"Ero gay, mi hanno curato ora sogno di avere un figlio"

Il racconto di Luca, ex attivista dell'Arcigay, che si è sottoposto alla terapia riparativa: "Ero un egocentrico ossessionato dal sesso. Così ho contratto l'Hiv e ora aiuterò chi come me vuole cambiare"

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«È successo tutto dopo un festino. Un amico stava preparando un esame di psicologia e ha dimenticato un mucchio di appunti sulla scrivania della mia stanza. Ho cominciato a leggere e ho scoperto della terapia riparativa. È iniziato tutto da lì».
Party notturni, alcol, sesso facile e promiscuo. Fino ai 27 anni Luca viveva di «festini» - come li chiama lui - di rapporti occasionali, consumati anche all'aperto, o come si dice in gergo di «cruising». «Questa era la mia vita e quella dei gay come me. Fino a quel momento», racconta disinvolto davanti a una tazza di tè, in un bar nel centro di Milano, dopo una giornata di lavoro. «Non ho fretta, no, ma poi devo prendere un treno per raggiungere mia moglie - dice sorridente -. Abitiamo fuori Milano. Stiamo così bene lontano dalla città».

Non è una doppia vita quella che Luca ha deciso di raccontarci. È una nuova vita. Fino a qualche anno fa Luca di Tolve - che ora di anni ne ha 36 - faceva public relations per i locali omosex, era un attivista dell'Arcigay: si occupava di turismo e organizzava viaggi per la comunità. Un omosessuale convinto, insomma. «Convinto sì, credevo che quella fosse la mia condizione, irreversibile. Ero un egocentrico, palestrato, schiavo dei locali notturni, ossessionato dai soldi, convinto di provare attrazione unicamente per i maschi e finito nel vortice del sesso compulsivo». «Fino a quel momento». Cioè fino a che Luca non si è imbattuto nella “terapia riparativa” dell'americano Joseph Nicolosi. Da allora, dopo un percorso lungo cinque anni, lo scorso agosto è arrivato il matrimonio con Lisa (il nome è di fantasia), è nato il gruppo di auto-aiuto che Luca dirige, il gruppo Lot, di ispirazione cattolica, è esplosa l'idea di scrivere un'autobiografia e la convinzione che come lui molti potrebbero «riscoprire la loro parte maschile, ma soprattutto smetterla di soffrire».

«Sì, perché - racconta Luca - quando ero omosessuale ero un infelice. Credevo di essere io lo sfortunato che non trovava l'anima gemella. Poi mi sono reso conto che attorno a me tutto era impostato in modo frivolo, superficiale, che ero circondato da infelici, molti dei quali ossessionati dalla pornografia e dal sesso. E poi la morte: l'ho vista consumarsi negli amici attorno a me e alla fine ho dovuto farci i conti anch'io dopo aver scoperto di essere sieropositivo». L'incubo Hiv Luca lo ha scoperto sulla sua pelle a 25 anni. «Altro che gaiezza tra gli omosessuali - dice ricordando gli anni della trasgressione -. Dopo quelle nottate estreme, tra cocaina e popper, torni a casa con un carico emozionale enorme ma con un senso di solitudine infinito. E oggi pago con la mia salute il peso enorme di quei comportamenti».

Così Luca si presenta alla libreria Babele di Milano, specializzata nelle tematiche gay. «Gli appunti lasciati quella sera da un amico parlavano delle teorie di Nicolosi, del fatto che le pulsioni nei confronti dell'altro sesso spariscono se smetti di idolatrare gli uomini perché tu non riesci ad essere come loro, che l'omosessualità può nascere da un senso di rivalsa di un bimbo che vorrebbe avere più attenzioni da un padre assente. Insomma sono entrato in libreria ma il libro di Nicolosi non l'ho trovato. E lì ho capito che c'era una realtà che il mio mondo omosessuale cercava di tenere nascosta». Così Luca comincia a incuriosirsi, si indispone anche di fronte alle teorie di Nicolosi («insisto, ero un gay convinto, non è stato facile mettermi in discussione»), fino a che non decide di provare la terapia riparativa.

