Strana storia in realtà, perch´ tra il Divino e il Fenomeno la rivalità è sempre stata a colpi di fair play: un servizio qui, un passante là e poi - a partita finita - stretta di mano e abbracci. Solo che adesso Nadal non ci sta più e il motivo del contendere è la lunghezza e la pesantezza della stagione, ciò che insomma ha ridotto a ferrivecchi le sue ginocchia. Tanto che Rafa, ha confessato ieri, ha sentito un male cane giusto il giorno prima di giocare il primo turno e solo alzandosi da una sedia: «Non voglio fare misteri: ero lì seduto e all'improvviso...». Crac. Un po' come quella strana amicizia che fin qui nessun ultrà di parte era riuscita a scalfire.
Fino a quando però Nadal, che negli ultimi tempi non sembra più lo stesso (e lo aveva detto qualche mese fa lo zio-allenatore Toni), ha preso a pallate l'amico-nemico: «È facile dire «non ho nulla da dire, va tutto bene» con aria da gentleman, lasciando che gli altri si consumino. Ama il circuito, ma lo amo anch'io e sebbene penso che sia migliore di molti altri sport, questo non significa che non lo si possa migliorare e cambiare le cose che non vanno. Finire la propria carriera pieno di dolori e problemi non è positivo. Se lui finirà la carriera fresco come una rosa è perch´ ha un corpo straordinario, ma io, Djokovic e Murray non finiremo freschi come rose». Bum. E in pratica: di chi è la colpa? Di Roger, s'intenderebbe, il quale programma preparazione e calendario prendendosi meritati riposi ed evitando al minimo lucrose esibizioni di cui invece altri approfitterebbero anche con una stagione ufficiale più corta.
Così Rafa - scornato anche dal fatto che a capo del circuito mondiale non è stato eletto il suo candidato - minaccia scioperi per poi scusarsi ufficialmente con la sua metà tennistica: «Avrei dovuto dire a Roger queste cose personalmente, ma a volte non so stare zitto». Il Divino, intanto, si scrolla le briciole dal completino sempre perfetto: «Non c'è nessun problema e nemmeno rancore con Rafa. Una volta diceva: Quello che sostiene Roger va bene anche per me. Adesso è cresciuto e ha le sue idee. Va benissimo così: più dibattito c'è e meglio sarà il tennis per il futuro». Amici come prima, insomma. E la morale della favola è che forse Nadal ha ragione: è facile fare il gentleman. Ma non è roba per tutti.
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