Se il Milan, per oltre un'ora di gioco, non riesce ad abbattere il muro laziale e trova invece sbarrata la strada che porta al gol, la responsabilità è anche di Ibrahimovic, in serata non molto ispirata se non nel ruolo inedito di musa del gioco d'attacco, e di qualche scelta non proprio felice di Allegri (la sostituzione di Ambrosini, l'uscita di El Shaarawy, la conferma di Robinho). Dello svedese infatti risulta l'invito iniziale per Nocerino (girata di testa con parata plastica di Marchetti) e quello successivo su cui Dias mette una manona. L'altro deficit della sera è rappresentato dallo sciagurato Robinho, rimasto in campo fino alla fine a dispetto di una prova, da trequartista, che non convince e che non decolla nemmeno quando recupera il ruolo di seconda punta per l'arrivo di Seedorf dalla panchina. Nel finale, con Maxi Lopez al debutto, il Milan, con uno schieramento senza capo nè coda, fa una collezione di lanci nel mucchio centrale ricavando solo qualche pallida occasione dalle parti di Marchetti. La chiusura, che è una specie di didascalia conclusiva, è l'errore sotto porta dello stesso Ibrahimovic, per una volta liberatosi al tiro, da centroavanti autentico insomma. Non è serata.
La Lazio invece offre una lezione di umiltà e di sapienza tattica. Senza un vero attaccante a sostegno di Rocchi riesce a ottenere da Hernanes quel servizio che mette in crisi la famosa coppia Nesta-Thiago Silva. Sono loro due, insieme nella ripresa, ad apparecchiare un successo da ritagliare e che smentisce la tendenza fin qui tradita, cioè giocare meglio fuori casa che all'Olimpico dove il clima tra i tifosi delusi dal mercato è tutt'altro che idilliaco. Alla stoccata di Hernanes, fa seguito in una successiva percussione, la stilettata di Rocchi riuscito a bruciare la concorrenza sul primo palo, senza alcuna responsabilità del portiere.
Ingrandisci immagine
