<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://www.ilgiornale.it</link><atom:link href="https://www.ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/angela-leucci/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 15:31:38 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[La morte per stenti, la condanna: “La vicenda di Diana un caso orribile”]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/morte-stenti-condanna-morte-diana-caso-orribile-2695354.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/morte-stenti-condanna-morte-diana-caso-orribile-2695354.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[La vicenda umana e giudiziaria della morte di Diana Pifferi. La bambina morì di stenti dopo essere stata lasciata da sola per 6 giorni dalla madre Alessia, condannata in via definitiva a 24 anni di reclusione]]></description><pubDate>Sun, 19 Jul 2026 05:00:50 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il luglio 2022 forse nessuno lo ricorderà come il periodo più caldo della propria vita: percezione e alte temperature successive hanno fatto dimenticare quella che la cronaca descriveva come un'estate particolarmente afosa. In un appartamento di Milano, a <b>Ponte Lambro</b>, proprio in quel luglio, una bambina di un anno e mezzo restava da sola per 6 giorni, in una culla da campeggio con un po' d'acqua e del tè deteinato, le tapparelle calate nella stanza. Si chiamava <b>Diana Pifferi</b> e in foto aveva un sorriso luminoso. Nel 2026 per la sua morte è stata condannata in via definitiva la madre, <b>Alessia Pifferi</b>.</p><p>"È una donna che non ha futuro - dice della sua ex assistita, pensando a un domani, quando avrà finito di scontare la pena, l'avvocata che l'ha seguita in primo e secondo grado, <b>Alessia Pontenani</b> - perché tutti la conoscono, non ha più nulla. Non ha famiglia, non ha parenti, non ha denaro, non ha cultura. Non posso neanche immaginare cosa le succederà una volta uscita dal carcere".</p><h3>La morte di Diana</h3><p>Non si può dire molto di una bambina di un anno e mezzo: a quell'età molti dei traguardi della vita sono ancora da venire. Certo è che il suo ingresso nel mondo non è stato semplice: la madre, Alessia Pifferi, 36 anni all'epoca dei fatti, ha sempre sostenuto di non sapere di essere incinta né chi fosse il padre, e ha partorito in casa dell'allora compagno a Leffe. Già dalla sera prima avrebbe avuto le contrazioni, ma non essendo a conoscenza del proprio stato interessante, le avrebbe scambiate per un'infiammazione al nervo sciatico.</p><p>"Alessia Pifferi aveva sicuramente difficoltà. In primis economiche: non aveva mai lavorato in vita sua, e non potevano essere sufficienti i 200 euro che la madre le inviava mensilmente. Cercava di arrangiarsi con piccoli stratagemmi: organizzare un battesimo per la figlia che non c'è mai stato, ma è servito per reperire denaro, piccole commissioni ai vicini anziani sul cui resto faceva la cresta, prestiti da conoscenti. C'è stata anche un'indagine per sfruttamento della prostituzione, dato che un vicino la metteva in contatto con conoscenti per sesso in cambio di denaro. Alessia e Diana vivevano in condizioni di estrema indigenza, tanto che un uomo sposato che frequentava la casa le portava talvolta pannolini e viveri", chiarisce la legale.</p><p>Diana nasce prematura e trascorre un primo periodo in ospedale, per poi tornare a casa con la madre e il compagno a Leffe. Tuttavia la relazione tra i due si protrae fino al compimento dei due mesi per Diana, quindi lei e la madre rientrano a Ponte Lambro. Ma lì, probabilmente, la situazione peggiora.</p><p>"C'era anche isolamento sociale oltre ai problemi economici: Alessia Pifferi, a parte una signora che la aiutava ogni tanto - e che a processo ha affermato che se non avesse trovato un lavoro, probabilmente la bimba sarebbe ancora viva - non aveva una rete, non aveva rapporti di amicizia. Se ci fossero state persone ad aiutarla, le avrebbero spiegato che magari avrebbe avuto diritto a una piccola pensione di invalidità o a fondi di welfare. Nessuno si è mai preoccupato del fatto che Diana non avesse un pediatra, che non avesse fatto le vaccinazioni. Anche i famigliari: la madre non poteva fare più di tanto, perché viveva lontana, e con la sorella non aveva buoni rapporti. Alessia e Diana Pifferi erano persone invisibili. Quando la piccola è nata all'ospedale di Bergamo nessuno si è preoccupata di verificare come effettivamente questa bambina sarebbe cresciuta, ma c'era il Covid, poi Alessia si è trasferita a Milano e quindi Diana è sparita dai radar", illustra la legale.</p><p>Dopo il trasferimento ciò che si conosce della loro quotidianità è materia di atti processuali: i dissidi di Alessia con la famiglia, alternati però da periodi quanto meno sereni, i tanti uomini conosciuti da Alessia, il tira e molla con lo stesso compagno di Leffe. "Nella vicenda c'è una componente di solitudine, ma sono anche convinta che Diana avesse problemi di natura fisica. Nata con un Apgar 7, ricoverata per molto tempo in ospedale, avrebbe dovuto sottoporsi, ma non l'ha mai fatto, a un esame audiometrico. A 18 mesi, quando i bimbi iniziano a dire le prime parole, la bambina non parlava, emetteva solo piccoli suoni, in base alle registrazioni audio giunte fino a noi. Era una bambina che non piangeva, non dava alcun tipo di preoccupazione, ed era abituata anche al fatto che in caso di pianti o urla, probabilmente nessuno le dava ascolto. Diana era abbandonata regolarmente a se stessa, perché nei weekend precedenti alla morte, Alessia la lasciava regolarmente sola", aggiunge l'avvocata.</p><p>A fine giugno 2022, Alessia Pifferi e il compagno riprovano a riallacciare la relazione, tanto che il 14 luglio la donna organizza alcuni giorni romantici con tanto di limousine e cena sul lago, oltre che decine di abiti in valigia. Dice alla madre che Diana, in quei giorni, sarebbe rimasta con la <b>babysitter</b>, una persona che però non esisteva. Alessia rientra a Milano per alcune ore il 18 luglio, ma non va a casa.</p><p>Ritorna invece il 20, ritrovando la figlia morta. Intervengono sanitari, carabinieri, vicini. Alessia Pifferi chiama il compagno e dice di essere rientrata ma di non aver trovato la babysitter - a lui aveva detto precedentemente che la bimba fosse con sua sorella - e che la bambina era morta, ma forse era colpa dei suoi tentativi di svegliarla. I paramedici intervengono affermando che no, Diana è morta uno o due giorni prima. Di <b>disidratazione</b>, di fame, di stenti, come stabilisce successivamente l'autopsia. Per Alessia Pifferi si aprono le porte della custodia cautelare in carcere.</p><h3>Le indagini</h3><p>In questa vicenda c'è una certezza: Alessia Pifferi ha lasciato Diana sola per 6 giorni, incapace di provvedere a sé, data l'età. In altre occasioni aveva lasciato la bambina sola per qualche ora, per cui il dubbio che permane nell'opinione pubblica, al netto delle sentenze è: Alessia Pifferi, in quel momento, si è resa conto dei rischi cui esponeva la figlia? Pontenani in aula ha mostrato un'immagine eloquente: il piedino della piccola con unghie lunghissime. Alessia era in grado di occuparsi di Diana? Qualcuno avrebbe potuto accorgersi prima della situazione?</p><p>È uno di quei dubbi che alimenta il dibattito nell'opinione pubblica, come spesso accade in questi casi divisivi, per cui, come ha sottolineato Roberta Petrelluzzi nella puntata di "Un giorno in pretura" dedicato al processo di primo grado, c'è chi ritiene Alessia Pifferi un'assassina, chi invece una donna con grandi difficoltà cognitive.</p><p>"Questo è stato un caso orribile, io credo che le persone, tutte noi, speravamo che ci fosse un'altra motivazione, perché è impossibile secondo me pensare che una madre possa arrivare a fare questo. Non è un omicidio deliberato, ma è qualcosa aldilà dell'umana comprensione. La dottoressa Bramante, mia consulente in primo e secondo grado che poi si è occupata anche di Chiara Petrolini, me lo disse: o qui c'è un problema o siamo di fronte al mostro peggiore che io abbia mai visto. Forse le persone a un certo punto si sono chieste se sia possibile che questa donna fosse così cattiva e crudele, o se ci fosse qualche altro motivo in ciò che è accaduto. Secondo me, il fatto che io sia riuscita in qualche modo a far vedere che, al di là dell'immagine che veniva trasmessa in tv di Alessia Pifferi in guêpière che mandava foto ai suoi interlocutori su Tinder. C'era qualcos'altro. C'era una donna fragile con delle problematiche. Per questo, a un certo punto l'opinione pubblica si è divisa, perché è vero, non ci sono mai stati dubbi sul fatto che la bambina sia morta. Ma questo non significa che io abbia cercato di giustificare, bensì di evidenziare la concausa", illustra Pontenani.</p><p>È un punto importante questo, un punto che, al di là dell'opinione pubblica, ha segnato inevitabilmente le indagini. Secondo la difesa, rappresentata nei primi due gradi di giudizio dalla legale Pontenani, Alessia Pifferi avrebbe sofferto di un grave <b>deficit cognitivo</b>, evidenziato anche dalla sua storia neuropsichiatrica - da piccola avrebbe avuto diritto all'insegnante di sostegno, in base alla legge 104. Ma nel processo di primo grado si sarebbe anche accennato alla possibilità che Alessia Pifferi abbia avuto consapevolezza dei bisogni di Diana, come attestato dall'incontro in ospedale con i servizi sociali quando la bimba era piccolissima. Un incontro particolare questo, in cui si sarebbe perfino creduto però che la donna fosse davvero una neuropsichiatra, cosa che aveva scritto anche sul suo profilo sui siti di incontri, e circostanza non vera. In secondo grado però le consulenze di parte della difesa si sono rivelate chiarificatrici.</p><p>"Probabilmente alla fine i limiti cognitivi di Alessia Pifferi sono stati riconosciuti, anche se forse non ne avremo mai certezza. I consulenti hanno parlato di fragilità cognitiva, riscontrata in Alessia Pifferi fin dall'infanzia, da quando cioè aveva iniziato a frequentare la neuropsichiatra infantile a 4 anni. Ovviamente una bambina non seguita e poi non supportata non può avere uno sviluppo normale infatti, Alessia Pifferi è una persona estremamente fragile. Non ha la patente, non ha mai letto un libro, ha dovuto interrompere gli studi quando i genitori l'hanno ritirata da scuola a 15 anni, ed è entrata in un limbo dal quale non è più uscita", chiosa Pontenani.</p><p>In occasione del processo di primo grado fu inoltre richiesta una perizia, condotta da un team guidato dallo <b>Elvezio Pirfo</b>. In sede di test, Alessia Pifferi diede delle risposte insolite - tra le altre che un chilometro poteva essere coperto a piedi in un'ora da un essere umano - e i risultati evidenziarono che non ci fosse un "disturbo psichiatrico clinicamente significativo", bensì una certa capacità manipolatoria e l'<b>alessitimia</b>, una caratteristica per cui una persona non prova emozioni. È stato quindi un lungo braccio di ferro, come pure sulle presunte caratteristiche morali dell'imputata, additata dall'accusa come "lussuriosa".</p><p>"Al processo io ho parlato di 'fame d'amore' - spiega Pontenani - è brutto dirlo, ma ho paragonato Alessia Pifferi a un animaletto che cerca di capire come sopravvivere nel miglior modo possibile. Lei voleva qualcuno che si occupasse di lei e della bambina. Qualcuno la iscrive a un un sito di incontri, perché non era in grado di farlo da sola, e la prima cosa che scrive sul sito è: sono una ragazza madre. Non ha mai nascosto la presenza di una bambina, cosa che sarebbe deterrente per qualunque uomo. Non era una donna lussuriosa, come la definita l'accusa, ma solo una donna alla disperata ricerca di qualcuno: non le interessava l'età, non le interessava l'aspetto estetico, non le interessava il genere".</p><p>C'è poi un'altra questione: fin dal primo giorno in cui fu data la notizia della morte di Diana, ci si è interrogati come mai nessuno avesse sentito nulla. Possibile che la bambina, affamata e assetata, non abbia pianto? A questo proposito, si è provveduto ad analisi mirate, dato che nella casa di Ponte Lambro era stata rinvenuta una boccetta di <b>benzodiazepine</b> - lasciata da un uomo, aveva spiegato Alessia Pifferi, ma non ricordava chi. Dalle analisi è emerso come tracce di benzodiazepine siano state trovate solo sul capello di Diana Pifferi - neppure sul bulbo - e quindi frutto di contaminazione da contatto con qualcuno che le aveva assunte. Per cui il dubbio sul pianto della bambina resta: "Questa bambina non piangeva perché nessuno la ascoltava", avrebbe detto Pontenani al processo di primo grado. E di questa vicenda resta ancora aperta la domanda: si può evitare che accada di nuovo, in un'altra casa, in un altro luogo?</p><p>"Ritengo che bisognerebbe sfatare il mito che la maternità sia bella come la immaginiamo - risponde la legale in merito alla possibilità di prevenzione - Certo, quello di Alessia Pifferi è stato un caso particolare, perché ha lasciato morire la figlia, ma non è il primo caso. Nel momento in cui ci sono situazioni drammatiche e una donna partorisce senza avere una rete di supporto e con fragilità anche economiche, si rende necessario l'intervento degli assistenti sociali. Secondo me non c'è un vero supporto alla maternità: le donne partoriscono e poi vengono abbandonate a loro stesse. Quindi, se sono in grado di andare avanti, se hanno parenti e amici o un compagno che aiuta, ce la fanno, ma altre donne non riescono. Questo è l'epilogo più drammatico, ma non è l'unico caso. Anche la depressione post partum è un fenomeno da analizzare in modo molto più serio".</p><h3>I processi</h3><p>Il processo di primo e secondo grado si sono concretizzati su due scontri principali tra accusa e difesa: da un lato il reato contestato - <b>omicidio volontario in forma omissiva</b> - che secondo la legale Pontenani sarebbe dovuto essere riqualificato in <b>abbandono di minore</b> - e quindi <b>morte in conseguenza di altro reato</b>. L'opinione pubblica anche su questo si è schierata: non tutti hanno compreso che anche questi reati sono ritenuti gravissimi.</p><p>"In realtà, non si comprende che il nostro codice prevede decine di sfumature per qualsiasi tipo di reato, nella fattispecie delittuoso, come pure di aggravanti, di attenuanti. Speravo di riuscire a dimostrare che non c'era stata volontarietà nell'omicidio, perché se manca la volontarietà doveva essere qualcosa di diverso, ma non un omicidio colposo, bensì un altro tipo di reato. E il nostro codice prevede l'abbandono di minore con morte in conseguenza di altro reato e quindi per me questo era un caso evidente in tal senso, tanto che ho portato all'attenzione dei giudici casi molto simili: ci sono perfino sentenze di cassazione di questo tipo risalenti al 1930. Sarebbe bastato riconoscere la fragilità cognitiva di Alessia Pifferi per dare una definizione diversa al reato. E non credo che ci fosse neppure il dolo eventuale. La pena non sarebbe stata comunque lieve, dato che avremmo parlato di 18 anni di reclusione. In tutto questo, non sono neanche stata compresa quando ho chiesto l'assoluzione di Alessia Pifferi: io ho chiesto l'assoluzione per omicidio volontario, perché secondo me la definizione di reato era diversa, e per questo sono stata insultata e minacciata di morte", dice Pontenani.</p><p>Alla fine del processo di primo grado, il 13 maggio 2024, Alessia Pifferi è stata in effetti condannata all'ergastolo per omicidio volontario in forma omissiva con dolo eventuale, da parte di persona ritenuta capace di intendere e di volere al momento del fatto, con il riconoscimento dell'aggravante dei futili motivi e l'esclusione dell'aggravante della premeditazione e delle attenuanti generiche. Per la sorella <b>Viviana Pifferi</b> e per la madre <b>Maria Assandri</b>, ammesse alle parti civili, sono state disposte delle provvisionali a titolo di risarcimento, ammontanti rispettivamente a 20mila e 50mila euro.</p><p>In secondo grado - il processo si è concluso il 5 novembre 2025 - è stata ribadita l'esclusione della <b>premeditazione</b> ma sono riconosciute le attenuanti generiche: la pena è stata ridotta a 24 anni di reclusione. La sentenza è diventata definitiva il 25 giugno 2026 con la pronuncia della Corte di Cassazione - dove Pifferi è stata difesa dall'avvocato <b>Christian Scaramozzino</b> - con la sentenza che ha confermato la condanna in appello.</p><p>"Questo è il primo caso in cui l'influenza della narrazione mediatica finisce in una sentenza e il fatto che questa sentenza sia poi stata confermata anche in cassazione, d'ora in poi verrà utilizzata secondo me come precedente. Purtroppo non è l'unico caso di processo mediatico. E il problema non sono solo i giudici popolari, ma anche i giudici togati che sono comunque persone che vanno a casa, accendono la tv e leggono i giornali. A mio avviso, bisognerebbe fare attenzione alle notizie che si danno durante il processo, perché potrebbero risultarne influenzati anche i testimoni. Ad esempio, nella sentenza di secondo grado viene scritto che la madre di Alessia Pifferi avrebbe modificato le dichiarazioni per sottrarsi al linciaggio mediatico. Quando presi l'incarico le feci consigliare di togliersi dai social, perché i suoi post su Facebook erano pieno di insulti, da parte di persone che non sapevano nulla della sua vita o del caso, e la denigravano violentemente. Tuttavia l'interesse dei media può essere anche d'aiuto: grazie a Tele Lombardia, andai nella vecchia scuola di Alessia Pifferi e trovai la sua documentazione. Ci sono vantaggi e svantaggi: sicuramente nel caso Pifferi il processo mediatico ha falsato le testimonianze in primo grado, perché le persone avevano paura a parlare bene di Alessia. Nessuno ha parlato bene di Alessia tranne l'ex marito. E forse se non ci fosse stato il processo mediatico, la madre di Alessia Pifferi non si sarebbe così allontanata dalla figlia per proteggere se stessa", prosegue la legale.