Ma forse sono state decisive la misura e la tenerezza contenute nel film preparato per l’occasione, con un bambino vestito d’azzurro, Loris, che ha guidato l’Uefa attraverso le bellezze del Paese e alla fine è salito sul palcoscenico dando il cinque a Luca Pancalli, vice-presidente del Coni. «Questo bambino sarà un ragazzo nel 2012 e seguirà con trepidazione gli europei», la chiosa dell’ex commissario in corsa per diventare presidente del comitato organizzatore. Abete, il presidente della federcalcio, ha parlato di passione e di valori e ha esibito i numeri da capogiro del nostro sistema: 4 Palloni d’oro nati dalle nostre parti, 14 i Palloni d’oro circolati nel nostro campionato (ultimo Cannavaro, penultimo Shevchenko), un titolo mondiale, il quarto, sulle maglie della Nazionale. «Io non mi intendo di turismo e vi dico che il calcio è magia e noi italiani siamo capaci di trasformarlo in un entusiasmo contagioso. Perciò il nostro è il luogo ideale per giocare un torneo che è quasi un mondiale», il tocco dato da Lippi. «È stato un piccolo capolavoro», il giudizio di Gigi Riva, rimasto stregato dal gioco di squadra. «Vedrete, da domani nascerà una sinergia strepitosa tra governo, Parlamento e calcio», il pronostico di Matarrese, galvanizzato dall’esito positivo della missione. Mancava poco che saltasse al collo della Melandri.
Tutto deciso, allora: l’Euro 2012 si gioca da noi, apertura a Milano e finale a Roma, 18 le squadre partecipanti e non 24. Sembra proprio di sì, anche se nel corso dell’ultima notte l’assalto di Surkis, l’ucraino dell’Uefa, ribattezzato «Babbo Natale» per i tanti regali portati a Cardiff, può modificare gli equilibri consolidati. Croati e ungheresi sono rassegnati alla sconfitta. «Ce l’ha anticipato Platini», la confessione di Jarni e Boban. Dopo l’intervento della delegazione italiana Michel ha cassato ogni domanda di chiarimento dall’agenda. Segno di una scelta già fatta. Legittimata dai fatti, oltre che dalla storia. E non solo dalla pochezza delle rivali.
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