I Giornali SEO e la Macelleria

Voler far soldi senza aver acquistato credito e fiducia da parte del lettore credo sia la strategia più bieca e inefficace attuabile dai “nostri” editori online

di -

Voler far soldi senza aver acquistato credito e fiducia da parte del lettore credo sia la strategia più bieca e inefficace attuabile dai “nostri” editori online. I lettori hanno tanta ma tanta informazione e gli inserzionisti pubblicitari si sono ormai stufati di avere solo impression: iniziano a fare i loro conti in tasca… Vediamo come poter tener conto del destinatario (lettore o inserzionista che sia) di un progetto editoriale online con un passaggio dalla curva SEO per poi tornare in fretta al via e ritirare un po’ più di 20.000 lire.
 
Benché ultimamente, per grosse difficoltà offline, il giornale della grande mela sembra stia ritornando a chiedere ai suoi lettori di pagare alcuni contenuti online, a fine 2007, l’annuncio dello stesso New York Times del passaggio da una consultazione web “per iscritti” a una totalmente gratuita, ci aveva messo davanti alla caduta di una metodologia di presenza online che sembrava potesse aver un florido futuro: non fosse altro che a proporla era uno dei più importanti giornali del globo.

Questo sostanziale cambiamento proviene certamente da una necessaria esigenza di avere più pagine web visitate sulle quali far girare più pubblicità, più annunci e quindi trarne più guadagno.

Il modello di business di tutti i giornali online è d’altronde orientato alla pubblicità, la pubblicità si vende a migliaia di impression e più pagine avremo, più impression potremmo dimostrare ai clienti.

Ma, pensiamoci bene, siamo proprio sicuri che basti mettere più pagine in circolazione per avere più entrate?

Potremmo, ad esempio, avere veramente più pagine indicizzate dai motori. Ma che tipo di visitatori arriveranno? Questi new visitors quanta attenzione porranno sui banner pubblicitari dei nostri clienti? Cliccheranno e andranno sul loro sito per fare quello che i nostri “investitori” vogliono? Al fine di avere veramente successo in questa nuova o rinnovata strategia di liberalizzazione di documenti e di servizi, è ormai obbligatorio muoversi verso il lettore, per una presenza sistematica e pertinente sui motori di ricerca: è dunque la volta dei giornali SEO.

Non ci si può dunque solo basare sul traffico generato, con la scusa che tanto si vende la pubblicità a CPM (costo per mille impression). Non è come vendere il prosciutto in macelleria, ma molti non lo vogliono capire. Non vogliono perché è più semplice vendere “al kilo” che vendere profilato e di qualità.

Alla prossima e ultima puntata, fra 7 giorni…

Marco Massara | Search Marketing Specialist

Ingrandisci immagine

ANNUNCI GOOGLE

- correlati
+ correlati