</p><p>Questo iter è stato caratterizzato anche da un'indagine, in un periodo in cui ci si interrogava su una possibile <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/pifferi-bis-assolte-avvocato-e-psicologhe-non-stata-2576135.html" data-datalayer-click-event-target="internal">perizia</a>, a carico di tre psicologhe del carcere di San Vittore, che avevano realizzato dei test sull'imputata, in un eccesso di zelo e sulla stessa avvocata Pontenani. Alla fine sono state tutte assolte, ma ci si è posti l'interrogativo se ad Alessia Pifferi sia stato garantito il <b>diritto alla difesa</b>. "Durante il primo grado, è partita l'indagine parallela contro le psicologhe e contro di me - racconta Pontenani - Quando c'è stato il mio processo, mi sono resa conto che tutto quello che facevo il pm già lo sapeva, perché ero sotto intercettazione. Per cui c'è stato il rischio che fosse leso il diritto alla difesa: secondo me è stato sbagliato far partire un'indagine parallela durante una perizia, anche perché siamo tutti esseri umani e abbiamo una professione da svolgere, magari anche con un'iscrizione all'albo per cui per deontologia stiamo attenti a ciò che facciamo".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5PZMJXS4ARL4RDGIQB7GBEOVME.jpg?auth=310eccc48efb5f49d9e6202f6a5e9e47d7adc72158eaf78f09e35ccce6ea2991&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Omicidio di Aurora Tila, confessa il 17enne già condannato. "L'ho uccisa io"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-aurora-tila-confessa-17enne-gi-condannato-lho-2692918.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-aurora-tila-confessa-17enne-gi-condannato-lho-2692918.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Nel processo d'appello arriva la confessione del ragazzo con cui la 13enne aveva avuto una frequentazione per un breve periodo. Per lui, condannato a 17 anni in primo grado, è in corso il processo d’appello]]></description><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 14:49:18 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Non sempre le <b>confessioni </b>arrivano nel momento in cui viene commesso un crimine. È il caso dell’ex fidanzato di <b>Aurora Tila</b>, che ha ammesso, dopo un anno e mezzo dai fatti e cioè nel pieno del processo d'appello per l'omicidio della ragazza, di essere stato lui a ucciderla. In aula, infatti, l'ex fidanzato della 13enne, condannato a 17 anni dal tribunale per i minorenni, ha cambiato versione e si è anche scusato per il gesto e per il fatto di aver aspettato tanto ad ammetterlo. Il giovane ha detto di essere stato lui a gettare la ragazza da un balcone a <b>Piacenza </b>il 25 ottobre 2024. "Con la confessione si chiude un cerchio. Ma ci auguriamo che la Corte confermi la sentenza di primo grado, che ha stabilito una pena congrua", le parole dell'avvocato Emilio Malaspina, che assiste la madre della ragazzina vittima di femminicidio.</p><p>L’imputato non solo ha confessato, ma si è anche scusato sia per il femminicidio sia per il ritardo nell’ammissione di colpa. Il processo proseguirà con una prossima udienza prevista per il 10 settembre: il rinvio è necessario ai giudici per ricevere una relazione sul comportamento del detenuto nell’istituto penitenziario. La giovanissima Aurora Tila aveva conosciuto il giovane nel 2023 sui social: per un po’ i due si erano frequentati, ma poi lei aveva deciso di andare avanti senza di lui, che pare ne fosse ossessionato, tanto che la madre della ragazza si era perfino rivolta ai servizi sociali per richiedere un loro intervento.</p><p>Quel 24 ottobre ci sarebbe stato per i due il cosiddetto "ultimo appuntamento", quello a cui tutti gli esperti di violenza dei genere sui media consigliano alle donne di non recarsi mai. Aurora Tila sarebbe uscita molto presto quella mattina da casa, raccontando alla madre di dover incontrare le amiche: invece, in una palazzina nei pressi di casa, la giovane vide il ragazzo e ne sarebbe scaturito un lunghissimo litigio. Alcuni testimoni avrebbero assistito a cosa ne seguì: la 13enne aggrappata alla ringhiera di un balcone e l’imputato che colpiva le sue nocche con le ginocchia al fine di farla precipitare. Cosa che alla fine accadde, provocandone la morte: il corpo di Tila riportò comunque diverse lesioni ed ecchimosi che, stando ai risultati dell’autopsia, sarebbero precedenti alla caduta.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/aurora-uccisa-13-anni-e-l-aiuto-chiesto-all-ia-ora-dovrei-2644624.html">Aurora uccisa a 13 anni e l’aiuto chiesto all’Ia. "Ora dovrei lasciarlo?"</a></p><p>In primo grado con rito abbreviato, il 17enne era stato condannato a 17 anni, a fronte della condanna richiesta per lui dal pm 20 anni e 8 mesi. I giudici hanno infatti rigettato tutte le aggravanti - stalking, vincolo sentimentale, porto abusivo di un cacciavite - tranne la minore età della vittima. Finora l’imputato aveva gridato a gran voce la propria innocenza, infine oggi la svolta.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/NYAOGFEQ5VPS3A75KRGJGAP6UM.jpg?auth=9f109c928d690bbeb87083c9068b0ab185ba64e61ba25bb803c6fc46df15bc3f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La strage, il cromosoma in più, la frase choc: la storia del killer “nato per scatenare l’inferno”]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/strage-cromosoma-pi-frase-choc-storia-killer-nato-scatenare-2692264.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/strage-cromosoma-pi-frase-choc-storia-killer-nato-scatenare-2692264.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Richard Speck uccise nel 1966 otto allieve infermiere a Chicago. La vicenda, nota come il primo omicidio di massa della storia americana, presenta delle peculiarità uniche]]></description><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 06:24:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Oggetto di tantissime rivisitazioni in romanzi, film, e serie tv, la <b>strage delle allieve infermiere di Chicago</b> resta impressa nella memoria come il primo <b>omicidio di massa</b> commesso negli Stati Uniti. È il 1966: gli Usa stanno vivendo un periodo di profondi cambiamenti e il movimento per i diritti civili degli afroamericani si batte su più fronti, generando talvolta consensi, talaltra violente opposizioni, mentre anche i politici diventano spesso obiettivo di attentati. Tuttavia, la <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/tex-watson-rivendic-stragi-sguardo-manson-resta-inquietante-2352334.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u>Manson Family</u></a> non è ancora giunta a modificare la percezione nella fiducia verso gli sconosciuti dell'americano medio: è in quest'ottica che le allieve infermiere di Chicago, in una notte di luglio, aprono la porta al loro killer, <b>Richard Speck</b>.</p><p>"Questa è stata la prima volta che giovani donne, letteralmente addormentate nei loro letti in un quartiere residenziale di classe media e senza criminalità, sono state accoltellate e strangolate a morte senza alcun motivo. Nessun rancore precedente. Nessun litigio. Nessuna storia d'amore finita male. Nessun movente di alcun tipo per questi omicidi. Fu davvero la fine dell'innocenza nella vita americana", ha raccontato al <a href="https://freerepublic.com/focus/news/1662933/posts" target="_blank" rel="noopener"><u>Chicago Sun Times</u></a><b>William J. Martin</b>, ex vice procuratore della contea di Cook che ha guidato l'accusa contro Speck.</p><h2>&quot;Nato per scatenare l&#39;inferno&quot;</h2><p>Classe 1941, Richard Speck nacque in Illinois all'interno di una famiglia numerosa. Il padre morì giovane, a causa di un <b>attacco di cuore</b>, quando il futuro killer aveva solo 6 anni. È probabile che questo fattore abbia influito non poco sulla psiche di quello che sarebbe diventato un mostro. Oltre al fatto che la madre incontrò un nuovo compagno, che maltrattava e umiliava Richard Speck, e tutti quanti si trasferirono in Texas.</p><p>Così fin da giovanissimo, il criminale divenne alcolizzato e si diede a <b>piccoli reati</b>, come furtarelli, truffe, rapine in empori locali, ma anche violenze e minacce, che pian piano l'ho riportarono in Illinois. A vent'anni mise incinta una conoscente quindicenne e la sposò: tuttavia il loro matrimonio non durò. Solo un anno prima si era fatto fare un tatuaggio che ricava la scritta "Nato per scatenare l'inferno". Sarà un dettaglio molto importante nelle indagini per cercare il responsabile della strage delle allieve infermiere di Chicago.</p><h2>La strage che travolse Chicago</h2><p>Il 13 luglio 1966 sembra segnare l'esplosione e l'apoteosi di una rabbia che Richard Speck aveva covato fino ad allora e si era concretizzata solo in reati minori. A questo punto della sua vita, l'ex moglie ha ottenuto il divorzio per risposarsi con un altro uomo il giorno immediatamente successivo: in quella giornata di ordinaria ubriachezza, Speck compie diversi furti, tra cui quello di una <b>pistola calibro 22</b>. In realtà è alla ricerca di denaro e da tempo tiene sotto controllo le allieve infermiere che alloggiano in una villetta a schiera per rubare loro qualcosa.</p><p>Così Speck si recò alle 23 del 13 luglio nell'alloggio beige e verde al civico 2300 di <b>East 100th Street</b>, quando solo alcune delle allieve infermiere erano rientrate dalla loro uscita serale. Tra di loro c'era chi era stata in famiglia, chi era uscita col fidanzato a festeggiare, chi era studentessa di scambio ed era tornata presto per pregare. Il killer ne risparmiò solo una, e soltanto perché perse il conto di quante donne stesse uccidendo.</p><img src="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/R72H6UYSD5LLJAPV2667YJACPQ.png?auth=7504b53ae6affecb1e996df18ec235fdb989c049e34ae9c57b4ca125612eab36&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" alt="Richard Speck" height="900" width="1200"/><p>Si chiamavano Pamela Lee Wilkening (20 anni), Mary Ann Giordania (20 anni), Suzanne Bridget Farris (21 anni), Nina Jo Schmale (24 anni), Patricia Ann Matusek (22 anni), <b>Gloria Jean Davy</b> (22 anni), Valentina P. Pasion (23 anni) e Merlita Ornedo Gargullo (23 anni). Studiavano al <b>South Chicago Community</b> e non avevano idea che quella sera avrebbero incontrato il loro assassino.</p><p>Speck le legò una per una, con dei brandelli di lenzuola strappati al momento, le portò una per volta in un posto separato della casa e le seviziò per poi accoltellarle o strangolarle. Davy fu anche stuprata prima di essere uccisa. Inizialmente le ragazze pensavano che si trattasse solo di una rapina, che avrebbero dato all'uomo i soldi che cercava e sarebbe finita lì, ma così non è andata.</p><p>Solo <b>Corazon Pieza Amurao</b>, una delle studentesse di scambio proveniente dalle Filippine, riuscì a salvarsi nascondendosi sotto un letto e attendendo tremante le 6 del mattino, quando Speck lasciò il loro alloggio insanguinato e la giovane poté chiamare aiuto urlando da una finestra. Fu Amurao la principale accusatrice del killer in sede di processo: Speck avrebbe infatti anche reso una confessione a un medico, ma essendo sotto sedazione questo non avrebbe avuto valore probatorio. Gli inquirenti però non ci preoccuparono: l'allieva infermiera che aveva ben descritto il peculiare tatuaggio avrebbe riconosciuto l'assassino delle sue colleghe. E infatti, così è stato. Durante un'udienza, Amurao si avvicinò all'imputato puntandogli il dito a pochi millimetri dalla faccia, e dicendo a giudice e giuria: "È lui".</p><p>Speck ricevette una diagnosi di <b>sociopatia</b>, per cui venne stabilito che poteva stare a processo, l’iter giudiziario iniziò e terminò in effetti nell'aprile 1967. Giudice e giuria impiegarono solo 49 minuti di camera di consiglio per la sentenza: <b>pena di morte</b>. Ma la sedia elettrica non arrivò mai per l'assassino delle allieve infermiere, la cui pena fu accorciata man mano da 1200 anni di detenzione ad almeno 400. Non ne scontò neppure una minima parte, dato che morì alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno, nel 1991. Venne cremato e le sue ceneri sono state sparse in una località segreta.</p><h2>La detenzione choc</h2><p>Nel 1997, come riporta la <a href="https://www.nbcnews.com/news/crime-courts/how-richard-speck-s-rampage-50-years-ago-changed-nation-n606211" target="_blank" rel="noopener"><u>Nbc</u></a>, emerse l'esistenza di un video in cui si mostrava una narrazione choc della detenzione di Speck. Nel filmato il killer era intento ad avere un <b>rapporto sessuale</b> in prigione, mostrandosi in mutandine di seta e con un seno nudo ingrandito da <b>ormoni femminili</b> introdotti illegalmente in carcere. Nel video il condannato confessò per un'ultima volta la strage che aveva commesso, dicendo delle vittime che "semplicemente non era la loro serata".</p><p>Un secondino raccontò che Speck aveva ammaestrato un <b>uccellino</b>, che teneva sulla spalla legato con un cordino. Quando gli fu ordinato di lasciarlo andare perché in prigione non era ammesso avere animali domestici, l'assassino gettò di impulso il piccolo uccello nella ventola in acciaio dell'areatore, stritolandolo sul colpo e giustificandosi: "Se non posso averlo io non lo avrà nessuno”.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/aveva-baciato-pistola-cos-produttore-fu-condannato-omicidio-2647473.html">"Aveva baciato la pistola". Così il produttore fu condannato per omicidio</a></p><h2>Quel cromosoma Y in più</h2><p>Il 22 aprile 1968, due anni dopo la strage e uno dopo la sentenza, il <a href="https://www.nytimes.com/1968/04/22/archives/ultimate-speck-appeal-may-cite-a-genetic-defect.html" target="_blank" rel="noopener"><u>New York Times</u></a> pubblica i risultati di uno studio che presuppone come la violenza di Speck abbia avuto in sé delle ragioni genetiche. Questo studio presupponeva che il killer avesse come <b>cromosomi sessuali XYY</b>: normalmente i cromosomi maschili sono XY, quindi in Speck è possibile che ci fosse un Y in più.</p><p>Stando allo studio, gli uomini con un comportamento insolitamente aggressivo e che hanno commesso crimini violenti presentavano questa anomalia genetica, chiedi di solito si riflette sull'aspetto fisico e sulle caratteristiche psichiche: Speck era inoltre alto 188 centimetri, aveva il volto profondamente segnato dall'acne, era ottuso, semianalfabeta e con un quoziente intellettivo di 85, tutte caratteristiche corrispondenti a chi ha cromosomi sessuali XYY.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/MLYSPVXATBIHLEYWAIOJEJX2DM.png?auth=7eb20821c384c9d823f2eba0b167e62efc3636093584d1b739eab72af2a86782&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Svolta nel caso di Elisa Claps. Le indagini riaperte per omicidio in concorso]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/elisa-claps-procuratore-non-conferma-e-non-smentisce-nuove-2687804.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/elisa-claps-procuratore-non-conferma-e-non-smentisce-nuove-2687804.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[La nuova indagine sull’omicidio della ragazza di Potenza, avvenuto nel 1993. Il procuratore non conferma e non smentisce]]></description><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 13:37:12 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il procuratore di Potenza fornisce un indizio sulla conferma della notizia, data nella puntata di ieri di “Chi l’ha visto?”, dal fratello di<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/riaperte-indagini-sulle-complicit-nel-caso-claps-rivelazione-2687342.html" data-datalayer-click-event-target="internal"> Elisa Claps</a>, la 16enne scomparsa il 12 settembre 1993 e i cui resti sono stati trovati solo il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Trinità nel capoluogo lucano. <b>Gildo Claps</b> ha infatti annunciato: “Da due anni la procura di Potenza ha riaperto con coraggio le indagini sul ritrovamento del corpo e sulle complicità”. Le indagini sarebbero contro ignoti.</p><p><b>Camillo Falvo</b>, procuratore di Potenza, non ha né confermato né apertamente smentito all’Ansa le parole di Gildo Claps, affermando che “ci sono alcuni casi che meritano una piena verità, al di là dell’aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie”. Pare tuttavia che negli ultimi mesi i carabinieri dei Ris avrebbero effettuato nuovi accertamenti tecnici scientifici nel sottotetto della chiesa, avvalendosi di nuove tecnologie.</p><p>Il caso della scomparsa di Elisa Claps registrò molte resistenze, sebbene l’opinione pubblica avrebbe sospettato dal primo momento dell’uomo che l’avrebbe vista per l’ultima volta e che poi è stato riconosciuto dalla giustizia come assassino: <b>Danilo Restivo</b>, 21 anni all’epoca dei fatti, successivamente indagato e condannato per false dichiarazioni ai pm e autore nel 1999 di una mail di depistaggio in cui si affermava che Elisa Claps fosse in Sudamerica. Ora si cercano persone che potrebbero aver concorso al delitto con Restivo.