<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[News feed]]></title><link>https://ilgiornale.it</link><atom:link href="https://ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/fiamma-nirenstein/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 14:25:36 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA["Pace se si batte il terrore. I negoziati ancora a Roma"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/guerra/pace-se-si-batte-terrore-i-negoziati-ancora-roma-2694254.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/guerra/pace-se-si-batte-terrore-i-negoziati-ancora-roma-2694254.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[L'ambasciatore d'Israele negli Usa Yechiel Leiter: "Italia ospitale e disponibile. Non si può lasciare che Hezbollah prosperi"]]></description><pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:00:27 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Yechiel Leiter è filosofo di formazione e in seguito servitore dello Stato di Israele nei settori dell'economia, dell'educazione, della politica internazionale, padre di sette figli di cui uno, Moshe, è caduto da eroe poco dopo il 7 ottobre. Oggi ambasciatore israeliano negli Usa, è il capo della delegazione che gestisce la trattativa col Libano per una pace che gli Hezbollah, longa manus dell'Iran, vogliono impedire ad ogni costo. L'idea di Israele è che sconfiggendo il terrorismo si otterrà la pace; ma la pratica è difficile, può il Libano affrontare le minacce degli Hezbollah? Leiter parte da Roma dopo due giorni di colloqui trilaterali Usa, Israele, Libano impostati a Washington il 26 di luglio e che «riprenderanno a Roma il 4 di agosto».</p><p><b>L'Itala sede adatta alla pace? Così presto e di nuovo a Roma?</b></p><p>«L'Italia si è dimostrata ospitale e disponibile, è vicina ai due Paesi, rende agevoli i lavori, qui proseguiremo volentieri questa lunga trattativa in cui impariamo a conoscerci».</p><p><b>Ambasciatore, è andato tutto bene mentre il mondo riprende fuoco? Avete riconfermato le due zone pilota, un ritiro limitato?</b></p><p>«Esatto, queste due zone sono un ponte: da parte nostra, l'indispensabile smantellamento della forza terrorista degli Hezbollah; da parte libanese un approccio realistico e progressivo per poterlo attuare. Hezbollah non sparirà d'un tratto, ma non si può lasciare che prosperi sul confine. Immagini se la popolazione italiana fosse bombardata costantemente dalla Svizzera, se distruggessero case, scuole, ospedali. Chiunque accetterebbe il ritiro solo se la propria gente fosse al sicuro, quindi resteremo attivi nella zona gialla osservando che le zone pilota funzionino».</p><p><b>Avete calcolato quanto tempo occorrerà?</b></p><p>«I risultati non saranno valutati secondo scadenza, me secondo performance. Esperti sono al lavoro per risolvere problemi concreti di ogni genere. Fra le tante, una vertenza riguarda le aeree di proprietà privata, e cerchiamo di risolverla senza che si creino rifugi per i terroristi».</p><p><b>Lei sa che le accuse all'esercito israeliano sono molto frequenti.</b></p><p>«La guerra è sempre dolorosa, anche per noi, per i nostri soldati al fronte. Da 40 anni la popolazione sul confine soffre. Quando hai di fronte il terrorismo palestinese da una parte e degli Hezbollah dall'altra, sai che tutto verrà usato per distruggerci. Devi difendere la popolazione. Però, con accuratezza salvaguardiamo i villaggi cristiani, abbiamo dato assistenza presso l'ospedale di Naharia, aiuto a scuole e ospedali».</p><p><b>In che cosa è diverso questo tentativo da quelli del passato, falliti?</b></p><p>«In cambiamenti storici basilari: gli Hezbollah sono semidistrutti, Nasrallah non esiste più, le loro armi sono ridotte, abbiamo smantellato molte gallerie, depositi, rifugi da cui progettavano un'invasione come quella del 7 ottobre. L'esercito libanese è più affidabile, mentre si progetta una forza esterna responsabile che oltre alla presenza trilaterale comprenda anche altri protagonisti. E, tema fondamentale, l'Iran è ormai uno sponsor degradato, la sua ispirazione e la sua forza militare ed economica sono indebolite».</p><p><b>Ma la guerra è tutt'altro che conclusa, e la fuoriuscita dal Libano era al primo posto della richieste iraniane nel Memorandum d'intesa.</b></p><p>«Appunto: l'Iran ne ha violato le clausole e di conseguenza cade anche la la pretesa egemonica del suo patrocinio sul Libano. Per noi è stato fondamentale chiarire che l'Iran è fuori dalla cornice libanese».</p><p><b>Ma cercherà di recuperare spingendo gli Hezbollah all'attacco.</b></p><p>«L'Iran vede qui chiaro per la prima volta come la moderazione, la sconfitta del terrore, cancellano la sua pretesa egemonica sul Medioriente. Sarà una svolta per tutti».</p><p><b>Lei ha fiducia in una vera pace? Non una pace fredda come con l'Egitto o la Giordania?</b></p><p>«Israele e il Libano non hanno contese. Solo gli Hezbollah li dividono. Cancellando l'Iran dalla scena, si apre la strada a un'amicizia di due popoli industriosi, forti, che studieranno, commerceranno. I soldati torneranno a casa, i turisti varcheranno il confine».</p><p><b>Mi pare che lei parta rassicurato...</b></p><p>«È un processo positivo, che può emarginare l'Iran e apre a nuovi protagonisti. Sconfiggendo la prepotenza e il terrorismo si crea la pace. Il re Salomone costruì il famoso santuario del popolo ebraico a Gerusalemme coi Cedri del Libano».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/W37MHNEHI5JXPH4XMABMEDUJ2E.jpg?auth=a453501c991133d0464e84aa9e9aa71e44c2d4d16e1365268578103b36861113&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[F35 a Erdogan. Salto nel vuoto senza ritorno]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/fuoco-e-fiamma-2690978.