ilGiornale.it
Milano ostaggio dei rom

REPORTAGE

di Giovanni Masini


Viale delle Rimembranze di Lambrate, periferia est di Milano. Una piazza alberata come tante, una fontanella, cespugli, panchine, il capolinea del tram 33. È da qui che partiamo per il nostro viaggio nell'abusivismo dei rom che da qualche anno ha messo sotto scacco il capoluogo lombardo.

Almeno ottomila nel 2007, dopo l'ingresso di Romania e Bulgaria nella Ue, i nomadi a Milano si erano ridotti a poco più di millecinquecento nel 2010, al termine di due anni di sgomberi promossi dalla Giunta di Letizia Moratti. Ora il sindaco Giuliano Pisapia, come spiega a ilGiornale.it l'ex vicesindaco Riccardo De Corato, non fornisce nemmeno più i dati, nel timore di svelare una nuova esplosione dell'emergenza.



A Lambrate basta fare una passeggiata verso le sette di sera per rendersi conto che la situazione è insostenibile. Uomini, donne e bambini stazionano a decine sulle panchine, dormono tra quei cespugli che utilizzano anche come bagno. Molti sono ubriachi sin dalle prime ore del mattino e fanno continuamente la spola con i bar che vendono bottiglie di birra per pochi euro. Quando piove stazionano nella lavanderia a gettoni aperta ventiquattr'ore su ventiquattro, dove ormai i residenti non entrano più.

La piazza e le vie circostanti sono ingombre di rifiuti, giocattoli per bambini, carrelli della spesa abbandonati, sacchi della spazzatura aperti e lasciati a marcire sul marciapiede. Le mamme con bambini e gli anziani hanno rinunciato da tempo a scendere ai giardinetti per godersi il fresco della sera.



Gli abitanti sono ormai esasperati. "Si sono impossessati del territorio" è la frase più ricorrente. Raccontano che ormai questa situazione si protrae da una decina d'anni, ma che le cose sono peggiorate da due anni a questa parte. Le hanno provate tutte: raccolte di firme, appelli alla stampa, interrogazioni in Comune. Hanno persino organizzato una giornata di pulizia dei giardinetti, ma non è servito a nulla: il giorno dopo erano più sporchi di prima.



Oltre al degrado e a una situazione igienica che si fa sempre più precaria, c'è il problema della delinquenza vera e propria. Molti rom aggrediscono e derubano i pensionati, pretendono di servirsi dai negozi di alimentari senza pagare, tentano di introdursi negli androni dei palazzi.

E la polizia? "Dicono che non fanno nulla di male e che non si può intervenire, anche perché sono per la maggior parte comunitari – spiega un negoziante – E comunque gli agenti sarebbero sempre troppo pochi rispetto ai nomadi."

Quando arriva una pattuglia i rom spariscono per mezz'ora e poi si ripresentano come se nulla fosse. Tra i residenti è aperto il dibattito sulle possibili soluzioni: c'è chi chiede il rifacimento dell'illuminazione e chi vorrebbe tagliare i cespugli e recintare la piazza con una cancellata. "Ma loro si sposterebbero da un'altra parte e il problema non verrebbe risolto", scuote la testa un anziano commerciante in camice da lavoro "E loro sanno che possono fare quello che vogliono."

Tra il 2007 e il 2009, però, la situazione era ben diversa. "In quei due anni abbiamo effettuato ben 532 sgomberi - spiega De Corato - mentre l'amministrazione Pisapia vuole accogliere tutti."

L'atmosfera di impunità è la stessa che si respira in piazza Napoli, dalla parte opposta della città, dove il Naviglio grande incrocia la circonvallazione esterna. Qui i rom stazionano all'ingresso della ricicleria dell'Amsa, l'azienda municipale di nettezza urbana. A gruppi di quindici o venti persone, spesso ubriachi, fermano ogni veicolo diretto alla discarica e chiedono senza troppe cerimonie: "cosa trasportate?" Gli elettrodomestici usati o i rifiuti ferrosi vengono confiscati e fatti sparire nelle baracche ai lati della strada. Se ci si rifiuta di rispondere, non di rado capita che i rom tentino di aprire le portiere della macchina per frugare all'interno. Il tutto con metodo, secondo una procedura ripetuta decine di volte.