</p><p>La svolta nel caso Claps arriva nel 2002 e da Oltremanica: la sarta <b>Heather Barnett</b> viene uccisa a Bournemouth, nel Regno Unito. La donna era vicina di casa di Restivo, che si era trasferito nel piccolo centro britannico: il killer fu condannato poi nel 2011 per l’omicidio della sarta e le indagini inglesi fecero emergere informazioni sul modus operandi, che contemplava ciocche di capelli di altre persone sulla scena del crimine e, analogamente, il taglio di ciocche di capelli della vittima. Alcune ragazze di Potenza, all’epoca della scomparsa di Elisa Claps, parlarono di quest’abitudine di Restivo, di tagliare ciocche di capelli alle ragazze sui mezzi pubblici.</p><p>Il caso Barnett prima e il ritrovamento del corpo, a seguito di alcuni lavori nel sottotetto della <b>chiesa della Trinità</b>, permisero la riapertura delle indagini in Italia, indagini che portarono anche qui a una condanna definitiva a 30 anni di Restivo nel 2014, a oltre 20 anni dall’omicidio.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/danilo-restivo-e-dubbi-fratello-elisa-claps-sullomicidio-2612113.html">Danilo Restivo e dubbi del fratello di Elisa Claps sull'omicidio Shin </a></p><p>Si sospetta tuttavia che Restivo possa aver ucciso ancora. Sempre nel 2002 sarebbe stata uccisa, a Bournemouth, la studentessa coreana <b>Jong-Ok Shin</b>: per quest’omicidio è stato condannato Omar Benguit, che si è sempre detto innocente e sulla cui estraneità insiste anche un recente documentario Bbc. Tuttavia il corpo della studentessa è stato cremato e quindi non si potrebbe procedere a una seconda autopsia.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/S44WPNKUYNNEFKFN6D5CELGIDM.jpg?auth=e861b9f869790de7569685d6306f065d092b1a58eaaf9dc497aba5a1ed2acc02&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Nessy Guerra portata in caserma in Egitto e poi rilasciata dopo l'intervento di Tajani. Il ministro: "Lavoriamo perché torni in Italia"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/nessy-guerra-portata-caserma-egitto-e-poi-rilasciata-2686933.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/nessy-guerra-portata-caserma-egitto-e-poi-rilasciata-2686933.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[La polizia egiziana l'ha prelevata nella notte. L'avvocata: "Un escamotage per arrestarla". Poi l'intervento del ministro per liberarla]]></description><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 19:36:37 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Portata in caserma nella notte, <b>Nessy Guerra </b>è stata liberata dopo l’intervento del ministro <b>Antonio Tajani</b>. La 27enne ligure, che da tre anni non può tornare in Italia con la figlia, perché la legge egiziana richiede il permesso dell’<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/minacce-e-aggressione-lex-marito-nessy-guerra-arrestato-2676235.html" data-datalayer-click-event-target="internal">ex marito</a>, padre della bambina, che non glielo concede, è stata condotta in una stazione di polizia egiziana con la figlia.</p><p>"<b>Sono arrivati alle 3 del mattino</b>, tutti in borghese. Parcheggiato sulla strada un furgone a nove posti dove avrebbero dovuto farmi salire. Il mio padrone di casa, che è un ex militare, si è però imposto e dopo una trattativa è riuscito a convincere gli agenti che sarebbe stato lui ad accompagnarci", le parole della donna <b>all'Adnkronos</b>.</p><p>Inizialmente le è stato detto che si trattava di un ordine della procura che avrebbe disposto l'accompagnamento coatto della donna e della figlia per permettere all'ex marito di Nessy, Tamer Hamouda, di vedere la figlia, ma Nessy ha presto capito che si trattava di un pretesto. "Non esiste nessun documento che attesti il fatto che il mio ex debba vedere la bambina - racconta Nessy, difesa in Italia dall'avvocata <b>Agata Armanetti</b> -, nel 2024 è stata affidata a mia madre, ora siamo in attesa della sentenza di appello che potrebbe ribaltare il verdetto in primo grado e affidarla alla madre del mio ex, ma fino ad allora è affidata a mia madre". Nessy Guerra era latitante in Egitto perché condannata in appello a sei mesi di lavori forzati per l'accusa di avere commesso adulterio nei confronti di Hamouda, accusa che Nessy ha sempre respinto e insieme ai suoi legali nei giorni scorsi ha depositato ricorso in Cassazione. Dopo ore di panico è arrivato l'ambasciatore, accompagnato dal console. "Ho chiamato<b> l'ambasciatore</b> più volte prima che mi rispondesse. Quando sono arrivati hanno parlato per un paio d'ore con un ufficiale di polizia, al termine della trattativa è stato disposto il nostro rilascio, ma ho dovuto firmare un impegno a non lasciare l'abitazione in cui mi hanno trovata. Quindi bene da un lato, dall'altro vivo con l'ansia che possa succedere di nuovo".</p><p>La donna si appella nuovamente alle istituzioni, "devono fare qualcosa perché mi sento vulnerabile - spiega -. Prima avevo la speranza che non sarebbe mai venuto nessuno a bussarci, ma adesso so che sanno dove sono, il mio ex, come ha già fatto altre volte potrebbe pagare qualcuno e scoprire dove abitiamo. Chiedo che mi ospitino almeno in Ambasciata, è insano quello che sta succedendo". "La mia preoccupazione - conclude - è per mia figlia, se mi arrestano che fine fa la bambina? E' affidata a mia madre, ma se la sentenza in appello viene ribaltata? Se lui la rapisce?".</p><p>Guerra si trovava in una residenza ignota all’ex marito, che in altre occasioni aveva cercato di rapire la minore. L'uomo aveva inoltre inviato minacce a moltissime persone: indirettamente alla trasmissione “Chi l’ha visto?” e alla premier <b>Giorgia Meloni</b>, ma aveva anche detto al viceconsole onorario a Hurgada Orazio Gioacchini che lo avrebbe gambizzato, proprio come ha fatto in altre occasioni in in Italia. Per le minacce a Gioacchini, il 9 giugno l’ex marito di Nessy è stato portato in carcere e poi scarcerato dietro una cauzione del valore di una manciata di euro. Secondo quanto riportato da fonti della Farnesina, Nessy e la bambina sarebbero state tradotte in caserma perché un giudice avrebbe richiesto di far vedere la figlia al padre.</p><p>L’uomo, <b>Tamer Hamouda</b>, è stato condannato in Italia in via definitiva per percosse, lesioni, stalking, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di una precedente ex compagna, ma alla vigilia della condanna si è reso latitante in Egitto. Dove Nessy Guerra l’ha denunciato per violenza domestica e l’ha lasciato. A quel punto lui l'ha accusata di adulterio, denuncia che ha portato a una condanna per la 27enne a una reclusione di 6 mesi e ai lavori forzati, nonostante un presunto testimone abbia ammesso al giudice di aver subito pressioni per affermare il falso. Quindi sostanzialmente Nessy è stata condannata per un reato che in Italia non esiste e con false accuse. Guerra e Armanetti hanno più volte fatto appello alle istituzioni italiane perché la 27enne possa tornare a casa con la bimba.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/ho-denunciato-mio-ex-musulmano-violento-lui-mi-manda-2638789.html">"Ho denunciato il mio ex italo-egiziano violento, lui mi manda a processo per adulterio in Egitto"</a></p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/D7P3YD2JFZKPRDUXXM5GCH32UY.png?auth=bf3bbb0c873d28c21c0554ad4c7be22c7b3500b3040ca79b9c71d0caa4b26d5f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Screen "Chi l'ha visto?"]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[Cosa leggere quest'estate: 7 libri che catturano gli over]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/letteratura/cosa-leggere-questestate-7-libri-che-catturano-over-2686365.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/letteratura/cosa-leggere-questestate-7-libri-che-catturano-over-2686365.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Consigli per le letture sotto l’ombrellone: gialli, noir, storia, fantascienza, un romanzo da leggere con i nipoti e una graphic novel]]></description><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 08:39:45 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Quali libri mettere in valigia per le vacanze e leggere sotto l’ombrellone? Ogni anno non mancano le novità editoriali interessanti per tutti i gusti. Questa selezione è pensata per gli over 60: per coloro che provano nostalgia per il noir d’autore, per chi ama i gialli e una fantascienza che paradossalmente proietta nel passato. Non manca un romanzo dall’autore misterioso da leggere con i nipoti e una graphic novel che scaccia la tristezza per la non qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio.</p><h2>Il poliziesco contemporaneo</h2><p>Massimo Lugli è un talento navigato nel raccontare storie realmente accadute sotto il suo personalissimo filtro di romanzo. La sua ultima fatica si intitola “<b>La gang delle 3 B</b>” e parla di due bande di mala a confronto, e una folla di interessanti e multiformi personaggi che si muovono sullo sfondo, tra cui un immancabile giornalista, alter ego in un certo senso dello stesso Lugli, storico nerista romano. L’epoca in cui è ambientato il romanzo è un’epoca che l’autore conosce bene: gli anni ’70, i loro crimini e l’infinita lotta politica che permeava la quotidianità di tutti. </p><h2>Il noir d&amp;rsquo;autore</h2><p>La Milano di Giorgio Scerbanenco più che essere una metropoli in bianco e nero è soprattutto noir. Il prolifico autore di origine russa, nel corso della sua carriera letteraria, ha scritto e pubblicato centinaia e centinaia di racconti: 900 di questi sono confluiti per la prima volta in un unico volume dal titolo “<b>Si paga sempre</b>”. Non si tratta semplicemente di un’opera speciale sul profilo editoriale: qui dentro c’è tutto l’immaginario di Scerbanenco, i suoi personaggi, in particolare quelli femminili, alla ricerca sempre di qualcosa che non riescono a trovare.</p><h2>Il giallo che tiene incollati fino alla fine</h2><p>Un professore giunge in una prestigiosa scuola privata americana: la comunità e i suoi studenti lo accolgono, anche grazie a un carisma capace di affascinare tutto. Ma ad un tratto scompare: nel bosco vengono trovati alcuni resti umani e la sua automobile è semi-affondata in uno stagno. Cosa è accaduto e cosa nascondeva il professore tanto amato? Con “<b>Fox</b>”, Joyce Carol Oates regala ai lettori un giallo pieno di ritmo e colpi di scena, come solo l’autrice sa fare.</p><h2>La Città Eterna tra le pagine</h2><p>L’acqua ha permeato la storia delle prime civiltà e ciò che il Tevere è stato ed è per Roma non è solo simbolico. Lungo questo fiume è stata costruita la città ma anche lo Stato Pontificio, si sono avvicendate ere e personaggi. “<b>I segreti del Tevere</b>” di Birgit Schönau è un saggio che si legge come un romanzo.</p><h2>Una storia di fantascienza da leggere nel futuro</h2><p>Philip K. Dick inserisce vari elementi della sua letteratura in “<b>E Jones creò il mondo</b>”: l’inverno nucleare, la dittatura del relativismo, un giovane con poteri precognitivi sono gli elementi con cui l’autore immaginava un futuro distopico. Nel 1956, quando scrisse questo romanzo, raccontava il 2002: in altre parole, i lettori di questa riedizione sono nel futuro rispetto alla narrazione.</p><h2>Da gustare con i nipoti</h2><p>Davide Morosinotto è un autore che scrive con un alias un romanzo ispirato da una storia vera e illustrato da Tommaso Carozzi. Ne “<b>Il mistero di Kaspar Hauser</b>” si narra di un ragazzino 16enne, il Kaspar Hauser del titolo, che giunge a Norimberga senza che si sappia nulla di lui e che viene minacciato da misteriose forze. Quindi giungono in città un detective con la figlia 12enne, e dovranno risolvere questo mistero.</p><h2>Per consolarsi durante i Mondiali di calcio</h2><p>Jean-Christophe Deveney e Mickaël Correia hanno scritto la graphic novel “<b>Una storia popolare del calcio</b>”, disegnata da Lelio Bonaccorso. Viene esaltata la storia del calcio non solo come sport che unisce le nazioni, ma anche come mezzo di emancipazione per le classi subalterne di tutte le età e le donne. Questo viene fatto attraverso miti dello sport come Pelè e Diego Armando Maradona, e non manca neppure qualche goleador contemporaneo.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/U4MHXLOSERL5DFD3HNQB6JDM7M.jpg?auth=75a5e0a5ac93a8fcb9a209025e9f1c170788c9f67660b6cc1a53367b44cbe2c6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Pexels]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA["Partire in vacanza in sicurezza: vi svelo come proteggervi dai furti in casa"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/partire-vacanza-sicurezza-vi-svelo-proteggervi-dai-furti-2681656.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/partire-vacanza-sicurezza-vi-svelo-proteggervi-dai-furti-2681656.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[I consigli dell'esperto in vista delle partenze estive: quali sono le azioni di prevenzione per tutelare la propria casa dai furti. "Una buona condivisione con il vicino di casa può essere molto utile"]]></description><pubDate>Mon, 22 Jun 2026 05:00:20 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Tempo d'estate significa anche tempo di vacanze e di partenze. Ma il dilemma non cambia mai, e si finisce per chiedersi: "La mia casa è sufficientemente a prova di ladro?". A questo fenomeno, quello dei<a href="https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/nuova-tecnica-dei-ladri-boom-furti-cosa-consiste-metodo-2461855.html" data-datalayer-click-event-target="internal"> furti</a>, va aggiunto però uno più grave e più urgente, ovvero quello delle rapine in casa, che in estate, complici le città deserte, purtroppo si moltiplicano.</p><p>"Molti installano videocamere di sorveglianza, che hanno pure la loro funzione successivamente al reato, ma rappresentano qualcosa di asettico. Sono profondamente convinto che i cittadini debbano avvicinarsi alla polizia locale, che sul territorio ha una grandissima esperienza, con il fine di creare una rete e debellare ladri e rapinatori, cioè sciacalli della società. Ma per farlo occorre anche che il reato diventi antieconomico", chiarisce a IlGiornale Edi Sanson, presidente dell'associazione "I nostri diritti" e consulente per la prevenzione del crimine.</p><p><b>In base ai dati in suo possesso, esiste un'emergenza riguardo furti e rapine estive? O i numeri sono gli stessi tutti gli anni?</b></p><p>"Il discorso è molto ampio. Bisogna distinguere innanzi tutto la città dalla periferia. I numeri di questi fenomeni in città non subiscono variazioni in base alle stagioni, anche se il ladro di solito predilige l'estate, perché le abitazioni sono più vuote e si va a colpo sicuro. Il furto in città è diverso da quello di periferia, messo in atto da ladri molto giovani, come gli zingarelli, per cui l'abitazione viene violata dalla porta d'ingresso. Ci sono varie tipologie di ladri in città, come arrampicatori o distruttori di serrature, tuttavia un buon infisso e un buon sistema di sicurezza normalmente proteggono molto bene la casa in città".</p><p><b>E in periferia?</b></p><p>"In periferia, purtroppo, è diverso: non esiste un castello inviolabile e quindi l'abitazione in periferia subisce questa variazione di tempo - il cambio orario - quindi in inverno per via dell'oscurità è più facilmente individuabile un'abitazione vuota". </p><p><b>Stare in condominio, avere la portineria: sono situazioni più sicure?</b></p><p>"Assolutamente: uno dei valori aggiunti per proteggerci è proprio quello della vigilanza di vicinato. Ci dovremmo fare un po' più gli affari degli altri, per tutelare la proprietà nostra e altrui, perché se siamo egoisti e pensiamo solamente al sistema d'allarme che ci possiamo permettere non è un vantaggio. Quindi il custode, il portinaio che sa un po' di tutti, che vede una presenza strana in condominio - è vero che si farà gli affari nostri perché sa chi ospitiamo o chi siamo abituati a vedere - però è una protezione, è indubbio che la presenza è protezione. Le faccio un esempio".</p><p><b>Dica.</b></p><p>"Durante il lockdown per il Covid-19, non abbiamo avuto furti nelle abitazioni perché eravamo costretti a starci dentro, presidiandola. La nostra presenza esclude il ladro - non il rapinatore - ma il ladro seriale, perché il ladro vuole l'oggetto, non vuole la persona. Non ci tiene d'occhio, tiene d'occhio la casa, vede se la casa è viva. Ci sono professionisti del furto che entrano dagli infissi, quindi fanno un foro per far scattare l'infisso, ci sono quelli che sanno aprire anche le porte blindate di una certa tipologia e quelli che rompono la finestra. È il territorio che in qualche modo stabilisce quale tipologia può essere adottata: la periferia e la città sono due entità completamente diverse e anche il ladro è completamente diverso, quindi anche le tecniche per catturarlo poi sono completamente diverse, perché il poliziotto però è sempre lo stesso e deve adattarsi alla tipologia del ladro".</p><p><b>Quali sono invece le circostanze più vulnerabili in caso di rapine?