Volendo, il Sanremo numero 62 è la cartina al tornasole del nostro tempo di dubbi se persino Eugenio Finardi nel testo di E tu lo chiami Dio (scritto però da Roberta Di Lorenzo) si dibatte tra chi ha la Fede e chi non dà «mai nomi a cose più grandi di me» ma comunque fugge dall'ateismo senza se e senza ma. Un diversamente credente. Un ateo devoto, appunto. E forse un grido più aperto, addirittura paradossalmente cristiano, arriva dai Marlene Kuntz, unica traccia rock di questo Festival: Canzone per un figlio è una sorta di vademecum esistenziale assai azzeccato. «Se sai bene ciò che fai, la felicità sarà sempre raggiungibile». Se ne parlerà. Come si parlerà di Non è l'inferno, brano di Emma Marrone scritto da Kekko Silvestre dei Modà, che è forse il testo più trasversale in gara, teatralmente indovinato e del tutto apolitico nonostante le apparenze. E' una lettera. La lettera di un grande vecchio che potrebbe essere il presidente Napolitano. Dall'alto della sua età ricorda che ha «giurato fede mentre diventavo padre, due guerre senza garanzie di ritornare». E oggi riconosce la difficoltà del momento ma dice: cari ragazzi, questo non è l'inferno che ho vissuto io, ora state male ma, rimboccandovi le maniche, uscirete dal buio. Un inno all'ottimismo. E uno schiaffo a chi protesta e basta, magari piangendosi addosso. «Ho ancora il sogno che non rimangano parole»: e la voce di Emma dà forza a questo sogno, eccome. Insomma, nella trama di Sanremo, spunta la voglia di rinascere. E sparisce la politica. L'anno scorso Vecchioni ha vinto con un brano che più politico non si può. Stavolta, forse perch´ il babau Berlusconi non è più a Palazzo Chigi e ora è davvero rischioso schierarsi, la politica è desaparecida. E allora ecco la bella filastrocca di Samuele Bersani sul «Pallone» che «dalle scarpe di Messi» è passato «alle scarpe ignoranti» e alla fine gioca per «non sentirsi un pallone perso».
E viene fuori il lirismo, come ne Il mio grande mistero scritto (in italiano) da Van de Sfroos per una Irene Fornaciari che lo canta così bene da ridicolizzare anche le ultime accuse di essere solo una figlia di. A proposito: anche Gigi D'Alessio, uno che sa realmente comporre con lo spartito, farà ricredere molti scettici. Respirare è un gioiellino costruito testo e musica intorno al duetto con Loredana Bert´ pronta a esplodere in un «sono maledetta questo sì lo so» che le racconta la vita. E diventa l'urlo più drammatico di un Sanremo che si presenta meglio del solito. Quantomeno a parole.
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