Tensione giusta per spaccare in due quel salotto buono nel distretto di Royal Borough of Kensington and Chelsea. Eppure Supermario era arrivato ad Appiano per primo ieri mattina, neppure le nove e trenta, ha svolto tutta la sessione di esercizi previsti da Josè, poi poco prima di mezzogiorno si è improvvisamente staccato dal gruppo, ha preso la strada dello spogliatoio ed è uscito dal centro tiratissimo senza fermarsi come suo solito a firmare autografi ai tifosi fuori dai cancelli. Scontro dialettico con Josè, toni alti, è uscito tutto, testimone l’intera rosa, era già successo domenica, due giorni prima, una settimana fa, un mese, va avanti da un anno e mezzo. Improvvisamente Mario sta diventando un corpo estraneo, gira nella direzione opposta al gruppo e non può ancora permetterselo, rischia di finire fuori dalla squadra prima ancora di essere ceduto. Lo fotografano a San Siro quando gioca il Milan, il presidente ci resta male, lui ci torna con il Manchester.
È mal consigliato? La famiglia rilascia un comunicato che non fa una grinza, basta con le beghe di condominio, e per risolvere la questione affida la procura a Raiola, tecnicamente ineccepibile, ma assieme alla questione economica si affaccia una questione morale. E questa fa acqua da tutte le parti. Raiola ha messo a soqquadro l’intero staff nerazzurro, è talmente scafato che è come avere una bomba a tempo in cucina. Ieri ha diviso le sue dichiarazioni in due momenti ben distinti, prima ha mostrato stupore: «Non ne so nulla, devo ancora parlare con Mario», ore 14,52, quando il suo assistito era ormai a casa da almeno un paio d’ore. Trenta minuti e arriva la replica: «Mario è amareggiato, triste e deluso per non poter giocare una partita così importante, ma rispetterà la decisione di Josè Mourinho, anche se non gli è stata data alcuna spiegazione. Non c’è stato alcuno screzio con Mourinho e Mario non ha problemi fisici che gli impediscono di giocare. È andato ad Appiano ad allenarsi e poi gli è stato comunicato che non era tra i convocati. Sarebbe molto facile per me dare fuoco a tutto, credo che invece si debbano cambiare i toni. Nell’interesse del giocatore dobbiamo lavorare per recuperare il rapporto con Mourinho. Mario deve assolutamente rispettare la scelta del tecnico, anche se non è d’accordo». In serata replica ancora quando lo intercettano dalle parti di via Turati (dove ha sede il Milan), e qui sbarella anche il più saggio: siamo già ai dettagli?
Dichiarazioni che nel calcio sono tanta roba. Raiola non dà fuoco a tutto, aspetta la fine della stagione. Mourinho viene prima di Mario, per ora. Ma da ieri c’è una grande novità, Mario non ha raccolto come suo solito la solidarietà degli altri, perfino Marco Materazzi lo ha scaricato: «A lui i consigli li dò in faccia, anche a muso duro perché se li merita, ma comunque ho tre figli e vorrei tenerne qualcuno anche per loro». Josè lo scarnifica: «Spiegazioni? Non spiego perché non ho convocato Balotelli, altrimenti dovrei spiegare perché non ho convocato Krhin e Arnautovic». Balo come loro. E se non l’ha capito, Josè quando torna ad Appiano glielo rispiega.
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