martedì 09 febbraio 2010
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 SPETTACOLI
sabato 27 dicembre 2008, 10:27

Processo a Giovanni Allevi "La sua è subcultura". "No, è una novità"

Fenomeno o bluff? Dopo le critiche di Uto Ughi al musicista, abbiamo chiesto il parere degli esperti Il pianista Bahrami: "Tanto fumo, niente arrosto". Cennamo della Ricordi: "Gli farei un contratto"

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Milano - Giovanni Allevi compone, suona (il pianoforte), scrive libri. È il re Mida della musica classica: tutto ciò che tocca diventa oro. È uno di quelli che riempie le sale da concerto. Scrive libri che si vendono come il pane. Ha toccato un livello di notorietà che attraversa ogni fascia anagrafica e sociale. Che lo si ami, o no, una cosa è certa, Allevi non passa inosservato. Dopo il concerto natalizio di Allevi, promosso dal Senato della Repubblica, il violinista Uto Ughi ha rilasciato dichiarazioni al vetriolo a «La stampa». Del collega non salva nulla. Del tipo: Allevi «in altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio», «non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica», è «un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà». Sarà, ma i discografici si leccano i baffi. A partire dalla Universal, cioè il top nel settore, che in novembre ha pubblicato un cd di Allevi. «È già disco d’argento. Allevi si sa porre, è disponibile, suona ovunque, un ottimo mix fra bravura e capacità di promuoversi», assicura Giovanni Mazzucchelli, marketing manager della Divisione Classica dell’etichetta. Non è della stessa opinione Ramin Bahrami, proprio oggi 32enne, pianista anche lui da primati: il suo cd dedicato a un’opera di intelletto come l’Arte della fuga di Bach ha sfondato pure nelle classifiche pop. «C’è troppo fumo e niente arrosto in Allevi. Oggi, purtroppo non si fa differenza fra qualità e quantità, è facile arrivare al successo senza niente. E Allevi incarna questa tendenza. Conosce gli escamotage per ottenere il consenso, punta su melodie orecchiabili e si spaccia come il profeta della classica». Alberto Mattioli, giornalista musicale di riviste specializzate e della Stampa, ammette che la musica di Allevi «è piacevolmente inutile». Ma poi va oltre le discettazioni del «piccolo mondo antico della classica. Chi opera nella musica cosiddetta musica d’arte dovrebbe indagare questo fenomeno. Non ha senso limitarsi a dire che Allevi non è bravo, bisogna semmai capire perché nonostante ciò abbia successo. Alla fine, lui ha saputo intercettare la voglia di musica classica che c’è e che i colleghi non sanno soddisfare». Un personaggio che sa intrattenere, ci dice Angelo Curtolo, docente di Arte della comunicazione artistica alla Iulm di Milano e Ca’ Foscari di Venezia, nonché sovrintendente teatrale. Così scopriamo che Allevi sta pure diventando oggetto d’indagine universitaria per le sue capacità di comunicare. «Allevi sa catturare l’attenzione come pochi, comunica con la musica, intrattiene con la parola, si comporta in scena come un uomo dello spettacolo, diciamo come si usa nella leggera. È una voce nuova, sfugge a qualsiasi etichetta, non è musicista jazz, o pop, o classico. È una novità», dice ancora Curtolo. Anche il compositore Fabio Vacchi ammette che Allevi sfugge la categoria della classica. Salvo aggiungere: «Io proprio non lo considero, non riesco neppure ad avere opinioni su di lui. È solo una bieca operazione commerciale. Mi vien da ridere quando vedo che si spaccia per musicista di classica. La sua è un’operazione di sub cultura». Tino Cennamo, manager della secolare casa musicale Ricordi, invece confessa che «se potessi lo contrattualizzerei». Ma in quale area? «Nel filone della musica moderna, tra la contemporanea e la pop, un genere molto in voga nei Paesi anglosassoni. Dopo Einaudi, rappresenta il nuovo fenomeno della musica italiana». Più scettico Piero Maranghi, direttore di Sky Classica, «considero Allevi un’operazione di marketing. Non credo a quanti affermano che lui sia la risposta alla crisi della classica. Se così fosse, sarei preoccupato. Lui gioca molto sull’immagine di elfo, dell’artistoide e ingenuo, in realtà è un uomo molto concreto». Ospiterebbe Maranghi un documentario su Allevi nella sua programmazione? «Purché non implichi investimenti da parte mia. Preferirei produrre un documentario su un bel pianista italiano come Cabassi».
