<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title></title><link>https://ilgiornale.it</link><atom:link href="https://ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/cristina-bassi/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 12:25:36 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Anche i pm lo certificano: "Hannoun finanzia Hamas"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica-internazionale/anche-i-pm-certificano-hannoun-finanzia-hamas-2693214.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica-internazionale/anche-i-pm-certificano-hannoun-finanzia-hamas-2693214.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Archiviata la querela del 2023 del predicatore islamico a De Corato. Il deputato Fdi: "Informato un mese fa"]]></description><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:00:31 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna diffamazione: accusa da archiviare. Parola del pm di Roma, Roberta Capponi, che si è occupata della querela di Mohammad Hannoun contro il deputato di Fdi, Riccardo De Corato. La denuncia dell'imam palestinese trapiantato a Genova, tuttora in carcere a Terni in regime di alta sicurezza con l'accusa di avere finanziato Hamas, porta la data del 6 luglio 2023. Ben prima dell'arresto di Hannuon, scattato a fine 2025. Tuttavia De Corato ne è stato messo al corrente solo un mese fa, con la notifica appunto della richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma.</p><p>La vicenda. De Corato, all'epoca capogruppo di Fdi in Commissione parlamentare antimafia, aveva chiesto conto - con relative dichiarazioni a giornali e agenzie - alla collega dell'M5s, Stefania Ascari, del suo invito ad Hannoun a un incontro nella sala stampa della Camera. «Avevo contestato - ha spiegato ieri il deputato, affiancato dall'avvocato Pietro Porciani - anche basandomi su alcuni articoli del quotidiano Repubblica, la presenza di Hannoun in una sede istituzionale. L'imam genovese era già una persona molto chiacchierata per i suoi rapporti con Hamas e io ritenevo inopportuno che prendesse parte a una conferenza stampa alla Camera dei deputati. E su invito di un membro della Commissione antimafia, competente tra l'altro per i reati di terrorismo». Le frasi considerate diffamatorie da Hannoun, assistito dall'avvocato Dario Rossi e che ha querelato per gli stessi motivi anche Repubblica, sono le seguenti: «Acclarato finanziatore di Hamas» e «a capo di una associazione che solo apparentemente si occupa di aiutare i palestinesi». Ora il pm motiva la richiesta di archiviazione dell'aprile scorso, notificato a De Corato a metà giugno, con la «infondatezza della notizia di reato». Scrive Capponi che le dichiarazioni del deputato di Fdi «non hanno contenuto diffamatorio in quanto trovano il loro fondamento su articoli di stampa che basandosi su fonti aperte riferivano di come l'associazione benefica di Hannoun Mohammad (la Abspp, poi finita nel mirino della Procura di Genova, ndr) fosse stata destinataria di una richiesta di congelamento da parte dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interna di Israele, ndr), delle somme trasferite dall'organizzazione Hamas definita terroristica, in quanto alla stessa affiliata».</p><p>Il riferimento del pm è in primo luogo a un articolo del 4 luglio 2023 su Repubblica - «giornale non certo vicino alla mia area politica», fa notare il deputato di Fdi - dal titolo: «Soldi a Hamas. Indagini a Genova su un'associazione palestinese. Israele chiede il sequestro dei fondi raccolti dall'architetto Mohammad Hannoun».</p><p>Continua De Corato: «Non sapevo nulla della querela, l'ho scoperto dopo tre anni con la notifica dell'istanza di archiviazione. E anche questo per me è grave, tenuto conto che ero e sono un parlamentare». Mentre l'avvocato Porciani sottolinea il «paradosso» dietro il caso. «L'obiettivo di Hannoun era di natura economica, raccogliere quattro soldi con cui paradossalmente lo Stato italiano, per mezzo di un suo rappresentante, avrebbe finanziato Hamas. Oltre ovviamente a gettare discredito su un parlamentare». L'architetto palestinese, 64 anni, fino a pochi mesi fa capopopolo della manifestazioni pro Pal del sabato a Milano, potrebbe presentare opposizione all'archiviazione dell'inchiesta (di cui De Corato al momento non ha avuto notizia). A quel punto deciderà il gip in una udienza.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/JFPWZARKEZLIBDY6I2QBIC6JYA.jpg?auth=5ffafc128ecd1b253e9e8c632a01a77fd75a4b79c1a77fd4ab02372d1f615f91&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il video choc in aula e l'agonia di Pamela colpita per 76 volte]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/video-choc-aula-e-lagonia-pamela-colpita-76-volte-2693092.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/video-choc-aula-e-lagonia-pamela-colpita-76-volte-2693092.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[L'ex Gianluca Soncin resta impassibile. Un'agente: "Non aprì la porta, lei morì"]]></description><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Pamela Genini è sul terrazzino agonizzante. Mentre la polizia fa irruzione nell'appartamento, la 29enne esala l'ultimo respiro, dopo che il suo assassino l'ha colpita con 76 coltellate. Gli ultimi istanti di vita della giovane donna sono stati ripresi in diretta dalla body cam degli agenti delle Volanti di Milano. E ieri al processo a carico del suo ex, il 53enne Gianluca Soncin, sono stati mostrati in aula in un cruento video ammesso come prova. Lui è rimasto indifferente.</p><p>Pamela Genini è stata uccisa nel proprio appartamento di via Iglesias, periferia milanese, la sera del 14 ottobre 2025. Soncin, con cui lei aveva avuto una relazione violenta che aveva cercato più volte di troncare, si era procurato di nascosto un doppione delle chiavi di casa della giovane in un momento in cui la 29enne era fuori città. Ieri nell'aula della Corte d'assise l'uomo, seduto in prima fila accanto al difensore e accusato di omicidio pluriaggravato, è apparso indifferente alla proiezione su un maxi schermo del video girato durante l'intervento della polizia per cercare di salvare la giovane. La vittima era riuscita ad avvertire un amico, Francesco Dolci, chiedendo aiuto via WhatsApp: "Non so che fare, chiama la polizia. È da denuncia... digli di non suonare". A raccontare la drammatica sequenza, in aggiunta alle immagini, è stata la responsabile dell'Ufficio prevenzione generale della Questura, Serafina Di Vuolo. Alle 21.59 e 58 secondi Pamela era ancora viva. Infatti al citofono, alle forze dell'ordine aveva prontamente risposto, invitandole a salire: "Glovo, secondo piano". Frase, ha spiegato la funzionaria, "che per noi è un chiaro segnale di pericolo di vita". Nella deposizione Di Vuolo ha aggiunto: "Quando noi stavamo entrando in casa, Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva". E la morte è stata documentata dai filmati che ieri i pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, responsabile del dipartimento che si occupa delle violenze di genere, hanno ritenuto di mostrare al dibattimento davanti alla Corte presieduta dal giudice Antonella Bertoja. La 29enne è morta pochi secondi dopo l'arrivo degli agenti, sotto gli occhi tra l'altro di alcuni vicini affacciati alle finestre e mentre Soncin inscenava il suicidio tagliuzzandosi i polsi. In aula è stata anche fatta sentire la telefonata di richiesta d'aiuto di Dolci (oggi indagato per la profanazione della tomba dell'amica) alla polizia. La dirigente dell'Upg ha infine sottolineato che Soncin, che nel suo appartamento di Cervia aveva una pistola e svariati coltelli, quella sera ne ha portati due a Milano: uno è stato trovato nella sua auto e l'altro vicino al corpo della vittima.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/PJ6KDET6PBKDPPFQFDO7JWRLOM.jpg?auth=da536baced72d63b8d822e0e44735e1f1d2b187cf25523fe4ca0d81ccaaf0cf8&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Emergenza carceri intollerabile". E oggi Delpini entra al Beccaria]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/attualit/emergenza-carceri-intollerabile-e-oggi-delpini-entra-2692664.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/attualit/emergenza-carceri-intollerabile-e-oggi-delpini-entra-2692664.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[L'allarme di Antigone su sovraffollamento e ondate di calore. Dopo l'arcivescovo, domani delegazioni a Opera e San Vittore]]></description><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 04:22:28 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi alle 14 l'arcivescovo Mario Delpini entrerà al carcere minorile Beccaria. In anticipo di un giorno rispetto alla giornata nazionale di visite negli istituti di pena organizzata da Antigone e dall'Alleanza per l'articolo 27 (che vieta le pene disumane e impone la finalità rieducativa). Questo perché monsignor Delpini, che ha «impegni improrogabili» per domani, non ha voluto mancare all'appuntamento. Insieme all'arcivescovo ci saranno il segretario generale della Cgil milanese Luca Stanzione, la presidente di Antigone Valeria Verdolini, il consigliere regionale Luca Paladini, il presidente del Municipio 6 Santo Minniti.