All'incrocio con via Giambellino, ragazze appena maggiorenni si avvicinano alle automobili ferme al semaforo, gettano un secchio d'acqua sporca sul parabrezza e non puliscono il vetro fino a che non hanno ricevuto l'obolo richiesto.



Quasi tutti sono accampati in tende e casupole di fortuna costruite lungo i binari della ferrovia che porta a Magenta partendo dalla stazione di Porta Genova. In via Pesto il muro della ferrovia ha un buco di mezzo metro: tra le sterpaglie a fianco dei binari un viottolo si perde tra i rifiuti. All'esterno, camion e macchine abbandonati lì da mesi, i finestrini schermati da tende e coperte, spesso con la targa della Romania o della Bulgaria.



Ma il problema non è una prerogativa delle periferie. In viale Pasubio, nella zona della movida, a due passi da corso Como, i rom lavorano come parcheggiatori abusivi: per lasciare la macchina nei posteggi delimitati dalle strisce blu (ma molto spesso anche su quelle gialle dei residenti) pretendono di essere pagati con una piccola somma, anche se l'orario in cui bisognerebbe pagare il ticket è scaduto da un pezzo. Chi non paga, rischia di trovarsi la macchina rigata. Non appena compaiono i vigili i nomadi si dileguano, apparentemente inafferrabili.

E un altro problema è quello della casa: "I nomadi sono passati dall'abitare nelle tende ai campi con roulottes alle case vere e proprie: occupano abusivamente le case popolari e poi spargono la voce in est Europa, attirando sempre più persone - denuncia De Corato - In via Lorenteggio c'è uno stabile occupato quasi per intero: Milano è vista come il paese di Bengodi"

Troppo spesso i cittadini sono impotenti di fronte a questi soprusi e troppo spesso anche le forze dell'ordine non riescono ad opporsi con efficacia. Un caso in controtendenza, però, arriva da Precotto, ai confini della città verso Sesto San Giovanni. Dopo che una famiglia di rom si era installata abusivamente sul terreno di un privato vicino al parco giochi di via Tremelloni, grazie alle segnalazioni dei residenti il proprietario è riuscito ad ottenere lo sgombero del terreno. In questo caso i vigili sono intervenuti, i residenti sono sollevati, ma i nomadi si sono semplicemente trasferiti altrove.



Al di fuori dei terreni privati, le forze dell'ordine "possono intervenire solo su segnalazione del Comune - conclude amaro De Corato - Prima che venisse eletto Pisapia l'amministrazione di centrodestra sgomberava i nomadi accompagnandoli ai confini del territorio comunale diffidandoli dal rientrarci, ma ora la sinistra spalanca le porte a tutti, come non succedeva dagli anni dei sindaci social-comunisti, quando è iniziata l'emergenza".

Abbiamo anche provato a richiedere l'intervento delle forze dell'ordine, ma ci è stato risposto che gli interventi per allontanarli ci sono, su tutta Milano e quotidianamente, ma che i nomadi "ritornano appena noi ce ne andiamo, e sono tanti". Segnalazione raccolta e aggiunta alle altre già depositate, ma nessun intervento concreto.



Una situazione che cela una preoccupante assenza di regole, un vuoto legislativo che troppo spesso lascia spazio alla legge del più forte, del più prepotente. Come ci dice in dialetto una negoziante: "Chi vusa pusee, la vaca l'è sua", la mucca va a chi grida più forte. Una conclusione amara ma folgorante, mormorata sottovoce mentre fuori dalla vetrina si vede un gruppo di persone che ridono spaccando le bottiglie di birra contro le panchine di quello che un tempo era stato un parco giochi per bambini.