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/fuoco-e-fiamma-2690978.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[La Turchia è stata una grande speranza: membro Nato, si è sognato che fosse il ponte fra islam e occidente. Ma ora è una macchina di violenza e odio]]></description><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo era semplice, da una parte America e le democrazie, dall'altra Russia e Cina con i satelliti non democratici: oggi è molto più complicato, Trump, mentre si riaccende lo scontro con l'Iran sciita, vanta l'alleanza di Paese sunnita islamista e dittatoriale come la Turchia, di cui il professor Bernard Lewis prevedeva "diventerà l'Iran". La Turchia è stata una grande speranza: membro Nato, si è sognato che fosse il ponte fra islam e occidente. Ma ora è una macchina di violenza e odio di cui anche Trump ha detto, presentando la sua eventuale decisione di vendergli gli F35, che si fida perché volendo prima entrare in guerra a fianco dell'Iran, poi ha scelto la sua parte. Trump ascolta Tom Barrack, suo ambasciatore in Turchia, sostenitore del triangolo Turchia-Siria-Iraq come punto d'appoggio americano, poca simpatia per Israele. Ma l'aspirante leader del futuro impero ottomano e capo della Fratellanza Musulmana, è un cliente dubbio per quel micidiale jet. Nel tempo, lo troviamo contro al Sisi, intento a spaccare l'asse sunnita per emarginare la parte moderata più vicina all'Occidente da cui nasce il Middle East Gas Forum di Egitto-Israele-Grecia-Cipro. La Grecia lo teme, a Cipro occupa metà isola. Con Bin Salman ha da poco ricostruito rapporti precari. Ha ospitato Hamas a casa sua, lo ha lodato per il 7 ottobre, dalla Turchia partono le Flottille, si qualifica odiatore fisso di Israele, chiama Netanyahu "Hitler", annuncia la sua presa di Gerusalemme, il suo ministro degli Esteri Hakan Fidan dice: "Israele è un fardello che l'umanità non può più sopportare". Nel 2019 Erdogan con l'acquisto dai russi il sistema S400 ha reso fuorilegge per il Congresso l'acquisto degli F35: le loro tecnologie potrebbero passare a russi e cinesi. E occorrono anni prima che comunque siano consegnabili. Inoltre gli Usa devono preservare il "military edge" concesso a Israele. Ma Israele permette agli Usa per esempio, in queste ore, di decollare dal suo suolo mentre i Paesi arabi circostanti non lo consentono. Netanyahu ha detto sugli aerei "io non lo farei" e se si guarda bene a Erdogan e al futuro poco chiaro della guerra oggi, sembra davvero un buon consiglio.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/PNUZ32Y4F5PWFDKPI3LZB2ZGAY.jpg?auth=620f27b1fe0541c9975e1249cd2779b121596dd05cdb45efe9db245cb143bea2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Mai così tanto antisemitismo. Gli ebrei in lotta contro tutto e tutti]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/mai-cos-tanto-antisemitismo-ebrei-lotta-contro-tutto-e-tutti-2687420.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/mai-cos-tanto-antisemitismo-ebrei-lotta-contro-tutto-e-tutti-2687420.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Israele sceglie di abbandonare "la concezione lacrimosa della storia". Qualsiasi rischio si presenti il popolo ebraico non starà più a guardare]]></description><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>È bello essere ebreo in questo momento. Mentre una pazza folla si agita gridando slogan privi di qualsiasi significato ragionevole, e il fiume e il mare non hanno più né nome né significato, e si dice "genocidio" di una vicenda in cui i palestinesi da circa 150mila nel 1948 ora sono circa due milioni, mentre si assiste a un impazzimento che rovescia il senso dei diritti umani regalandoli a una civiltà che schiavizza le donne e uccide gli omosessuali, e i giornali si pasciono di numeri inventati e mai verificati, c'è un piccolissimo popolo, lo 0,2 per cento dell'umanità, 15 milioni di persone tutto il mondo, che non mente, tiene duro su alcune acquisizioni fondamentali della civiltà occidentale: rischiare per difendere i propri figli, osare per sostenere la democrazia, credere nelle bontà della propria missione nel mondo qualsiasi cosa si debba ascoltare o subire lungo la strada da aggressioni armate, da noiosi intellettuali conformisti, da titoli di giornali insensati, da signore che un tempo ti invitavano a cena.</p><p>A tutta questa gente: il nuovo messaggio degli ebrei è molto cambiato da quello disperato del passato, dal grido della sofferenza delle persecuzioni. Spesso gli ebrei hanno discusso sull'interpretazione della loro storia, lo studioso Salo Baron "sulla concezione lacrimosa della storia" discuteva, nel 1928, l'idea che per gli ebrei il Medioevo fosse stato un incubo, dato che la loro luminosità teologica e filosofica risplendeva. Oggi sia chiaro: nello stupore, nel disappunto, nella rabbia, anche nella legittima paura, nel disgusto verso chi dal 7 ottobre - mille giorni fa - non ha trovato di meglio che alimentare una spaventosa, fantasiosa, ben finanziata macchina di antisemitismo che va dalle spillette sull'aitante modello palestinese di Prada con una mappa da cui Israele è cancellata, agli eccidi di Manchester e di Bondi Beach, fino alle cacciate dai festival, dall'università, dagli stadi, dalle mostre, le ronde antisemite a Salonicco e le cacce all'ebreo a Londra... non ci sperate. Noi combatteremo con le unghie e coi denti, come abbiamo fatto dopo quella che sembrava un colpo insostenibile, mille giorni or sono, e dopo che da quel giorno, ogni altro giorno, alla crudeltà del corpo, dello stupro, del tentativo genocida, si è aggiunta una tortura psicologica che doveva rinchiuderci in casa a piangere non solo sui morti, ma anche sugli