</p><p>Oggi e domani dunque anche la Lombardia e Milano si mobilitano per il carcere. Le visite hanno lo scopo di «sensibilizzare - spiegano le associazioni - intorno alla questione penitenziaria, oggi vera a propria emergenza sociale, politica e umana». E di contrastare la progressiva chiusura del carcere nei confronti della società esterna. In particolare domani delegazioni di rappresentanti dell'Alleanza ed esponenti delle istituzioni locali, del mondo dell'università, della cultura e della società civile visiteranno 34 penitenziari in 29 città italiane. A Milano le visite - organizzate, insieme a Antigone, da Cgil, Cnca, Caritas, Sesta Opera, Ordine degli psicologi lombardi - riguarderanno Opera, San Vittore e Bollate. A Opera faranno parte della delegazione Don Luigi Ciotti, Vincenzo Greco e Ivan Lembo di Cgil Milano, Diana De Marchi, consigliere di Città Metropolitana. Domani sera se ne parlerà anche alla festa per gli 80 anni dell'Anpi al Castello Sforzesco.</p><p>Secondo il XXII rapporto di Antigone, la Lombardia è la seconda regione italiana (dopo la Puglia) per sovraffollamento carcerario. Nei 18 istituti di pena lombardi sono detenute oltre 9.500 persone, con un tasso medio di affollamento superiore al 150 per cento e punte che raggiungono il 200 per cento. Stando al rapporto, nessun istituto lombardo è sotto la capienza regolamentare. Tra le situazioni più critiche ci sono Brescia «Nerio Fischione», San Vittore, Lodi, Varese e Busto Arsizio. «Con più del 150 per cento di sovraffollamento - sottolinea Verdolini - non c'è posto fisico. Si sta male. Il caldo aggiunge un'ulteriore forma di afflittività a condizioni già insostenibili». Così Luigi Pagano, Garante dei detenuti Comune di Milano, Daniele Nahum e Alessandro Giungi, presidente e vicepresidente della Sottocommissione carceri: «I dati del ministero della Giustizia sulle carceri milanesi descrivono una situazione drammatica e fuori controllo. L'indice di sovraffollamento a San Vittore è al 220 per cento, a Opera al 152 per cento, a Bollate al 126 per cento e al Beccaria al 136 per cento. Tra incendi, celle infestate da cimici, mancanza di ventilatori e persino di acqua per lavarsi (come a Opera), siamo davanti a una condizione di oggettiva illegalità istituzionale. Una situazione insostenibile per i detenuti ma anche per gli agenti di polizia penitenziaria, in grave sottorganico e con un tasso di suicidi triplo rispetto a quello nazionale».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/EETENUNGL5NTVCTWXHGW4O36IE.jpg?auth=28d2781cb33609f8296271b493b63813217f4720508885d1eda7e57c75e7b160&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Pericolo sociale". Lo sfregiatore della metro a Milano resterà in cella]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/pericolo-sociale-sfregiatore-metro-milano-rester-cella-2692314.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/pericolo-sociale-sfregiatore-metro-milano-rester-cella-2692314.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Accolta la richiesta del pm per l'algerino. Ha anche l'aggravante dei futili motivi]]></description><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>"Evidente pericolosità sociale": con questa motivazione resta in carcere Mohammed Saidi (in foto), il 27enne algerino arrestato giovedì a Milano dalla polizia locale per aver sfregiato con un coltello una ragazza alla fermata Duomo della metropolitana Gialla. Ieri il gip Cristian Mariani ha accolto la richiesta del pm Simona Ferraiuolo e ha convalidato l'arresto dell'uomo, disponendo a suo carico la misura cautelare del carcere. Saidi risponde di sfregio permanente al viso. Il giudice ha riconosciuto l'aggravante dei futili motivi e appunto l'evidente pericolosità sociale. E sottolinea nel provvedimento come il 27enne abbia aggredito la ragazza marocchina di 22 anni, che non conosceva, nonostante poche ore prima fosse già stato arrestato (e rilasciato) per alcuni furti a bordo di auto. Mostrerebbe, quindi per il gip, totale incapacità di controllo e spregiudicatezza, sfogata su una giovane donna indifesa. A quanto si apprende, durante l'interrogatorio di convalida di ieri Saidi, che è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale aggravata ed è difeso d'ufficio dall'avvocato Mara Bracco, avrebbe avuto un atteggiamento ostile. Ha chiesto di essere rimpatriato in Algeria e ha fornito una versione dei fatti di giovedì pomeriggio ritenuta inverosimile.</p><p>L'uomo, che parla solo arabo ed è senza fissa dimora nel nostro Paese, ha riferito di essere arrivato in Italia dalla Francia solo da un mese e di avere lavorato come idraulico con un altro cittadino algerino. Il suo racconto è stato che la vera vittima dell'aggressione è lui, perché la ragazza lo aveva guardato male e insultato. Ha anche negato di aver detto di essere musulmano (questo particolare, comunque, non risulta dalle testimonianze in atti ). Avrebbe poi detto di non aver avuto con sé alcun coltello, spiegando che la ragazza si è ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante la colluttazione. Si sarebbe poi allontanato, perché si sentiva svenire. Ha infine sostenuto che il sangue a terra era suo e ha voluto mostrare una ferita riportata al dito. Ha in sostanza provato a ribaltare la dinamica dei fatti, in un racconto che il gip non considera credibile.</p><p>Il coltello usato per sfregiare la 22enne non è stato fin qui ritrovato. Le esigenze cautelari indicate dal giudice sono il pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga. L'aggravante dei futili motivi è stata riconosciuta proprio per l'azione spregiudicata contro una donna inerme, solo per uno sguardo che lui riteneva di troppo. Nella richiesta di convalida dell'arresto il pm aveva indicato gli insulti in arabo e gli sputi rivolti da Saidi alla giovane, prima di estrarre il coltello, in pieno giorno e su una banchina affollata. Nella propria denuncia raccolta dalla polizia locale la 22enne precisa che non aveva "mai visto prima" il proprio aggressore. Dopo la minaccia di chiamare la polizia da parte della giovane l'uomo, spiega lei, "si avvicinava di scatto e, dopo avermi sputato due volte sul viso in segno di disprezzo, mi spingeva con forza sulla spalla sinistra". E dopo le coltellate: "Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/R4ZDVP66NBITDIYKC2BZV3ILAY.jpg?auth=36e3e5ac6ef9f99e0d7d86abe6de7320ebcd2660a45546e341ecd1e1a3b53703&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Batterie al litio surriscaldate in un pacco la causa del rogo al deposito in Bovisa]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/cronaca-nera/batterie-litio-surriscaldate-pacco-causa-rogo-deposito-2692371.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/cronaca-nera/batterie-litio-surriscaldate-pacco-causa-rogo-deposito-2692371.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Gli accertamenti proseguono anche sugli aspetti riguardanti i sistemi di sicurezza nell'edificio]]></description><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 04:45:35 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La causa del maxi rogo divampato mercoledì sera nel deposito Brt di Bovisa sarebbe il surriscaldamento di alcune batterie al litio contenute in un pacco. Questo stando ai primi accertamenti nell'inchiesta dei vigili del fuoco coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Paolo Storari. Sarebbe stata dunque esclusa, dalle prime analisi sul pacco che ha scatenato l'incendio, l'origine dolosa. Gli accertamenti proseguono anche sugli aspetti riguardanti i sistemi di sicurezza nell'edificio.</p><p>Le prime verifiche degli investigatori hanno dunque confermato che il rogo nel centro di smistamento, che ha distrutto gran parte della struttura e molti camion parcheggiati all'esterno, è partito da un pacco di circa 10 chili che era stato appoggiato sul pianale pronto per essere trasferito su un camion diretto a Torino. Dopo le 19 un dipendente della società di logistica ha testimoniato di aver prelevato dal nastro trasportatore il pacco, 50x30x30 centimetri, e di avere sentito calore al tatto. Senza farci troppo caso, lo ha sistemato sulla piattaforma e si è voltato per prelevare un altro pacco, ma quando si è rigirato verso la piattaforma ha visto prima fumo, poi le fiamme e alla fine ha sentito un forte rumore, come un botto. Nelle ore successive al rogo la Procura ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per incendio doloso, ipotesi che i primi accertamenti sui resti del pacco sembrano ora escludere.