Speriamo che venga risparmiato a Giovanni Baglioni, figlio di Claudio, il dubbio privilegio di essere considerato «il Giovanni Allevi della chitarra», come già adombra un eminente critico nel salutare, del giovane romano, il disco desordio, intitolato senzapprezzabile motivo Anima meccanica. Che di Allevi ce nè già uno, e la musica doggi ha bisogno di ben più sodi talenti. Mentre di talento non sembra carente Baglioni junior, in queste composizioni per chitarra eleganti, delicate, descrittive, nessuna catturante per profondità e spessore, ma tutte seducenti per finezza e capacità affabulatoria. E per una certa imprevedibilità - i sapientemente orditi scarti di ritmo, il gioco pittorico, quasi impressionista delle atmosfere - che sbarra la strada alla routine e nulla concede al manierismo pop, né allenfasi, per così dire, di famiglia.