All'inizio del Novecento, Georges Méliès girò un centinaio di film, il primo a fare dell'invenzione dei fratelli Lumière qualcosa di diverso dalla semplice riproduzione visiva di un avvenimento. Con Le Voyage dans la lune, un cortometraggio di 14 minuti, un lungometraggio per l'epoca, il 1902, in cui venne girato, Méliès creò persino il cinema a colori prima del colore stesso: immagine dopo immagine, applicava il pennello sulla pellicola, tinta dopo tinta, per le figure come per i paesaggi, con un risultato irreale, ma emotivamente appassionante. Nell'Histoire du cinéma che Robert Brasillach e Maurice Bardèche scrissero negli anni Trenta, Méliès ha giustamente il posto d'onore e molto della sua arte e della sua personalità c'è in un romanzo coevo dello stesso Brasillach, Le marchand d'oiseaux.
La Grande guerra uccise cinematograficamente Méliès. Al ritorno dalle trincee, quel mondo fiabesco e insieme artigianale, non aveva più senso: chiusi i suoi studi cinematografici di Montreuil perché sommerso dai debiti, Méliès per disperazione bruciò gran parte della sua opera, cercò di dimenticare chi era stato, comprò un negozietto di giocattoli e vi si seppellì dentro, ancora vivo e però da tutti dimenticato e dato per morto.
Hugo Cabret parte da qui, con il dodicenne Hugo (lo straordinario Asa Butterfield), figlio orfano di un orologiaio che si nasconde nel brulichio e nei meandri della stazione ferroviaria di Montparnasse per sfuggire all'orfanotrofio che colpisce i senza famiglia, e intanto cerca di trovare in un automa meccanico, unico ricordo rimastogli del padre, la chiave per capire il perché di quella morte e il perché del suo stare al mondo. Dal padre, Hugo ha ereditato la passione per gli oggetti, per il loro funzionamento, per il mistero che si nasconde dietro ognuno di essi. Il tentativo di aggiustare quell'automa così complesso gli farà incontrare Méliès, ovvero proprio l'uomo che tanti anni prima l'aveva costruito, e porrà le basi alla successiva riscoperta del suo genio e della sua opera.
Nel film, tutto è un omaggio al cinema, e tutto è soffuso di grazia malinconica. La ricchezza del 3D permette a Scorsese giochi di illusione che incantano lo spettatore, ma non c'è mai nulla di forzato nel nome degli effetti speciali. Al tempo stesso, Hugo Cabret racconta la storia che tutti, grandi e piccoli, vorrebbero fosse sempre raccontata: mai rinnegare il proprio passato, cercare di essere sempre fieri di ciò che si è fatto, riconoscere alla propria esistenza un senso, anche se la vita sembra non averne alcuno… Curatissimo nei costumi, il film affida al giovane Asa Butterfield e alla sua coetanea Chloe Grace Moretz, una ragazzina che sembra uscita da un romanzo di Fitzgerald, il compito di raccontare anche un'educazione sentimentale alla vita attraverso la passione per la lettura e il cinematografo, detonatori incredibili di avventure, passioni, speranze…
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