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/WKWKCOZAORJWLPX32SMSVGVNNA.jpg?auth=848ed1690d59de39961594fa0a835fa7a93746b0d697f64dece19c50bd2a4a5c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La truffa della finta rapina in gioielleria. Così da Napoli raggiravano gli anziani]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/truffa-finta-rapina-gioielleria-cos-napoli-raggiravano-2692352.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/truffa-finta-rapina-gioielleria-cos-napoli-raggiravano-2692352.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Le vittime sono persone residenti soprattutto a Milano e a Roma]]></description><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Prendevano di mira anziani e persone fragili, li truffavano e si impossessavano di gioielli e denaro. E non si trattava di episodi isolati, ma di una lunga serie di colpi coordinati e gestiti da una vera e propria "centrale operativa" del raggiro. Il pool Antitruffe della Procura di Milano ha scoperto l'organizzazione, che aveva a capo una giovane coppia di Napoli.</p><p>Le vittime sono persone residenti soprattutto a Milano e a Roma. Gli episodi ricostruiti dalle indagini sono 33. La squadra Antitruffe della Procura, composta da agenti della polizia di Stato e della polizia locale, ha eseguito con l'aiuto dei colleghi di Napoli una perquisizione nella casa napoletana della coppia di italiani (una donna di 26 anni e un uomo di 28 anni), considerata punto di riferimento dell'organizzazione. Il gruppo aveva una precisa divisione dei compiti e una base dedicata apposta alle truffe. Le telefonate per i raggiri partivano proprio dalla casa della coppia, che aveva allestito locali insonorizzati e un sistema di videosorveglianza abusivo per controllare gli accessi all'edificio. Il metodo più usato era quello della falsa rapina in gioielleria: gli autori, spacciandosi per appartenenti alle forze dell'ordine, dicevano alle vittime che la targa dell'auto di un loro parente era stata ripresa dalle telecamere nei pressi della gioielleria rapinata e inducevano gli anziani a consegnare a sedicenti incaricati denaro e gioielli che dovevano essere sottoposti a verifiche. La coppia è stata denunciata a piede libero.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/DX4QC6WEGBOYJOUAFSUS5TGL5Q.jpg?auth=0aadaedefd5b3dd74cab64d1ad5e88792af9c14156e1b42196c31fe290814ba5&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Hostess molestata, rivincita in appello: l'uomo condannato]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/hostess-molestata-rivincita-appello-luomo-condannato-2692008.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/hostess-molestata-rivincita-appello-luomo-condannato-2692008.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Un anno e due mesi al sindacalista Cisl: nel 2018 a Malpensa palpeggiò la donna]]></description><pubDate>Sat, 11 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Una condanna a un anno e due mesi e 10mila euro di provvisionale da risarcire alla parte offesa: così dopo otto anni dai fatti si chiude (salvo nuovo ricorso in Cassazione) la vicenda processuale diventata celebre per la violenza sessuale "dei 30 secondi". Nel processo d'Appello bis a Milano ieri i giudici della Seconda sezione penale hanno deciso per la colpevolezza dell'ex sindacalista Raffaele Meola, denunciato per abusi nel 2018 dalla ex hostess Barbara D'Astolto, che all'epoca lavorava a Malpensa come l'imputato.</p><p>Le motivazioni della sentenza della Corte presieduta dal giudice Enrico Manzi sono attese in 90 giorni. "Non ne sono felice - ha dichiarato la donna dopo il verdetto, al telefono con il suo legale -, ma c'è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda". Il 48enne era stato assolto dal Tribunale di Busto Arsizio e poi a Milano nel primo processo d'Appello. Per i giudici, in sostanza, in quei 20-30 secondi durante i quali la hostess - secondo il suo stesso racconto - era rimasta immobile, la donna avrebbe invece potuto opporsi all'approccio sessuale non consensuale del sindacalista. Il sostituto pg Angelo Renna aveva fatto ricorso in Cassazione e a febbraio 2025 la Suprema corte ha annullato con rinvio il primo verdetto d'Appello disponendo un nuovo giudizio di secondo grado sempre a Milano, che si è svolto a porte chiuse su richiesta dell'imputato. Qui il pg aveva chiesto una condanna a due anni. La 49enne, parte civile nel processo, è assistita dall'avvocato Gionata Bonuccelli.</p><p>Così la Suprema corte, nel motivare l'annullamento con rinvio: "La giurisprudenza è netta nel ritenere che sia irrilevante, ai fini della configurazione della violenza sessuale, la reazione della vittima, perché la sorpresa può essere tale da superare la sua contraria volontà, così ponendola nell'impossibilità di difendersi... Nella letteratura scientifica è spiegato il fenomeno del blocco emotivo o freezing, cioè l'incapacità di reazione dovuta alla paura o al frastornamento per l'imprevedibilità della situazione e l'incapacità di fronteggiarla né d'altra parte esiste un modello di reazione o un modello di vittima".</p><p>I fatti sono del marzo del 2018, quando la donna si era rivolta a Meola per una vertenza sindacale. E negli uffici della Cisl a Malpensa sono avvenuti - come stabilito nelle indagini e scritto nelle stesse sentenze di assoluzione - i palpeggiamenti anche nelle parti intime da parte dell'uomo. Ancora D'Astolto, che oggi è insegnante di sostegno: "La speranza è che questa sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia ora possiamo mettere un punto. Ho pagato un prezzo molto alto per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda, ho dovuto lasciare il lavoro. In questi anni purtroppo tante volte ho pensato chi me l'ha fatto fare?. Tornassi indietro forse non lo rifarei".</p><p>E l'avvocato Bonuccelli: "La sentenza della Cassazione aveva individuato punti fermi sul consenso violato e sul gesto repentino nella violenza sessuale, anche se nella forma attenuata. Quella d'Appello è una sentenza spartiacque su questi aspetti. La mia assistita da sempre ha raccontato un fatto che è un reato. Un fatto storico pacifico: lei aveva un appuntamento di natura sindacale e lui l'ha approcciata di spalle e ha approfittato della situazione e ha proseguito".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/EBBSTCEMVVM3NCGUORRYWZWEA4.jpg?auth=feb7310cc7b68e73f7187077f9e2d99876a768ee990fe17381460deacbd5aed4&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Ragazza sfregiata a Milano, il centrodestra: "Sull'accoglienza  sinistra fallimentare"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/ragazza-sfregiata-centrodestra-sullaccoglienza-sinistra-2692033.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/ragazza-sfregiata-centrodestra-sullaccoglienza-sinistra-2692033.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Lega e Fdi all'attacco. La 22enne: "Credevo di morire, non respiravo".]]></description><pubDate>Sat, 11 Jul 2026 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Sarà interrogato questa mattina a San Vittore Mohammed Saidi, il 27enne algerino arrestato giovedì dopo aver sfregiato con un coltello una ragazza nel mezzanino della fermata Duomo della metro. Dopo l'interrogatorio dell'uomo, difeso dall'avvocato Mara Bracco, il gip Cristian Mariani dovrà decidere sulla richiesta di convalida dell'arresto e di custodia cautelare in carcere avanzata dal pm Simona Ferraiuolo. La Procura avanza le imputazioni di sfregio permanente del viso, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di coltello.</p><p>"Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare", ha messo a verbale davanti agli agenti della polizia locale, che hanno arrestato Saidi, la 22enne ferita nello sporgere denuncia e nel raccontare l'esperienza tragica. La ragazza è stata dimessa con una prognosi di 10 giorni. Nel verbale d'arresto dei vigili si legge tra l'altro che "il nucleo Antiterrorismo del Ros di Milano sta espletando controlli in Europa, per tramite Interpol, per verificare l'eventuale coinvolgimento in ambienti radicalizzati". Tuttavia, scrive il pm nella propria richiesta, "allo stato non vi è prova del fatto che il Saidi abbia agito mosso da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".