«Mancini è un dead man walking». E lui: «Porcherie»

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LondraPettegolezzi e malignità. Chiacchiere con l'unico scopo di destabilizzare. In una parola, spazzatura. Proprio quella scelta da Roberto Mancini per liquidare con un sorriso – seccato, di chi è costretto a rintuzzare giornalmente gli attacchi di certa stampa – l'ultimo presunto scoop del Sun. Il tabloid che dal suo arrivo ha inaugurato una campagna mediatica contro il tecnico di Jesi. Il tabloid che dà voce alle gole profonde – rigorosamente anonime – che descrivono un Manchester City sull'orlo di una crisi profondissima, dilaniata da tensioni, fazioni e incomprensioni. Sul banco degli imputati, lui, Mancini. Il suo carattere, la gestione del gruppo, persino le scelte tattiche. Un uomo solo, accerchiato, abbandonato da tutti. Con i minuti contati a Manchester. Così isolato da suggerire il macabro titolo “Dead Manc Walking”, Mancini morto che cammina.
La seconda sconfitta consecutiva, sabato contro il modesto Wolverhampton, ridà fiato ai nemici – non pochi – del Mancio, che si ricompattano a dispetto del quarto posto dei Citizens. Meno di un mese fa il City batteva il Chelsea e nelle Eastlands si sognava addirittura il titolo. Sono bastati un paio di passi falsi per rimettere tutto in discussione. E dipingere a tinte fosche uno spogliatoio in subbuglio, insofferente e disintegrato che chiede una sola cosa, l'esonero di Mancini. «È difficile trovare un solo giocatore che sia dalla parte di Mancini - le parole di un'anonima fonte -. È un gran casino. Certe volte lui cerca di fare anche il duro, ma nessuno lo prende sul serio. Lo spirito di gruppo non c'è più perch´ non c'è rispetto per il tecnico e ci sono giocatori che scommettono su quando se ne andrà». Giocatori confusi anche dalle decisioni tattiche, secondo un altro rumor raccolto dal Sun. «Alla squadra non piacciono i suoi modi. E poi sono perplessi su alcune scelte tattiche, perch´ sostituire un attaccante con un difensore».
Mancini, intercettato all'uscita del centro sportivo di Carrington, ha reagito d'orgoglio: «Rubbish» (spazzatura). Perch´ quello che doveva dire alla squadra - la sua insoddisfazione per le continue lamentele di chi non gioca (Given e Santa Cruz), la richiesta di maggiore professionalità fuori dal campo (dopo che Hart e Barry sono stati pizzicati ubriachi in un bar di Maiorca), le bacchettate all'indisciplinato Tevez – lo aveva già detto a chiare lettere. E sa che rispondere ad una stampa evidentemente prevenuta, ostile a prescindere, è un gioco al massacro in cui ha tutto da perdere.

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