</b></p><p>"I soggetti più vulnerabili sono gli anziani. La rapina a un anziano comporta la conoscenza della persona: cioè io so che in quella casa c'è un anziano, quindi l'anziano oppone meno resistenza, ha un po' l'incapacità di memorizzare degli elementi che possono essere utili per ricondurre, per identificare l'autore del reato, può avere del denaro contante in casa perché non è così abituato a utilizzare il bancomat. Quindi gli anziani meriterebbero un'attenzione particolare. Le rapine alle banche sono state debellate non per la capacità di opporre un'indagine efficiente, ma perché abbiamo tolto il denaro dalle banche, abbiamo messo le casse automatiche che sono apribili solamente a tempo: il reato diventa antieconomico per il rapinatore, e allora credo che quella sia la chiave di lettura".</p><p><b>Cioè? </b></p><p>"Dobbiamo in qualche modo evitare di tenere dei beni in casa per non rendere più appetibile il reato: finché noi continuiamo a tenere i monili in camera da letto, a tenere dei contanti in giro per la casa, non basta nasconderli in cucina anziché nella giacca della camera da letto dell'armadio. Ormai i criminali lo hanno capito e siamo troppo vulnerabili".</p><p><b>È vero che alcuni compiono furti con il metal detector?</b></p><p>"No, sono leggende metropolitane, come l'addormentamento delle vittime con il gas. C'è la psicosi, la leggenda metropolitana, ci sono varie situazioni che creano allarmismo e questo distoglie dai piccoli accorgimenti per raccogliere elementi o segnalazioni utili per le forze di polizia, che a mio avviso dovrebbero in qualche modo ridimensionare le loro ambizioni di indagini megagalattiche e pensare più a questi piccoli reati che secondo me si possono debellare, specialmente in città piccole. Si può fare".</p><p><b>Davvero?</b></p><p>"A Udine ad esempio l'amministrazione comunale ha dato vita a una sicurezza partecipata che è fatta da cittadini che collaborano con le forze di polizia. È un buon inizio con referenti sul territorio: degli occhi che non sono le telecamere - le telecamere sono asettiche, vanno molto bene per il dopo - il post-reato - sono degli investigatori eccezionali, hanno un tesoro di informazioni utilissimo, ma non possono fare prevenzione. La prevenzione è tutta un'altra cosa, la prevenzione è ancora umana ed è a mio avviso del cittadino. Io ho portato a casa centinaia di arresti grazie al cittadino, grazie a quella fidelizzazione sul territorio tra poliziotto e cittadino comune". </p><p><b>Ci sono altri falsi miti su come proteggersi? È vero che troppe informazioni sui social sono deleterie?</b></p><p>"Il ladro è un criminale seriale, quindi il ladro studia, vive una giornata per adeguarsi, per capire. Le truffe sono l'altra tipologia di reati seriali e le truffe coinvolgono anche i social, coinvolgono anche un po' la psicologia del cittadino che cosa fare. Ci sono molte informazioni che noi diamo sui social: io non credo, non ho mai avuto contezza che si possa fare una valutazione di dove colpire sulla base delle informazioni dei social, è troppo complicato. Questo è un falso mito. Però nell'abitazione, specialmente in città, in cui non si ritira la posta ci può essere un segnale di dove andare a colpire".</p><p><b>Cos'altro? </b></p><p>"Ci sono dei piccoli accorgimenti: la casa deve essere viva, come dicevo prima, anche un semplice cartello di vigilanza attiva è una cosa intelligente e il nostro ladro non starà certo lì ad andare a aprire la porta per verificare se è vero o è falso, quindi questo è già un buon deterrente, e costa niente. L'equilibrio secondo me è ancora basato sul fattore umano, quindi una buona condivisione con il vicino di casa può essere molto utile, oltre che un monitoraggio ambientale, un'area in cui metto una telecamera che può avere una protezione non unitaria ma di un gruppo di case". </p><p><b>Cosa è importante fare dopo aver subìto un furto?</b></p><p>"Mi sono reso conto che il fattore sicurezza, il fattore giustizia sono qualcosa di non conosciuto, nemmeno a grandi linee, è per questo che da presidente dell'associazione 'I nostri diritti' tengo settimanalmente degli incontri con la cittadinanza per spiegare che cosa si deve fare, a partire dalla telefonata al 112, che sembra facile, ma invece se non abbiamo una capacità razionale, sintetica di esporre i fatti, si rischia veramente di avere uno scontro anche con l'operatore del 112. Dopodiché, se il pericolo è ancora imminente, il 112 è anche uno strumento per avere la protezione. Quando la casa è messa in sicurezza, quando noi non rischiamo più nulla, a quel punto non basta l'intervento di una pattuglia ma dobbiamo formalizzare la denuncia". </p><p><b>Perché è importante?</b></p><p>"La denuncia ha un doppio fine: intanto iniziare l'attività di indagine, l'attività poi di un eventuale procedimento e l'eventualità di avere un risarcimento del danno qualora il ladro fosse individuato, ma ha un'altra finalità che è quella di raccogliere dei dati che vanno prima a livello locale, poi a livello centrale e permette un implementamento della vigilanza di quella zona. È un po' complicato: il cittadino crede che il solo chiamare il 112 faccia scattare la denuncia, purtroppo non è così. Oggi anche il cambiamento dettato dalla riforma Cartabia impone la parte attiva del cittadino per il processo penale che parte con la denuncia. E che può servire anche a fermare i criminali".</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/attualit/furti-casa-cosa-fare-partire-evitarli-secondo-questura-2508558.html">Furti in casa, cosa fare prima di partire per evitarli secondo la questura</a></p><p><b>Quali sono le informazioni utili che possono completare il quadro?</b></p><p>"L'arma dei Carabinieri è capillare sul territorio. Mi piacerebbe molto che un giorno al mese ci fosse un'apertura al cittadino per vedere non solo la caserma, non solo la macchina dei carabinieri per far salire il proprio bambino - un po' come succede anche per i vigili del fuoco che fanno una giornata di informazione. Mi piacerebbe che questa giornata fosse una volta al mese per informare: un'oretta di lezione su quello che può essere l'apporto da parte del cittadino per le forze di polizia. Ogni carabiniere, ogni poliziotto, ogni insegnante, ogni infermiere, tutti coloro che fanno parte dei servizi dello Stato, dovrebbero essere presenti sempre tra la gente e per la gente. Questo è un orgoglio, poterne farne parte, perché poi c'è un ritorno fantastico che è sempre dato dal cittadino". </p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ILGA67TQHFOWVLFYAV5T2VWAPY.jpg?auth=384c9c5c0c6a1bcf03889f2b442ee6b4924e4d1a5b97b1f5d0ba2220b137c2c0&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Garlasco e la presunta corruzione: "Ci sono 16 chiamate ad Andrea Sempio”]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/garlasco-e-presunta-corruzione-ci-sono-16-chiamate-ad-andrea-2681816.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/garlasco-e-presunta-corruzione-ci-sono-16-chiamate-ad-andrea-2681816.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Gli interrogatori di Silvio Sapone e Massimo Lovati: cosa resta aperto nel filone di inchiesta parallelo al delitto di Garlasco]]></description><pubDate>Sat, 20 Jun 2026 08:27:46 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Resta ancora aperta l’ipotesi di <b>corruzione</b> nell’indagine del 2017 che vide <b>Andrea Sempio</b> - indagato per la terza volta nel 2025 per il <b>delitto di Garlasco</b> - oggi nel mirino degli inquirenti per l’assassinio di <b>Chiara Poggi</b>, avvenuto il 13 agosto 2017. Se in queste settimane è stata depositata alla procura di Brescia un’informativa, che scagionerebbe l’allora pm del caso <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/niente-corruzione-lex-pm-venditti-ora-rischiano-legali-e-2673828.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>Mario Venditti</b></u></a>, pare che altrettanto non sia accaduto per la posizione di alcuni carabinieri coinvolti nello stesso filone di inchiesta.</p><p>Uno dei carabinieri di cui si è molto parlato dall’apertura dell’inchiesta, il 26 settembre 2025, è il maresciallo <b>Silvio Sapone</b>, all’epoca luogotenente. Il militare è stato interrogato in merito ad alcune telefonate effettuate verso l’utenza di Andrea Sempio il 22 gennaio 2017, e il video di quell’interrogatorio è stato trasmesso a <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/il-giallo-di-garlasco-lex-carabiniere-e-le-chiamate-a-sempio-nel-2017_F314087301044C19" target="_blank" rel="noopener"><i><u><b>Quarto Grado</b></u></i></a>.</p><p>Sono tanti i “non ricordo” di Sapone, cui viene contestato di aver effettuato <b>16 telefonate</b> all’indagato quel giorno: secondo l’ex maresciallo, è probabile che non tutte le chiamate siano state effettuate da lui, perché riconosce quelle con la propria utenza cellulare ma non quelle effettuate dall’ufficio. Sapone suppone che quelle chiamate fossero per notificare a Sempio di raggiungere la procura, ma ritiene impossibile averle effettuate tutte lui, poiché diverse partono in contemporanea da entrambe le utenze.</p><p>Le indagini avrebbero preso le mosse da alcuni appunti sequestrati al padre dell’indagato, <b>Giuseppe Sempio</b>, nel corso di una perquisizione a maggio 2025. Intanto erano stati effettuati dei controlli incrociati della Guardia di Finanza, che sarebbero risaliti a un ammanco di 45mila euro dalla cassa della famiglia Sempio. I legali di Andrea, <b>Massimo Lovati</b>, Federico Soldani e Simone Grassi hanno sostenuto che si sarebbe trattato dei loro cachet, dapprima per le indagini di omicidio e successivamente per le querele sporte per diffamazione da parte dell’assistito, il tutto per un incarico della durata di circa un anno.</p><p>Lovati, oltre ad aver suscitato molta attenzione con una serie di teorie sull’omicidio Poggi, è stato spesso oggetto di domande da parte della stampa sulla provenienza della <b>consulenza Linarello</b> - la consulenza sul Dna trovato sui margini subungueali di Chiara Poggi, consulenza richiesta dalla difesa di <b>Alberto Stasi</b>, condannato per il delitto nel 2015.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/errore-mai-cosa-dicono-i-carabinieri-sulle-telefonate-sempio-2665358.html">"Un errore? Mai prima". Cosa dicono i carabinieri sulle telefonate di Sempio a casa Poggi</a></p><p>Durante l’<a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/il-giallo-di-garlasco-corruzione-i-dubbi-dei-pm-sulle-parole-di-lovati_F314087301044C17" target="_blank" rel="noopener"><u>interrogatorio</u></a>, Lovati ha affermato di aver passato la consulenza anche al collega Soldani e all’ex generale dei Ris <b>Luciano Garofano</b>, all’epoca consulente per la difesa Sempio. Secondo Lovati, la documentazione proverrebbe da un giornalista: “È deceduto, Giangavino Sulas, lo stesso Giangavino Sulas che qualche giorno dopo o una settimana che dopo, o forse nei primi di febbraio, effettuò un'intervista sul settimanale Oggi allo 007, cioè a colui che aveva appreso o che diceva di aver appreso di quei reperti provenienti da Andrea Sempio, sui quali poi si basò la consulenza. Prima di Fabbri che li descrisse, del dottor Fabbri, e poi del dottor Linarello che li risezionò per confezionare quella consulenza tecnica di cui parlavo prima”. Lovati tuttavia tace, trincerandosi dietro ai “non ricordo” su diversi dettagli. Va ricordato tuttavia che l’allora direttore di <b>Giangavino Sulas</b>, Umberto Brindani, abbia sempre smentito questo scambio tra l’avvocato e il giornalista.</p><p>Presente in <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/il-giallo-di-garlasco-e-il-mistero-della-corruzione_F314087301044C18" target="_blank" rel="noopener"><u>studio</u></a> l’avvocato <b>Paolo Pirani</b>, che ha spiegato come potrebbero fare gli inquirenti a vagliare le affermazioni degli ex legali di Sempio: “In realtà non è così complesso come può apparire, perché se la procura ha un'idea sul destinatario finale di questo denaro, è possibile delegare la Guardia di Finanza, che fa un'attività tipica degli accertamenti fiscali, cioè verificare se in quel determinato periodo sono stati fatti degli acquisti in denaro contante. Facciamo un esempio: se io acquisto un'auto che ha un valore di 10mila euro, la tracciabilità è di 5 e il valore è di 10, la differenza tra 10 e 5 vuol dire che l'ho pagata in nero a livello di presunzione”. Per quello che riguarda la possibilità che in effetti quei 45mila euro di ammanco siano la somma dei cachet dei tre avvocati, Pirani è possibilista: “Ci sono delle tabelle, che sono dei parametri che vanno da un minimo a un massimo. Diciamo un minimo va sui 3mila, un massimo intorno agli 8-10mila, più Iva. A testa, se sono tre avvocati vanno a testa. […] Però c'è un fatto, che se l'indagine è complessa, l'attività è complessa, può essere soggetta delle maggiorazioni, anche fino al 30-40%. Oppure ci può essere un accordo privato tra le parti, cioè un preventivo con il quale le parti hanno concordato l'importo da corrispondere”.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/VJ4SFECS5VKVXEZFKJHL7J667E.png?auth=36b59f060c4f9d619ee41dffca53f0bd8b26fb826cf813a867e3b9525b0c6f18&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Massimo Lovati]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[La scomparsa, i misteri, la Cassazione: tutte le tappe del caso Saman]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/scomparsa-i-misteri-condanna-definitiva-tutte-tappe-caso-2680369.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/scomparsa-i-misteri-condanna-definitiva-tutte-tappe-caso-2680369.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Dalla scomparsa della 18enne Saman Abbas a Novellara, la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2021: così la famiglia pakistana è finita alla sbarra. Il 15 luglio sapremo come si chiuderà la vicenda]]></description><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 17:11:13 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>C'è da attendere ancora qualche settimana per conoscere l'esito della vicenda processuale sull’omicidio di Saman Abbas, una vicenda che ha impiegato <b>oltre 5 anni </b>per il suo intero iter, con l’intento di dare giustizia a una giovane vita spezzata. Da allora diverse cose sono cambiate e c’è molta più attenzione alle tematiche della violenza di genere nei gruppi di stranieri residenti sul territorio italiano, fenomeno che già in passato aveva portato a diversi femminicidi, alcuni dei quali senza responsabilità riconosciute dalla giustizia: il cambiamento si è concretizzato in una consapevolezza maggiore sulle denunce, sugli interventi delle forze dell’ordine, ma anche più sensibilizzazione.</p><h2>La scomparsa</h2><p>È la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2021, proprio a cavallo della mezzanotte. Le telecamere di videosorveglianza di un’azienda agricola di Novellara, dopo aver ripreso due donne, una giovane e una più grande muoversi vicino all’ingresso in abiti tradizionali pakistani, inquadra tre persone: si tratta di Shabbar Abbas, Nazia Shaheen e la figlia 18enne Saman Abbas, stavolta vestita all’occidentale. I tre si allontanano, sembrano andare verso le serre, ma poi la telecamera inquadra il ritorno del solo Shabbar.</p><p>Passano alcuni giorni e l’allarme ai carabinieri viene dato da un giovane pakistano residente nel Frusinate: è Saqib Ayub, dice di aver promesso alla fidanzata, Saman appunto, che era in comunità ed era tornata a casa a riprendersi i documenti, che avrebbe allertato le autorità italiane se non l’avesse sentita per due giorni. Gli inquirenti si mettono a cercare la 18enne a partire dai dintorni dell’azienda agricola. Dall’inizio si teme il peggio - anche se si continua a sperare: in comunità, in carico ai servizi sociali, Saman ci era andata perché aveva denunciato i genitori per via di un matrimonio forzato organizzato in Pakistan con un cugino più vecchio.</p><p>Intanto il proprietario dell’azienda agricola si mette in contatto con Shabbar: si è allontanato il 2 maggio, affermando di avere un problema famigliare in Pakistan, promette il ritorno i primi di giugno, cosa che non avviene nei giorni promessi né volontariamente.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/novellara-quando-trovarono-corpo-saman-svelo-i-retroscena-2430058.html">"Così hanno trovato il corpo di Saman. Vi racconto tutti i retroscena del delitto"</a></p><h2>Le indagini</h2><p>Per gli inquirenti è stato cruciale ricostruire gli ultimi giorni e le ultime ore di Saman. La giovane parla a Saqib di un discorso origliato mentre i famigliari parlano: stanno discutendo dell’eliminazione di una ragazza per questioni di onore. Nel suo ritorno a casa dalla comunità, per recuperare il passaporto e il permesso di soggiorno - che però lei non sa essere perfino scaduto - Saman viene guardata a vista. Riferisce perfino di uno schiaffo da parte di un cugino, e manda a Saqib la foto della guancia arrossata e gonfia: la famiglia non vuole che stia con lui, apparentemente per ragioni di casta.</p><p>Sono sempre le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola a Novellara a girare involontariamente un film dell’orrore, che parte due giorni prima, quando lo zio Danish Hasnain e i cugini Ikram Ijaz e Noman Hulaq, vengono inquadrati nell’atto di portare pale, attrezzi e una busta azzurra verso le serre. Loro avrebbero sempre parlato di dover aggiustare un tubo che aveva ceduto per le piogge, ma in tribunale sarebbe emerso tutt’altro.