ebrei vivi malvoluti da tutti, in attesa di essere seviziati a loro volta, in Israele e nella diaspora il senso della nostra identità, del suo significato per tutto il mondo, il verbo di chi per primo ha insegnato le tavole della legge e "ama il prossimo tuo come te stesso" è più che chiaro. Gli ebrei resisteranno, l'evidente tentativo di eliminazione di Israele e della sua gente fallirà miseramente. Come disse Golda a Kissinger che la voleva fermare durante la guerra del '73: non ci sono più gli ebrei con le ginocchia tremanti. E oggi, vale la pena di ricordare che a lui che diceva "sono americano segretario di Stato e poi ebreo", rispose "Noi ebrei leggiamo da destra a sinistra. In ottantanni, subuito dopo che i cieli si erano oscurati nella Shoah, gli ebrei decimati e smagriti, orfani e vedovi, finalmente a casa hanno costruito un Paese fiorito tornando nella loro terra ancestrale, unici aborigeni, e hanno misurato la loro forza in medicina, agricoltura, tecnologia, letteratura, musica, e in un esercito formidabile. La forza dell'esercito è stata misurata solo dalla costrizione della difesa dalla morte, perché questo è stato promesso dalla nascita allo Stato ebraico. Dai documenti si vede che gli arabi non chiedevano ne terra né libertà, ma l'obliterazione degli ebrei, Yehud, e così dalla nascita del movimento palestinese. La forza militare è oggi proporzionata alla forza dell'aggressione da ogni lato. La distruzione, e ogni persona esperta di warfare sa che la guerra asimmetrica porta la parte senza divisa a usare ospedali, moschee, scuole, fino all'ultima camera dei bambini, tutto sopra le gallerie, non può che essere altamente distruttiva. E tuttavia i numeri dei morti, come gli studi di Spencer e della Harry Jasckson Society hanno dimostrato, sono fasulli. Le accuse sui bambini uccisi, assurde come ha dimostrato la gaffe del New York Times che ha pubblicato la foto di un povero bambino malato di cistofibrosi. Ma questo ormai conta poco nella coscienza woke e islamica, che cerca la distruzione del popolo ebraico mirando diritto al sionismo. Questa versione ha adattato vecchi libelli: "colonizzatori", perché questo secondo la vecchia versione di sinistra fa degli ebrei degli oppressori di poveri; "apartheid", perché questo esalta l'idea che la loro versione di "popolo eletto" che, poiché bianco e occidentale (cosa che non è) è razzista; e genocida, la classica indicazione di Goebbels per cui gli ebrei volevano sterminare il popolo tedesco, cioè un immenso piano ebraico di conquista mondiale.</p><p>In realtà, nessuna ripetuta, ossessiva menzogna, sanzione, talkshow, ha disarmato gli ebrei, o li ha spinti fuori dalla scena pubblica, neppure all'Eurovision con "Michelle": nel giro di tre terribili anni di recupero dalla peggiore sconfitta dopo la Shoah, Israele ha saputo sconfiggere Hamas a Gaza, nonostante il rapimento di massa e le proibizioni di Biden, e eliminare tutti i suoi peggiori capi da Hanyeh a Deif a Sinwar; affrontare i duecentomila missili degli Hezbollah al servizio dell'Iran, e eliminarne l'invulnerabile capo, Hassan Nasrallah, stringere un patto col Libano; costruire un avamposto sulle ambigue forze siriane; creare un sostanziale rapporto di rispetto nonostante tante convolute vicende con gli Usa, e con numerosi Paesi arabi, latinoamericani, balcanici, con l'India e con parte dell'Europa più lungimirante; e soprattutto affrontare a viso aperto il nemico acerrimo, l'Iran, che ha giurato di fare a pezzi Israele in nome dell'islam, volando fino a Teheran in due diverse guerre, una iniziata autonomamente e solo all'ultimo seguita con la distruzione tramite i B2 americani delle strutture atomiche. Un'opera incompiuta? Certo e così resterà: il popolo ebraico, mai così unito e mai così consapevole della sua storia trimillenaria, dei suoi grandi doni all'umanità, sa affrontare per primo il faccia a faccia con l'islam radicale che l'Europa non si decide a fronteggiare; mentre la diaspora soffre l'odio contro gli ebrei che si manifesta soprattutto nelle vesti di un'aggressione maniacale nei confronti di Israele.</p><p>Dal 7 ottobre, non da prima, l'Onu ha sanzionato Israele centinaia di volte, l'Europa è sulla sua stessa strada. Ieri sono finite le scuole: i bambini che sono corsi nei rifugi per due anni, tuttavia giocano e cantano a Gerusalemme. Quest'anno, l'anno prossimo, con le unghie e coi denti, in tutto il mondo. Qualsiasi pericolo si presenti, anche se l'Iran arricchirà di nuovo l'uranio. Israele non starà a guardare.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BRPXU2LO2VOPRMIVLI5GQRROEI.jpg?auth=e8510f775fd4573359f1748b8c48e0eaaaaa2b4ec663e25a0c367bdb7d27d814&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[L'ora delle speranze: Israele e Libano meritano l'aiuto del mondo]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/lora-delle-speranze-israele-e-libano-meritano-laiuto-mondo-2685662.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/lora-delle-speranze-israele-e-libano-meritano-laiuto-mondo-2685662.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Cancellata l'ambizione di Teheran di egemonizzare il Medioriente. Ma resta l'incognita Hezbollah]]></description><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Di accordi, armistizi, cessate il fuoco, intese di sicurezza sono lastricate le strade di Israele e Libano: 1949, 1983, 1996, 2024, 2026... Quindi si può capire che gli scettici sull'accordo trilaterale attuale ripetano che servirà solo a creare un'ennesima guerra civile libanese mentre nel Golfo si riaccende lo scontro che potrebbe portare all'esplosione fra Iran e USA.