</p><p>Interviene Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale: "La vittima è marocchina, l'aggressore algerino. Questa vicenda dimostra ancora una volta il fallimento totale del modello di società costruito in questi anni dalla sinistra. Un modello fondato sull'immigrazione incontrollata, sul permissivismo e sull'illusione che chiunque arrivi in Italia abbia automaticamente il diritto di restarci, qualunque cosa faccia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: città sempre più insicure, violenza quotidiana e intere zone abbandonate al degrado e alla prepotenza di chi non rispetta le nostre leggi e le nostre regole. A pagare il prezzo di questo disastro non sono soltanto gli italiani, ma anche le tante persone straniere che vivono onestamente nel nostro Paese, lavorano, studiano e rispettano le regole". Infine: "Milano non può continuare a essere il laboratorio ideologico della sinistra sulla pelle dei cittadini".</p><p>Così il deputato di Fdi, Riccardo De Corato: "Apprendo con soddisfazione" che il pm chiede il carcere per Saidi. "Una decisione presa, perché il nordafricano è ritenuto pericoloso e in grado di colpire ancora. Mi conforta vedere che questa volta la magistratura si è comportata correttamente. Troppe volte, infatti, era stata usata una incomprensibile e pretestuosa clemenza nei confronti dei delinquenti. Un atteggiamento che alla fine sono sempre stati i cittadini per bene a scontare rimanendo vittime di criminali lasciati liberi troppo frettolosamente".</p><p>E la consigliera regionale del Carroccio, Silvia Scurati: "È allucinante che una ragazza non possa essere libera di circolare a Milano senza correre il rischio di essere aggredita e addirittura sfregiata da chi rivendica con orgoglio il suo essere uomo e musulmano. Ovviamente adesso le femministe nostrane se ne staranno ben zitte. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, per questi personaggi deve valere una sola regola: rimpatrio o remigrazione, senza se e senza ma. Non ci sottometteremo mai alla cultura islamica estremista che considera le donne come un oggetto".</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/GDSJRDKCFJMZNPZMXR5STYYX54.jpg?auth=65e86635eaf5367d0de3a93b36cff1beee143699a6a6db9d317ff7ad6f42540c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Pressioni su Rocchi anche per una partita dell'ultimo campionato]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/calcio/pressioni-su-rocchi-anche-partita-dellultimo-campionato-2691083.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/calcio/pressioni-su-rocchi-anche-partita-dellultimo-campionato-2691083.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Indagato con esponenti nerazzurri per l'ultima Torino-Inter. Ingerenze che la procura sportiva non potrà ignorare]]></description><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 05:27:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Dopo settimane di stand-by l'inchiesta arbitri riprende vigore, con il botto: l'interrogatorio in Procura a Milano - in gran segreto nei giorni scorsi - di Gianluca Rocchi, il principale indagato per frode sportiva (sentiti anche, come testi, gli ex presidenti Aia Antonio Zappi e Alfredo Trentalange). Si chiude così la fase investigativa.</p><p>Dall'invito a comparire (il secondo) inviato a Rocchi, che si è difeso davanti al pm Maurizio Ascione e all'aggiunto Paolo Ielo, assistito dagli avvocati Antonio D'Avirro e Antonio Bana, emergono importanti novità. Il filone sulle presunte designazioni arbitrali pilotate a favore dell'Inter punta su due nuove partite: Inter-Verona della stagione 2024/2025 e la recentissima Torino-Inter del 26 aprile 2026. Il totale sale a quattro. Inoltre le imputazioni contestate a Rocchi sono state riformulate. In particolare in Torino-Inter «Rocchi - riporta il Corriere della Sera - designava come direttore di gara Maurizio Mariani soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito». Non solo. Ora l'ex designatore è accusato «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente (ormai ex, ndr) della Figc». Tra gli indagati non figurano né Gravina né dirigenti interisti. Gli «esponenti della società» infatti, che avrebbero fatto «pressioni» su Rocchi e interferito nelle designazioni, restano fin qui ignoti. È emerso anche che circa tre mesi fa, più o meno nei giorni in cui dell'inchiesta si è saputo pubblicamente e poco prima che Rocchi si dimettesse, la Procura - autorizzata dal gip Giulia Marozzi - ha fatto ripartire le intercettazioni delle persone coinvolte. Nel nuovo atto infine non viene più citato il filone delle presunte «bussate», sempre di Rocchi, alla sala Var di Lissone per condizionare in diretta le decisioni dei varisti. Questo perché sarà probabilmente mandato per competenza territoriale alla Procura di Monza.</p><p>Ma qual è il destino finale dell'inchiesta? Nelle ultime settimane per volontà del procuratore, Marcello Viola, al pm Ascione è stato affiancato il procuratore aggiunto Ielo. La scorsa settimana si è tenuta una riunione e si sta valutando se chiedere l'archiviazione (al momento l'ipotesi più probabile, nonostante la nuova linfa alle indagini) oppure chiudere l'inchiesta in vista della richiesta di processo. La deadline dovrebbe essere il 15 luglio, ultimo giorno di Ascione, destinato alla Procura europea, a Milano. In Procura non sarebbe stata ancora raggiunta una sintesi sul da farsi. Le intercettazioni agli atti comunque sono definite «molto interessanti» in particolare nel documentare le «pressioni» sull'ex designatore. Dalle telefonate emergerebbe tra l'altro che alcuni arbitri si diceva portassero sfortuna all'Inter. Fonti giudiziarie tirano così le somme: tali sono le «ingerenze» documentate, che anche se l'ipotesi di reato non risulterà sufficientemente fondata, la giustizia sportiva non potrà ignorarle.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/4UL4CNQCYZPUNBPYESZLVLHBEQ.jpg?auth=93d49a3de9fed0013ac23638ea24ec4dde617da98d9f3b1c8c0cf46c11d9677c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["L’alleanza lombarda tra mafie è più potente delle singole organizzazioni criminali"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/l-alleanza-lombarda-mafie-pi-potente-delle-singole-2691036.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/l-alleanza-lombarda-mafie-pi-potente-delle-singole-2691036.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Sodalizio criminale tra ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra]]></description><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 04:10:47 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«La guerra non conviene a nessuno. A Milano si fanno le cose giuste»: parola di Dollarino, al secolo Emanuele Gregorini, esponente del clan di camorra con base a Roma dei Senese. Gli alterchi cioè vengono superati, in nome del profitto. È così che nasce in Lombardia l'alleanza tra mafie - camorra, cosa nostra, 'ndrangheta - che ha spadroneggiato per anni. Il gup Emanuele Mancini, nel motivare in 1.840 pagine le condanne inflitte a dicembre nel maxi processo Hydra, descrive «genesi e struttura del sodalizio».</p><p>Con il rito abbreviato, che ha affrontato una prima tranche del procedimento, sono stati giudicati 80 imputati, i capi d'accusa sono 92. Ai 62 condannati, anche per associazione mafiosa, sono stati inflitti in totale oltre cinque secoli di carcere (nella foto, i pm della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane). «La crescita e il consolidamento dell'organizzazione mafiosa», scrive il giudice, che ha associato in una «formazione autonoma» le tre organizzazioni criminali allo scopo di «massimizzare i profitti», non si è fondata «esclusivamente sulla disponibilità di risorse (...) ma soprattutto sulla capacità di costruire e mantenere un esteso capitale relazionale idoneo a condizionare il funzionamento delle istituzioni e ad alterare il regolare svolgimento delle attività amministrative ed economiche». Il sistema mafioso ha avuto in alcuni momenti un potere tale da interferire «con le scelte degli amministratori locali e, talora, con il voto alle elezioni in alcuni Comuni lombardi, dimostrando un profondo radicamento sul territorio». Forte anche dei «rapporti di connivenza e collaborazione con settori imprenditoriali», con «appartenenti alla pubblica amministrazione, nonché con operatori di settori strategici, tra cui forze di polizia, funzionari dell'amministrazione finanziaria e personale sanitario». Sono molte le frasi - intercettate - in cui gli imputati parlano del sodalizio: «Possiamo parlare come vogliamo, perché abbiamo l'associazione». E ancora: «Tu stai vicino a noi? Noi stiamo vicino a te? Siamo la fratellanza». La struttura era organizzata come una vera spa, con incontri programmati «con anticipo» e «periodici» per definire l'attività operativa, «valutando quali società utilizzare, quali e quanti capitali investire, come distribuire le quote di partecipazioni ovvero come distribuire i proventi». Il giudice parla di «sistema mafioso lombardo», spiega che il gruppo portava avanti le attività mediante la «condivisione di uffici, beni, società, cassa comune, affari economici leciti ed illeciti, contatti nel mondo della politica locale e nazionale». E «la convergenza di interessi tra i sodali e l'apporto, da parte di taluni, del proprio retaggio mafioso non costituiscono dati alternativi, ma elementi che si integrano reciprocamente e danno luogo a tale forma associativa, capace di sommare la forza derivante dalle mafie tradizionali con quella prodotta da una struttura flessibile, trasversale».