martedì 09 febbraio 2010
 
 SPETTACOLI
giovedì 23 agosto 2007, 10:17

Moore e la sanità Usa: il film è fazioso ma mostra la verità

Picchia duro il regista americano da domani sui nostri schermi

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In un incidente sul lavoro, Rick Franklin perde le falangi dell’anulare e del medio. Riattaccarle? Si può, come no, basta pagare. E quanto? Fanno 12mila dollari per l’anulare e 60mila per il medio. L’infortunato, che non ha smarrito il senso dell’umorismo, sceglie l’anulare: un po’ per rimettervi l’anello di fidanzamento, un po’ per risparmiare, spiega. Parte così come un pugno nello stomaco, Sicko, il feroce documentario, nelle nostre sale da domani, scritto, prodotto e diretto dal recidivo Michael Moore, che stavolta bastona la malasanità negli Stati Uniti. A proposito, il regista proprio domani sarà a Roma per vedere il film accanto al ministro della Sanità, Livia Turco, dopo di che terrà una conferenza stampa. Andiamo avanti. A 79 anni Frank Vattelapesca deve sgobbare ancora tra i container: altrimenti non potrebbe curare la moglie malata. Larry e Donna Smith si sono rifugiati a Denver, dove la figlia ha messo a disposizione un monolocale nel seminterrato: meglio qui che in strada, visto che per pagarsi le medicine (tumore lui, Alzheimer lei) hanno dovuto vendere tutto.

Certo, Michael Moore è fazioso. Faziosissimo. E sempre alla ricerca di casi limite. Come ha ampiamente dimostrato nei suoi due precedenti documentari, Bowling a Columbine e soprattutto Fahreneit 9/11, l’uno sulla vendita troppo facile delle armi negli Stati Uniti, l’altro sugli ambigui rapporti tra le famiglie Bush e Bin Laden in solare evidenza, naturalmente a detta dell’autore, nell’immediato post 11 settembre. In questo agghiacciante Sicko, il sistema investigativo del regista è il medesimo. Microfono alla mano per interviste a mitraglia; maglietta extralarge sul corpaccione da (ex) peso massimo; berrettino da baseball in testa, faccione da schiaffi in primo piano e l’aspetto complessivo di uno che ama poco il sapone. Moore comunque ci sa fare con le immagini, e sa giocare con le parole. E picchia, caspita, se picchia duro.

Insomma, per chi non lo sa, negli Stati Uniti se uno non ha quattrini a sufficienza, l’assistenza sanitaria se la scorda. Insiste Moore: cinquanta milioni di americani, ovvero un quinto della popolazione, devono soltanto sperare di non ammalarsi mai. L’industria delle assicurazioni, ammanicata a doppio filo con quella farmaceutica, fa il bello e, ancor di più, il cattivo tempo. La regola prima è: incrementare i profitti, fregandosene dei pazienti. Che la pazienza ormai l’hanno scordata da quel dì. Comunque, se siete poveri, compilate il modulo con la richiesta di assistenza sanitaria, poi si vedrà. Peccato che a vigilare su quei pezzi di carta, ci siano personaggi con l’animo del rottweiler: l’ordine è di bocciarne il più possibile. Tra parentesi, ma mica tanto, più ne segano, più guadagnano. Come il baffone Lee, implacabile rabdomante di sviste e omissioni, uno che se becca una bugia nei formulari fa salti per la goduria.

Ma quando è nato questo sistema così antidemocratico? Ovvio, sottolinea Moore, con un presidente repubblicano: il pluripregiudicato Richard Nixon, anno di grazia, specie per certe multinazionali, 1971. Da allora porte chiuse negli ospedali agli indigenti: bianchi, neri, rossi o gialli che siano. Moore però, ogni tanto, si ricorda anche dell’altra parrocchia ideologica. Così se la prende con Hillary Clinton, che quando era first lady, fu messa a capo, guarda caso, del sistema sanitario e lanciò un faraonico programma assistenziale erga omnes. Puntualmente stroncato dalle varie lobbies, a suon di fruscianti argomenti. Ecco, le lobbies, male non troppo oscuro di svariate democrazie, questione in cui volentieri sguazza il sadico Moore, con tanto di cifre, o tangenti per dirla all’italiana, incamerate dai congressisti, per così dire, meno intransigenti. In testa, per lignaggio e assegno, il presidente Bush, con un assegno di 891mila dollari e spiccioli. Capita che Moore ciurli anche nel manico, fingendo di non sapere che la povera mamma nera che si vede morire tra le braccia, a diciotto mesi, la piccola Michelle, non poteva rivolgersi a un’altra struttura, che l’ha crudelmente, ma legalmente, respinta, se lei era convenzionata con la Kaiser Permanente.

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