Se un altro arbitro avesse scambiato un giocatore per un altro (Colucci con Nagatomo in Cesena-Lecce dello scorso campionato), avesse concesso due rigori inesistenti contro l'Inter (a Brescia nella passata stagione, contro il Napoli poche settimane fa, sempre per falli avvenuti fuori area) o avesse fatto il duro con Ibrahimovic per il gusto di farlo, avrebbe chiuso con il grande calcio. E così Gianluca Rocchi, per quanto non riesca a dirigere due partite consecutive sopra la sufficienza, è ancora al suo posto. Dopo i disastri combinati non solo in Inter-Napoli ma anche in Chievo-Bologna, aveva diretto benino Lazio-Juve. Ieri è caduto nuovamente in fallo a Bologna con errori in serie, dai rigori negati (uno per parte) al mani di Morleo in area fino all'impunito fuorigioco attivo di Pato nell'azione conclusasi con il rigore di Ibrahimovic.
In altri tempi uno così avrebbe fatto un paio di mesi di purgatorio in B prima di arbitrare nuovamente qualche incontro di media difficoltà in A e mostrarsi poi a giugno degno o meno d'una riconferma. Adesso non è possibile. Ma la morale non cambia. Delle due l'una: o Rocchi torna quello di prima o è meglio che si dedichi full-time all'attività di famiglia.
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