Lorella Cuccarini canta a Sanremo in tenuta «nature»

REPLICA «Perché tutto questo stupore? Sono venticinque anni che mi travesto in tutti i modi»

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RomaChe sarà una specie di shock, lo si capisce già dal manifesto. Avete presente «la più amata dagli italiani», dolce star rassicurante per famiglie e bambini? Be’: su quel manifesto solo un'opportuna chitarra a forma di triangolo, impedisce che tutti la vedano come mamma l'ha fatta. È la stessa nudità che Lorella Cuccarini offrirà in scena, per ben sei minuti, in Il pianeta proibito - musical al debutto stasera al Sistina di Roma - oltreché a Sanremo, dove la showgirl si recherà nell'ultima serata del Festival per cantare Fever, il brano del musical che, appunto, prevede l'insolita e già chiacchierata tenuta «nature».
«Io non capisco - sgrana gli occhioni lei -. Sono venticinque anni che mi travesto in tutti i modi possibili, di nudità ne vediamo ovunque... e ci si stupisce tanto della mia?». Ma proprio perché è la sua, obietta qualcuno: quella della più amata dagli italiani. «Ma io non sono mai stata “la più amata dagli italiani” - sbotta Lorella -. Se è per questo, una volta in tv ho fatto una lap dance in cui mi esponevo molto di più. Evidentemente è solo il fatto che sia io, a fare tanto rumore».
Quarantacinque anni, un solido matrimonio, quattro bei figli... e ora anche un po' di scandalo? «Macché scandalo, non scherziamo! - ride lei -. Tutto si spiega molto facilmente. Il pianeta proibito è la storia di una fanciulla che dopo aver vissuto in un'isola lontana ed incontaminata, comincia a prendere contatto con la vita vera, ma riesce lo stesso a rimanere pura e incontaminata. Lei spiega che, per ottenere questo, bisogna liberarsi delle “costrizioni” che, come abiti di argilla, tengono chiusa l'anima. E allora si libera di un kimono che indossa, rimanendo nuda e coperta solo della chitarra a forma di triangolo». Riguardo la quale pare che la Cuccarini e la sarta di scena abbiano avuto dei problemi, «per trovare il modo in cui farla reggere». «La scena è una specie di preghiera. Il cui senso dice: anche crescendo dovremmo rimanere bambini. Mantenere intatta, cioè, la nostra purezza. E i bambini, davanti alla nudità, non si scandalizzano: perché nel nudo in sé non c'è nulla di male».
La storia de Il pianeta proibito parte da lontano: nasce come omonimo film di Fred McLeod nel 1956; diventa musical teatrale ad opera di Bob Carlton, nel 1988, rifacendo La tempesta di Shakespeare in chiave rock, e mixando fra loro intramontabili classici firmati (fra gli altri) da Elvis Presley, Michael Jackson, Beach Boys, Rolling Stones, Jerry Lee Lewis. «Noi abbiamo chiesto a Carlton il permesso di aggiungere altre canzoni ancora, fra cui un medley di brani d'amore di Baglioni, Nannini, Giorgia, Celentano, e di aumentare i rifacimenti a Shakespeare, con citazioni da Romeo e Giulietta, Mercante di Venezia, Otello - spiega il regista e produttore dello spettacolo, Luca Tommassini - ma soprattutto abbiamo triplicato le innovazioni tecnologiche della messinscena, con effetti speciali e brani filmati in 3 D assolutamente innovativi. Non so dirvi se questo sarà un bello spettacolo. Di certo è uno spettacolo mai visto prima». Guest star dei filmati sono personaggi popolarissimi: Mara Maionchi vi interpreta il ruolo del presidente degli Stati Uniti («L'ho chiesto a lei perché ho sempre trovato che somigli ad Hillary Clinton», spiega Tommassini); Morgan canta una canzone registrata con l'iPhone; Francesco Facchinetti fa il narratore rock, e Rosanna Vaudetti un'annunciatrice del futuro. «Tutto questo spendendo pochissimo: è costato un sesto della Tosca di Dalla e un dodicesimo del Dracula di David Zard». Già: perché, anche se ipertecnologico, questo rock musical (interpretato anche da Attilio Fontana, Pietro Pignatelli, e alcuni talenti di X-Factor, come Francesca Ciampa ed Enrico Nordio) non vuol risultare freddo. «Al contrario - rassicura Lorella (che afferma di avere altri progetti, anche televisivi: “A me piace fare solo cose belle”) - è il contenitore modernissimo di emozioni e poesia antiche, ma sempre attuali, come quelle di Shakespeare. Il mio stesso personaggio assomiglia a me, nella sua voglia di mantenere intatta la capacità di stupirsi. Di meravigliarsi. Di emozionarsi».
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