Insomma: l'uomo che ha dominato il tennis con la sua forza fisica si sente stanco, molto di più di un rivale trentenne come Federer che invece sembra aver trovato una nuova giovinezza. E infatti da Roger è stato asfaltato e poi ha finito per perdere anche da Tsonga in tre set, con il risultato di dover prendere le racchette e tornare a Manacor. E con la prospettiva di poter chiudere un giorno la carriera senza aver mai vinto la finale delle finali del circuito Atp.
E allora: quanto è stanco Nadal? Quanto fuoco della passione ancora gli cova dentro? Le risposte forse la ha già date suo zio Toni, l'allenatore che l'ha fatto diventare fenomeno, quando qualche mese fa ha affermato che il nipote non è più lui: «Non rivedrete mai più il Nadal che ha dominato sulla terra per anni». Il problema è che in questo momento non si sta vedendo più neppure Nadal, troppo remissivo, troppo al rallentatore per essere il campione che è. O forse che fu.
Anche se lui, naturalmente, non si arrende. Rafa Nadal non può: «Adesso c'è la finale di Davis contro l'Argentina sulla terra rossa, ho una settimana per riabituarmi: non sono nel mio momento migliore, però la superficie mi aiuta. D'altro canto ci sono momenti nella vita in cui capita di vivere queste situazioni. Oggi sto attraversando un momento difficile, ma so che basta poco per far sì che le cose cambino in maniera positiva. Devo lavorare duro, in modo da farmi trovare pronto per la prossima stagione. La mia volontà è questa, la mia motivazione anche sta risalendo. Farò del mio meglio e se non sarà abbastanza cercherò di accontentarmi dei risultati che raggiungerò. Ci vediamo l'anno prossimo». Se non sarà troppo stanco.
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