Milano - Parla di restituzione. Niente che abbia rapinato: vuole restituire qualcosa a chi gli concede una seconda fiducia. Tra le mille cose che adesso Ivan Basso potrebbe dire, mi sembra quella umanamente più bella. La migliore. Tanti simpatici personaggi d'oggi, dopo efferatezze e misfatti vari, vorrebbero pure che il mondo chiedesse loro scusa. Basso riparte senza chiedere proprio niente: vuole solo riscattarsi, redimersi, riabilitarsi. E restituire qualcosa. Sia il benvenuto, o il bentornato, in questo 2009 che va ad incominciare. Pagato, ha pagato: più di tutti, prima di tutti. Adesso gli va concessa la possibilità di guardare avanti. Senza se e senza ma. Il tempo dirà, la strada dirà. Più che altro, spiegheranno se questo Basso Due ad alta trasparenza è campione quanto lo fu il Basso Uno. Nell'attesa della decisiva risposta, così ne abbiamo parlato.
Come si butta nel 2009?
«In un modo bellissimo. Sono molto, molto, molto felice».
Da che dipende?
«L'anno scorso, in questi giorni, intravedevo appena un barlume, in fondo al tunnel. Avevo chiesto all'Uci di sottopormi a tutti i controlli anche se non correvo, avevo cominciato il lavoro con il Centro Mapei, tutto all'insegna della massima trasparenza. Sapevo che questa era l'unica strada da seguire, per strappare alla gente una seconda chanche. Ma era solo l'inizio, non capivo bene dove sarei finito. In quei momenti mi bastava chiudere il terribile 2007».
Dodici mesi dopo?
«Mai avrei pensato di avere così tanto, così in fretta. Ho una nuova squadra, una grande squadra. E in chiusura di stagione ho avuto anche la prima risposta che cercavo: volevo capire se dopo due anni di allenamenti in solitudine sarei ancora riuscito a confrontarmi con i miei avversari. Per questo ho corso in Giappone, ad ottobre. Adesso lo so: posso competere».
Per la serie: dov'eravamo rimasti. Torna e si ritrova stranamente tra i piedi Armstrong.
«Curioso destino. Con Lance siamo amici. Quando si corre, però, l'amicizia resta alla partenza. La sua presenza al Giro sarà molto importante…».
Darà lustro a chi lo batterà.
«Ecco, sì, volevo dire questo».
Dopo Armstrong, però, si troverà davanti un altro bruttissimo cliente: Contador.
«È forte in salita e forte a cronometro. Ma soprattutto ha i piedi per terra e ha la testa da campione. Regge benissimo il ruolo. Se un tizio vince i tre grandi giri in due anni, così giovane, significa che ha una personalità enorme. Però…».
Però?
«Se il Basso nuovo è quello che dico io, anche Contador avrà il suo bell'impegno. O no?».
Dica: che Basso ritroveremo, tutti quanti?
«L'1 dicembre ho ripreso. Mi sento già bene, ho le risposte giuste. Il 19 gennaio comincerò le gare con il Giro d'Argentina. Poi, visto che per il Tour se ne riparlerà in futuro, la stagione è già scritta: al Giro contro Armstrong, alla Vuelta contro Contador. L'obiettivo massimo è vincere in entrambi i casi. Il minimo, vincere almeno una volta. E comunque, senza farne una malattia: se loro, nel frattempo, sono diventati imbattibili, va bene anche Basso secondo. Purchè sia il Basso che dico io».




