La scorsa stagione è stato subissato di critiche per Fattore C (troppo simile ad Affari tuoi) ed elogiato per Il senso della vita. I suoi due anni a Mediaset sono stati difficili, a partire dalla sofferta vicenda di serie A. In molti si sono divertiti a vedere un uomo all’apice della carriera e pagato una montagna di soldi, scivolare dal trono di re degli ascolti. Lui ha risposto concentrando tutto il suo impegno nello show filosofico.
Dunque, signor Bonolis, dopo tutto questo, si presenta al pubblico (da domani su Canale 5, ore 21,10, sempre in coppia con Luca Laurenti) con Ciao, Darwin, quinta edizione. Non era meglio rifarsi vedere con uno show nuovo?
«Questo m’hanno chiesto e questo ho fatto. Non possedendo una rete, non decido io. Canale 5 in questa stagione ha scelto di puntare sul classico. E comunque non si può certo accusare me di fare per la quinta volta lo stesso show, quando ce ne sono in onda alcuni da vent’anni. E poi mi piace fare un programma scritto da me. E ricordo che è uno dei pochi non comprato da un format estero».
Ma sarà diverso rispetto alle precedenti edizioni?
«Ciao, Darwin è un carnevale dell’anima, un programma così composito e pieno di ingredienti, che ha ancora molti margini di racconto, tanto che alcuni suoi elementi sono stati ripresi da altre trasmissioni, come le prove di coraggio».
Dunque, come sarà?
«Per esempio introduciamo un pizzico di reality. In una sorta di goletta di Darwin, il Beagle, vivranno 16 concorrenti (ma per poche ore, non siamo sadici) che si collegheranno con i compagni in studio per aiutarli a superare le gare. I primi a sfidarsi saranno i buoni contro i cattivi. Con il nostro tono ironico e scherzoso andremo alla ricerca di un carattere antropologico dominante, sulla scorta della filosofia darwiniana».
Ah! Ma se il pubblico mostrerà stanchezza, che succederà all’individuo Bonolis?
«Nessun problema. Vorrà dire che non sono più capace di fare quelle cose, e allora mi misurerò con altro... e così vi continuerete a cuccare quelli che in Tv ci stanno sempre. L’unica cosa importante nella vita è la serenità. Comunque, penso che lo show andrà bene. E poi, si sa, ci sono diversi metri di giudizio per valutare i risultati di una trasmissione».
Si dice che per proteggerlo dalla concorrenza, si sia scelto di mandare in onda Ciao Darwin al martedì: sulla carta, la sera più facile del palinsesto autunnale.
«Figuriamoci! Io avevo chiesto il venerdì, ma c’era già Zelig».
Ma lei si sente sotto osservazione... sente di dover dimostrare di essere ancora un grande conduttore?
«Dopo vent’anni di televisione non penso di dover dimostrare proprio nulla. Ogni carriera è fatta di momenti alti e bassi. Serie A me l’hanno tolta quando stava al 27 per cento di share e dopo di me ha fatto molto meno. Con Fattore C sono arrivato nella fascia preserale quando stava al 14 per cento e l’ho portata al 24, tutti si strappavano i capelli, ma poi chi mi ha seguito ha fatto solo due punti in più».
Pentito di aver lasciato la Rai?
«Come è noto, io non me ne volevo andare. Una persona (l’ex direttore generale Claudio Cattaneo, ndr) non mi ha voluto rinnovare il contratto».