In soli due giorni di registrazione Bosso ha fatto rivivere Rota unendo jazz e orchestra, improvvisazione e gusto della melodia. «Sono melodie talmente belle ed immediate da sembrare troppo semplici, ma sono frutto di una grande ricerca. Qualcuno le ha fraintese considerandole banali, invece sono dei piccoli capolavori ormai riconosciuti da tutti, entrati nella storia della musica e del cinema». Quindi ci è voluto un particolare coraggio per confrontarsi con Rota? «Mi piace rischiare, temevo soprattutto che ci fosse troppo distacco tra il suono jazz e quello sinfonico, invece tutto si è integrato molto bene con uno spazio giusto sia per l'orchestrazione che per l'improvvisazione», racconta Bosso, che ammette di «aver portato la musica di Rota verso il suo mondo ma senza voler fare il solista, volevo sentirmi parte di un unicum. Ero in tensione all'idea di dover lavorare con 50 persone ma dopo i primi minuti mi sono sciolto. L'orchestra è stata meravigliosa nel mettermi a mio agio e nel capire come interpretare i brani». Per Bosso i momenti più riusciti dell'album sono «Il padrino improvvisato alla Miles Davis anni Sessanta; Romeo e Giulietta più all'avanguardia, in stile ECM; La dolce vita in versione samba; La strada senza ritmica con un fitto dialogo tromba e orchestra», ma tutto il cd è all'altezza, compreso il raro tema del '76 Il ragazzo di borgata, «prezioso regalo di Caterina Caselli».
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