Commercio elettronico: si può vendere ovunque?

La situazione del commercio elettronico in Italia e nel resto del mondo presenta interessanti opportunità per gli operatori italiani

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La situazione del commercio elettronico in Italia e nel resto del mondo presenta interessanti opportunità per gli operatori italiani.

Noi lo chiamiamo commercio elettronico e diciamolo ancora una volta, l’Italia si conferma nella fase embrionale. Se e’ vero che anche nel Bel Paese i prodotti che vanno per la maggiore (turismo, moda, elettronica di consumo e libri) sono in linea con il resto del mondo occidentale, e’ altresì vero che i paragoni con i nostri cugini europei e soprattutto con l’America sono a tratti abissali, ma tutto ciò si può trasformare in un’opportunità.

In Italia il fatturato 2008 del B2c (Vendita al dettaglio tramite web) e’ stato di poco superiore ai sei miliardi di euro e sono state circa 18 milioni le persone che hanno cercato informazioni sul web. Chi lo chiama Commerce en ligne (Francia) o Handel Online (Germania) ha registrato dati tre volte superiori rispetto all’Italia (spesa media per consumatore) e addirittura introiti decuplicati per il settore e-commerce del Regno Unito.

Francia, Germania e Inghilterra hanno popolazioni mediamente simili all’Italia per quanto riguarda il numero di abitanti, ma a fare la differenza sono strutture più sviluppate con maggiore disponibilità di banda larga e le abitudini delle persone. Ancora troppo restii agli “acquisti non convenzionali”, i navigatori italiani imputano alla mancanza di fiducia (pagamenti, consegne, reclami, garanzie, rimborso e privacy) la loro diffidenza verso il commercio elettronico. C’e’ però da aggiungere che questa mancanza di fiducia e’ “solamente” percepita e non dettata da reali mancanze degli operatori di settore, in quanto oltre il 90% dei compratori online italiani si dichiara sostanzialmente soddisfatto dei propri acquisti.

Se sorvoliamo l’oceano e atterriamo negli States, dove oltre all’incremento dei fattori elencati sopra entra in gioco anche una popolazione enormemente più vasta, si scopre che i fatturati dei vari settori segnano distacchi abissali anche nei confronti dei migliori operatori del Regno Unito.

In questo scenario si possono evidenziare due enormi potenzialità di sviluppo per gli operatori italiani. In primo luogo occorre pensare seriamente se esportare il proprio know-how di e-commerce in paesi dove questo tipo di vendita e’ già una realtà molto redditizia. Presupposto essenziale per questa operazione e’ la consapevolezza di poter “far di meglio rispetto a chi e’ già sul mercato” e studiare le eventuali possibilità di successo considerando anche le problematiche derivanti da una eventuale saturazione di settore.

I pochi operatori presenti in Italia investono poco e male e per questo “chi ci crede per primo, vincerà”. Non sarà una vittoria immediata, ma quando si verificheranno dei cambi strutturali chi si troverà ben radicato nella sua posizione di leadership inizierà a raccogliere “carrellate” di soddisfazioni, sperando che i brindisi non verranno proposti dicendo: “let’s toast!” in pieno stile britannico o da francesi con il loro: “lever son verre!”.

Gianluca Baggi – Direttore eFiori.com e fondatore WebMarketingAtuttoGas.com

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COMMENTI

#3 Violet (2) - lettore
il 20.05.09 alle ore 15:44 scrive:
Credo invece che la cosa principale sia dar fiducia all'acquirente cercando delle strategie che si avvicinino al modo di pensare all'italiana. Quindi se si capisce che l'utente non compra perchè non ha il face to face che gli da fiducia o perchè vuole toccare con mano quello che sta per acquistare si troverà un modo per colmare questa lacuna. Oltre alla fuga di cervelli non vorrei che ci fosse una fuga dell'e-commerce in Italia. Anche perchè essendo come hai detto "in una fase embrionale" creare adesso un proprio spazio in questo mercato ed esserne pioniere porterà in futuro a grandi guadagni. Meno male che internet guarda sempre al futuro, quindi anche la mentalità della gente cambierà seguendo quella direzione. ;) Bell'articolo davvero! --Violet--
#2 Gianluca Baggi (2) - lettore
il 29.04.09 alle ore 22:40 scrive:
Come esempio mi viene in mente sicuramente Pixmania, Google, Ebay ecc.. tutte quelle società che hanno applicato (facendo attenzione al paese di destinazione) il proprio modello di business creando di fatto le prime multinazionali online. Se invece devo citare qualche azienda italiana che ha esportato il proprio modello all'estero, purtroppo non me ne sovvengono, l'intento del mio pezzo era proprio quello di spronare le nostre valorose e giovani menti a prendere quantomeno in considerazione un "discorso estero" e non focalizzarsi tassativamente solo nel mercato italiano, peraltro meno redditizio di altri.
#1 websal (60) - lettore
il 29.04.09 alle ore 17:55 scrive:
Bell'articolo! mi faresti qualche esempio che spicca x professionalità? ws
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

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