</p><p>Ma c'è un punto di vista diverso, quello della grande storia dei rapporti fra Occidente e Oriente e del ruolo degli USA, che merita la nostra speranza. In un momento critico, in cui l'Iran sembrava brillare su tutti i fronti, ha subito invece una sconfitta strategica. La sua premessa all'accordo è stata scavalcata: faceva del Libano, Paese sovrano, una sua proprietà strategica, cercava di imporre il blocco di Israele e il diritto per gli Hezbollah di dominare il Paese dei Cedri, di restare armati sul confine di Israele preparando il loro 7 Ottobre. Ma questa pretesa egemonica sul Mediorente è stata cancellata dall'accordo, sponsorizzato dagli USA, degli unici due veri interessati, il Libano e Israele, confinanti, torturati dall'aggressività degli Hezbollah.</p><p>Alla tv libanese MTV Walid Abboud, il conduttore del talk politico Bi Mawdouiyeh, ha ripetuto agli Hezbollah: "Ve ne dovete andare, smettete di rovinarci la vita". È un sentimento comune: il Libano sogna ancora che Beirut torni la Parigi del Medioriente, non una succursale di Teheran. Ieri le manifestazione degli Hezbollah sono state affrontate con durezza dalla polizia di Stato. In Israele, si respira di nuovo il sogno della pace coi vicini, della fine dello strapotere Iraniano. Anche in tempi difficili esiste la strada per superare il cuneo fra la civiltà ebraico-cristiane e il mondo musulmano: il terrorismo. Sembrava che l'Iran avesse in mano le sorti del Medioriente quando ha ribadito nell'accordo con Trump che Israele doveva immediatamente lasciare il sud del Libano. Israele, nonostante le sferzate di Vance, ha ripetuto che non se ne sarebbe andato lasciando il confine e la sua gente in mano a Hezbollah, con i suoi missili e droni, gallerie. Adesso, il Libano, al contrario di tanta opinione pubblica, ha elaborato che Israele non ha piani di conquista, e anzi allearsi con lo Stato ebraico può diventare la strada della liberazione. Lo stesso vale per Gaza, che manifesta in piazza, e forse comincia a capire che la presenza di Israele può liberarla dal suo peggior nemico, la dittatura di Hamas.</p><p>Israele si impegna a sgomberare appena Hezbollah verrà disarmato. Israele e il Libano affermano "il diritto di ciascuno stato a vivere in pace" e "il desiderio condiviso di vivere in sicurezza come stati sovrani".</p><p>Due zone all'inizio saranno l'esperimento su cui il Libano esercita "la ricostruzione del monopolio dello stato sull'uso della forza" tramite il suo esercito. Nel 2000 Israele lasciò il Libano, gli Hezbollah non avevano più ragione di esistere ma assassinarono con uno scoppio mostruoso Rafik Hariri, e poi causarono la guerra del 2026. Venerdi è stato commovente vedere l'ambasciatrice Nada Hamadh Mouwawad firmare l'accordo. Ma Israele e il Libano, testa a testa, meritano ora l'aiuto di tutto il mondo libero.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/3ZF22RWPHBJT5KYHX5ADOLVET4.jpg?auth=a91b976aba64b44f9a85b4d76130be86e1e18bafc11a736c106c13f688d40af2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Netanyahu via dall'angolo. E senza il ritiro dell'Idf si spera nella pace per tutti]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/netanyahu-dallangolo-e-senza-ritiro-dellidf-si-spera-nella-2685123.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/netanyahu-dallangolo-e-senza-ritiro-dellidf-si-spera-nella-2685123.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Tel Aviv non lascia il Sud del Libano Non si spezza l'asse con gli Stati Uniti]]></description><pubDate>Sat, 27 Jun 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Israele è specializzato in azioni impossibili. Sono passati cinquant'anni precisi da quando Motta Gur, il capo di stato maggiore, disse a Rabin primo ministro, il 1° luglio, che non si potevano salvare i 248 rapiti (103 israeliani) dalle grinfie dei terroristi che avevano dirottato a Entebbe l'Air France partito da Atene. Tutti i rapiti furono salvati in un'impresa: il prezzo terribile fu che Yoni Netanyahu, fratello di maggiore di Bibi e di Iddo, fu ucciso mentre guidava la missione. Di fronte a compiti impossibili, il piccolo Paese degli ebrei si inventa qualcosa di inimmaginabile e ce la fa. Così fu con la guerra dei Sei Giorni, così la incredibile ripresa dopo il 7 ottobre. E anche questa volta Israele ce l'ha fatta, resta in Libano col suo esercito nonostante le terribili pressioni iraniane.</p><p>Anche se il regime degli ayatollah è stato nominato da Trump partner di pace e a Israele si voleva intimare l'immobilità. Ma stavolta non ha funzionato. Dopo i 14 punti che tutto il mondo, a destra e a sinistra, lo conclami o lo dica sottovoce, considera un'umiliazione non solo per Trump ma per tutto il mondo occidentale, JD Vance si incarica ogni giorno di fornire la rappresentazione plastica della sfida americana al buon senso: lo ha fatto con aggressioni verbali a Israele e a Netanyahu cancellando la pagina gloriosa della partnership che ha distrutto a Teheran la leadership del terrore e le strutture atomiche. Adesso sull'altare di Hormuz presenta un giocoso "canale per l'Iran" in queste ore in costruzione a Doha, sulle ginocchia del Qatar antioccidentale e proislamico con Al Jazeera, l'ospitalità a Hamas, la Fratellanza Musulmana, il continuo confabulare con gli ayatollah, ora mediatore preferito col Pakistan, gigante padrone del potere mondiale atomico dei musulmani: su questo sfondo Vance, convoca insieme Centcom e l'Irgc, un'occasione per "hanging around", come gli amici per caso insieme a prendersi una birra e far due chiacchiere. Ma sono il Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha appena concluso azioni eroiche fianco a fianco di Israele e l'organizzazione che ha appena ucciso decine di migliaia di iraniani innocenti, che ha organizzato l'assedio terrorista del Medioriente, che guida le operazioni a Hormuz e odia la democrazia occidentale, i cristiani, gli ebrei. Non si tratta di una pace tattica: la nuova collezione di amici che Trump ritiene di poter mettere in fila per il suo disegno, probabilmente in buona fede e anche motivato da interessi elettorali ed economici, è ingestibile, non affidabile.