Inutile e pretenzioso Un ottimo sonnifero

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Fabio Fazio? Una garanzia. Quando, nell'inesauribile markettificio di Che tempo che fa, esalta un film, prostrandosi puntualmente in adorazione del suo autore, si può star sicuri che è una bufala. È successo con Almodóvar (La pelle che abito), poi con Ermanno Olmi (Il villaggio di cartone), e sabato scorso con Paolo Sorrentino. Correte a vedere This Must Be The Place, ha cinguettato il mieloso conduttore, quasi con le lacrime agli occhi, forse ancora sotto l'effetto della narcosi da capolavoro. Aggiungendo, con sublime faccia tosta, io non raccomando quasi mai un film, ma stavolta mi sento di farlo.
Be', non è da tutti giocarsi così la reputazione: peccato davvero non conoscere la reazione di chi è stato spedito a vedere tre bidoni in meno di un mese. Già, perch´ il drammone di Sorrentino, il suo primo film americano, è di una presunzione e di una noia sbalorditive. Infatti il titolo più appropriato sarebbe stato This Must Be The Pacco. La storia è un po' complicata da riassumere, perfino per chi è rimasto sveglio per tutte e due le ore. Dunque, siamo a Dublino e la rockstar cinquantenne Cheyenne (il ridicolo capellone bistrato Sean Penn, che sembra il cugino strafatto di Luxuria), si gira i pollici nella grande villa nell'immenso parco. Dove divide le giornate con la poco attraente moglie Jane (Frances McDormand), compagna fedele da trentacinque anni.
Che gioca con lui alla pelota nella piscina vuota, ma è anche capace di fargli la più terrificante delle proposte: «Ti aspetto a letto. Nuda». Per forza uno poi diventa di malumore. Bene, il depresso cantante, sempre tampinato da una tale giovanissima Mary con piercing al naso, viene a sapere che il padre, con cui aveva rotto i rapporti da trent'anni, sta morendo. Così prende il primo aereo per New York. Ma arriva troppo tardi. Quindi, come per risarcire il vecchio genitore di quell'abbraccio mancato, si mette alla ricerca del nazista che lo torturò a Auschwitz. Sai la novità.
Di più non si può dire, se non che sarà un lungo, o meglio interminabile, viaggio attraverso New Mexico, Michigan e Utah. Gran bei paesaggi, accarezzati da una splendida colonna sonora. Ma perch´ lo schettinatore turchese che capitombola a Central Park? E cosa c'entra l'anziana prof di cui si finge allievo? E la sfida a ping pong col ragazzo che gli ha fatto cadere la pallina nel bicchiere? E chi è la signora bionda che per tutto il film cerca un certo Tony? Tutte domande destinate a restare senza risposta. Anzi no, chiedete a Fazio. Lui ha capito sicuramente tutto.

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COMMENTI

#3 pino d. (3283) - lettore
il 12.10.11 alle ore 15:23 scrive:
Sorrentino è ben inserito nel "sistema". Ne è prova la sua adesione al documento che chiedeva alla Svizzera di liberare il regista Roman Polanski, condannato per pedofilia negli Usa e detenuto in Svizzera, per evitargli il rischio di essere estradato per scontare la condanna negli Usa. Per "il sistema" anche un pedofilo condannato, come Polanski, se è intellettual-impegnato, è intoccabile. Prima o poi "il sistema" non manca mai di ricambiare la cortesia. pino d. 12.20 – 15.23
#2 pino d. (3283) - lettore
il 12.10.11 alle ore 15:23 scrive:
Fazio "fa sistema". Così i comunisti definiscono il loro "sostenere" con ogni mezzo il prodotto di un intellettual-impegnato, di quelli certificati e garantiti dal soviet, a prescindere dalla qualità. Altro, recente esempio del "far sistema" è stato lo sdilinquimento per l'ultimo libro di Eco, intellettual-impegnato, che però poi è stato letto e fatto a pezzi dalla critica tedesca, persino quella "progressista" che evidentemente non accetta di "fare sistema". E’ divertente notare che il "sistema" abbassa sempre più il livello dei prodotti "impegnati" e, per gli entusiasti, le difese di ufficio si fan sempre più difficili e si limitano ad attaccare chi ha visto e valutato. A sinistra, eleggendo automaticamente a capolavoro tutto ciò che ha il bollino rosso, si illudono di convincere tutti che è bello essere comunista. In realtà di quella roba ormai si interessano solo i radical-sciccosi, per illudersi di far parte dell'élite degli intellettuali. pino d. 10.42 – 12.19-15.21
#1 rosmer (103) - lettore
il 12.10.11 alle ore 9:12 scrive:
E questa sarebbe una recensione? Possibile che il Giornale non possa contare su dei giornalisti (critici è troppo) normodotati?
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