Juve e Milan è una coppia da vecchi tempi, novità per questo campionato, magari destinata a durare nel tempo anche se le due squadre ormai hanno messo sul banco pregi e difetti. Il Milan fatica poco a capovolgere una partita, magari spreca più gol di quanti ne segni. La Juve, invece, deve stare sempre con groppo in gola, tirata a lucido in ogni istante, col motore spinto al massimo. Ieri ci ha provato con un centrocampo rinforzato: è servito a prender possesso della partita e a mostrare una compattezza da carro armato.
A Udine, tutti sapevano che sarebbe stata dura, entrambe le squadre viaggiavano sulla forza delle difese meno battute del campionato, entrambe contavano sulle cartucce che le hanno portate in alto. Ma ogni tanto anche una colt spara ad acqua. E così è stato per Totò Di Natale che, in 10 partite casalinghe, aveva castigato nove squadre. Ha fatto cilecca anche con la Juve, i piedi sembravano piumini. La Juve si è accorta di aver Matri con le micce bagnate. Marchisio, con Vidal, si è dedicato allo smottamento delle fondamenta difensive dei friulani. Risultato: due incursioni da devastatore, ma sempre cullando l'ebbrezza del gol, mai la certezza.
Ecco il limite della Juve: due tiri finiti fuori sono stati la somma della forza offensiva che, nella ripresa, ha replicato idea con una penetrazione area di Chiellini, salvata da Handanovic. Eppoi con il pepe (minuscolo) nei piedi di Quagliarella che, appena entrato, ha sparato due bordate finite male. Invece Pepe, quello con la maiuscola, si è provato nella parte dell'attaccante, ma l'idea non ha funzionato: gran ballare e cantare là davanti senza mai un acuto che valesse la firma sul risultato.
Senza nulla togliere alla sorprendente stagione della Juve e al solito pacchetto calcio show dell'Udinese, la partita ha dimostrato le debolezze, più che la grandezza, delle due squadre. E con esse i dubbi prima ancora delle certezze. Basterà questa Juve per allungare davanti al Milan? Forse non è un caso che i bianconeri stiano strizzando l'occhio a Borriello: servirebbe alla causa del gol. Mentre l'Udinese, ancora una volta, ha dimostrato che non può legarsi solo ai gol di Di Natale: la squadra aveva sempre vinto in casa, ma il fiato corto del secondo tempo ha segnalato l'allarme rosso quando le partite non ti lasciano il tempo di riposare. Le grandi squadre fanno i conti anche con tali problemi. E Guidolin, ieri, ha cominciato la cantilena del lamento. Un brutto segno.
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