martedì 09 febbraio 2010
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 SPORT
venerdì 13 giugno 2008, 07:00

Magnini: "Non voglio questo costume"

Gli azzurri usano il costume Arena ma il campione del mondo dei 100 vuole quello Speedo indossato dai rivali: "L'altro regala oltre mezzo secondo, senza partirei sconfitto"

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Domenico Latagliata

Torino - SuperPippo si è rotto. Non il costume - sorte toccata pochi giorni fa a Federica Pellegrini, durante il Trofeo Settecolli -, ma a causa del costume. Che, nel nuoto degli ultimi tempi, equivale alla bicicletta nel ciclismo: se ne hai una di venti anni fa, fai il doppio della fatica rispetto ai tuoi avversari. Superpippo, altrimenti detto Re Magno, è Filippo Magnini, due volte campione del mondo nei 100 stile libero e favorito numero uno della specialità alle prossime Olimpiadi di Pechino. «Ma ancora non so se ci andrò», ha sbottato ieri a Torino dove la sua società, la Larus Roma, era impegnata nelle finali di serie B.

Come sarebbe a dire che non sa se ci andrà?
«Quello che ho detto: se non mi faranno usare il costume che voglio, posso anche stare a casa. Non avrebbe senso andare a gareggiare contro atleti che partono con mezzo secondo e più di vantaggio».

Facciamo un passo indietro: lei nel Settecolli ha indossato un costume Speedo (e non quello targato Arena, azienda che fornisce il materiale alla nazionale, ndr) ed è tornato a essere il più veloce di tutti.
«Appunto: ero rimasto l'unico a non averlo ancora provato in gara e i risultati si sono visti. Nel recente passato sono stato battuto da atleti che da un giorno all'altro si sono migliorati di secondi quasi interi, enormità vere. Sono sempre stato zitto e non ho mai fatto polemiche, ma ora basta: alle Olimpiadi ci voglio andare per gareggiare alla pari con tutti, non per partire battuto. Non mi pare una pretesa assurda».

Si sta esponendo lei a nome di tutti i suoi compagni?
«Parlo per me stesso e stop. Ognuno ha la sua storia e il suo carattere: io ho sempre lottato per le mie idee e sempre lo farò. Non mi farò certo imporre una scelta del genere nell'anno olimpico: a Pechino gareggerò con il costume che avrò scelto e, se mi diranno che non sarà possibile, me ne starò a casa».

Possibile che la Arena sia così indietro?
«Chiedetelo a loro. È un anno che stanno lavorando sul costume nuovo, ma gli esiti sono sotto gli occhi di tutti. Se non sono riusciti a ottenere un certo risultato in dieci mesi, credo sia difficile lo facciano in poche settimane».

I suoi compagni di nazionale che dicono?
«La sola che è nelle mie condizioni è la Filippi. La Pellegrini ha già avuto il benestare dall'Adidas per fare quel che vuole, Rosolino è a fine carriera e non credo gli importi molto di venire eventualmente multato».

A lei sì?
«Certo che no: se dovrò pagare 2000 euro di multa per indossare il costume che voglio, qualche soldo da parte ce l'ho. Sempre che mi facciano andare in Cina».

Si sarebbe mai immaginato che nel nuoto la tecnologia potesse assumere tutta questa importanza?
«Quando ho cominciato, no di sicuro. Ma adesso che ci siamo, dobbiamo ballare tutti con le stesse regole: la tecnologia deve essere a disposizione di tutti, se no tanto vale».

Si è sentito solo in questi mesi?
«Gli unici che mi sono stati vicini sono stati il mio allenatore Claudio Rossetto e la Larus Roma. Io e la mia stretta cerchia: nessun altro ha mosso un dito. Adesso però il tempo delle attese è finito: io prendo posizione, gli altri facciano quello che vogliono. Ho già perso troppo tempo e troppe medaglie: se avessi gareggiato alla pari con i miei avversari, credo proprio che quest'inverno, agli Europei di Eindhoven e ai Mondiali in vasca corta di Manchester, avrei fatto decisamente meglio».

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#2 alvaro il romanista (15) - lettore
il 13.06.08 alle ore 14:04 scrive:
Bravo Filippo, ancora una volta stai dimostrando che bisogna essere Campioni sia nello sport che nella vita. Per chi è appassionato di nuoto è stato subito chiaro che i progressi cosi repentini dei tuoi avversari erano dovuti a fattori extra e nel nuoto solo due possono essere detti fattori; doping o tecnologia ,quindi costume che presumibilmente aiuta il gallegiamento e quindi diminuisce la fatica.Migliorare i propri tempi nei 100 metri stile libero di un secondo o giù di lì in pochi mesi è praticamente impossibile ed io non credo che il lavoro effettuato dai tuoi avversari sia poi così diverso dal tuo. Forza Filippo non mollare e se posso permettermi lancia una sfida ai tuoi avversari, affrontiamoci con il vecchio caro costume da spiaggia e poi vedremo chi vincerà. Un saluto affettuoso ed un grazie anticipato per quello che ti permetteranno di fare alle Olimpiadi. Alvaro il romanista
#1 AnnoUno (648) - lettore
il 13.06.08 alle ore 13:15 scrive:
Il mio pieno appoggio a Magnini. Sono stato un atleta "scomodo" anche io, ne ho pagato le conseguenze ma non ne sono pentito: la mia dignità personale ed il mio onore sono rimasti intatti. Peccato che ai vertici dello sport siedano sempre politicanti da strapazzo, dirigenti molto meno che mediocri e personaggini che si sono ritagliati un misero spazietto in cui scaricare le loro frustazioni di atleti mancati e ominicchi. So bene che non esiste più lo sport inteso come competizione pura tra pari, quello che ti ricompensa più con la fatica e il sudore che con le medaglie e gli sponsor, ma lasciare che tutto sia solo business e gestito da affaristi ed incompetenti non va per niente bene. Forza Magnini!
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