6 nazioni, l'Italia dura un tempo Poi la Francia ha il sopravvento

Saliti a Parigi pieni di speranze, cinicamente alimentate dalla stampa amica, gli azzurri non vedono praticamente mai la linea di meta: 30 a 12 il risultato finale

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A rugby se una squadra che placca incontra una squadra che non placca come va a finire la partita? Va a finire, sempre e inevitabilmente, come oggi pomeriggio finisce mestamente la prima partita nel 6 Nazioni della nuova Italia allenata da Jacques Brunel. Nuova nell'allenatore, nei propositi, nella filosofia - oggettivamente non chiarissima - del nuovo coach: ma sempre uguale a sè stessa nei limiti che ne fanno l'inevitabile Cenerentola del torneo, la squadra per cui l'obiettivo vero è evitare l'ennesimo cucchiaio di legno.

Saliti a Parigi pieni di speranze, cinicamente alimentate dalla stampa amica, gli azzurri non vedono praticamente mai la linea di meta: 30 a 12 il risultato finale, ma i punti dell'Italia nascono unicamente dai calci di Ken urton, ennesimo "naturalizzato" pescato da Brunel (nel solco, da questo punto di vista, del suo predecessore Nick Mallett) per tappare le falle del vivaio azzurro.

Il resto è solo Francia: ed è importante ricordare che stiamo parlando della seconda squadra più forte al mondo, quella che meno di quattro mesi fa si è arresa di un soffio nella finale iridata davanti agli All Blacks. Proprio per questo un po' più di umiltà e di concretezza nell'approccio forse sarebbero state utili. Anche perchè la mischia azzurra si conferma anche oggi un blocco di livello mondiale, in grado di contendere e strappare palmo palmo ai galletti l'erba dello Stade de France. Ma appena la palla esce dalla rissa degli avanti, e si muove negli spazi ampi del campo, sono dolori. La prima e la seconda meta della Francia, nel primo tempo, sono quasi avvilenti nella loro facilità: nella facilità con cui Aurelien Rougerie si infila nella difesa italiana che va a farfalle, nella disinvoltura con cui Julien Malzieu si libera di cinque placcaggi italiani uno dopo l'altro. Un doppio disastro che taglia le gambe e il coraggio agli italiani.

Era ragionevole immaginare che Brunel dopo una manciata di mesi obliterasse i danni di anni di gestione velleitaria? Ovviamente no. Brunel è un uomo serio, e probabilmente l'uomo giusto per capire pregi e difetti del rugby italiano. Ma ha bisogno di tempo. E la partita di oggi gli dimostra che di tempo e di fatica ne serviranno veramente tanti.

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COMMENTI

#2 walterterza (14) - lettore
il 05.02.12 alle ore 13:25 scrive:
Egregio Luca Dottor Fazio, in merito al suo articolo scritto il 4.2.2012 e pubblicato sull'edizione cartacea in data 5..2.2012 intitolato "I veleni in casa della Signora", lei è milanista o interista o comunque anti.juventus. Va bene la cronaca ma "infangare" così una squadra solo perchè il suo vice allenatore è amico di qualcuno che ancora no si riesce a capire quale ruolo abbia nel calcio scommesse è da, mi scusi il termine meschino. Ok, il diritto di cronaca (anche se non ve ne trova allcuna), ok che nel suo pezzo non ci sono riferimenti particolari, ma appunto per questo che avrebbe dovuto evitare allusioni. E' scorrettezza allo stato puro e la piu' volgare, affermare che questa vicenda per la juventus possa comportare dei veleni. Con cordialità un lettore affezionato del giornale dal 1980.
#1 pasquino1 (286) - lettore
il 05.02.12 alle ore 9:57 scrive:
ahahahah ma ancora li fanno giocare quei quattro rimba, hanno forse vinto una partita internazionale in tutta la loro vita e si danno tante di quelle arie che è da vergognarsi. Ma che vadano a scaricare angurie e cassette di pomodori, no a giocare con l'ovale.Dite poi a quei quattro esagitati, di tagliarsi i capelli e fare meno spot e più sport.Non ditemi che li paghiamo anche.Avete cambiato allenatore? bene , cambiate squadra, non si sa mai.
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