martedì 09 febbraio 2010
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 SPETTACOLI
venerdì 18 settembre 2009, 09:30

Finalmente in tv il film contro Chávez bloccato dalla Rai

Lunedì Current trasmette il documentario "La minaccia" prenotato due anni fa da Riotta e mai mandato in onda

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Al suono di I can see a liar degli Oasis, arriva lunedì sera alle 22.30 su Current, canale 130 di Sky, il documentario su Hugo Chávez che la Rai non ha mai voluto mandare in onda. Si intitola La minaccia, lo firmano due cineasti trentenni, Silvia Luzi e Luca Bellino, che ancora oggi, a due anni dalla fine delle riprese, non si spiegano perché il loro film abbia incontrato tanti ostacoli. Soprattutto in Italia, perché altrove è passato tranquillamente in tv (Giappone, Svezia, Finlandia) o uscito in sala (Repubblica Ceca, Brasile). Da noi no. Vale la pena di ricostruire questa storia di ordinaria distrazione, se non peggio, specie alla luce della recente passerella veneziana del caudillo venezuelano.

«Oliver Stone, col suo South of the border, si ferma alla versione ufficiale di Chávez, il nostro film racconta anche quella non ufficiale», attaccano i due documentaristi. E pensare che partirono dall’Italia con cinquemila euro quasi tifando per Chávez, l’ex colonnello dei parà che s’atteggia a discendente diretto di Simón Bolívar. Una volta sul posto, però, presero a indagare, a fare domande agli studenti, per capire meglio che cosa stava diventando il Venezuela. E cioè una dittatura «democratica», neanche troppo morbida. Prove a carico? Quaranta radio private chiuse d’imperio; la nuova legge sull’educazione con cambio dei piani di studio in chiave castrista; il definitivo passaggio, dopo un tentativo fallito, della legge che prevede la rielezione infinita, senza limiti di mandati, del presidente. «Por ahora», rovesciando il senso della locuzione più amata da Chávez, la situazione è questa. Per adesso.

La minaccia prende il titolo da uno studio militare americano del 2006. «Chávez e la sua rivoluzione bolivariana sono la più grande minaccia dai tempi dell’Urss e del comunismo», vi si legge. Nondimeno Chávez, inquietante mix di populismo, castrismo e dispotismo, tira diritto. I venezuelani continuano a votarlo dal 1998, riservandogli ogni tanto un salutare dispiacere. Come accadde il 2 dicembre 2007 quando, per 300mila voti, il presidente si vide bocciare il referendum sulla riforma costituzionale che gli avrebbe affidato poteri assoluti.

La storia del documentario, già nota ai lettori del Giornale, ha dell’incredibile. Ma ancora più incredibile è la sorte di cui è stato vittima sul fronte Rai. Scelto dall’allora direttore Gianni Riotta per uno speciale del Tg1, sarebbe dovuto andare in onda proprio il 2 dicembre 2007, giorno del referendum. Timing perfetto, giornalismo sul pezzo. Invece, all’ultimo momento, mentre a Caracas si votava, il documentario fu sostituito da un omaggio a Beppe Viola. I due autori aspettano ancora spiegazioni. E sì che al Tg1 avevano a disposizione uno scoop. La minaccia si apre infatti con un’intervista in esclusiva sull’aereo presidenziale. Chávez avverte: «Non farò la fine di Saddam Hussein. Lui non aveva carri armati e bombardieri, noi abbiamo i Sukhoi, gli aerei più moderni del mondo. Ascoltatemi: quando altrove finirà il petrolio, nel Venezuela ce ne sarà ancora molto. Per questo dobbiamo difenderci».

A esser pignoli, quando La minaccia fu selezionato per i David di Donatello, David Sassoli promise: «Rimedieremo presto, appena si saranno spenti i riflettori sulle elezioni di primavera». Invece nisba. La Rai fece decadere l’opzione, e il 28 novembre 2008 i due autori rientrarono in possesso del film, poi uscito in dvd. «Non parlerei di censura, ma certo tutto suona strano. Dopo oltre un anno di embargo ci siamo fatti questa idea: il nostro film presenta una lettura del socialismo di Chávez che certo non coincide con gli enormi interessi economici dell’Italia in Venezuela», azzardano Luzi e Bellino. Ricordando che l’Eni, proprio all’indomani del referendum del 2007, avrebbe firmato col Venezuela un accordo per la raffinazione del petrolio dell’Orinoco.

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#2 Gensca (920) - lettore
il 19.09.09 alle ore 23:17 scrive:
La storia recente del Venezuela è segnata inesorabilmente dal nuovo caudillo caraibico. Colpa di due ex presidenti democratici (Carlos Andres Perez e Rafael Caldera) che gli hanno salvato la pelle dopo il fallito colpo di stato del '92. Chavez, al potere dal 4 febbraio 1999, ha già cambiato tre volte la costituzione vincendo un referendum con soli 800.000 voti su oltre 15 milioni di elettori. Un'opposizione divisa e annichilita non ha saputo approfittare dei moti spontanei e pacifici dell'aprile 2002, quando un gruppo di generali benemeriti si rifiutò di eseguire l'ordine presidenziale di sparare sui manifestanti inermi proprio mentre las boinas rojas del chavismo ammazzavano una ventina di innocenti. Ne seguì quell'ignobile tentativo di sostituirlo durato appena 48h. Da lì in poi il disastro con la creazione di nuove oligarchie (militare, giudiziaria, amministrativa) che hanno divorato il surplus della bolletta petrolifera in danno della popolazione. Corruzione e criminalità impunite.
#1 marte43 (155) - lettore
il 18.09.09 alle ore 11:20 scrive:
i comunisti Italiani sempre dalla parte sbagliata ..gridano alla dittatura nel loro paese..e baciano il **** ai dittatori veri dell'intero globo. vedi la decadente mostra di Venezia tutti li a baciare le chiappe a un criminale di nome Chavez. Boh ..
2 commenti
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