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CHJVJF23ABLFZDRLHVVGXUTKQM.jpg?auth=86406c7ff72f5a5b1504613a596e15e77bf3a3f5e88e60be69800ae5afacfcaa&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Resta in carcere Saidilly: "Ho salute mentale precaria"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/resta-carcere-saidilly-ho-salute-mentale-precaria-2690368.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/resta-carcere-saidilly-ho-salute-mentale-precaria-2690368.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Per il gip è pericoloso: "Il suo stato psicologico da approfondire con una perizia"]]></description><pubDate>Wed, 08 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Un fatto "a dir poco eccentrico e apparentemente insensato", anche per la "peculiare rivendicazione che l'indagato ne ha fatto negli stessi istanti dell'arresto", dicendo: "Mi sono divertito. Quando esco, lo rifaccio". E in ciò "sta gran parte dell'aspetto allarmante e inquietante" del gesto di Lamin Saidilly (in foto). Resta in carcere (come chiesto dal pm Elio Ramondini) il 22enne nato in Veneto da genitori gambiani, accusato del tentato omicidio di un 55enne, Gerardo P., ferito quasi a morte sabato mattina con una ventina di coltellate in via Capecelatro a Milano.</p><p>Nelle 14 pagine di ordinanza il gip Luigi Iannelli motiva la misura, tra l'altro, con il pericolo che l'indagato colpisca di nuovo e aggiunge che il suo "stato mentale" andrà "approfondito" con una consulenza o una perizia. Il giudice ricostruisce che il giovane nella "precedente detenzione carceraria nel Regno Unito aveva vergato scritti in cui affermava di avere una salute mentale precaria e di temere di poter uccidersi". Saidilly è stato detenuto per circa due anni per un'aggressione con coltello a scopo di rapina a Leeds. E in quel periodo "avrebbe collezionato anche vari rapporti disciplinari, alcuni dei quali per aggressioni" contro "personale penitenziario, in parte anche con ausilio di lame artigianali". Mentre le pagine manoscritte "motivazionali" che gli sono state trovate addosso quando è stato arrestato, spiega il gip, "sembrano elementi di un lungo flusso di coscienza, per la verità coerente nella forma, ma senza dubbio sui generis". Si dà comunque atto che allo stato non ci sono elementi documentali su patologie psichiatriche dell'indagato e lo stesso padre ha negato che il figlio "abbia mai avuto problemi in tal senso". Vanno inoltre evidenziati alcuni aspetti di "lucidità" nelle sue mosse: era "travisato" per non farsi riconoscere e quella frase "mi sono divertito, appena esco lo rifaccio" è "raccapricciante", ma implica "una certa consapevolezza". Il giudice riconosce l'aggravante dei futili motivi, non quella della premeditazione.</p><p>Poi i fogli, sempre manoscritti, trovati in un trolley a casa di Saidilly e del padre, alcuni dei quali scritti in inglese nel carcere britannico. Si tratterebbe "canzoni, verosimilmente di composizioni rap". Contengono "qualche riferimento violento (...) a lame e coltelli" ma pure ad "armi da fuoco, denaro, marchi di lusso e sostanze stupefacenti". Sarebbero "accenni" che non lascerebbero supporre alcun percorso di radicalizzazione, essendo "episodici e decontestualizzati non facilmente distinguibili da meri stilemi espressivi, tristemente invalsi in una certa subcultura giovanile". In relazione alla foto-profilo di WhatsApp di un guerrigliero con kefiah e mitragliatore trovata nel cellulare di Saidilly, si tratterebbe di un'immagine decontestualizzata. Non ci sarebbero altri elementi che facciano pensare a un contesto di jihadismo o terrorismo islamista.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/Q3KAZNR66ROQXCUWD3FPBXRCPE.jpg?auth=7f6116906e875475422502f36d843ca79baaaa7364fb2a61c8d9248fa626d45f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Arrestati con violenza". Assolti i 6 giovani che imbrattavano muri]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/arrestati-violenza-assolti-i-6-giovani-che-imbrattavano-muri-2689854.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/arrestati-violenza-assolti-i-6-giovani-che-imbrattavano-muri-2689854.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA["Modalità" durante gli arresti della polizia "anche violente": così gli imputati vengono assolti e gli agenti vengono bacchettati dai giudici]]></description><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>"Modalità" durante gli arresti della polizia "anche violente": così gli imputati vengono assolti e gli agenti vengono bacchettati dai giudici. Che hanno anche disposto la trasmissione degli atti in Procura, per la presunta "falsa testimonianza" di un poliziotto.</p><p>Ieri a Milano sono state depositate le motivazioni di una sentenza per fatti dello scorso autunno. Scrivono i giudici della Sesta sezione (Simi-Ghezzi-Managò) che nessuno "dei ragazzi" a processo, che "contestavano l'operato" delle forze dell'ordine, aveva "armi o strumenti atti all'offesa" e i loro "gesti erano stati più di protesta e di intralcio, che non di attacco coordinato". Invece "le modalità" con cui sono stati "operati gli arresti" erano state "rapide, decise ed anche violente". Come un "brusco atterramento, trattenimento a terra ed applicazione delle manette". Così, a maggio, sono stati assolti "per non aver commesso il fatto" sei giovani imputati (insieme ad altri) per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni su tre poliziotti. La vicenda risale alla notte fra il 3 e il 4 ottobre scorso. Un residente aveva segnalato alcune persone che imbrattavano un muro in via Finocchiaro Aprile, poi entrate nel Gibus Café di viale Tunisia. Ora secondo i giudici - riporta l'Ansa - "i video" agli atti, "pur avendo registrato una situazione di tensione, di contestazione, non hanno permesso di comprendere perché gli operanti avessero agito in tal modo". Anzi, "alcune volte sembrerebbe" perché un ragazzo "stava riprendendo quanto accadeva con il suo telefonino". Dai filmati "si può rilevare che l'operazione di polizia nel corso della quale sono stati arrestati gli imputati e i coimputati, per un totale di 13 persone (...) ha avuto fasi alterne, registrando momenti di maggior concitazione, soprattutto in occasione dei diversi arresti, ma anche di calma". L'avvocato Ilaria Ramoni, uno dei difensori insieme all'avvocato Luigi Isolabella, aveva tra l'altro segnalato che lo spray urticante era stato "spruzzato negli occhi" a un arrestato "già ammanettato e a terra". I giudici hanno infine accolto la richiesta delle difese e disposto di trasmettere gli atti alla Procura "per il reato di falsa testimonianza" nelle dichiarazioni di un agente-teste.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/CO6YFON55FI2VJ7MJPCPZG5YMU.jpg?auth=a4a7d37da2e40d1fd02d3bf02999a3bf738c1b77aaa474ac130e72f7c160b04c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Saidilly già fermato a Londra per tentato omicidio]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/saidilly-gi-fermato-londra-tentato-omicidio-2689843.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/saidilly-gi-fermato-londra-tentato-omicidio-2689843.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Era finito in carcere nel 2025. Preso a Lambrate l'aggressore di Savona]]></description><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>È stato in carcere in Inghilterra, con l'accusa di tentato omicidio a scopo di rapina, Lamin Saidilly, il 22enne che sabato mattina ha quasi ucciso a coltellate un 55enne in via Capecelatro, nel quartiere San Siro a Milano. È un dato emerso dalle indagini coordinate dal pm Elio Ramondini e affidate alla polizia dell'Ufficio prevenzione generale. Il ragazzo, nato a Conegliano Veneto da genitori gambiani, ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio di convalida di fronte al gip Luigi Iannelli.