</p><p>Il Libano deve eliminare le armi degli Hezbollah per vivere e con l'accordo di Washington si è ascoltato il vero parere dei libanesi, che non sopportano più i miliziani sciiti. In che cosa consiste la convenienza degli Usa se non nella pace, quella della convivenza e della guerra limitata alla autodifesa? Il Libano è un elemento fondamentale: pur cercando di concedere a Trump la possibilità di pace di cui ha parlato Rubio (il "poliziotto buono") con le "zone esperimento", Netanyahu non lascia il campo rendendo chiaro che Hezbollah è l'arma impugnata oggi dall'Iran per imporre la continuazione dell'assedio a Israele e al resto del mondo. Israele ha l'impossibile compito di tenere il dito nella diga della difesa dell'occidente. L'equilibrio è precario, ma l'Idf non può certo abbandonare i suoi cittadini che vivono sul confine, soldati di rispondere al pericolo e tanto meno abbandonare il terreno. Che Hezbollah abbandoni le armi è indispensabile per tutti, è la possibilità di recupero che nessuno vede all'orizzonte fuorché chi osa fronteggiarla rischiando sulla propria pelle. Come in una serata di lotta libera alla Casa Bianca può così capitare che per fermarlo, Netanyahu diventi "un leader da tempo di guerra, una testa calda" e JD Vance si avventuri a sgridare Israele come un ragazzaccio di strada, e ripercorre le stupidaggini propal quando dice "non potete seguitare a ammazzare tutti, per risolvere i problemi di sicurezza".</p><p>È vero il contrario: Israele combatte dietro un muro di ritegno a fronte di un pericolo gigantesco, e i problemi di sicurezza sono quelli di tutti. C'è imbarazzo nelle esclamazioni di Vance. Come dice Merz: "Israele fa per noi il lavoro sporco". E gli Usa, dove sono adesso? E perché?</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5MR2BCNMUBL7FIZOYS6U2WUAK4.jpg?auth=67ba889755a73dad9cbbbbe7276f1e4ba19a1b07ab5f062ba562180d9660aa67&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il rischio di lasciare da solo Israele a difendere i diritti di tutto l'Occidente]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/rischio-lasciare-solo-israele-difendere-i-diritti-tutto-2681682.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/rischio-lasciare-solo-israele-difendere-i-diritti-tutto-2681682.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Lo Stato ebraico fa «il lavoro sporco». Per tutti]]></description><pubDate>Sat, 20 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Fra le troppe cose che Vance ha esclamato esternando una sua evidente antipatia c'è l'idea che sia conveniente per Israele accettare la volontà di Trump a rischio di perdere l'unica amicizia rimastagli. La battuta è violenta, e ignora che l'arco della simpatia per Israele si estende dall'India alla Grecia e sale lontano nell'Europa dell'Est; e Vance non capisce che per Israele la posta in gioco, oltre la sicurezza, è la propria identità, la chiarezza morale, la fedeltà alla popolazione, l'immagine davanti a un mondo che lo vuole audace di fronte all'accerchiamento, tecnologico, coraggioso e democratico. Il piccolo Paese che difenderà i valori giusti e i suoi cittadini con le unghie e coi denti, nonostante il veto americano.</p><p>Fra molte frasi sbagliate Vance ha detto una cosa giusta, e cioè che Israele farebbe subito la pace col Libano se Hezbollah fosse disarmato, o sparisse. Il Libano invece è vittima sia di Hezbollah sia degli Usa, che lo vogliono offrire in pegno all'Iran in cambio di un cessate il fuoco che Israele non potrà mai accettare come parte dell'accordo americano. Ieri è stato il giorno in cui Israele col cuore spezzato ha avuto quattro soldati uccisi da uno dei continui attacchi di Hezbollah. Israele ha risposto, le forze israeliane seguitano a smontare la grande struttura bellica costruita nel sud del Libano per aggredire Israele: traforata di gallerie, rimpinzata di armi comprate coi soldi iraniani e pronta a un'invasione in stile 7 ottobre. Israele dichiara che per ora non può andarsene dai dieci chilometri in cui l'esercito tiene le posizioni perché non può abbandonare al loro destino le centinaia di migliaia di cittadini del nord che non dormono una notte senza bombardamenti, non hanno più casa, scuole, lavoro. Netanyahu e Katz l'hanno ripetuto: il diritto all'autodifesa vale, non funzionerà che si cerchi di costringere Netanyahu a lasciare il terreno per consentire agli accordi USA Iran. JD Vance non è potuto andare a Burgenstock "per ragioni logistiche", ma il Libano è la verità che si frappone fra la bizzarria dell'accordo di Trump e la storia, in cui una forza assolutamente contraria alla pace, islamista radicale tira i fili e non accetterà mai di cancellare sul serio il programma nucleare, di abbandonare la guerra col Grande e il Piccolo Diavolo.</p><p>L'Iran cancellando l'incontro svizzero ha cercato di acutizzare la frattura fra gli Usa e Israele. Ma lo Stato Ebraico come dice Starmer "fa il lavoro sporco per tutti", tiene viva la difesa del mondo occidentale non arrendendosi. L'Iran attraverso gli Hezbollah, i droni, i razzi, i missili, usa la strategia del ricatto, dell'antisemitismo omicida; il suo massacro di cittadini innocenti lascia tutti indifferenti, nei 14 punti nessuno si impegna a salvare donne, dissidenti, gay. Sembra chiudersi per l'Occidente la fase storica della religione del nostro tempo, i diritti umani. Israele resta con la bandiera in mano.