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/cerca-essere-vista-vittima-mossa-madre-saman-lassoluzione-2334091.html">"Vi spiego cosa c'è dietro l'estradizione". Così la madre di Saman vuol essere assolta</a></p><h2>Gli arresti</h2><p>Il primo a essere arrestato in area Schengen, dove era stato emesso un mandato di cattura europeo, è stato Ikram, catturato nell’estate 2021 in compagnia del fratello allora minorenne di Saman, fratello che si sarebbe dimostrato testimone chiave e che oggi è in comunità dopo essersi schierato in aperto conflitto con la famiglia per l’omicidio della sorella. L’altro cugino, Noman, sarebbe stato arrestato a febbraio 2022 in Spagna.</p><p>A ottobre 2021 è la volta di Danish, mentre a metà novembre 2022 Shabbar, del quale giungevano immagini alla testa di una processione nel Punjab, viene fermato in Pakistan. Solo ad agosto 2023 viene estradato in Italia. Stessa sorte tocca a Nazia a fine maggio 2024, quando il processo di primo grado è terminato e lei è stata condannata in contumacia. È il capolavoro diplomatico della Farnesina, dato che mancano accordi bilaterali sull’estradizione tra Italia e Pakistan.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/caso-saman-pakistan-accetti-lestradizione-legge-italiana-non-1978573.html">"I genitori di Saman spariti? Ecco cosa succede in Pakistan"</a></p><h2>Il ritrovamento del corpo</h2><p>Pochi giorni dopo l’arresto di Shabbar in Pakistan, Danish prende una decisione che cambia le sorti delle indagini: conduce la polizia penitenziaria nel luogo in cui è stato occultato il corpo di Saman, a poche centinaia di metri dall’azienda agricola e nelle vicinanze di un edificio diroccato dove lui, Shabbar e i cugini andavano a bere. Insieme ai poveri resti della 18enne viene rinvenuta una busta azzurra, la stessa inquadrata dalle telecamere in mano a un cugino due giorni prima della scomparsa.</p><p>Danish racconta una storia diversa da quella ipotizzata inizialmente dagli inquirenti, che credono sia lui l’esecutore materiale del delitto. Dice che quella notte dormiva ed è stato contattato da uno dei cugini: sarebbe arrivato solo a cose fatte, per occultare il cadavere, cosa a cui si sarebbe rifiutato. Dice anche un’altra cosa: Saman è stata uccisa da Nazia.</p><h2>I processi</h2><p>Nel processo in corte d’assise, che si conclude a dicembre 2023, i giudici non escludono che Nazia sia in effetti l’assassina della figlia in senso stretto. Tanto che la condannano all’ergastolo, mandando Nazia a ingrossare le esigue file delle donne in carcere condannate alla massima pena. Ergastolo anche per Shabbar, mentre a Danish vengono comminati 14 anni di reclusione. Assolti invece Ikram e Noman. In secondo grado, che si conclude ad aprile 2025, tutto cambia: anche i cugini vengono condannati all’ergastolo, e la pena di Danish viene innalzata a 22 anni. Il 15 luglio 2026, con l'attesa pronuncia della Corte di Cassazione, conosceremo il finale di questa triste vicenda.  definitive.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/7IKQTOHBKJK53NWQ4HWWRWG2LY.jpg?auth=4ea451552e2d3e4a1d4e500c834f67866c2654c1a7bf0890cf3f75f7b5464cdd&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Omicidio Saman, la sentenza slitta al 15 luglio]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-saman-confermato-l-ergastolo-ai-genitori-e-ai-2680352.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-saman-confermato-l-ergastolo-ai-genitori-e-ai-2680352.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Dopo aver fatto parlare le parti i giudici della prima sezione penale hanno disposto un differimento della decisione alla luce della complessità del caso]]></description><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 17:01:24 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Rinviata al 15 luglio</b> la sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa a Novellara nella primavera del 2021. Nell’udienza di oggi la Procura generale ha chiesto la conferma integrale delle condanne decise dalla Corte d’Assise d’Appello per tutti gli imputati. In secondo grado sono stati confermati gli ergastoli per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, mentre la stessa pena è stata inflitta ai cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Allo zio Danish Hasnain sono stati invece comminati 22 anni di reclusione. In Cassazione sono stati esaminati i ricorsi delle difese. Presenti in aula anche l’ex sindaca di Novellara Elena Carletti e l’attuale primo cittadino Simone Zarantonello. Dopo il delitto i familiari lasciarono l’Italia, ma furono successivamente rintracciati e trasferiti nel Paese. Il corpo di Saman fu ritrovato nel novembre 2022 sotto un rudere, dopo le indicazioni fornite dallo zio Hasnain.</p><p>Nella requisitoria il pg si era così espresso: “L’omicidio, pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per 'emendare una presunta colpa’ (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente”. Nella requisitoria veniva sottolineato inoltre come l’omicidio della 18enne fosse stato un atto deliberato della famiglia per “sanzionare il disonore”.</p><p>Saman infatti non solo <b>si era opposta al matrimonio </b>con un cugino, matrimonio disposto dai genitori, ma vestiva all’occidentale, voleva studiare, prendere la patente, ed essere un’“Italian Girl”, come si faceva chiamare sui social network in cui si mostrava come tutte le coetanee del Belpaese, cantando le canzoni dei trapper italiani.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/troppa-autonomia-cos-saman-stata-uccisa-clan-2533565.html">“Libera e autonoma”. Così Saman è stata uccisa dal “clan”</a></p><p>Saman Abbas era scomparsa la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2021. Il giorno dopo i genitori erano volati in Pakistan, mentre i cugini e lo zio avevano lasciato Novellara nei giorni successivi, con il fratello minore della ragazza, Ali Heider, oggi in carico ai servizi sociali, essendo in un programma di protezione, poiché è diventato il principale testimone contro la famiglia.</p><p>Si è cercato a lungo il corpo di Saman, fino a metà novembre 2022, un anno e mezzo dopo la scomparsa, quando Danish ha deciso di parlare, all’indomani dell’arresto del fratello Shabbar. Saman era sepolta nella nuda terra nei pressi di un casolare diroccato a poche centinaia di metri dall’azienda agricola di Novellara in cui gli Abbas vivevano e lavoravano.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CTRGQLCTKRNDDOULXBT3RP4M5Y.jpg?auth=b75abc18972c53a846e93efcc2a8ca85054754311c3cb593778b19a55b0fa9ce&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Dassilva assolto, chi ha ucciso Pierina Paganelli? Le 5 piste alternative]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/dassilva-assolto-chi-ha-ucciso-pierina-paganelli-5-piste-2678041.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/dassilva-assolto-chi-ha-ucciso-pierina-paganelli-5-piste-2678041.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Che peso aveva il capello non repertato sulla scena del crimine dell’omicidio di Pierina Paganelli: le 5 piste ventilate dalla difesa, che hanno salvato Louis Dassilva]]></description><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:03:20 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><b>Louis Dassilva</b> è libero e assolto da tutte le accuse: è sicuramente un punto fermo per lui - anche se ci sono ancora due gradi di giudizio - e un traguardo per i suoi avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, che l’hanno sostenuto strenuamente. Così, per il momento la giustizia ha stabilito che non è stato l’operaio 35enne a uccidere<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/lomicidio-nei-box-nuora-voodoo-che-sappiamo-morte-pierina-2676651.html" data-datalayer-click-event-target="internal"> Pierina Paganelli</a> a Rimini il 3 ottobre 2023.</p><p>La criminologa <b>Roberta Bruzzone</b>, che è stata consulente della difesa, ha sottolineato a<a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/pierina-paganelli-louis-dassilva-assolto_F314087301041C11" target="_blank" rel="noopener"> Quarto Grado</a> l’impegno e la bravura dei due legali: “Anche noi consulenti in corte d’assise abbiamo fatto la nostra parte, portando in maniera molto solida tutti i riscontri di piste alternative”. In pratica, durante le udienze, Bruzzone e gli altri consulenti hanno evidenziato alcuni “macroscopici errori commessi sul sopralluogo tecnico”, in particolare il “peso drammatico della dispersione di quel capello trovato nella bocca della vittima”.</p><p>Negli scatti della scena del crimine si può infatti notare un <b>capello nero e lungo</b> sulla bocca di Pierina Paganelli: il corpo, dopo essere stato fotografato, è stato voltato, con sversamento di sangue, e il capello è andato disperso nella movimentazione successiva e quindi non è stato repertato, tanto che non si sa se avesse il bulbo, dal quale si sarebbe potuto estrarre un profilo di Dna. “Non poteva certo essere riconducibile a Dassilva”, ha chiosato Bruzzone: l’imputato infatti aveva i capelli color castano scuro e corti al momento del delitto.</p><p>Bruzzone ha portato in aula <b>5 piste alternative</b>, che fanno capo da altrettanti indizi da non sottovalutare: il rumore di una <b>porta </b>che si chiude (forse la basculante di un box auto) catturato dalla telecamera di video sorveglianza di un vicino, i dati degli <b>smartphone </b>di Loris Bianchi, Manuela Bianchi e la figlia di quest’ultima, la <b>macchia di sangue</b> ritrovata nel box di Manuela, il <b>contapassi </b>di Loris e il <b>Dna maschile</b> denominato “Ignoto 3” e rinvenuto sulla gonna della vittima.</p><p>“Dal nostro principale punto di vista, la pista alternativa madre è quella che punta sullo stesso pianerottolo”, ha aggiunto Bruzzone. Sul pianerottolo vivevano in un appartamento<b> Pierina Paganelli</b>, in un altro Dassilva con la moglie, e in un terzo <b>Manuela Bianchi</b> con il marito e figlio di Pierina Giuliano Sapone - all’epoca in ospedale a seguito di un incidente - e la figlia. La sera dell’omicidio in casa di Giuliano c’era il fratello di Manuela, Loris Bianchi, per vedere da remoto l’adunanza dei Testimoni di Geova in cui c’era anche Paganelli.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-pierina-dassilva-assolto-e-scarcerato-quasi-2-anni-2676590.html">Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva assolto e scarcerato dopo quasi 2 anni. Lui piange: "Ha vinto la giustizia"</a></p><p>Tornando al Dna sulla gonna, va ricordato che il killer mise in atto un tentativo di <b>depistaggio</b>, tagliando gli slip alla vittima. Secondo Bruzzone non sarebbe uno staging, ma uno sfregio alla morale rigorosa di Paganelli, che era una donna anziana molto religiosa: tra l’altro non si conosce la tempistica, per cui secondo Bruzzone il taglio potrebbe essere stato operato perfino la mattina successiva. Non solo: non si conosce il genere della persona che ha messo in atto il presunto depistaggio, ma potrebbe anche trattarsi, all’avviso della criminologa, di una donna, mossa da un’urgenza di “esporre” una rivale proprio come lei si sarebbe sentita esposta. È naturalmente un’ipotesi, e bisognerà attendere per conoscere le motivazioni della sentenza di secondo grado a sapere cosa accadrà nel processo d’appello.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/DGL4TSHK2VLGZP3V5757HRHUWA.png?auth=a1b608d9d27325085360c6832d589c7c15a777fab16b5249bda165fe4f7f5a8b&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Screen Quarto Grado]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[L'omicidio nei box, la nuora, il voodoo: quello che sappiamo della morte di Pierina Paganelli]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/lomicidio-nei-box-nuora-voodoo-che-sappiamo-morte-pierina-2676651.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/lomicidio-nei-box-nuora-voodoo-che-sappiamo-morte-pierina-2676651.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Tutto ciò che è accaduto dall’omicidio di Pierina Paganelli all’assoluzione di Louis Dassilva per quel reato: la storia di una vicenda mediatica che non ha influito nel processo]]></description><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:58:25 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Siamo al primo step dei tre solitamente previsti dalla giustizia: <b>Louis Dassilva</b>, 35enne imputato per l’omicidio a Rimini della 78enne <b>Pierina Paganelli</b>, è stato<b><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-pierina-dassilva-assolto-e-scarcerato-quasi-2-anni-2676590.html" data-datalayer-click-event-target="internal"> assolto</a></b> in corte d’assise appello per non aver commesso il fatto. Ma questa non è una vicenda che si può liquidare in due righe, c’è molto di più. In oltre due anni e mezzo tra indagini e processo, sono accadute molte cose, così tante che non solo sarebbe stato difficile immaginare una qualunque previsione per la sentenza - per Dassilva era stato chiesto l’ergastolo - ma è altrettanto difficile immaginare cosa accadrà ora, non solo negli ulteriori gradi di giudizio ma negli eventuali supplementi di indagine.</p><h2>L&amp;rsquo;omicidio</h2><p>Pierina Paganelli è un’anziana dalla vita piena. Ha tanti affetti familiari. È molto religiosa, fa parte della locale congregazione dei <b>Testimoni di Geova</b> a Rimini. Vive in un parco molto popoloso in via del Ciclamino a Rimini. Sul pianerottolo di casa sua ci sono tre appartamenti: il suo, quello del figlio <b>Giuliano Saponi</b>, quello del vicino senegalese poi imputato.</p><p>È questa <b>la scena del crimine</b>: il condominio, nello specifico in un vano afferente ai <b>box auto</b> nel seminterrato. È il 3 ottobre 2023, Paganelli sta rientrando dall’adunata dei TdG. È sola, una circostanza insolita, perché di solito vi ci si recava con la nipote, che quel giorno è indisposta. Ha con sé una borsetta, dei barattoli di conserva probabilmente da condividere con figli e nipoti. Ma lì incontra la morte: <b>un killer la accoltella 29 volte</b>. In gergo criminologico si chiama "<b>overkilling</b>", è il segno che l’assassino la conosce e nutre verso di lei un profondo odio. Poi un altro concetto della criminologia, lo "<b>staging"</b>: chi la uccide mette in atto un depistaggio, tagliandole gli slip, pensando di far credere agli inquirenti che ci sia stata una violenza sessuale. Un’ingenuità, dato che gli inquirenti non ci credono, un ulteriore sfregio sull’anziana.</p><p>La <b>videocamera di sorveglianza</b> cattura le urla di Paganelli mentre viene uccisa. Sono strazianti ma registrano un dato inoppugnabile: la donna è stata trucidata alle 22.13, e questo è un ottimo punto di partenza per chi indaga, perché sapere con questa precisione l’epoca della morte non è così comune. Vengono repertati diversi oggetti sulla scena del crimine, ma alcuni non vengono conservati bene e purtroppo risultano inutilizzabili. Le foto restituiscono un dettaglio: un lungo capello nero sul volto dell’anziana, un capello che invece non è stato repertato e avrebbe potuto restituire, forse, un Dna.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/voce-dellassassino-trascinamento-camion-giocattolo-cos-2580127.html">La voce dell'assassino, il trascinamento, il camion giocattolo: così la perizia fonica riscrive l'omicidio di Pierina</a></p><h2>Manuela Bianchi</h2><p>Il figlio della vittima Giuliano Saponi è sposato con <b>Manuela Bianchi</b>. All’epoca dell’omicidio la coppia sembra vivere un buon periodo dopo una piccola maretta. È lei a trovare il corpo della suocera nel vano buio la mattina del 4 ottobre e poi allerta i vicini e i soccorsi. Dapprima non sembra riconoscere la suocera, ne prende consapevolezza solo al telefono con il 118. A un anno e mezzo dall’omicidio, Bianchi dirà al pm Daniele Paci che quella mattina, in garage, aveva incontrato Dassilva, con il quale all’epoca intratteneva una relazione extraconiugale: lui - racconta - le avrebbe detto di non salire passando per il vano, perché c’erano dei cocci di vetro per terra. Erano i barattoli di conserva che Paganelli aveva con sé.</p><p>Il rapporto tra Bianchi e Paganelli resta ancora un mistero. La nuora aveva inizialmente affermato di aver avuto dei momenti conflittuali con la suocera, ma al tempo stesso di volerle bene come una madre. Paganelli però pare sapesse di una<b>relazione extraconiugale</b>: la moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci, la avrebbe sentita per caso raccontare alla figlia al telefono che Manuela Bianchi frequentasse un altro uomo, benestante. Decisamente non un profilo compatibile con l’imputato, gran lavoratore sì, ma con un reddito da comune operaio.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/ha-dei-barattoli-mano-racconto-dettagliato-delitto-pierina-2448694.html">"Ha dei barattoli in mano". Il racconto dettagliato del delitto di Pierina</a></p><h2>L&amp;rsquo;incidente del figlio</h2><p>Non era la prima volta che la famiglia si ritrovava ad affrontare un avvenimento delittuoso. A maggio 2023, Giuliano Saponi, figlio di Paganelli e all’epoca marito di Bianchi, mentre si recava in bici al lavoro era stato<b> investito da un camioncino</b> in circostanze molto misteriose. L’uomo, che per un periodo è stato in coma, non ricorda nulla: è una situazione molto comune dopo un coma. Quando la madre è stata uccisa, Saponi si trovava in ospedale, e ha appreso dell’avvenimento luttuoso dalle chat di condominio. Avrebbe fatto ritorno a casa a giorni. Non si sa se l’incidente di Saponi sia effettivamente legato all’omicidio della madre: inizialmente sembrava non ci potessero essere legami, ma come molti dettagli in questa vicenda, la percezione è stata molto altalenante. Certamente è una coincidenza insolita.