</p><p>Il giudice deciderà questa mattina sulla convalida dell'arresto e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura. Saidilly ha vissuto in Inghilterra fino alla fine del 2025, per poi tornare a Conegliano, in provincia di Treviso, dove ha lavorato come magazziniere in una nota azienda alimentare della zona. Prima di rientrare in Italia, è stato appunto arrestato e incarcerato a Leeds, nello Yorkshire. L'aggressione sarebbe avvenuta nel novembre del 2023 fuori da un pub ai danni di un 25enne. Le verifiche sono in corso, anche tramite l'Interpol, per ricostruire per quanto tempo sia stato detenuto in Gran Bretagna (circa due anni), se si sia trattato di una condanna definitiva e perché sia poi tornato nella cittadina in cui è nato. Qui a un certo punto ha litigato con il padre, che l'avrebbe cacciato di casa e il 23 giugno è arrivato a Milano. "È stata una sua scelta", ha riferito il difensore del 22enne, l'avvocato Simona Brambilla, lasciando il carcere di San Vittore riferendosi alla scena muta davanti al giudice. Il legale ha definito il proprio assistito "molto scosso" e ha aggiunto: "Non ricorda nulla fino a quando si è ritrovato sull'auto della polizia".</p><p>Saidilly è accusato di tentato omicidio aggravato. La vittima, Gerardo P., è ancora grave in ospedale. Il 22enne lo avrebbe colpito con almeno venti fendenti fuori dal bar "La Giada", senza un reale motivo: "Voleva uccidere qualcuno a caso", ha ricostruito il pm. Sarebbe stata la lite con il padre, con cui abitava insieme ad altre persone, il motivo per cui il giovane è scappato a Milano. Il genitore lo avrebbe accusato di non contribuire alle spese familiari, nonostante avesse un lavoro e uno stipendio. Gli investigatori tra l'altro hanno intenzione di sentire gli ex datori di lavoro del 22enne per capire se sia dimesso volontariamente o sia stato licenziato perché ha dato problemi. Una volta arrivato a Milano, Saidilly la prima settimana ha alloggiato in diversi alberghi della città, sempre pagando regolarmente il conto e senza destare sospetti. Non risultano segnalazioni né controlli nemmeno nei quattro giorni successivi, quando ha vagato come un fantasma, probabilmente dormendo in strada. Sabato mattina presto ha colpito quasi a morte il 55enne di passaggio. "Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio", ha detto ai poliziotti subito dopo l'arresto.</p><p>Intanto ieri si è consegnato ai carabinieri di Milano Lambrate il 52enne italiano accusato di avere accoltellato due giorni fa un 37enne marocchino senza fissa dimora, M.Y., durante una banale lite sulla spiaggia del Prolungamento di Savona. La vittima, gravissima, è morta ieri mattina nonostante un delicato intervento chirurgico per ridurre le ferite all'addome provocate dai colpi inferti dall'aggressore. Il 52enne era fuggito subito dopo l'accoltellamento.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ZRIRQ6FSHNIKRLCRI6OU6YT3BY.png?auth=484ddb9b92fbf22b3d13b5958c5be306341761d90669b2de86669b3f7c7660f9&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Fanatica di Hezbollah indagata a Milano: apologia di terrorismo]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/fanatica-hezbollah-indagata-milano-apologia-terrorismo-2688195.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/fanatica-hezbollah-indagata-milano-apologia-terrorismo-2688195.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi, Luca Fazzo]]></dc:creator><description><![CDATA[La donna risulta indagata dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e ieri è stata interrogata per circa un'ora dal pm Alessandro Gobbi e dagli investigatori del Ros di Milano]]></description><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 10:00:51 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Dito medio ai dissidenti del regime iraniano e bandiera di Hezbollah sulle spalle: così si presenta P.R., 34enne nata in Portogallo e residente a Milano, nelle immagini che la riprendono ad alcuni cortei pro Pal o in sostegno alla Repubblica islamica dell'Iran. La donna risulta indagata dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e ieri è stata interrogata per circa un'ora dal pm Alessandro Gobbi e dagli investigatori del Ros di Milano.</p><p>Sempre ieri a carico della 34enne sono stati eseguiti una perquisizione - di casa e auto, con esito definito «positivo» -, e il sequestro di telefonino e altri dispositivi informatici. Le è stata inoltre notificata una informazione di garanzia. Per l'accusa, avrebbe agito in modo da «istigare o fare apologia in relazione alla partecipazione a Hezbollah» e al «suo braccio militare» Eso, (External Security Organisation, Organizzazione per la sicurezza esterna), riconosciuto come organizzazione terroristica dall'Ue dopo l'attentato del luglio 2012 all'aeroporto di Burgas, in Bulgaria, in cui persero la vita cinque civili israeliani e un cittadino bulgaro. Nell'inchiesta ci sono altri quattro indagati al momento non noti. La donna ha preso parte a diverse manifestazioni a favore della Repubblica islamica dell'Iran, di cui sarebbe «fervente sostenitrice». In una dello scorso 25 aprile ha sfilato appunto avvolta nel vessillo a sfondo giallo con la figura di un fucile d'assalto. In un'altra occasione ha avuto uno scontro con i dissidenti del regime degli Ayatollah. La si vede in alcuni video finiti on line. Il sospetto è che l'indagata, come si legge nel decreto di perquisizione, faccia parte di una «più ampia rete di sostenitori delle Guardie repubblicane iraniane e di Hezbollah» presenti in Italia, «dediti alla propaganda radicale e all'istigazione a compiere azioni violente contro obiettivi legati ai Paesi ostili all'Iran». Ad accendere il faro sui profili social della 34enne i simboli riportati, 46 post degni di attenzione investigativa e la frase nella biografia (in inglese) «Se non c'è giustizia per gli oppressi, che non ci sia pace per gli oppressori. Tutti gli occhi puntati su bandiere di Palestina, Libano, Iran, Siria», seguita dal link a «genocide.live». Nell'interrogatorio la 34enne avrebbe risposto alle contestazioni, spiegando le proprie ragioni.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/L5KE6W3EJVN5LF6EFDZRDDRQ4E.jpg?auth=a7ed6d06761e2fb4272b0cf5b58a1f7d96327bdf58c8a0cc35c439a6bac0e20a&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Caso escort: Bastoni dà forfait. Sentiti Maldini e Bonifazi]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/caso-escort-bastoni-d-forfait-sentiti-maldini-e-bonifazi-2688070.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/caso-escort-bastoni-d-forfait-sentiti-maldini-e-bonifazi-2688070.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Il calciatore doveva presentarsi in Procura oggi. "Mai avuto rapporti a pagamento"]]></description><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Non si presenterà in Procura a Milano per essere interrogato Alessandro Bastoni, il difensore di Inter e Nazionale indagato per prostituzione minorile nell'inchiesta su un presunto giro di escort "al servizio" dei calciatori. Bastoni era stato convocato per oggi, difeso dall'avvocato Salvatore Scuto, che ha comunicato l'intenzione del proprio assistito di non recarsi davanti ai pm e di avvalersi - dunque - della facoltà di non rispondere.</p><p>Intanto ieri sono cominciate le audizioni di altri calciatori, convocati in Procura come testimoni (non indagati) nella stessa inchiesta. I primi giocatori che il pm Rosaria Stagnaro e il procuratore aggiunto Bruna Alberini hanno sentito, in una caserma della Guardia di finanza, sono stati Daniel Maldini, il figlio di Paolo, e il difensore Kevin Bonifazi. Oggi toccherà a Riccardo Calafiori, che milita nell'Arsenal e nella Nazionale.</p><p>L'inchiesta ruota intorno all'agenzia con sede a Cinisello Balsamo "Ma.De Milano" di Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, che avrebbe organizzato serate "all inclusive" in locali famosi della movida e hotel di lusso, in qualche caso anche con la droga della risata, per clienti vip e in particolare imprenditori e calciatori di serie A. Nel dettaglio Bastoni, 27 anni, è accusato di avere avuto nel 2020 rapporti sessuali con una ragazza che allora aveva 17 anni, la quale in cambio avrebbe ricevuto "utilità". Lui si è difeso in queste ore: "Mai avuto rapporti a pagamento". E anche la ragazza, sentita a verbale: "Non sono una escort e non ho preso soldi da Bastoni". Quello dell'interista sarebbe l'unico caso in cui è coinvolta - sempre secondo i pm - una minorenne, tra decine di giocatori che avrebbero partecipato alle serate esclusive.</p><p>Buttini e Ronchi, che sono una coppia, sono ai domiciliari, così come altri due indagati. Rispondono di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Il Riesame ha confermato la misura cautelare a loro carico. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la loro agenzia di servizi offriva insieme alle altre prestazioni anche quelle a luci rosse. I clienti facoltosi che trascorrevano le serate soprattutto nel privé del Pineta, locale milanese alla moda, erano disposti a sborsare anche 12mila euro alla volta. "Solo ragazze immagine, nessuna prostituta", si sono difesi gli indagati.