Liofredi: "Il palinsesto non è mio, ho fatto solo ritocchi"

Polemiche sugli ascolti di Rai2, il direttore: "Ho introdotto il talk della Setta. Battiamo la concorrenza, ma l’audience cala perché la rete passa al digitale"

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Massimo Liofredi, un direttore nel centro dell’Auditel, spara: «Ieri, dopo aver letto il Giornale, ho passato uno dei giorni peggiori della mia vita». Addirittura. Parla di «killeraggio a freddo», Liofredi, «con un mandante», non sapendo che i killeraggi sono ben altri e che, soprattutto, non conoscono l’ironia. Ma soprattutto difende le sue scelte. Un fiume in piena: «Nel pomeriggio di Raidue non ho toccato nulla, Scalo 76 era un programma in palinsesto già l’anno scorso e faceva gli stessi ascolti di adesso. L’unica novità che ho introdotto è stato un talk show di politica e attualità, Il Fatto del giorno, per dare spessore al daytime. Ma i risultati di un innesto così si misurano dopo un paio di mesi». Sta di fatto che rispetto all’autunno 2008 il calo è di quattro punti: «Perché c’era la D’Eusanio che faceva il 10 per cento», ribatte Liofredi. «Trovare un altro programma che faccia un risultato come quello è difficile perché lei attirava un pubblico generalista che ora è difficile ritrovare».

Insomma, le colpe sono del predecessore Antonio Marano, ora vicedirettore generale Rai, anche Liofredi non lo nomina per nome e cognome. Per esempio, se gli chiedi qual è la linea editoriale della sua rete precisa che «è quella di cui risponderò solo dal 2010, affidatami dal Cda e dal direttore generale: ovvero rivolgersi ai giovani e quindi anche alle famiglie». Ma s’ingarbuglia un po’ sui target: «I nuovi giovani non sono gli adolescenti, ma i trentenni e quarantenni». Sarà, ma non trova che giovani e famiglie abbiano preferenze diverse? «Sì, i ventenni hanno preferenze diverse da quelle dei loro genitori. Ma io punto sulla musica, un linguaggio universale che può accomunare genitori e ragazzi». Però il concerto di Ligabue l’altra sera ha fatto il 4 per cento di share... «Sì, ma Raidue doveva differenziarsi dalle altre reti, dove c’erano la politica, la satira, i miracoli di Porta a porta. Anzi», rincara Liofredi «io ho fatto un’opera di servizio pubblico perché ho ottenuto il concerto gratis e ho avuto dei break pubblicitari, quindi ho fatto incassare l’azienda». A proposito di break pubblicitari mi conferma che da quest’anno Annozero ne ha aggiunto uno e fa incassare di più alla rete? «Confermo, Annozero ha un break in più rispetto allo scorso anno. I risultati di ascolto attirano maggiori investimenti». E nonostante questo lei continua a considerarlo un programma ospite... «No comment». In una giornata in cui Liofredi fa la spola con l’ufficio del direttore generale Mauro Masi, di Santoro meglio non parlare.
E di Malpensa, Italia di Gianluigi Paragone, che cosa può dirmi? Tornerà? «È stato un errore chiamarlo così. È come se chiamassi un programma Fiumicino, Italia». Al di la del titolo? «La politica a Raidue la farà Monica Setta perché come giornalista è la numero uno della rete». Addirittura? «Certo, si vede anche dalla qualità degli ospiti. L’altra sera Tg1, Tg2 e Tg3 hanno aperto con le dichiarazioni rilasciate al Fatto del giorno dal presidente del Senato Schifani. Detto questo, sono un direttore aperto e non precludo la strada a nessuno». Però gli ascolti in prima serata continuano a scendere: «Sulla concorrenza stiamo vincendo e quanto al calo rispetto al 2008 dipende dal passaggio al digitale terrestre in Sardegna e in Piemonte, dove Raidue non si vede più sulle tv analogiche». Ultime due questioni, direttore: che ne sarà di Academy? «Questo palinsesto non è stato varato da me. Academy aveva chiuso al 5 per cento. Sarebbe un errore riproporlo, però magari posso cambiare idea lavorando sul progetto». E della Senette? «Ho scelto la Bianchetti e non lei. La Senette la riproporrò nel mio palinsesto primaverile». Quindi a novità rispetto al 2008, siamo a due. Idee per la Senette che è sotto contratto? «Ci sto lavorando».

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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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