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Morì in una cella in Messico: "In sei hanno ucciso Simone"

Simone Renda, bancario 34enne leccese, è morto il 3 marzo del 2007 mentre era in vacanza a Playa del Carmen. Arrestato "ingiustamente" è stato condotto in una cella del carcere messicano, dove è stato abbandonato, senz'acqua né cibo, per 42 ore.
In sei sono stati condannati dalla Corte d'Assise di Lecce. La pena più alta, a venticinque anni di carcere, è stata inflitta al giudice qualificatore Hermilla Valero Gonzales e ai vicedirettori del carcere municipale Pedro May Balam e Arceno Parra Cano. A ventuno anni sono state condannate le guardie carcerarie Luis Alberto Arcos e Najera Sanchez Enrique e il responsabile dell'Ufficio ricezione del carcere di Playa del Carmen, Gomez Cruz. Assolti invece i due agenti della polizia turistica Francisco Javier Frias e Josè Alfredo Martinez. Tutti erano accusati a vario titolo di concorso in omicidio volontario, per aver sottoposto la vittima a trattamenti crudeli, inumani e degradanti.
"Il mio pensiero va a tutte le madri che hanno visto i loro figli uccisi da uomini in divisa - ha dichiarato dopo la sentenza Cecilia Greco, mamma di Simone -. Devo ringraziare i magistrati e i miei avvocati, che si sono battuti con me nonostante tutte le difficoltà di questo processo. La sentenza dimostra la piena responsabilità dello Stato messicano, perché tutti gli imputati rappresentano istituzioni del Paese. Mi chiedo come ho fatto ad arrivare ad oggi: solo mio figlio mi poteva dare questa forza, meritava giustizia”.

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