</p><p>Per quanto riguarda i calciatori di serie A, la specialità della Ma.De, gli inquirenti ne hanno contati una cinquantina di Inter, Milan e di molte altre squadre in trasferta a Milano che cercavano un passatempo dopo la partita. Nei telefonini degli indagati è stata trovata una miniera di messaggi dei clienti, con richieste, commenti e pure voti alle ragazze.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/SS27XIU3GVJZ7B2XMKTFJCWDX4.jpg?auth=b1709be734b919692b5c436ec6e5c4aaf4e90379febdb39d371d98dfed0d6bf6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Al processo per la Beic ammesse tutte le chat che inguaiano Boeri]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/processo-beic-ammesse-tutte-chat-che-inguaiano-boeri-2688094.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/processo-beic-ammesse-tutte-chat-che-inguaiano-boeri-2688094.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi, Luca Fazzo]]></dc:creator><description><![CDATA[Il giudice consente l'utilizzo delle conversazioni senza le quali il processo non starebbe in piedi]]></description><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 03:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Processo e cantiere vanno avanti in parallelo e a portata d'occhio: perché dalle piramidi della Biblioteca europea di cultura che sta sorgendo a Calvairate, si vede il Palazzo di giustizia e viceversa. Così mentre da una parte si continua a costruire, dall'altra si processano autori e sostenitori del progetto: dichiarato vincitore quattro anni fa, secondo la Procura, non tanto per meriti quanto per un "biscotto" tra progettisti e commissari di gara, tutti grandi nomi dell'architettura milanese. Mercoledì il cantiere della Beic ha aperto le sue porte a consiglieri comunali e giornalisti, per raccontare lo stato d'avanzamento. Ventiquattr'ore dopo a Palazzo di giustizia riprende il processo per la gara truccata.</p><p>In questo quadro un po' surreale, ieri la Procura ha messo a segno un colpo non da poco, perché nell'aula del processo il giudice Nicola Clivio apre le porte all'utilizzo integrale delle chat scambiate nei momenti cruciali dai protagonisti del presunto accordo sottobanco: da una parte le archistar Stefano Boeri e Cino Zucchi, designati dal Comune nella commissione incaricata di scegliere - tra decine di proposte arrivate da tutto il mondo - il progetto migliore; dall'altra, attraverso il loro socio Pier Paolo Tamburelli, gli architetti Angelo Lunati e Giancarlo Floridi di Onsitestudio, autori insieme allo studio Baukuh dell'elaborato che risulterà vincente.</p><p>Senza le chat il processo non sta in piedi. Sono state le chat sequestrate nel 2023 sul telefono di Boeri, a un anno di distanza dai primi articoli del Giornale, a rivelare i rapporti sotterranei tra arbitri e giocatori della partita Beic. Boeri non solo non aveva mai cancellato le conversazioni su whatsapp, ma non ha neanche presentato ricorso contro il sequestro. Così ad andarci di mezzo è stato un altro architetto importante, Andrea Caputo che al concorso era arrivato terzo e che fino ad allora non era stato sfiorato dall'indagine: ma di cui nelle chat emergevano rapporti con Boeri tali da fare incriminare anche lui per turbativa d'asta. Il difensore di Caputo, Guido Camera, ha chiesto di escludere le chat dal processo. Ieri il giudice gli dà torto: chat ammesse. Un precedente importante per gli altri processi in corso e da venire, perché il telefono di Boeri si è rivelato una miniera da cui la Procura ha attinto anche per altri filoni di indagine.</p><p>Nella sua eccezione, Camera aveva ricordato che esiste il divieto di intercettazioni "a strascico", perché gli obiettivi devono essere mirati e precisi: invece sulla Beic la Guardia di finanza "ha agito con massima discrezionalità per un periodo temporale immenso e senza alcuna delega precisa", realizzando un "setacciamento a tappeto totalmente esplorativo e senza alcuna autorizzazione". Clivio gli risponde che nel telefono è stato invece trovato proprio quello che la Procura voleva cercare, ovvero la vera storia dell'appalto Beic: "La selezione del materiale informatico è stata condotta sulla base di parole chiave volte a scongiurare l'acquisizione di corrispondenza estranea all'oggetto dell'indagine". E se le regole vengono rispettate, "il diritto alla riservatezza della corrispondenza privata cede di fronte al potere statuale volto all'accertamento dei fatti di reato".</p><p>Le chat fanno immediatamente irruzione in aula, con la testimonianza dell'ufficiale della Gdf che quei messaggi ha analizzato uno per uno. Succo: anche se in teoria la giuria aveva sul tavolo solo buste anonime, Zucchi aveva idee precise sugli autori dei progetti. È lui il motore dell'operazione. All'antivigilia del voto, Boeri stila una cinquina con i numeri dei progetti migliori: il numero 29 non c'è. Poi i due si parlano. E il numero 29 non solo entra in cinquina ma vince: mezzo milione di premio, otto milioni per il progetto definitivo. Quello delle due piramidi che intanto, nonostante il processo, continuano a crescere.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/G3FQBGXMHJIJXNT4ABG6RKBTKY.jpg?auth=f55d2e6aa8394d4324f40b098cfde0991c991c11d46028c8481c1b238f2eb7fd&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Park Towers: funzionari comunali assolti]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/park-towers-funzionari-comunali-assolti-2687503.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/cronaca-giudiziaria/park-towers-funzionari-comunali-assolti-2687503.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[I tre erano accusati di danno erariale. Per i giudici, non c'è stata "colpa grave"]]></description><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:24:52 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna «colpa grave» in capo ai funzionari del Comune, che dunque vengono assolti dalla Corte dei conti dall'accusa di danno erariale sugli oneri di urbanizzazione nella pratica edilizia delle Park Towers di via Crescenzago 105. I dipendenti di Palazzo Marino sono Carla Barone, Francesco Rosata e Maurizio De Luca. Si tratta del primo procedimento contabile sull'urbanistica che arriva a sentenza.</p><p>La due torri da 81 e 59 metri costruite da Bluestone di fronte al Parco Lambro, al posto di un magazzino deposito alto pochi metri, sono state autorizzate con una Scia come «ristrutturazione edilizia». Gli imputati sono difesi dagli avvocati Eugenio Bono, Giovanni Brambilla Pisoni e Gabriele Teodoro Pierni. Secondo la Procura contabile, l'aver autorizzato l'intervento come «ristrutturazione» e non come «nuova costruzione» avrebbe comportato mancati introiti per le casse comunali, in termini di minori oneri di urbanizzazione, per poco più di 138mila euro (il danno erariale era stato inizialmente quantificato in oltre 321mila euro). Le mancate entrate erano contestate a Barone, come dirigente dello Sportello unico edilizia, a De Luca, nel ruolo di responsabile del procedimento, e a Rosata, all'epoca tecnico istruttore della pratica. Tesi respinta dai giudici contabili (presidente di sezione, Marco Canu) appunto per «difetto di colpa grave». I tre funzionari, scrive la Corte nelle 20 pagine di sentenza, «non rivestivano ruoli apicali tali da poter esprimere le linee generali dell'azione amministrativa del Comune di Milano in materia urbanistica e edilizia». Nel procedimento Il Comune è stato condannato a sostenere le spese per il giudizio. Il caso delle Park Towers è attualmente a processo anche davanti al Tribunale ordinario per presunti abusi edilizi e lottizzazione abusiva.</p><p>In particolare, alla luce della normativa sulla responsabilità amministrativa introdotta nel gennaio 2026, la Corte dei conti sottolinea che Barone non era «nemmeno direttore del Sue». Inoltre la presunta violazione dei funzionari era «avvalorata dalle norme interne» all'urbanistica cittadina e dalle «prassi» e «direttive amministrative» seguite per anni. I dipendenti avrebbero semplicemente messo in atto decisioni prese a livello politico. «Accogliamo con favore la sentenza», dice il vicesindaco con delega alla Rigenerazione urbana, Anna Scavuzzo. La Corte «conferma come gli uffici dell'amministrazione comunale abbiano operato in coerenza con la normativa vigente e con l'obiettivo, chiaro e condiviso, di favorire la rigenerazione urbana e il contenimento del consumo di suolo con interventi di demolizione e ricostruzione».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/B6TT44NX6BL63EEEOMA4O3HKHE.jpg?auth=06a63f84f6c590395e26ccebd0b9789f3211c7d73367bbd8003da58f5122e9d9&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[In città toccati i 40 gradi. "Rischio mortalità a +170%"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/citt-toccati-i-40-gradi-rischio-mortalit-170-2685693.