di soli 13 capi di stato arabi. A differenza di quanto avvenuto in Qatar e nei vertici della Lega Araba degli ultimi anni, andati sempre di più deserti, è prevista una massiccia partecipazione di delegazioni arabe, tanto che le autorità locali hanno predisposto eccezionali misure di sicurezza che prevedono il dispiegamento di diecimila agenti di polizia.

Abu Mazen Dal vertice arabo del Kuwait, in corso da stamane, il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) ha sollecitato tutte le fazioni palestinesi a riunirsi "immediatamente in Egitto" per appianare tutte le divergenze. "Quello che è necessario è che ci incontriamo tutti immediatamente sulla terra di Egitto", ha detto, sottolineando che scopo dell’incontro deve essere "un accordo anche se si dovranno passare migliaia di ore a discutere". "Ciò che si richiede adesso", ha proclamato Abu Mazen, "è formare un governo palestinese di unità nazionale, che porti poi a elezioni presidenziali e legislative simultanee".

La Livni: non esiteremo a colpire di nuovo Se Hamas dovesse riprendere a lanciare razzi contro Israele, lo Stato ebraico non esiterà a riprendere l’offensiva contro la Striscia di Gaza, interrotta nella notte tra sabato e domenica. L’ennesimo avvertimento è arrivato dal ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni nel corso di un’intervista alla radio israeliana. "Se Hamas lancerà un Qassam contro Israele, avrà di nuovo una bella lezione, proprio come l’ha avuta adesso e questo lo sa", ha detto la Livni. "Hamas adesso sa cosa fa Israele quando viene colpito - ha aggiunto il capo della diplomazia dello Stato ebraico - il mondo sa cosa fa Israele quando viene colpito e lo accetta. Comunque, io penso che non succerà di nuovo". Quindi, parlando della dichiarazione di cessate il fuoco unilaterale annunciata sabato sera dal premier Ehud Olmert, la Livni ha sottolineato come Israele sappia quando un’operazione deve iniziare e quando concludersi. "Questo fa parte del buon senso e della saggezza di cui deve essere dotata la leadership - ha affermato -. Quando l’alternativa è di continuare quando ci sono pochi vantaggi e magari finire in un pantano, questo è molto poco saggio".

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COMMENTI

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#139 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 22.01.09 alle ore 18:44 scrive:
*#138 Luigi Fassone * - E' sempre successo cosi', anche a noi come lei ben ricorda. Succedeva financo quando il vincitore era l'attaccante, figuriamoci con quale ottima ragione quando il vincitore era l'attaccato! Certa gente dovrebbe rendersi conto che anziche' avvalersi, gia' dal '48, del diritto *logico* nonche' di prassi, quale attaccato vincente, di annettersi i territori occupati dei vinti,Israele ha invece sempre considerato e definito quei territori "occupati", ovvero non suoi, e li abbia infatti restituiti a chi ha firmato con lui la pace, cosi' come e' disponibile a restituire il resto a quelli che firmassero con lui la pace...chi ignora o finge di ignorare questo non e' interlocutore possibile.
#138 Luigi Fassone (2429) - lettore
il 21.01.09 alle ore 21:12 scrive:
Brava e poi Bravissima, Sylvia Mayer ! Glielo dica,glielo spieghi,che successe pure a noi. Chissą mai perchč abbiamo perso Pola,Fiume ,Briga e Tenda ?. E che,ci siamo messi a sparacchiare da Muggia e dal Colle Langan ?
#137 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 20.01.09 alle ore 22:14 scrive:
*#110 Giuseppe Spotti *-Scusi l'intromissione,caro Giuseppe,ma ci son cose che mi fanno saltare la mosca al naso(non mi riferisco a lei).Chiunque conosca la storia umana,e la storia dell'epoca in questione,non puo'dimenticare (quindi in realta' *finge*di dimenticarlo)che a seguito di una guerra,tantopiu'se fatta in risposta ad un'altra,il vincitore o i vincitori conquistano le terre e se le annettono.Cosi'e'sempre stato.Perche' costituisce deterrente.Se mi attacchi,sappi che se vinco ti cancellero'come potere ed assumero'il potere al posto tuo sulle terre sulle quali comandi.Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale,i vincitori che erano alleati fra loro cosi'come gli attaccanti,si spartirono le terre dei vinti.Tutti lo fecero.In Medio Oriente ed in Africa vennero creati dai vincitori Stati che non erano mai esistiti.Se si guarda una carta geografica sulla quale si vedano i confini,e'evidente che furono tracciati con il righello.
#136 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 20.01.09 alle ore 22:10 scrive:
Furono ridisegnati anche i confini della Germania,della Polonia,alcune proprieta'del Giappone,etc.Furono decise,sempre dai vincitori tutti,le zone di influenza.Fu deciso,dai vincitori che sedevano all'Onu,che alcune terre conquistate al nemico restassero sotto mandato,ovvero fossero affidate all'uno od all'altro dei vincitori,in attesa che fosse il consesso delle Nazioni Unite a decidere a chi assegnarle.A nessuno con un briciolo di conoscenza della storia e di cervello in testa venne in mente di discutere questo diritto.Nessuno fu cosi'idiota da cercare di affermare che se qualcuno ti muove guerra,ti ammazza la moglie ed i figli,tu non solo non gli spari un colpo per difendere la tua famiglia perche' sei un pacifista ma,se anche con un coltellino da caccia riesci a vincerlo,gli dici poi "Prego,rieccole il suo potere e le sue terre.Ci scusi se le abbiamo occupate,glie le restituiamo immantinente. Ci vediamo la prossima volta che mi attacchera'".Ma neppure in una favola per dementi!
#135 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 20.01.09 alle ore 22:12 scrive:
La Palestina,che non era uno Stato ma un territorio appartenente da 400 anni all'Impero Ottomano sconfitto (ne'esisteva la Turchia come Stato,ne' tutto il resto da quelle parti),fu data in mandato all'Inghilterra, in attesa di essere assegnata. Era la casa di nessuno,non era una casa.Era solo un pezzo di terra appartenente ad un grande impero sul quale vivevano arabi palestinesi,arabi non palestinesi,ebrei palestinesi ed ebrei giunti da altrove soprattutto ad inizio secolo.Ai quali cominciarono ad aggiungersi i sopravvissuti della Shoah.Sopravvissuti che erano un'altra conseguenza della guerra tedesca approvata ed attuata con l'aiuto dell'Italia,del Giappone,dell'Impero ottomano,del Mufti'di Gerusalemme e di molti ras arabi.L'assegnazione di quella terra affidata in mandato all'Inghilterra dall'Onu in accordo con i vincitori, fu decisa come sappiamo:un tot agli ebrei ed un tot agli arabi palestinesi.A ciascuno uno Stato.
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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