
Gaza - Per la seconda notte consecutiva nella Striscia di Gaza la situazione è sembrata quasi normale. Dopo il "cessate il fuoco" proclamato unilateralmente da Israele ha fatto seguito, infatti, la sospensione delle ostilità anche da parte di Hamas. Intanto, il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, chiede che si formi subito un "governo di unità nazionale".
L’esercito israeliano ha confermato che i mezzi corazzati e la fanteria hanno cominciato a ritirarsi, come era stato già riferito da alcuni testimoni oculari, ripiegando da Gaza città verso la recinzione che corre lungo la frontiera della Striscia. "È tutto calmo, non ci sono state notizie di alcuna attività bellica per l’intera notte", ha ribadito un portavoce militare dello Stato ebraico. Soltanto poco dopo l’alba gli abitanti delle aree costiere che si estendono a nord del capoluogo dell’enclave hanno denunciato bombardamenti navali, ma da parte israeliana non è stato ammesso alcun eventuale attacco. Il personale sanitario palestinese ha comunque approfittato della pausa nei combattimenti per ispezionare le zone che erano rimaste finora inaccessibili, e portarvi soccorso ai feriti; da sotto alle macerie degli edifici distrutti sono tra l’altro stati estratti altri 95 cadaveri, parecchi dei quali di bambini.
Haniyeh: fermata l'aggressione In serata alla televisione locale è apparso Ismail Haniyeh, leader di Hamas nella Striscia e primo ministro dell’auto-proclamato governo locale, il quale ha salutato come una "grande vittoria" l’inizio del ritiro israeliano. "Allah ci ha concesso una grande vittoria, non riservata a un’unica fazione, o a un solo partito, o a una determinata area, ma al nostro intero popolo", ha esultato Haniyeh. "Abbiamo fermato l’aggressione, e il nemico non è riuscito a conseguire nessuno dei suoi obiettivi". Il gruppo radicale palestinese ha accettato di aderire alla tregua soltanto a condizione che le truppe dello Stato ebraico lascino Gaza entro una settimana.
Hamas: "Noi solo 48 morti, Israele 80" Sarebbero 48 "i miliziani delle Brigate al Qassam" (l'ala militare di Hamas) uccisi durante tutta l’operazione Piombo fuso lanciata sulla Striscia di Gaza il 27 dicembre scorso. Lo ha annunciato Abu Ubaidah, portavoce delle Brigate, braccio armato del movimento estremista islamico. In un comunicato letto a volto coperto da Abu Ubaidah da Gaza e trasmesso in diretta da varie tv satellitari arabe, le Brigate al Qassam hanno fatto "il bilancio della guerra durata 23 giorni". Secondo i miliziani sarebbero 49 i soldati del nemico uccisi direttamente", ma che "il totale dei soldati israeliani uccisi sarebbero non meno di 80". Stando ai dati forniti, le Brigate al Qassam avrebbero lanciato 980 "razzi e missili" che avrebbero raggiunto "luoghi mai colpiti prima". Tra le altre operazioni compiute dai miliziani ci sarebbero stati anche: "12 agguati, 19 combattimenti diretti, 47 mezzi corazzati colpiti; un operazione di martirio e due soldati presi in ostaggio e uccisi da raid dell’aviazione israeliana". Il comunicato si canta vittoria: "Perché la vittoria non ci misura con le perdite, ma con i risultati. L’annuncio del nemico di cessare il fuoco è un segnale evidente del suo fallimento" ha concluso Abu Ubaidah ribadendo che il suo gruppo "concede una settimana per il ritiro delle sue truppe dalla Striscia". Hamas è determinato a tornare ad armarsi. Lo ha ribadito Abu Obeida, il portavoce delle Brigate al Qassam: "Produrre le nostre sante armi è la nostra missione. Sappiamo dove reperire armi".
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