</p><h2>Il voodoo</h2><p>Un altro fatto insolito è rappresentato da una bizzarra richiesta fatta da Dassilva in madrepatria, in Senegal. Avrebbe infatti richiesto, pagando per il servizio, un <b>rito voodoo</b> per allontanare da sé l’occhio degli inquirenti. Dassilva è infatti stato uno dei quattro attenzionati dalla prima ora, insieme a Bianchi, alla moglie Valeria Bartolucci e al fratello di Manuela Loris Bianchi, che la sera del delitto era a casa della sorella a vedere l’adunata da remoto.</p><h2>Gli esami degli inquirenti</h2><p>Sono stati compiuti diversi esami dagli inquirenti: dalla perizia fonica dell’audio della telecamera di sorveglianza del vicino - che ha catturato delle voci e il rumore, forse, di una basculante nei box - alle <b>consulenze informatiche</b> su app di movimento e attività sugli smartphone delle persone vicine alla vittima, in particolare dell’imputato. Ci sono stati anche test del <b>Dna</b>, per cui non è stata trovata traccia di Dassilva sulla scena del crimine, così come non è stata trovata traccia della vittima in casa dell’imputato. E naturalmente intercettazioni.</p><p>Ma il test più interessante è stato sicuramente l’esperimento giudiziale sulla Cam 3. In pratica, la telecamera di videosorveglianza di una farmacia al piano terra del condominio aveva inquadrato alle 22.17 del 3 ottobre un uomo uscire dallo stabile. Gli inquirenti hanno inizialmente ipotizzato che si trattasse di Dassilva, anche per via di un movimento, ovvero una retroflessione del braccio. Tuttavia un vicino di casa, Emanuele Neri, si sarebbe riconosciuto in quell’inquadratura: così è stato incaricato un perito del tribunale che ha identificato come l’uomo ripreso non sia Dassilva, anche perché le misure biometriche non corrispondono.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/delitto-pierina-sono-io-luomo-telecamera-perch-dassilva-2388456.html">Delitto Pierina: "Sono io l'uomo della telecamera". Perché Dassilva potrebbe essere scarcerato</a></p><h2>Una vicenda mediatica</h2><p>Dopo il processo di secondo grado ad Alessia Pifferi, è emersa una presa di coscienza su come i media possano fornire una narrazione capace di influenzare fortemente l’opinione pubblica. L’omicidio di Pierina Paganelli è stata in effetti una vicenda fortemente mediatica: dai servizi infiniti dal condominio di via del Ciclamino alle attese fuori dal tribunale, fino ai litigi e le frecciatine a favor di telecamera tra Manuela Bianchi e Valeria Bartolucci.</p><p>L’opinione pubblica, per quello che può essere una percezione, sembrava pendere, come gli inquirenti, per la colpevolezza di Dassilva. Ma, in attesa delle motivazioni, è corretto prendere atto di un impianto accusatorio che non ha retto in aula. “Un risultato che parla da solo e che restituisce il senso di un lavoro portato avanti con determinazione, rigore e coraggio, anche quando tutto sembrava andare nella direzione opposta”, ha scritto sulla sua pagina Facebook la criminologa <b>Roberta Bruzzone</b>, che da consulente, con il team legale, ha strenuamente difeso Dassilva da quando è stato indagato a giugno 2024.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/QRZWSOQS25MS7HRVBHSOFHJSJU.png?auth=3f67197529c1fdab1b9d3b1d7476dc0313d69dad1fa844fe5d4b628d5f94afdf&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La catenina, il Dna, la lettera anonima: i dubbi che riaprono il giallo di Lida Taffi Pamio]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/catenina-dna-lettera-anonima-i-dubbi-che-riaprono-giallo-2676627.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/catenina-dna-lettera-anonima-i-dubbi-che-riaprono-giallo-2676627.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Inizia la revisione del processo per Monica Busetto, condannata per l’omicidio di Lida Taffi Pamio. Ma per quello stesso delitto era stata riconosciuta colpevole un’altra donna, Susanna Lazzarini, che ha confessato]]></description><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:52:46 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Due donne in carcere per lo stesso omicidio. Ma una di loro proclama da sempre la propria innocenza. Due omicidi commessi da una stessa mano, ma per uno dei due la legge crede ci possa essere stato un concorso. Tutto potrebbe cambiare: oggi c’è infatti l’udienza per il processo di revisione a <b>Monica Busetto</b>, di Mestre, 64 anni di cui 12 (su 25 di condanna) trascorsi in carcere per un reato che, secondo parte dell’opinione pubblica, non ha commesso.</p><p><b>L’omicidio di Lida Taffi Pamio</b></p><p><b>Lida Taffi Pamio</b> è un’anziana originaria del Lazio ma residente a Mestre. Ha 87 anni, quando il 20 dicembre 2012 viene trovata morta in casa dal nipote: è stata picchiata, strangolata e accoltellata. Gli inquirenti pensano subito a un tentativo di rapina culminato nel sangue, ma in casa non manca nulla, se non una catenina che l’anziana indossava sempre.</p><p><b>Le indagini e l’arresto di Monica Busetto</b></p><p>La scena del crimine è sostanzialmente pulita, con l’eccezione di un’interruttore, sul quale viene rilevata una <b>traccia genetica femminile</b>. Viene perquisita la casa della dirimpettaia Monica Busetto: dichiara di aver avuto sempre buoni rapporti con l’anziana, ma le avrebbe riservato commenti non proprio lusinghieri in una conversazione con una conoscente residente nel quartiere. In più, in casa ha una catenina d’oro spezzata: su essa non ci sono tracce della vittima, almeno all’inizio, ma un esame più approfondito rivela tracce piccolissime, 3 picogrammi per microlitro. Tanto basta agli inquirenti per portare Busetto alla sbarra e condannarla. Ma la vicenda non finisce qui.</p><p><b>L’omicidio di Francesca Vianello</b></p><p>Nei giorni intorno a Natale 2015, a Mestre viene uccisa un’altra anziana. Si tratta di <b>Francesca Vianello</b>, 82 anni. Il corpo viene ritrovato tra il 31 dicembre e l’1 gennaio 2016. La dinamica omicidiaria è molto simile a quella in cui ha trovato la morte Lida Taffi Pamio, ma chiaramente la colpevole del delitto Vianello non può essere Busetto, che è in carcere. C’è un altro fattore: le due vittime hanno un’amica in comune, la madre di <b>Susanna Lazzarini</b> detta Milly, all’epoca 52enne. Lazzarini confessa e viene condannata per l’omicidio Vianello.</p><p><b>Lazzarini in carcere incontra Busetto</b></p><p>Lazzarini, come ha riportato “<a href="https://www.raiplay.it/video/2025/07/La-morte-di-Lida-Taffi-Pamio-due-donne-condannate-per-lo-stesso-omicidio---Chi-lha-visto---02072025-ecc4ce17-495e-4368-9d2a-c9911fc3866e.html" target="_blank" rel="noopener"><i><u><b>Chi l’ha visto?</b></u></i></a>”, viene collocata nella stessa cella di Busetto, scoprendo che è stata condannata per l’omicidio Taffi Pamio. Così Lazzarini decide di confessare, salvo poi ritrattazione successiva, anche il delitto del 2012. Al sostituto procuratore Lazzarini dice di aver incontrato Busetto, che le avrebbe raccontato di essere stata “processata e condannata ingiustamente”, e che la compagna di cella “non c’entra niente”: “Come faccio io, davanti a una persona che so che è innocente, a dire: ‘Ciao, sai, tu sei qua dentro perché… per sbaglio sono stata io a commettere l’omicidio’?”.</p><p>Tuttavia Lazzarini, che aveva aggiunto di aver gettato via la catenina di Taffi Pamio, successivamente, cambia versione: dice di essere andata in casa di Lida Taffi Pamio e aver cercato di ucciderla, ma poi sarebbe subentrata Busetto, che era un’<b>operatrice socio-sanitaria</b>, e avrebbe concorso al delitto. Lazzarini è stata condannata poi a 30 anni di reclusione.</p><p><b>Il tempo della revisione</b></p><p>Come ha rilevato la difesa di Busetto, rappresentata dagli avvocati <b>Alessandro Doglioni</b> e <b>Stefano Busetto</b>, ci sarebbe un’incongruenza tra le sentenze, dato che nel procedimento in cui Lazzarini era stata condannata, Busetto era stata invece scagionata, come riporta <a href="https://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/monica_busetto_processo_rifare_procura_ricorso_cosa_succede-9392005.html" target="_blank" rel="noopener"><u>Il Gazzettino</u></a>. Tanto da chiedere la revisione: respinta, come riporta <a href="https://www.rainews.it/tgr/veneto/articoli/2026/03/delitto-lida-taffi-pamio-anche-la-procura-generale-chiede-la-revisione-del-processo-per-busetto-monica-mestre-venezia-ef7b8e96-aba1-4652-9ec7-39cce447fef6.html" target="_blank" rel="noopener"><u>RaiNews</u></a> prima dal tribunale competente di Trento e poi dalla Cassazione, perché secondo i giudici le ricostruzioni avevano una loro corrispondenza.</p><p>Trento scrive: “La conciliabilità delle due decisioni si rivela in maniera solare dalle motivazioni della Corte di Assise di Appello di Venezia che (...) ha ritenuto Susanna Lazzarini personalmente responsabile (anche) del reato di concorso con Monica Busetto in omicidio volontario aggravata di Lida Taffi Pamio”. E la <b>Cassazione</b> rincara: “Non è rilevante la divergenza di valutazioni né rileva il diverso esito del giudizio, perché il contrasto tra decisioni difformi adottate in diversi giudizi a carico di diversi soggetti è considerato un evento non avulso dal sistema processuale”.</p><p>Dopo di che la difesa di Busetto ha contestato che la <b>catenina</b> sia appartenuta a Taffi Pamio: la donna condannata ha in effetti sempre sostenuto che fosse di sua proprietà. Alla richiesta di revisione della difesa si è aggiunta quella della Procura generale di Venezia, attraverso il pg Federico Prato, e oggi, 10 giugno, è prevista quindi la prima udienza.</p><p>Non si sa su cosa punterà esattamente la difesa, anche se è probabile che si parli sia della catenina sia del fatto che il <b>Dna sull’interruttore</b> in casa di Taffi Pamio non sia ascrivibile a Busetto (infatti è stato associato a Lazzarini).</p><p>Tuttavia c’è anche una <b>lettera anonima</b>, in cui si ventilerebbero errori ed eccessi durante le indagini, in particolare per quello che riguarda la catenina. “Non sono informazioni che avrebbe chiunque, lo abbiamo accertato durante la fase di verifica della missiva”, aveva rivelato il legale Stefano Busetto a <a href="https://www.fanpage.it/attualita/omicidio-lida-pamio-una-lettera-anonima-smonta-le-indagini-lavvocato-di-monica-busetto-chi-sa-parli/" target="_blank" rel="noopener"><u>Fanpage</u></a>. Bisognerà attendere per capire come finirà questo caso giudiziario che sta molto a cuore all’opinione pubblica anche grazie ai numerosi servizi che <i>Le Iene</i> hanno dedicato a Busetto.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/647HCIE37FOLPAZIZPXDSVPEFM.jpg?auth=ebed50c22389b771d346747794a174514fe30c7948480d01c401e4959bd3429e&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva assolto e scarcerato dopo quasi 2 anni. Lui piange: "Ha vinto la giustizia"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-pierina-dassilva-assolto-e-scarcerato-quasi-2-anni-2676590.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/omicidio-pierina-dassilva-assolto-e-scarcerato-quasi-2-anni-2676590.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Louis Dassillva è stato assolto in primo grado dall’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto nel 2023. Bisognerà attendere le motivazioni per capire quali siano state le fragilità dell’impianto accusatorio]]></description><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 05:04:01 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Un boato e poi un applauso. È stata salutata così dalla moglie e da una delegazione di originari del Senegal - più o meno una trentina - amici e conoscenti, la lettura della sentenza di assoluzione nei confronti di Louis Dassilva, il 35enne accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli a Rimini. L’uomo, che era in custodia cautelare da quasi 2 anni, è stato scortato all’uscita dalla polizia penitenziaria, e per lui è stata disposta l’immediata scarcerazione.</p><p>La sentenza è giunta alle 2 di notte, dopo una camera di consiglio di quasi 16 ore. Presenti in tribunale - la corte era presieduta dalla giudice Fiorella Casadei - gli avvocati di Dassilva Riario Fabbri e Andrea Guidi, che si sono battuti strenuamente per evidenziare le presunte fragilità dell’impianto accusatorio, fragilità che potranno essere note ed evidenti solo quando verranno pubblicate le motivazioni della sentenza. Per Dassilva il pm Daniele Paci, lo stesso che inchiodò la Banda della Uno Bianca, aveva chiesto l’ergastolo.</p><p>"È un risultato che abbiamo cercato fin dall'inizio, in cui abbiamo creduto. Abbiamo portato degli elementi molto importanti alla Corte e apprezziamo il fatto che hanno accolto le nostre tesi difensive", dice l'avvocato Fabbri, "C'è grande gioia", ha aggiunto, "oggi finalmente riusciamo a ridare a Dassilva dignità, riusciamo a poter dire tranquillamente che quello che abbiamo sempre sostenuto è condiviso anche dalla Corte d'Assise di Rimini".</p><p>Il sostituto procuratore aveva chiesto per Dassilva l'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai motivi abietti e dalla minorata difesa della vittima. Appena uscito dal carcere I Casetti di Rimini, il 36enne ha riabbracciato in lacrime la moglie Valeria Bartolucci: "Ha vinto la giustizia, è la rinascita della giustizia", ha detto commosso.</p><p>In aula i parenti della vittima - i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti - che sono rimasti impassibili alla lettura del dispositivo. A questo punto ci si chiede cosa accadrà e se ci sarà una nuova indagine parallela, mentre si svolgeranno probabilmente gli altri due gradi di giudizio, per restituire giustizia all’anziana.</p><h2>L&amp;rsquo;omicidio</h2><p>Pierina Paganelli era una pensionata di 78 anni, quando viene uccisa il 3 ottobre 2023 nel vano tecnico di passaggio per i garage del condominio di via del Ciclamino a Rimini in cui viveva. È una donna attiva: ama gli animali, è impegnata con la congregazione dei Testimoni di Geova di cui fa parte, ha tre figli cui è molto legata. L’anziana rientrava proprio da un’adunata quella sera: una telecamera di videosorveglianza cattura le sue urla straziate alle 22.13, più, forse, due voci, una maschile e una femminile, oggetto di una perizia fonica che non ha restituito certezze perché l’audio era troppo disturbato.</p><p>Uno dei figli si chiama Giuliano Saponi, al tempo marito di Manuela Bianchi: nel maggio precedente, Giuliano era sopravvissuto miracolosamente a un misterioso incidente stradale, per cui al momento del delitto si trova ancora in ospedale, in attesa di essere dimesso a giorni.</p><p>La scena del crimine contiene diversi indizi: l’offender si è scagliato sull’anziana con odio, dettaglio che in criminologia significa che i due si conoscevano. Il killer ha tagliato gli slip alla vittima, in modo da mettere in atto un depistaggio e far credere che ci fosse stata una violenza sessuale: naturalmente il depistaggio non ha funzionato. Paganelli aveva con sé dei barattoli di conserva che si sono frantumati sul pavimento, cadendo durante l’aggressione.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/ha-dei-barattoli-mano-racconto-dettagliato-delitto-pierina-2448694.html">"Ha dei barattoli in mano". Il racconto dettagliato del delitto di Pierina</a></p><h2>Le indagini</h2><p>Inizialmente, i primissimi mesi, sono state attenzionate quattro persone. La prima: Manuela Bianchi, nuora della vittima. La narrazione mediatica ha riportato dettagli altalenanti sul loro rapporto, mostrando come da un lato ci fosse un legame affettuoso e da un altro presunti dissidi. Il secondo: Loris Bianchi, fratello di Manuela. Si trovava con la sorella e la nipote a vedere l’adunata da remoto. La nipote segnala un orario di uscita da casa per lo zio, ma poi ritratta. L’alibi di Loris Bianchi viene attestato da uno scatto sullo smartphone della sorella che lo ritrae steso per terra. L’uomo, successivamente al delitto avrebbe commentato: “Giustizia è fatta”. Avrebbe spiegato di averlo detto per spingere il killer a tradirsi.</p><p>La terza persona attenzionata è l’imputato Louis Dassilva, mentre la quarta è la moglie di quest’ultimo, Valeria Bartolucci, che avrebbe fornito l’alibi al marito: la donna si sarebbe addormentata alle 22.12, come attesta l’ultimo messaggio inviato a una collega su WhatsApp, ma gli inquirenti sembra non l’abbiano ritenuta attendibile, affermando che avesse il sonno pesante e quindi non potesse dire se il marito fosse in casa, come ha sempre sostenuto, oppure no.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/voce-dellassassino-trascinamento-camion-giocattolo-cos-2580127.html">La voce dell'assassino, il trascinamento, il camion giocattolo: così la perizia fonica riscrive l'omicidio di Pierina</a></p><h2>Innocentisti e colpevolisti</h2><p>Dassilva, indagato a giugno 2024 e posto in custodia cautelare un mese dopo per presunto pericolo di fuga, avrebbe avuto una relazione extraconiugale con Manuela Bianchi. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato questo il suo movente: Paganelli avrebbe scoperto tutto e sarebbe stata in procinto di prendere provvedimenti, ingaggiando un investigatore privato. Parte dell’opinione pubblica però sarebbe innocentista: perché Dassilva, che aveva già tradito in precedenza e la moglie ne sarebbe stata a conoscenza, avrebbe dovuto uccidere per non compromettere il proprio matrimonio? E perché Manuela Bianchi avrebbe proseguito la relazione anche dopo il delitto, pensando che Dassilva fosse il colpevole?