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5MR2BCNMUBL7FIZOYS6U2WUAK4.jpg?auth=67ba889755a73dad9cbbbbe7276f1e4ba19a1b07ab5f062ba562180d9660aa67&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[In nome del consenso Donald trascura pure i dati della Cia]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/nome-consenso-donald-trascura-pure-i-dati-cia-2679916.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/nome-consenso-donald-trascura-pure-i-dati-cia-2679916.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Trump si avventura ad annunciare la svolta: il regime starebbe per consegnare l'uranio, mollare lo Stretto, smetterla di assediare Medioriente e Occidente]]></description><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Tu chiamala se vuoi "discrepanza", e visto che si tratta della Cia, il suo direttore John Ratcliffe nominato da Trump, è chiaro che deve esprimersi con garbo. Ma la questione non è garbata, è la conclusione con un accordo di una guerra quasi mondiale: quando il presidente della maggiore potenza indossa la veste del pacificator, si pensa lo faccia in base a informazioni che glielo permettono. Ovvero, gli iraniani sono d'accordo. Trump avverte, firma, va a Evian e Versailles, il mondo celebra, si riunisce, il G7 gioisce, la parola accordo, persino "pace" si fa largo. Seconvenienza e buon senso di Trump, che è un businessman, gli iraniani impoveriti, privati di buona parte delle armi e dei proxy, dovrebbero starci. Così dopo gloria, onore, vittoria sul regime omicida di Teheran, dopo "aspettate che arriviamo a salvarvi", la promessa di battere il terrorismo e l'atomica degli ayatollah, Trump si avventura ad annunciare la svolta: il regime starebbe per consegnare l'uranio, mollare lo Stretto, smetterla di assediare Medioriente e Occidente.</p><p>Solo Israele non è contento, si dice, ma questo, anzi, serve al consueto esercizio di mettere nell'angolo Netanyahu, che la stampa diffida dal difendere i suoi cittadini dall'attacco continuo degli Hezbollah. Israele deve stare fermo e anzi ritirarsi perché il Libano, forse, è compreso nel prezzo. Ma tutto questo verrà concluso dall'accettazione iraniana di un pacco di soldi in cambio della pace. Davvero? No, non è vero. Discrepanza: parla Ratcliffe. E il direttore della Cia dice appunto quello che noi poveri esperti di Mediorente ripetiamo. C'è una "discrepanza" fra quello che i persiani affermano nei colloqui e quello che poi si dicono fra loro: non hanno nessuna intenzione di cessare dall'arricchimento dell'uranio, di pacificare il Libano, di rinunciare alla propria identità islamica antagonista all'Occidente. Qualcosa si intuisce anche dal fatto che Trump dice che semmai in Libano potrebbero andare a ripulire i siriani di Al Shaara: una strage spaventosa di sciiti per mano dei sunniti dell'Isis. Trump però là vuole affermare la sua verità che dice: punto! Non sa, non vuole ascoltare che cosa dicono gli iraniani, ma i suoi migliori amici sono molto preoccupati: Mark Rubio e Pete Hegseth hanno espresso dissenso, il senatore Lindsey Graham avverte che "è un understatement" pensare che l'Iran possa accettare un accordo e coi denari diventerà un incubo, il senatore Ted Cruz parla di "disastroso errore". 60 giorni, si aggiunge, serviranno addirittura a rimettere in moto le strutture di arricchimento dell'uranio.</p><p>La ragion d'essere del regime è trascendentale, è la conquista del mondo contro i nemici dell'islam. Che cosa si vuole di più per capire che il sorriso felino di Araghchi è una menzogna? Eppure ormai il New York Times glorifica la bimillenaria storia persiana a fronte dell'imperialismo americano e anche israeliano, contento dell'equivoco. È un impazzimento, una negazione della realtà che si pagherà cara, come quella di mettere da parte le informazioni della Cia in nome del consenso.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/A3VJ5VXEUJOADD5NR6Q2W6UTQM.jpg?auth=b7ecd7f33fa4bdba38fdc3ce692178556fcc8aae1c42b1feb8803b8e54d66cf4&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Assediato dai nemici e mollato da Trump. Bibi: "Vinco ancora"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/assediato-dai-nemici-e-mollato-trump-bibi-vinco-ancora-2679401.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/assediato-dai-nemici-e-mollato-trump-bibi-vinco-ancora-2679401.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Netanyahu all'angolo non smette di lottare. "Eliminato il rischio atomica. Mi ricandido"]]></description><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Verrà il momento della resa dei conti, e 60 giorni di trattative sono lunghi. Ancora non è detta l'ultima parola. Ma Israele cerca di trovare un nuovo equilibrio nello spiacevole mondo in cui Trump lo spintona, quello che Vance ha descritto col consueto distacco verso tutto ciò che non è americano: "Israele avrà il suo posto al tavolo del nuovo Medioriente". La nuova trattativa con l'Iran, perché ancora davvero è assurdo pensare di chiamarla accordo o pace, è una nebbia su un Paese stanco e ferito, un'offesa per gli uomini delle riserve, per la memoria dei soldati che hanno pensato di combattere per una soluzione seria della questione iraniana, la grande minaccia atomica e terrorista su Israele. Non sarà così, almeno per ora.