«Non ero felice e volevo capire il perché. Ci ho messo cinque anni per realizzare di avere sofferto dell'assenza di un padre, di aver idealizzato i maschi perché li sentivo più forti di me e per cominciare a incuriosirmi dell'universo femminile», racconta Luca. Ma guai a parlargli di lavaggio del cervello: «Non ci sto. Sono una persona in grado di intendere e di volere come lo ero quando ero un gay. La vera violenza è dire che è impossibile uscire dall'omosessualità», si difende. E insiste: «Basta con questa accusa di omofobia. Chi discrimina è chi pensa che gay si nasce. Non esiste certo un gene. La mia scelta ha richiesto coraggio, anche perché non ho dovuto lottare solamente contro le mie abitudini, praticare l'astinenza per un periodo, ma ho dovuto rinunciare anche ai privilegi di una società in cui essere gay è trendy, ti serve a trovare un lavoro più facilmente e a fare soldi più in fretta», dice Luca attaccando la comunità omosessuale. Poi precisa: «Certo che ci sono gay che vivono la loro condizione con naturalezza e in tranquillità. Ma io voglio dire a tutti quelli che invece vivono il disagio che ho attraversato io che non devono vergognarsi, che possono rivolgersi a strutture che li aiutano e che alla fine possono trovare la felicità». Luca ci crede davvero: «Le strade sono tante, non c'è solo la terapia riparativa, ci sono i gruppi e i corsi living waters, la cristoterapia per chi - com'è successo a me - vuole trovare conforto e motivazione nella preghiera. Io voglio solo che si sappia che c'è un'omosessualità che è il frutto di un disagio e che può essere curata come si fa con la depressione o con i disturbi alimentari. Lo scriva, è importante», dice serio Luca. Che si addolcisce quando comincia a parlare di sua moglie: «L'idea di poter avere un bambino da una ragazza di cui sono innamorato mi elettrizza e mi commuove. L'ho conosciuta a Medjugorie. È stato come ricevere una grazia. Lisa mi ha accettato per quello che sono, col mio passato, senza pregiudizi e con grande amore. È bello che un rapporto si fondi sulla diversità. La favola della famiglia gay è politica, un modo per ottenere un riconoscimento. Ma i figli devono crescere con una madre e un padre, con degli esempi. Anch’io ora voglio pensare al futuro. Sono sieropositivo ma posso sottopormi a un trattamento, previsto dalla nostra legislazione e accettato anche dalla Chiesa, per avere un figlio sano. È la mia nuova vita. Non vedo l'ora». gaia.cesare@ilgiornale.it
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COMMENTI

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#32 MAXY (27) - lettore
il 26.10.08 alle ore 20:43 scrive:
...per Anellidifumo:se l'eterosessuailità è una variante naturale del comportamento umano allora perchè la percentuale delle persone con problemi di omosessualità è solo del 2% circa della popolazione mondiale?e come mai le storie delle persone con problemi di omosessualità sono accomunate dagli stessi problemi sviluppatisi nella crescita che poi hanno portato a ritrovarsi con questa tendenza sessuale?coincidenza?non credo...non fermiamoci a delle definizioni ma cerchiamo di approfondire e capire;e poi ancora per Jander:guarda che io non ho bisogno di imporre alcuna ideologia religiosa ma poichè ho sperimentato un AMORE immenso nella mia vita sento il bisogno di condividerla con gli altri portando la mia esperienza.A parte la terapia riparativa la preghiera è essenziale perchè aiuta a discernere la volontà di Dio nella propria vita,una volontà di AMORE che dona tutto e non chiede nulla in cambio.Certo se avvengono queste "guarigioni" nella vita di tante persone...chiedetevi perchè.
#31 MAXY (27) - lettore
il 26.10.08 alle ore 20:32 scrive:
Ciao a tutti...per Sylvia:quando dico che l'omosessualità non è una realtà naturale intendo dire che non si nasce omosessuali infatti trattasi di una tendenza che si sviluppa durante la crescita di una persona a causa di particolari situazioni;per Jander:ripeto che la terapia riparativa è un ottimo strumento d'aiuto per riuscire a ritrovare la propria identità sessuale naturale che non è l'omosessualità ma l'eterosessualità e poi io parlo di fatti concreti e cioè di persone che vivevano la propria vita orientati verso un certo stile e sono riusciti(io in prima persona)a recuperare la propria identità sessuale naturale nella serenità più totale,se certe persone ci sono riuscite allora vuol dire che questo cambiamento ha un senso,provare per credere...;per Fabrivfr:guarire da un disordine non significa non essere più se stessi anzi tutto il contrario,significa proprio recuperare a pieno la propria personalità che era stata disturbata;...
#30 Anellidifumo (4) - lettore
il 26.10.08 alle ore 17:15 scrive:
Ogni tanto Il Giornale torna a intervistare questo Luca di Tolve, in mancanza di un secondo caso analogo. L’unica associazione di psicologi che sostiene la teoria della "riparazione" è il Narth, negli Stati Uniti. Un piccolo gruppo rappresentativo neanche dell’1% degli psicologi americani, che parla di “terapia ricostitutiva” dell’eterosessualità, e si basa ancora su un approccio all’omosessualità come patologia, nonostante siano stati smentiti da tutte le altre associazioni medico-scientifiche americane e internazionali. Sono quattro gatti guidati da un certo dottor Nicolosi e appoggiati qui in Italia da una dottoressa dal buffo cognome. Per il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichiatrici (Dsm) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms ), l'omosessualità è “una variante naturale del comportamento umano”, proprio come l'eterosessualità.*********
#29 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 25.10.08 alle ore 20:01 scrive:
Vorrei,en passant,rimarcare la differenza fra anormale e naturale. Anormale, nella sua accezione etimologica, senza significati di merito, significa solo fuori della norma. Ed in questo senso l'omosessualita' e' anormale, semplicemente perche' la norma e' indiscutibilmente l'eterosessualita'. Ma l'omosessualita' non e' innaturale, perche' esiste in Natura e non solo fra gli umani, e tutto quel che c'e' in Natura e' naturale.
#28 jander80 (36) - lettore
il 25.10.08 alle ore 19:46 scrive:
P.s. le mia non sono conlusioni personali, al contrario delle tue.
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