23 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#23 falco nero (237) - lettore
il 03.01.09 alle ore 13:19 scrive:
Nel mondo della musica classica c’è uno scambio – questo sì “subculturale” e perverso - tra chi la produce e chi ne fruisce. L’oggetto dello scambio è la compiacente appartenenza ad una elite: peccato che questa dinamica finisca per essere quella di una tribù autoconvocata ed autoreferenziale, una celebrazione del passato ammuffita e rituale, priva di slanci creativi. Ci sono migliaia di giovani che seguono Allevi, che vogliono suonare le sue musiche e che imparano ad amare anche Bach e Mozart ? Farà solo bene alla Musica. Se Allevi vivesse negli Stati Uniti sarebbe sicuramente conteso dalle più prestigiose università, quali Carnagie o Berkeley. Spero che qualcuno con un po’ di vision possa precederle in Italia !
#22 falco nero (237) - lettore
il 03.01.09 alle ore 13:17 scrive:
Allevi non toglie niente a nessuno; il pubblico paga liberamente, se non vi piace non comprate i suoi dischi. Al Professor Tonini devo ricordare che a quanto ne so Allevi si è diplomato in composizione al Conservatorio di Milano, l’istituzione nella quale Lei insegna. Sono sicuro che quel diploma costi fatica e Allevi se lo sia sudato. Invece di dissertare negativamente su Allevi chiedetevi invece perché altri giovani non riescono ad emergere e chi tarpa loro le ali. E soprattutto chiedetevi che potete fare e non fate per loro. Anni fa frequentai per un certo periodo l’ambiente del conservatorio G.Verdi di Milano: se le cose non sono cambiate credo che un luogo più incartapecorito si trovi solo al museo egizio di Torino, sezione delle mummie. Nel mondo della musica classica c’è uno scambio – questo sì “subculturale” e perverso - tra chi la produce e chi ne fruisce.
#21 falco nero (237) - lettore
il 03.01.09 alle ore 13:17 scrive:
A me piace la musica di Allevi, questo è il semplice motivo per cui la ascolto, e come me penso le migliaia di persone che acquistano i suoi dischi e che lo seguono. Ascoltare la sua musica mi dà gioia di vivere. Trovo legittimo avere gusti differenti, molto meno insultare dando del “nano” – che stile Maestro Ughi !- ad un artista italiano apprezzato in tutto il mondo. Ricordo che Allevi ha diretto i Berliner e l’orchestra nazionale cinese in occasione delle Olimpiadi; bene hanno fatto le nostre Alte Cariche a valorizzare un emergente dandogli l’opportunità di dirigere il concerto di Natale in Senato. Diversamente non lamentiamoci se poi i nostri cervelli se ne vanno all’estero ! Entrando nel mondo della musica classica con i meccanismi di una pop-star, Allevi ha fatto saltare alcuni meccanismi di mediazione culturale, quelli per cui qualcuno decide per gli altri cosa è bello o meno. Questo dà fastidio e la polemica sembra nascere realmente da una difesa di casta.
#20 cristian.lusardi (3) - lettore
il 02.01.09 alle ore 20:32 scrive:
Perchè noi italiani dobbiamo a tutti i costi etichettare tutto? Giovanni Allevi fa musica e parecchia gente ama ascoltarlo ... ben venga, non facciamogli un processo! Stupisce che molti dei suoi fan siano giovani nonostante Giovanni non canti davanti a un microfono, non abbia una chitarra elettrica, non racconti la sua musica su basi pop? Stupisce che molti dei suoi fan siano giovani nonostante lui sieda davanti a un pianoforte? Sembra quasi che questo suo successo dia fastidio ai suoi "colleghi", alla gente che come lui vive di musica e dovrebbe gioire ogni qual volta questa generi emozioni. Ai nostri occhi, agli occhi della gente normale che non sa scrivere musica ma che ama ascoltarla tutto questo suona tanto come invidia nei confronti della popolarità di Allevi.
#19 jonnybegood (29) - lettore
il 02.01.09 alle ore 18:35 scrive:
poco fumo e poco arrosto. in più, sa tutto un po' di bruciato, come le lasagne di mia zia gemma
23 commenti su  1  2  3  4  5   pagine
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