</p><p>Israele è fuori dal tavolo su cui si è elaborato il non-accordo che gli iraniani baldanzosamente mostrano in giro. Che ne siano contenti è evidente e le ragioni sono le stesse per cui Israele si domanda come Trump dopo tanta comune fatica sia arrivato a una scelta così misera, che certo lascerà scritto sui libri di storia come abbandona il campo un presidente che si è opposto al peggiore di tutti gli Stati, basato sulla prepotenza e l'omicidio della sua gente, e internazionalmente sulla costruzione di un esercito di proxy (Hezbollah, Hamas, Houthi) e sullo sfondo i Paesi autocratici, la Cina, la Russia di Putin cui l'Iran fornisce i droni, gli stessi che gli Hezbollah sparano su Israele. E come Trump abbia abbandonato la battaglia per salvare il popolo ebraico in un'era di ritorno del pregiudizio antisemita in tutto il mondo. Israele in questa lunghissima guerra di sopravvivenza ha riposto fiducia e ammirazione nell'uomo che ha portato l'ambasciata americana a Gerusalemme e che sembrava capire, finalmente, l'assedio cui Israele è stato sottoposto sin dalla nascita e dal 7 ottobre.</p><p>Bibi e Trump hanno certo coltivato un rapporto personale. È un sentimento, dei valori che si disfano. La guerra condotta insieme volando a Teheran è stata fantastica, la distruzione delle strutture nucleari e dei missili balistici è una gloria indelebile. Ma adesso Israele vede il suo migliore amico passare un pacchetto enorme di miliardi alle Guardie della Rivoluzione, vede la questione della bomba atomicai rrisolta e quella del Libano in bilico. La gente del Nord è molto preoccupata, denuncia le situazione in cui i missili e i droni degli Hezbollah li hanno costretti dal 2023, senza casa senza scuole e lavoro, con morti, feriti, case distrutte. Netanyahu tace, mentre su di lui si avventa la solita massa di nemici, in piena campagna elettorale, lo accusano di aver sbagliato alleato: Yair Golan lo definisce "debole malato e privo di influenza", Lapid gli lancia un "anche Trump ha capito che ti occupi solo dei tuoi interessi", lo attaccano Gantz e Eisenkhot, attaccare Bibi è sempre una gran festa collettiva, specie dei tanti che invece non hanno potuto sopportare la sua determinazione nel combattere "con le unghie e coi denti", come disse quando Biden gli proibiva la strada di Gaza e adesso quando Trump lo ha insultato perché ha seguitato a rispondere agli Hezbollah bombardando Beirut. Per ora non ha parlato: la ferita brucia, è chiaro, ed è difficile capire cosa fare, gli Usa sono sempre il bastione dell'Occidente. Mai, è evidente, Netanyahu, avrebbe dovuto o potuto rinunciare all'appoggio americano nell'intraprendere la lunga strada di guerra cui Israele è stato costretto dopo il 7 ottobre. Adesso le sue scelte sono tutte da rilanciare e sarà difficile nella nuova atmosfera in cui si intima di non muoversi pena il rapporto con gli Usa. A sera il premier rompe il silenzio. "La gente mi chiede cosa abbiamo ottenuto. Abbiamo ottenuto l'eliminazione di una minaccia esistenziale e imminente". E rilancia subito la sua sfida politica agli oppositori: "Corerò alle elezioni e intendo vincere", chiarendo anche i suoi rapporti con Trump: "Sono quelli di due partner di lunga data, e ogni tanto ci sono divergenze. Chi pensa che si possa non prendere in considerazione quello che dice il nostro alleato Usa, sbaglia. Ma alla mia guida, ho dimostrato di aver portato Israele alla sua posizione di forza attuale".</p><p>Per il Libano, Israele non può accettare che Hezbollah ottenga una pace che è solo un'occasione di scavare altre gallerie e di accumulare soldi e armi per un prossimo 7 ottobre libanese. La strada intrapresa da Trump ha risposto al prezzo del carburante che lo ha assediato per troppo tempo, fino a minacciare le elezioni di Midterm, fino a renderlo un leader troppo impegnato su un solo fronte migliaia di chilometri da casa, fino alle bare tornare avvolte nella bandiera. Nel tempo gli si è reso evidente che il nemico non avrebbe fatto la pace: Trump non è il tipo che pensa alla venuta del Mahdi, che Khomeini già nel 1979 ha visto come orizzonte cruciale di una guerra definitiva contro gli infedeli. L'Iran attuale molto più che essere l'erede dell'impero persiano è la spada dell'Islam che porta gli sciiti, al dominio religioso dei sunniti, e poi alla vittoria in tutto il mondo. E non importa niente quanti caduti, quanti danni, quanta fame, e soprattutto quanti morti fa fra i propri compatrioti, che anzi vengono eliminati quando non appaiono consoni alla Repubblica Islamica. Netanyahu conosceva bene questo sfondo quando nel 2015 blocco col discorso al Congresso il disegno di accordo di Obama. Oggi, le bugie sono le stesse, ma Bibi non può certo andare al Congresso a parlare contro la pace di Trump. Può solo continuare a combattere, assediato anche in casa fino alle prossime elezioni e affrontare per l'ennesima volta la solitudine di Israele davanti ai più grandi pericoli.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5MR2BCNMUBL7FIZOYS6U2WUAK4.jpg?auth=67ba889755a73dad9cbbbbe7276f1e4ba19a1b07ab5f062ba562180d9660aa67&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Su Hezbollah e uranio Israele non cede. Pronto a fare da solo]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/su-hezbollah-e-uranio-israele-non-cede-pronto-fare-solo-2678858.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/su-hezbollah-e-uranio-israele-non-cede-pronto-fare-solo-2678858.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Ieri, mentre Trump annunciava che sarebbe stata la giornata della firma, il regime degli ayatollah ordina agli Hezbollah di sparare su Israele e tre droni esplodono nella cittadina di Shlomi]]></description><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo atto di ieri, l'Iran "prima che il gallo canti" potrebbe bombardare Israele. Perché Israele ha colpito un edificio di Dahiyeh, chirurgicamente, dove abitava un alto grado di Hezbollah. La nuova strategia del regime è conservare i proxy per il prossimo round, e se si deve arrivare a un accordo con Trump, anche gli Hezbollah, tradotto in lingua accettabile il Libano, devono essere dentro. Il portavoce dell'esercito ha avvertito: niente di sicuro ma intanto sono sospesi gli assembramenti, come due concerti; i sindacati dei maestri annunciano già, almeno per ora, che non ci sarà scuola, l'aeroporto funziona ma si fa cura di consigliare la verifica degli orari.