martedì 09 febbraio 2010
 
 SPETTACOLI
domenica 15 novembre 2009, 07:00

«Quando le femministe contestavano Emozioni»

In noi confondevano Shakespeare con Amleto

  Strumenti utili
 Carattere
caricamento in corso...
caricamento...
 Invia a un amico
 Stampa
 Rss
Condividi su Facebook
«Quanti successi io e Lucio Battisti, quante soddisfazioni, ma non posso dimenticare le amarezze dovute a un clima politico da trogloditi; gli attacchi delle femministe, le accuse di fascismo, tutto questo ha contribuito a cambiare il carattere di Lucio e il suo rapporto con la gente». Mogol, principe dei parolieri, ops, degli autori, perché per lui paroliere è parola che non esiste («ci sono forse i musichieri?»), rende omaggio alla memoria di Battisti. Lo fa con il doppio cd I capolavori di Battisti-Mogol (primo parto della Mogol Edition), proponendo 33 classici della coppia, ma soprattutto commentandoli uno per uno, nel libretto del cd, con aneddoti, curiosità, riflessioni inedite. Poi ristamperà tutti i cd battistiani (sempre con le sue note), per farci conoscere la verità su un rapporto magico ma pieno di chiaroscuri.
Caro Mogol, questo è un documento prezioso per «pensieri e parole» più che per musica.
«È il ricordo di una fetta importante della mia vita. Ho parlato a braccio per tre ore ed è stato ripreso tutto fedelmente e legato a ogni brano».
Come quando scriveva con Lucio.
«Sì, anche se quando scrivevamo ci pensavamo un po’ di più. La nostra forza? Eravamo spontanei e primitivi».
Eppure tutto quel successo vi ha portato anche tanti problemi.
«Ci fu una follia politica collettiva. Una rivoluzione estetica, senza possibilità di dialogo. Se non alzavi il pugno chiuso eri dall’altra parte. Così le femministe mi misero in croce per Emozioni e Il tempo di morire».
Come mai?
«In Il tempo di morire fu frainteso il messaggio del ragazzo che, per una notte d’amore, è pronto a sacrificare la sua moto. Per noi era la storia semplice di un ragazzo infantile, ma le femministe mi diedero del maschilista di merda».
E «Emozioni»?
«Pensi che la scrissi in viaggio, mentre portavo in campagna mia madre e i bambini. È dedicata a mia moglie, ma la frase “capire tu non puoi” fu considerata un’offesa alla donna. Mah, all’estero non erano così chiusi. Io e Lucio andammo a Londra a portare il testo tradotto di Emozioni a Pete Townshend degli Who e lui impazzì, la declamò nel suo ufficio e disse: “sentite questo capolavoro”».
Siete una delle coppie più di successo della storia, ma non potevate piacere a tutti.
«Certo, ma quell’atmosfera ha cambiato il carattere di Lucio; prima era pacioso, divertente, poi si chiuse in sé. In un certo senso lo spinsi io. Quando vidi De Gregori sul palco che piangeva, insultato dall’ultrasinistra, dissi a Lucio: “chi te lo fa fare di cantare per gente che come minimo ti dà dello stronzo?”; così lo convinsi a smettere coi concerti. Noi rivendicavamo l’onore di essere uomini qualunque, che non vuol dire essere qualunquisti, ma è la condizione dell’uomo che è padrone della sua testa. Quella gente invece confondeva Shakespeare con Amleto: l’uno scriveva, l’altro era un personaggio di fantasia».
Così Lucio venne bollato come fascista.
«Storia ridicola. Eravamo in tv, a Tutti insieme, lui cantava E penso a te ed intorno a lui c’era un semicerchio di pubblico. Alzò il braccio per dare il via all’orchestra ed incitare il pubblico a fare il coro, un fotografo strinse l’immagine e venne fuori lui col braccio alzato, e tutti dissero: fa il saluto romano. Fu una mistificazione totale. E allo stesso modo vennero interpretate le braccia tese al cielo sulla copertina di
Pagina  12  | Successiva 
caricamento in corso...
caricamento in corso...

Pubblicità

I nostri servizi