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/citt-toccati-i-40-gradi-rischio-mortalit-170-2685693.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Pregliasco lancia l'allarme per la salute. E i sindacati: nelle materne e nei nidi malori di educatori e bimbi]]></description><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La barriera dei 40 gradi è stata abbattuta. È successo ieri alle 17, quando sono stati registrati dalla centralina dell'Arpa di piazzale Zavattari. E in tutti i quartieri sono stati abbondantemente superati i 37 gradi. In regione è andata anche peggio a Spinadesco, in provincia di Cremona, dove la centralina ha misurato una temperatura superiore ai 41 gradi: il record lombardo. Frabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell'Università degli Studi, lancia l'allarme salute: "Milano presenta una stima di incremento del rischio di mortalità del 170 per cento. Il caldo estremo è ormai una vera emergenza sanitaria, non solo un problema meteorologico. A preoccupare non sono soltanto le temperature massime, ma soprattutto la loro persistenza, le notti tropicali e l'assenza di un reale recupero fisiologico, fattori che aumentano il rischio soprattutto per anziani, persone fragili e pazienti con malattie croniche".</p><p>La situazione è questa ormai da metà giugno, con le minime che non scendono sotto i 26,1 gradi, vale a dire 6-7 gradi sopra la media del periodo. Sulle terrazze del Duomo dal 15 giugno è attivo un punto medico di primo soccorso con personale specializzato, grazie alla collaborazione con Auxologico, per garantire assistenza immediata ai visitatori in caso di bisogno. Resterà attivo fino a settembre.</p><p>I sindacati tornano a richiamare l'attenzione sull'emergenza calore nei nidi e nelle scuole dell'infanzia. "Impianti di climatizzazione assenti, insufficienti o fuori uso e temperature interne incompatibili con condizioni adeguate di lavoro e permanenza". Così Giovanni Molisse, segretario della Fp Cgil Milano: "Le lavoratrici e i lavoratori sono esposti a stress termico, colpi di calore, malori e cali di pressione. Bambine e bambini da zero a sei anni sono particolarmente vulnerabili alle alte temperature. Il caldo estremo non è più un episodio occasionale. Molte sedi non sono attrezzate per affrontarlo e non possono continuare a funzionare senza interventi strutturali. Occorre verificare subito le condizioni effettive dei locali e adottare le misure necessarie prima che qualcuno stia male". Anche se - occorre dire - la proposta di "ridurre gli orari o sospendere temporaneamente le attività" non va certo incontro alle esigenze delle famiglie che hanno bisogno estremo del servizio in questione. La buona notizia è che dal primo luglio si dovrebbe tornare a respirare. A partire da mercoledì infatti è previsto l'arrivo di correnti atlantiche che porteranno temporali e anche un calo delle temperature.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BERRROR5JRPN5I4K4YCFTEQ5HI.jpg?auth=f38c94f1b18d5539ec4c9e506bd1350557afdd13202366c307360247f684eecd&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Pifferi, confermati 24 anni di carcere]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/lasci-morire-stenti-figlia-18-mesi-2684531.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/lasci-morire-stenti-figlia-18-mesi-2684531.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Milano Si chiude la vicenda giudiziaria di Alessia Pifferi (nella foto): diventa definitiva la condanna a 24 anni di carcere per la donna che a Milano nel luglio del 2022 ha lasciato morire di stenti la figlia Diana, di soli 18 mesi. Ieri la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'Appello, nel rigettare i ricorsi sia della Procura generale di Milano sia della difesa.</p><p>In primo grado Alessia Pifferi era stata condannata all'ergastolo per omicidio volontario aggravato. "Per noi è una sconfitta, perché speravamo che la Suprema Corte potesse mitigare un po' il trattamento sanzionatorio", ha dichiarato dopo la sentenza di ieri l'avvocato Cristian Scaramozzino, difensore della 40enne. Mentre l'avvocato Emanuele De Mitri, legale di parte civile che assiste la zia e la nonna della piccola vittima: "Non è l'esito che ci aspettavamo, perché pensavamo che si potesse quantomeno annullare la sentenza di secondo grado sull'aspetto delle attenuanti generiche. Accettiamo comunque questa decisione che mette la parola fine a questa triste vicenda". Durante l'udienza il pg di Cassazione, Valentina Manuali, aveva chiesto - accogliendo l'istanza della Procura generale di Milano - un processo d'Appello bis sul nodo delle attenuanti generiche, appunto riconosciute in secondo grado, e l'eliminazione della libertà vigilata. La difesa da parte sua aveva sollecitato una diversa quantificazione della pena e una riqualificazione del reato in morte in conseguenza di abbandono di minore.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BGWMUWE3GZNV7FAYCFV4UKGOBM.jpg?auth=39dcff52333d2a51b0908d5317c54fa13fc7d13a3c5345cb90fe1237903d9012&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Treno bloccato sotto il sole, soccorsi i 300 passeggeri]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/cronaca-locale/treno-bloccato-sotto-sole-soccorsi-i-300-passeggeri-2684571.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/cronaca-locale/treno-bloccato-sotto-sole-soccorsi-i-300-passeggeri-2684571.html</guid><dc:creator><![CDATA[Cristina Bassi]]></dc:creator><description><![CDATA[Tranciata linea aerea: salta l’aria condizionata. Dopo 2 ore arriva un altro convoglio]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 04:07:51 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ieri caos treni a Milano e anche sulla linea per Malpensa. L'episodio più grave nel pomeriggio, quando un convoglio di Trenord è rimasto bloccato all'altezza di piazza Sire Raul, non lontano dalla stazione di Lambrate. Il treno, partito da Brescia, era diretto a Milano. A bordo c'erano circa trecento persone, anche bambini, rimaste per quasi due ore sotto il sole e senza aria condizionata.</p><p>I passeggeri sono stati soccorsi dal personale del 118, dai vigili del fioco e dalla Protezione civile. Infine sono stati trasferiti su un altro treno che li ha portati a destinazione. Intorno alle 15.30 il regionale avrebbe tranciato con un pantografo la linea aerea, provocando il guasto elettrico a bordo. Dopo gli interventi la situazione è tornata alla normalità alle 18 circa. Rfi ha comunicato: «Dalle 15.30 la circolazione ferroviaria è rallentata in prossimità di Milano Lambrate per accertamenti tecnici alla linea elettrica». Sono intervenuti i tecnici della società. Mentre Trenord ha annunciato «ritardi medi di 40 minuti, possibili variazioni di percorso e cancellazioni». La circolazione comunque non si è mai del tutto interrotta. Ancora Trenord: ieri «alle ore 15.30 il treno 2600, partito da Brescia e diretto a Milano Centrale, si è fermato in linea tra le stazioni di Milano Lambrate e Milano Centrale per un guasto alla linea elettrica, le cui cause sono in corso di accertamento, che ha comportato l'arresto dei sistemi di bordo del convoglio, compresa l'aria condizionata. Il personale di bordo si è immediatamente attivato per fornire assistenza ai passeggeri e verificare situazioni singole di necessità, richiedendo tempestivamente intervento dalla Sala operativa e del personale sanitario, che è salito a bordo per assistere i viaggiatori. Con il supporto dei vigili del fuoco e della Polfer, è stato organizzato il trasbordo dei passeggeri in sicurezza su un altro treno, giunto sui binari alimentati. Dopo il trasbordo, i viaggiatori sono stati portati presso la stazione di Milano Lambrate dove era presente personale di assistenza Trenord con bottiglie d'acqua».</p><p>In mattinata un altro problema. Questa volta sulle linee verso Novara e Malpensa/Gallarate. Durante la notte di mercoledì, spiega Ferrovienord, «all'altezza di Sacconago (Busto Arsizio), si è verificato un tentativo di furto di rame. Sono stati tranciati alcuni cavi causando la disconnessione dei sistemi di gestione della circolazione delle linee» coinvolte. I tecnici di Ferrovienord hanno lavorato tutta la notte per riparare i gravi danni causati dai ladri e per ripristinare la circolazione, che è rimasta sospesa nelle tratte Busto Arsizio-Malpensa/Gallarate e Busto Arsizio-Novara. Dalle ore 11.40 circa la circolazione ferroviaria sulla prima tratta è ripresa gradualmente su un unico binario ripristinato. È invece rimasta sospesa la circolazione sulla Busto Arsizio-Novara dove sono stati attivati autobus sostitutivi.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/SLODXZHMNFNDDL57WCMQNBJUP4.jpg?auth=7a80546d13e9b4d37c58cf18890a5a06f9bdf9667d57e3d09ea99cf9dfc389c2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>