</p><p>È infatti Manuela Bianchi a collocare Dassilva sulla scena del crimine la mattina del 4 ottobre: l’imputato avrebbe incontrato in garage l’ex amante e le avrebbe detto di non passare dal vano perché pieno di cocci di vetro in terra. I colpevolisti, così come gli inquirenti, hanno sempre fidato invece sull’attendibilità di Bianchi, nonostante una sua amica, Romina Sebastiani, abbia testimoniato a processo che la donna le aveva raccontato di aver mentito.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/delitto-pierina-sono-io-luomo-telecamera-perch-dassilva-2388456.html">Delitto Pierina: "Sono io l'uomo della telecamera". Perché Dassilva potrebbe essere scarcerato</a></p><p>La testimonianza della nuora della vittima è giunta nei giorni in cui si veniva a conoscenza di un peculiare esperimento giudiziale: si pensava infatti che Dassilva sarebbe uscito dal condominio alle 22.17, tanto da essere inquadrato dalla telecamera di sorveglianza di una farmacia. L’esperimento, disposto dal tribunale che aveva incaricato un perito, ha attestato che si trattasse di un uomo più basso: quello inquadrato sarebbe il vicino Emanuele Neri, che si è sempre riconosciuto in quelle immagini.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/DWKN75RNTRKR5DHG43ABH2V7HU.png?auth=b2dc8b067252d700fe22271497e8b51f88bc98e3e37c3fbe3e2b5f03371cfe74&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Minacce e aggressione, l'ex marito di Nessy Guerra arrestato in Egitto. Lei, accusata di adulterio, bloccata nel Paese]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/minacce-e-aggressione-lex-marito-nessy-guerra-arrestato-2676235.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/minacce-e-aggressione-lex-marito-nessy-guerra-arrestato-2676235.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Arrestato in Egitto Tamer Hamouda. Era stato condannato in Italia con sentenza definitiva e di recente aveva minacciato il viceconsole onorario]]></description><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:53:45 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/caso-nessy-guerra-ora-litalo-egiziano-se-prende-console-e-2674003.html" data-datalayer-click-event-target="internal">Nessy Guerra</a> potrà ora rientrare in Italia con la sua bambina? È la domanda che inevitabilmente sta percorrendo l’opinione pubblica in queste ore, dacché l’ex marito Tamer Hamouda - che impedisce il rientro grazie alla legge egiziana che prevede il consenso del padre - sarebbe stato arrestato. Non si conosce il capo d’accusa per l’uomo, nato da padre egiziano e madre italiana, sempre vissuto in Italia fino alla vigilia di una condanna definitiva presso il tribunale di Genova per i reati di percosse, lesioni, stalking, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di una precedente ex compagna.</p><p>Di recente, Hamouda aveva minacciato il viceconsole onorario a Hurgada Orazio Gioacchini: gli aveva detto che lo avrebbe gambizzato, dato che - ha affermato - aveva già compiuto un’azione simile in Italia. Gioacchini sta supportando Nessy Guerra, partita alla volta in Egitto con Hamouda anni fa e ignara all’epoca della causa pendente: da tre anni, cioè più o meno, da quando la figlia era neonata, e ha lasciato Hamouda dopo essere stata picchiata, la donna chiede di poter far ritorno in Liguria. Con lei da tempo ci sono i genitori, che vivono insieme alla donna e alla figlia segregate, dapprima a causa delle minacce continue di Hamouda - che afferma di vedere angeli ed essere Gesù Cristo - e poi a causa di una condanna per adulterio.</p><p>Hamouda, che avrebbe cercato in tutti i modi di far tornare con lui Nessy Guerra, la avrebbe infatti denunciata per questo reato - che in Italia non esiste - ingaggiando anche un falso testimone, che in effetti in sede giudiziaria avrebbe ritrattato le accuse verso la donna. Purtroppo non c’è stato nulla da fare: Guerra è stata condannata in appello a sei mesi di reclusione in un carcere egiziano e ai lavori forzati.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/ho-denunciato-mio-ex-musulmano-violento-lui-mi-manda-2638789.html">"Ho denunciato il mio ex italo-egiziano violento, lui mi manda a processo per adulterio in Egitto"</a></p><p>A seguito delle minacce verso il console - e a distanza anche alla premier Giorgia Meloni - Nessy Guerra aveva ancora una volta affidato le sue preoccupazioni a Instagram, scrivendo a corredo di un video: “Quanto ancora bisogna aspettare prima che si comprenda la gravità di quello che sta accadendo? Mi auguro che le autorità competenti possano valutare ogni elemento con la massima attenzione, prima che accada qualcosa di irreparabile”. Per il ritorno in Italia di Nessy era figlia c’è una petizione aperta su Change, e la donna chiede a gran voce l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Bisognerà capire cosa accadrà ora: Hamouda era stato già più volte arrestato in Egitto e tutte le volte scarcerato.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/OCNV2UPCNJJUTCIV6VKQISWTR4.jpg?auth=20a35eea44f2057ea7e2f5daf6c227d5304e9a5f6d8e9f67f7e7eaf41e543aec&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Garlasco, parla Marco Poggi: "L’impronta 33 è stata uno choc. Se Chiara fosse stata molestata me lo avrebbe detto"]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/garlasco-parla-marco-poggi-l-impronta-33-stata-choc-se-2674872.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/garlasco-parla-marco-poggi-l-impronta-33-stata-choc-se-2674872.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Quarto Grado realizza un'intervista esclusiva a Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa nel 2007. È al centro di un’indagine che vede nell’occhio del ciclone un suo amico, Andrea Sempio]]></description><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 05:28:22 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>È un’intervista-fiume quella rilasciata da Marco Poggi, dopo tantissimi anni di silenzio, a <b>Quarto Grado</b>. Parole molto attese quelle del fratello di Chiara Poggi, la 26enne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, in un giorno in cui la sua famiglia era in ferie in Trentino. Molte, troppe speculazioni sono state fatte sulla famiglia da marzo 2025, ovvero da quando sono state riaperte le indagini, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, amico storico proprio di Marco Poggi.</p><p>“Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa <b>esposizione mediatica</b> di quello che purtroppo è successo a Chiara - ha chiarito il fratello - Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura”. E in merito alle accuse che sono state rivolte alla famiglia in questi mesi, quella che lo ha ferito di più, facendogli provare “<b>rabbia e stanchezza</b>”, è “essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa”.</p><p>Troppe voci incontrollate, troppi pettegolezzi si sono infatti susseguiti. C’è perfino chi ha affermato che Marco Poggi sarebbe stato in una <b>clinica psichiatrica</b>: per queste voci sente un po’ di senso di colpa, perché crede che se si fosse lasciato intervistare prima non sarebbe accaduto. Per questo il 38enne chiede di <b>smetterla con la macchina del fango</b>, ma al tempo stesso è giusto che le indagini proseguano: “Questo deve andare avanti, è giusto che vada avanti, è giusto che ci siano i processi e che la stampa faccia cronaca e riporti come andranno le indagini. Non è giusto tutto il resto e quello spero possa finire”.</p><p>Marco Poggi spiega che avrebbe voluto un maggiore dialogo con gli inquirenti, che la sua famiglia fosse tenuta meno “in disparte”, e ribadisce come non ci sia da parte loro una preclusione aprioristica: “il convincimento” sul fatto che il colpevole sia Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015, “nasce dall'aver seguito un po' tutti i processi e le discussioni in aula”, nonostante inizialmente lo avrebbero difeso. “L'abbiamo difeso veramente tanto - ha aggiunto, parlando di Stasi - e anche quando era stato incarcerato, personalmente ero convinto che fosse innocente, convinto che stavano sbagliando. Quando è uscita la notizia della scarcerazione ero contento perché ero convinto che non c'entrasse nulla. Era proprio l'ultima persona che volevamo potesse essere stato, perché Chiara, in quel periodo lì, aveva lui come persona più vicina e che le dava più affetto. Leggendo le motivazioni della scarcerazione ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano”.</p><p>Durante un incontro con gli inquirenti nelle scorse settimane, Marco Poggi ha ribadito di non aver cambiato idea e di credere all’estraneità dell’amico Sempio. Tanto da essere definito “<b>oppositivo</b>”. “Credo che si potevano, si dovevano usare parole diverse per esprimere il mio convincimento per cui la verità è stata già accertata e per cui credo veramente che Andrea Sempio sia estraneo. Non credo servissero parole provocatorie. Hanno deciso di definirmi così, lo accetto. Non è il messaggio sicuramente che volevo far passare”, ha chiosato Marco Poggi, aggiungendo che se si fosse ricordato di dettagli utili alle indagini, anche fossero state contro Sempio, li avrebbe comunicati agli inquirenti. E che la sua famiglia non ha mai usato, se non per pagare spese legali e qualche consulente, il risarcimento di 750mila euro ricevuto da Stasi.</p><p>Marco Poggi ha inoltre parlato della “forte <b>campagna mediatica di notizie false</b>, indiscrezioni che poi si sono rivelate false, che hanno sostanzialmente indirizzato l'opinione pubblica”, in favore di Alberto Stasi: “Non è facile vedere chi è stato, essere trasformato in un sicuro innocente, in una vittima. Quello ovviamente è difficile da accettare”. La famiglia Poggi non avrebbe ricevuto nessun contatto da parte del condannato in questi anni, ma Marco non vuole parlarne al fine di abbassare i toni.</p><p>Il 38enne ha poi parlato di<b> Andrea Sempio</b>, di come si siano conosciuti alle scuole medie e di come siano ancora amici anche se si vedono meno. Marco Poggi non crede all’ipotesi della procura, che la sorella possa aver ricevuto molestie dall’amico, perché magari glielo avrebbe detto: “Nel momento in cui è coinvolto un mio amico non vedo perché non abbia dovuto chiamarmi per dirmi: ‘Guarda, questo mi sta veramente dando fastidio, è un problema per me, prova a sentirlo tu’. Questo me lo sarei aspettato, come mi sarei aspettato che l’avesse detto a qualcuno delle persone che vedeva in quei giorni lì, come Alberto Stasi o mia cugina. Se veramente qualcuno l’avesse importunata, qualcun altro avrebbe dovuto saperlo”. Tanto che il fratello della vittima <b>non scorge</b><b>alcuna logica nel movente sessuale</b> ipotizzato dagli inquirenti.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/l-impronta-33-indica-direzione-vi-svelo-cosa-c-dietro-2495924.html">"L’impronta 33 indica una direzione. Vi svelo cosa c’è dietro"</a></p><p>E ha ricordato di quando ha sentito parlare per la prima volta dell’<b>impronta 33</b>, sul muro delle scale per la cantina, dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi: quell’impronta è stata riconosciuta come riconducibile a Sempio, ma prima che gli venisse mostrata in foto, a Marco è stato chiesto quali locali della casa erano frequentati dagli amici, e lui aveva annoverato la cantina, usata come magazzino e contenente giochi e riviste di videogame tra le altre cose. Quindi in tempi non sospetti, Marco aveva collocato con gli inquirenti Sempio sulle scale della cantina ma non certo per fini delittuosi. Tuttavia la foto dell’impronta è stata comunque uno choc: “<b>Me l'hanno fatta vedere che era rossa</b> e ricordo di essere uscito da quell'interrogatorio, quella sit, che pensavo fosse sangue. Ovviamente è stato un po' uno choc per come me l'hanno presentata e per il fatto che la reputavano di Andrea Sempio. Non ho più capito se mi avevano detto che era sangue o no. L'ho elaborato meglio dopo, quando sono tornato a casa”. Solo dopo avrebbe saputo che il rosso era il reagente della ninidrina con cui era stata trattata l’impronta per evidenziarla.</p><p>Nell’intervista ci sono diversi pensieri dedicati alla sorella Chiara Poggi e sul finale c’è un rimpianto, su ciò che le è stato tolto insieme alla vita: “Ho <b>rimpianti personali </b>per non aver potuto vivere Chiara quando la differenza di età diventava meno evidente. Mi spiace non aver potuto trasformare il rapporto fratello-sorella anche in un rapporto di amicizia. Questo purtroppo non è stato possibile farlo”.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/3LIMYPPGDNIXJKMFBUR5WUQ6KY.jpg?auth=263ef89b8fd227e8cc0fe9130694dc8ad402ed450881999804fe70d9844bad47&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Garlasco, parla l'amico di Sempio: "Mi ricordo il numero di scarpa. Quello nel forum non è chi conosco”]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/garlasco-parla-lamico-sempio-mi-ricordo-numero-scarpa-nel-2674556.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/garlasco-parla-lamico-sempio-mi-ricordo-numero-scarpa-nel-2674556.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Due amici di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, raccontano i retroscena del loro legame e i ricordi del periodo del delitto di Garlasco]]></description><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:49:44 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Chi è davvero Andrea Sempio? Se lo stanno chiedendo gli inquirenti, per cui è stato realizzato un profilo da parte del RaCis ed è stata chiesta una<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/garlasco-legale-sempio-non-si-sottoporr-perizia-psichiatrica-2671855.html" data-datalayer-click-event-target="internal"> perizia psichiatrica</a>, cui la difesa sta opponendo una propria consulenza personologica e il rifiuto a sottoporsi alla perizia. Per capire se Sempio sia stato sulla scena del crimine il 13 agosto 2007, quando nella sua villetta di Garlasco fu uccisa Chiara Poggi, chi investiga sta passando al setaccio diari, forum e l’intera vita dell’indagato.</p><p>Ma dall’altra parte c’è anche chi lo conosce profondamente. Come i due amici Mirko Crepaldi e Ilaria Conti, che sono stati ospiti a<a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/garlasco-parlano-mirko-crepaldi-e-ilaria-conti-amici-di-andrea-sempio_F314087301039C04" target="_blank" rel="noopener"> Quarto Grado</a>. Crepaldi ha raccontato di non essere a conoscenza dei soliloqui oggi oggetto di intercettazione: grande scalpore hanno suscitato inoltre le pagine strappate dal diario, pagine che si riferirebbero a quando Sempio aveva tra i 18 e i 20 anni, ovvero all’epoca del crimine per cui oggi è indagato per la terza volta. Per Crepaldi l’amico era all’epoca “un ragazzo normalissimo come tanti altri, molto pacato come l'ero io all'epoca, non per niente ci ritrovavamo spesso per attinenza di carattere”.</p><p>In queste settimane grande attenzione hanno riscosso i post che Sempio ha scritto nel forum Italian Seduction, post in cui hanno ravvisato poco o nessun rispetto per le donne. “Diciamo che leggendo un po', insomma, quello che è venuto fuori, sì, forse un po' disagio sì [intende di aver provato disagio, ndr], però non è la persona che conosco io. Cioè se io devo giudicare una persona da tutti i giorni come lo conosco io, mi è sembrato una persona… non è mai sembrato una persona che avesse problemi relazionali con le donne: certo, non era sicuramente molto spigliato”. Sempio, per Crepaldi, non sarebbe quindi una persona con problematiche particolari: “Con me no, cioè con me o con la nostra compagnia non ha mai dato quell'impressione, poi se lui scrivesse per esorcizzare magari le sue paure…”.</p><p>Anche Ilaria Conti smentisce che tra Sempio e le donne ci fossero particolari problemi: “Io non posso dire nulla perché con me è stato fin da subito una persona molto tenera. Perché appena l'ho visto - Mirko mi ha presentato - lui mi ha subito abbracciato e baciato. Una persona che adesso sento dire che ha problemi con le donne o che non ha rispetto o che comunque non ha empatia verso le donne, non è l'Andrea che io ho conosciuto. Comunque lui è sempre stato davvero molto... Normale, affettuoso quasi con me”.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/garlasco-parla-mamma-sempio-non-temo-morte-siamo-ai-2668742.html">Garlasco, parla la mamma di Sempio: “Non temo la morte. Siamo come ai domiciliari”</a></p><p>Mirko Crepaldi ha spiegato di ricordare la cameriera di una birreria di cui Sempio sarebbe stato invaghito all’epoca, tale Elena: “Sapevo che gli piaceva, poi se avesse dei sentimenti tanto profondi... Non lo so. No, non è che mi confidava l'amore per questa Elena, si vedeva che quando si andava in questa birreria chiaramente gli piaceva”. E smentisce che abbia mai fatto cenno a Chiara Poggi o ad Alberto Stasi, il fidanzato della ragazza condannato nel 2015 per l’omicidio, tanto da dirsi certo che Sempio non conoscesse la sorella dell’amico Marco Poggi.</p><p>Uno degli indizi che potrebbero pesare o alleviare la posizione di Andrea Sempio consiste nel suo numero di scarpe: sulla scena del crimine fu trovata all’epoca un’impronta numero 42, mentre Sempio ha sempre detto di calzare il 44 da quando aveva 18-19 anni. Lo ricorda anche Crepaldi, che aveva e ha lo stesso numero: “Ne sono certo. No, non ci scambiavamo le scarpe, però è capitato che magari... Lo dico perché c'è stato un episodio: aveva comprato un paio di scarpe che gli piaceva al centro commerciale e piacevano anche a me, volevo andarle a comprare anch’io. Per curiosità ho chiesto: che numero porti?”