L'abbraccio è nascosto nelle parole del vescovo, «ora sei sul podio più alto che ci sia... passatemi un pennarello che firmo anche io lo striscione Marco, insegna agli angeli ad impennare... ». Il vescovo che si domanda e spiega «Dov'era Dio in quel momento fatale? Era lì, pronto per impedire che cadesse nel baratro del niente e dargli un passaggio in Cielo... era lì per dire a Marco Grazie, per tutte le volte che mi hai abbracciato nei fratellini disabili della piccola famiglia di Monte Tauro...». Parole profonde a cui seguiranno quelle semplici della fidanzata di Marco, Kate, «le persone troppo perfette non possono vivere con noi comuni mortali». Parole che accarezzano questa famiglia allargata dalla presenza, vicino in chiesa, di Valentino Rossi più vecchio di dieci anni. Valentino che accenderà per qualche attimo la Honda di Marco e la spingerà fuori accompagnando la bara di Marco; Valentino che starà in disparte sul sagrato fin quando papà Paolo gli farà segno e insisterà perch´ si avvicini alla tribù triste di quelli del Sic, uomini minuti e bimbi del suo motoclub, seduti per terra in cerchio attorno alla bara posta sul sagrato. Una tribù davanti a mamma Rossella in piedi che guarda il marito chiamare la figlia, Martina, per farla sedere accanto a lui e stringerla così forte che sì, sta proprio abbracciando lei e Marco assieme.
L'abbraccio arriva con Vasco Rossi che non c'è ma c'è nelle note della canzone preferita del Sic, «Siamo solo noi», note e parole che accolgono il feretro e la famiglia e Valentino e Agostini e Capirossi e molti, tanti del motomondo e non solo, come Alberto Tomba. Arriverà anche un messaggio del Capo dello Stato Napolitano. E c'è l'abbraccio imbarazzato di Lorenzo, il campione del mondo, che attaccò Marco giudicandolo troppo pericoloso in pista, Lorenzo che si avvicina a papà Paolo e gli stringe la mano, non osa far di più, e papà Paolo che no, a Coriano, nella terra del Sic, si deve sorridere, e allora lo tira a s´ e lo abbraccia forte. E Jorge sorride. Jorge che un attimo prima, nel libro delle partecipazioni all'entrata della chiesa, aveva scritto «Marco ti ricorderò per sempre, perdonami per aver discusso con te». E c'è l'abbraccio di Andrea Dovizioso, campione mite e da sempre, fin dalle sfide nei motoclub romagnoli, rivale e nemico giurato in pista di Marco. Andrea che piange, Andrea che dice «ero persino invidioso della sua solarità, spero che mi aiuti a trasformare in forza quel che ho dentro... perch´ con ciò che provo non potrei tornare a correre». Andrea che sul libro delle partecipazioni aveva scritto: «Marco, mi hai sempre spronato ad andare più forte». Andrea davanti a papà Paolo che sa bene di quella rivalità forte e dura e lo guarda teneramente e lo tira a s´ e lo stringe più di tutti e a lungo. Perch´ abbracciare Andrea, il rivale di una vita, vuol dire abbracciare la vita di corsa del suo Marco.
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