.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/UUP5BQSWF5O7XFDTDKCN2WMZRY.png?auth=627df436b666db88cee230efefc00efed6ff31900dc7cfeee228c8163a5cbd6c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il cellulare spento, la mappa, le ossa: la misteriosa scomparsa di Elena Vergari]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/cellulare-spento-mappa-ossa-misteriosa-scomparsa-elena-2673632.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/cellulare-spento-mappa-ossa-misteriosa-scomparsa-elena-2673632.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Il caso di Elena Vergari, 48enne scomparsa da Ladispoli nel 2005: ricorre l’anniversario di quell’evento, ma una lettera anonima dal passato potrebbe riaprire tutto]]></description><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 05:00:36 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Una scomparsa misteriosa, un fratello che lotta con ostinata pervicacia, una lettera anonima che può cambiare le cose. Sono trascorsi oltre vent’anni da quando <b>Elena Vergari</b>, una 48enne di Ladispoli, è stata ingoiata da un buio senza fine: in questo buio, è difficile immaginare che il suo sia stato un allontanamento volontario, considerato anche che un indizio dal passato rivela oggi come ci potrebbe essere stato un omicidio e un occultamento di cadavere.</p><h2>La scomparsa dopo un litigio</h2><p>Per comprendere il caso di Elena Vergari bisogna partire due giorni prima della scomparsa. Il 3 giugno 2005 effettua un’insolita chiamata di due secondi a un uomo, un collega del marito <b>Mauro Volpe</b>: il destinatario della chiamata, contattato da “<a href="https://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-a30f7cf8-7f61-4f29-9633-b931bf0c8dc7.html" target="_blank" rel="noopener"><u><b>Chi l’ha visto?</b></u></a>” ha affermato di non aver ricevuto mai telefonate da Elena Vergari. Tuttavia è proprio il telefono della scomparsa a rappresentare un fattore di grande attenzione.</p><p>Il 4 giugno la donna effettua infatti diverse chiamate: al figlio <b>Daniele Volpe</b>, al marito (che aggancia una cella a Roma, affermando di essere di ritorno a Ladispoli), e per nove volte al <b>119</b>, il numero per le informazioni di un gestore telefonico. Secondo gli inquirenti, il cellulare avrebbe smesso di essere utilizzato alle 9.50 del 4 giugno, ma queste chiamate si riferirebbero invece in tempi diversi fino alla tarda mattinata.</p><p>Quello stesso giorno la coppia parte: il programma è una gita fuori porta al <b>lago di Martignano</b>, ma Elena Vergari chiede di fermarsi invece a <b>Valtopina</b>, in Umbria, dove sono sepolti i suoi genitori. Nessuno vede la donna e il marito durante il tragitto, né a Valtopina, dove si sarebbero fermati a dormire in auto nei pressi del campo sportivo, nonostante alcuni parenti di lei vivessero a pochi chilometri di distanza e li avrebbero ospitati volentieri. In più entrambi i loro cellulari risultano spenti.</p><p>Elena Vergari e Mauro Volpe sarebbero ripartiti alla volta di Ladispoli il 5 giugno alle 6.30, facendo quindi ritorno a casa. Ma tra i due sarebbe scoppiato un litigio: da tempo la donna temeva che il marito avesse una <b>relazione extraconiugale</b>. La lite sarebbe proseguita fino a Ladispoli, dove Volpe le avrebbe chiesto di proseguire la discussione in strada per non svegliare il figlio che stava dormendo. Una volta in strada, sempre stando al racconto del marito, Elena Vergari si sarebbe allontanata su una <b>Mercedes Nera con targa straniera</b>. Tuttavia non aveva nulla con sé: niente documenti, carte di credito né vestiti. E lei si sarebbe allontanata lasciando il figlio 17enne, che chiamava più volte al giorno, e la cagnolina cui era molto affezionata?</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/scomparsa-elena-vergari-contraddizioni-evidenti-oggetti-2542238.html">I segreti della lettera anonima: cosa è successo a Elena Vergari?</a></p><h2>Le indagini senza soluzione</h2><p>Dopo il presunto allontanamento di Elena Vergari, Mauro Volpe sarebbe andato dal figlio - che non si sarebbe accorto del rientro dei genitori, che aveva provato a contattare il giorno prima, senza riuscirci - “gli dice che la mamma è andata via. Gli dice anche che si era stufata sia di lui che del figlio”, ha raccontato <b>Paolo Vergari</b>, fratello di Elena a “<i>Chi l’ha visto?</i>”. Peraltro <b>Daniele Volpe</b> avrebbe smentito che il padre sia andato fuori a cercare la moglie, ma sarebbe rimasto a guardare la tv.</p><p>È proprio Paolo Vergari a sollevare i primi dubbi sull’allontanamento, non solo perché - sostiene - Mauro Volpe avrebbe fornito <b>due versioni diverse</b> agli inquirenti. Paolo racconta che la coppia litigava spesso, poiché Elena Vergari avrebbe scoperto il tradimento del marito e avrebbe avuto paura di perderlo.</p><p>Cinque giorni dopo la scomparsa, Daniele Volpe avrebbe ricevuto un sms, proveniente da una cabina vicino casa, in <b>quartiere Caere Vetus a Ladispoli</b>: “Sto bene, non mi cercate”. In altri messaggi, la donna avrebbe comunicato la volontà di lasciare l’Italia. “Io capii subito che i messaggi provenivano da una cabina telefonica e pensai immediatamente che li avesse mandati mio padre per tranquillizzarmi, in quanto detti messaggi mi arrivarono circa 15 minuti dopo che mio padre era uscito di casa, dicendo che andava alle poste”, ha raccontato successivamente Daniele Volpe.</p><p>Mauro Volpe si rivolge agli inquirenti 13 giorni dopo la scomparsa, denunciando un <b>abbandono del tetto coniugale</b>, tuttavia a Paolo Vergari avrebbe chiesto di tranquillizzare immediatamente i famigliari, perché tutto andava bene: “Perché? Non andava bene niente: lei era scomparsa”. Il 16 maggio 2012, Daniele Volpe avrebbe telefonato alla trasmissione di Rai 3, spiegando: “Non ho più una madre, ma neanche un padre. Spesso ho pregato mio padre di prendere posizione e di spiegare i fatti. Mia madre amava noi e la sua casa: non credo in un suo allontanamento volontario”.</p><p>Sempre nel 2012 Paolo Vergari avrebbe scritto agli inquirenti per illustrare come il <b>cellulare</b> della sorella sarebbe tornato contattatile un paio di giorni dopo la scomparsa, a detta del marito, e che la presunta amante avrebbe conservato delle telefonate intercorse con Elena Vergari.</p><p>Mauro Volpe venne indagato e si avvalse della <b>facoltà di non rispondere</b>, ma la sua posizione, insieme con il fascicolo, fu archiviata nel 2017, nonostante l’opposizione presentata dall’avvocato di Paolo Vergari, <b>Enrico Maria Gallinaro</b>. Tra gli indizi a suo carico l’aver portato al monte dei pegni i gioielli della moglie (tra cui una fede) tempo dopo la scomparsa, la sparizione di un’amaca dal balcone, il ritrovamento in casa di una tuta usa e getta nascosta, con mascherina, guanti usa e getta, occhiali antinfortunio, grandi sacchi in cellophane e, in cantina, un piccone e grandi contenitori in vetro sporchi di terra. L’intero materiale venne sequestrato ma non fu trovato nulla, come pure nell’auto di Mauro Volpe.</p><p>Nelle <b>motivazioni del gip</b> all’archiviazione c’è scritto: “Appaiono evidenti le numerose contraddizioni fornite dall’indagato, tuttavia il ritardo del marito di Elena Vergari, nello sporgere denuncia di scomparsa ha indubbiamente ostacolato la predisposizione di accertamenti che, per essere efficaci, dovevano essere fatti nell’immediatezza”.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/soffoca-e-chiude-sacco-cosa-dice-lettera-su-elena-vergari-2538443.html">“La soffoca e la chiude in un sacco”. Cosa dice la lettera su Elena Vergari</a></p><h2>La lettera che può riaprire il caso</h2><p>Alla vigilia dell’archiviazione nel 2017 però accade un fatto insolito: la procura di Civitavecchia riceve una <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/lettera-anonima-riapre-cold-case-ritrovate-ossa-umane-sono-2536628.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>lettera anonima</b></u></a>: due fogli con grafie apparentemente differenti, una mappa disegnata e colorata con dei nomi, la scritta “La fine di Elena Vergari” e la data della scomparsa. “È ancora buio. L’auto piccola, nera, volta a sinistra e si posiziona fra la rete del campetto e il cassonetto. Qui […] finge di abbracciarla, invece la soffoca. Poi la chiude in un sacco e tenta di metterlo nel cassonetto, ma non riesce. Allora va avanti fino alla zona dei ruderi e la getta nella botola”, c’è scritto nella missiva.</p><p>Il fratello di Elena, Parolo Vergari, nutre molte speranze su questa lettera: “Perché scrivere qualcosa del genere se non è vero?”. In effetti, la mappa corrisponderebbe a un luogo preciso a un chilometro e mezzo dalla casa in via Cairoli a Ladispoli in cui la donna viveva, e proprio in quel luogo lei era solita portare a spasso la cagnolina. Sempre qui, a settembre 2025, sono state ritrovate delle <b>ossa</b> e della <b>terra smossa</b>: attualmente le ossa sono al vaglio degli inquirenti.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/M5BWKM7CTBMXHM2GM4NOEC47BI.png?auth=55390497d851a71dbf15fb781f551ed83988c58fe4bc1df56ad7fb835f67e727&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Screen "Chi l'ha visto?"]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[Caso Nessy Guerra, ora l'italo-egiziano se la prende con il console e Giorgia Meloni]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/caso-nessy-guerra-ora-litalo-egiziano-se-prende-console-e-2674003.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/caso-nessy-guerra-ora-litalo-egiziano-se-prende-console-e-2674003.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[Nuove minacce da parte di Tare Hamouda. Intanto Nessy Guerra continua a chiedere il rimpatrio in Italia per la figlia di 3 anni: vivono terrorizzate e barricate in una dimora segreta]]></description><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 09:33:57 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe arrivato addirittura a minacciare la premier <b>Giorgia Meloni</b>, oltre che il viceconsole onorario a Hurgada, l’uomo italo-egiziano che ormai da anni impedisce all’ex compagna <b>Nessy Guerra</b> e soprattutto alla sua bambina di 3 anni di rientrare in Italia. “Tamer avrebbe fatto delle minacce gravissime al console onorario di Hurgada, avrebbe detto delle cose veramente gravi. È molto minaccioso e noi abbiamo paura per noi e le persone che stanno gestendo questa situazione e ci stanno in qualche modo aiutando, ecco”, ha raccontato a “<i><b>Chi l’ha visto?</b></i>” Nessy Guerra, che da anni chiede di poter rientrare in Liguria, ma la legge egiziana impedisce il rimpatrio della figlia minorenne senza il consenso del padre. Anche se il padre, <b>Tamer Hamouda</b>, è stato condannato dal tribunale di Genova - in contumacia, poiché alla vigilia della sentenza sarebbe riparato in Egitto - per i reati di percosse, lesioni, stalking, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di una precedente ex compagna.</p><p>Hamouda chiede un risarcimento milionario allo Stato italiano, ma non si sa a che titolo. Con la madre italiana si sarebbe quindi recato nell’ufficio del viceconsole <b>Orazio Gioacchini</b>, che ha raccontato: “Effettivamente è disturbatissimo, ormai è alla follia completa, perché ormai non si fa chiamare più Tamer ma Gesù Cristo. Quindi ormai ha sorpassato il limite. Mi ha minacciato, confermo. Stavamo discutendo, stavo cercando di farlo ragionare sul fatto che lui ha bisogno di aiuto: al che prima ha cercato uno scontro fisico con me, e poi mi ha detto ‘Io a te ti faccio praticamente gambizzare’. Mi ha detto: ‘Io ti faccio sparare alle gambe, già in passato l’ho fatto fare in Italia’. Questa è una minaccia molto seria, ma non è la prima. Praticamente due anni fa, Tamer, con un audio, mi minacciò di morte. Io feci una denuncia presso la polizia e poi sono andato dal procuratore a fare una dichiarazione qui in Egitto. Era di una gravità assoluta”.</p><p>Da tempo l’uomo afferma infatti di essere <a href="https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/sono-ges-scender-langelo-morte-litalo-egiziano-violento-2646403.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u>Gesù</u></a> e ha denunciato Nessy Guerra per <b>adulterio</b>: la mamma ligure è stata condannata a sei mesi di detenzione in un carcere egiziano e ai <b>lavori forzati</b>, per cui da un momento all’altro le autorità egiziane potrebbero tradurla in prigione. Hamouda intanto ha detto al giudice di essere disposto a rinunciare alla causa di adulterio se Guerra gli consegna la figlia, lasciando quindi intendere quanto la denuncia sia falsa e strumentale, oltre che relativa a un reato che in Italia non ha senso.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/ho-denunciato-mio-ex-musulmano-violento-lui-mi-manda-2638789.html">"Ho denunciato il mio ex italo-egiziano violento, lui mi manda a processo per adulterio in Egitto"</a></p><p>“Ci chiediamo perché non venga arrestato. È stato arrestato 14 volte e 14 volte è stato rilasciato”, ha commentato Nessy Guerra in collegamento con la trasmissione di Rai 3. La donna è difesa dalla legale <b>Agata Armanetti</b>, che chiede il rimpatrio per la bambina attraverso un accordo politico con l’Egitto.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/TCP34A65ZFOKDGLOHXGSPYIGCI.png?auth=a82cb72180d887ed09033f8783df7940a7815a74c16f26e8e9b1d71d612bb827&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Screen "Chi l'ha visto?"]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[Garlasco, il legale di Sempio: “Non si sottoporrà alla perizia psichiatrica”]]></title><link>https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/garlasco-legale-sempio-non-si-sottoporr-perizia-psichiatrica-2671855.html</link><guid isPermaLink="true">https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/garlasco-legale-sempio-non-si-sottoporr-perizia-psichiatrica-2671855.html</guid><dc:creator><![CDATA[Angela Leucci]]></dc:creator><description><![CDATA[L’avvocato Liborio Cataliotti, che difende l’indagato Andrea Sempio, ha annunciato che il suo assistito non si sottoporrà alla perizia psichiatrica annunciata dalla procura]]></description><pubDate>Fri, 29 May 2026 20:34:59 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Sempio, indagato per il delitto di Garlasco, non si sottoporrà alla perizia psichiatrica chiesta dalla procura e affidata al professor Roberto Catanesi, psichiatra e docente di psicopatologie forense all’Università di Bari. Lo ha annunciato l’avvocato di Sempio, Liborio Cataliotti, che opera insieme alla legale Angela Taccia e alcuni consulenti di parte.</p><p>Cataliotti, ospite di Gianluigi Nuzzi nella puntata di Quarto Grado, ha infatti affermato: “Ma ci mancherebbe solo che andasse, proprio per il fatto che contestiamo la tempistica. Ci siamo confrontati come team oggi stesso, ovviamente. Le spiego perché. Noi crediamo che l'accertamento dei fatti e le prove dei fatti debbano presiedere a una valutazione personologica, a maggior ragione se riguarda eventuali ipotesi di patologie che potrebbero essere sbandierate all'opinione pubblica senza una responsabilità per il fatto. Prima il fatto e poi tutte le valutazioni del caso”. L’opinione pubblica ha spesso dimostrato poca comprensione rispetto alle scelte difensive del team che segue Sempio.</p><p>Il comunicato della procura, che annunciava in questi giorni la perizia, per accertare un Sempio una presunta pericolosità sociale, ha fatto molto discutere. Ci si interroga se si tratti di un modo per sottoporre Sempio a eventuale custodia cautelare in attesa di un possibile rinvio a giudizio, oppure sia un modo per poter utilizzare in tribunale la consulenza personologica realizzata dal RaCis dei carabinieri, che ha analizzato gli scritti, su carta e online, dell’indagato, e che non avrebbe valenza probatoria in aula.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/garlasco-parla-mamma-sempio-non-temo-morte-siamo-ai-2668742.html">Garlasco, parla la mamma di Sempio: “Non temo la morte. Siamo come ai domiciliari”</a></p><p>Si tratta, a detta degli opinionisti, di un fatto insolito. Da un lato la perizia psichiatrica di solito si chiede quando un indagato o un imputato abbia un qualche tipo di trascorso attinente alle terapie psichiatriche, psicologiche o psicanalitiche. Dettaglio che non risulta nella storia medica di Sempio. Inoltre ci si domanda come una perizia psicologica che avviene oggi possa essere efficace nel descrivere una possibile situazione relativa a 20 anni fa. In studio, i diversi ospiti si sono interrogati sul peso delle prove oggi in mano alla procura.</p><p>Chiara Poggi viene uccisa il 13 agosto nella sua casa a Garlasco. Sempio è stato indagato per la terza volta nel 2025 (e archiviato nelle due volte precedenti), ma dieci anni prima era stato condannato in via definitiva il fidanzato della vittima Alberto Stasi. Esiste attualmente un movimento di opinione pubblica, che chiede a gran voce la revisione e la scarcerazione di Stasi, in particolare dopo la diffusione a mezzo stampa di parte dell’informativa delle indagini rilasciata dai carabinieri.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/7XH2XAUN5RKUXHIN45Y4ZDEFHI.jpg?auth=3c0935dd9186c83512ea2fe94bfe038a14b48d6342ca9a4e3ecfef2178802b06&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>