</p><p>Ieri, mentre Trump annunciava che sarebbe stata la giornata della firma, il regime degli ayatollah ordina agli Hezbollah di sparare su Israele e tre droni esplodono nella cittadina di Shlomi. Il tormento dei bombardamenti continui ha svuotato il panorama della Galilea. L'Iran e gli Hezbollah sapevano bene quando hanno mirato alla popolazione che per quanto Israele tenga al rapporto con Trump lo avrebbe costretto a scegliere se abbandonare un terzo del Paese nelle fauci della prepotenza sciita terrorista. Certo: Netanyahu non c'entra col programma per i 60 cedevoli giorni di esperimento con passaggio di miliardi alle casse iraniane, può dissentire, ma non lo può impedire. Le esclamazioni di protesta contro il premier israeliano vanno girate a Trump, con cui sarebbe idiota rompere i rapporti, tenere il muso. Trump però non può bloccare Netanyahu. Lui e Israel Katz l'hanno detto e ripetuto, se gli Hezbollah sparano, specie alla gente dentro i confini, Israele vola a Dahiyeh. E così è accaduto: di nuovo come era già successo poco tempo fa. Trump ha reagito come ci si poteva aspettare, mentre l'ambasciatore all'Onu Mike Waltz e il ministro della difesa Pete Hesgseth poco prima avevano detto il contrario: Israele ha diritto di difendersi.</p><p>Ma non teme di restare solo se adesso verrà attaccato dall'Iran? Risponderà da solo? In realtà non c'è contraddizione, e non ci sarà fra l'alleanza di fondo con gli Usa e la possibilità che Israele combatta da sola: è già successo il 14 giugno dell'anno scorso, 200 jet hanno colpito 100 siti militari e nucleari eliminando più di 20 dei più importanti leader del regime e solo alla fine sono arrivati i preziosi B2 americani che hanno fatto a pezzi Fordow. Israele sa che se deve combattere da sola, dopo aver per cinque volte rotto la barriera dello scontro con l'Iran, non chiederà favori a nessuno, ma che il legame con gli Usa resta ottimo sempre. Che Israele affronti da solo nemici molto più grandi e più forti è capitato in quasi tutte le guerre. Trump a sua volta fa la sua guerra, deve subito risolvere la questione di Hormuz e solo nei prossimi 60 giorni darà una risposta sull'uranio arricchito. Ma questo, come il Libano, lo collega direttamente a Israele e mette in gioco l'onore di Trump, che nella fattispecie coincide col diritto di Israele all'autodifesa.</p><p>E il prosieguo della trattativa è ancora tutto da giocare. Il regime iraniano, come tutti i suoi alleati, è a pezzi, i numeri ci parlano di un'economia distrutta, di una leadership decimata, di una struttura armata ormai impari. Di forte l'Iran ha solo la determinazione totalitaria e religiosa, che fino all'ultimo lo rende forte nelle sfidare Trump. Trump per mille ragioni cercherà la pace ma i fatti gli dimostreranno che con un regime sciita millenaristico, come Bernard Lewis ha spiegato più volte, è impossibile. Accadrà in 60 giorni? Intanto Israele sarà il forte guardiano dei limiti della decenza e della ragionevolezza legati almeno agli Hezbollah e all'uranio arricchito.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ECWMUSETSBIRXBET4SFUUDF7P4.jpg?auth=33e29648d8e5cb264a651037f25d35a923518051b3c56563b630c5cc06420077&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Confusione, bugie e un grave danno per l'Occidente]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/confusione-bugie-e-grave-danno-loccidente-2678303.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/confusione-bugie-e-grave-danno-loccidente-2678303.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Difficile indovinare se siamo a un passo dalla firma con l'Iran.]]></description><pubDate>Sat, 13 Jun 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Difficile indovinare se siamo a un passo dalla firma con l'Iran. Comunque un accordo sembra poco auspicabile, poco conveniente, irto di bugie. Furioso come ormai lo vediamo sovente, Trump ha detto che quello che l'Iran ha spifferato sul draft raggiunto per la firma è invenzione di gentaglia che sparge fake news. Ma come, non era noto a Trump l'obbligo della taqiyya, la bugia che l'Islam esige per battere il nemico (versetto 3:28 e 16:106)?</p><p>Dunque sul draft sappiamo tre cose certe, oltre alla confusione di Hormuz: soldi, arma atomica, Hezbollah, niente di concordato. Trump si muove molto in fretta perché ha bisogno di arrivare senza affanno eccessivo, dopo il Mondiale, il compleanno, il 250°, alle terrificanti elezioni di midterm. L'Iran già smentisce ogni accordo se prima non ha prove tangibili, ovvero denaro. Trump sembra dunque un equilibrista su un filo sottile. L'Iran intanto vuole i soldi e 60 giorni per riportare una parte dei 24 miliardi delle sanzioni per riempire gli scaffali vuoti dei supermarket, ricostruire i missili balistici e forse risistemare in casa l'uranio arricchito. E riempire le tasche dei proxy.</p><p>Israele non ha nessuna convenienza in questo accordo, e degli obblighi: gli è impossibile evitare di difendere la gente disperata a Nord per gli attacchi continui di Hezbollah, che avrebbe ucciso un soldato anche ieri. Netanyahu con l'Iran ha una posizione forte che non sta usando ma di cui è ben consapevole: ha condotto una guerra di 12 giorni, una guerra di 17 ore da cui è stato fermato da Trump. Cinque volte, senza un graffio, gli F35 sono volati per 1500 km dove mai si sognavano di colpire. Ma il nemico che lo vuole morto è ancora là, Trump lo ha salvato, e ora assicura lo smantellamento dell'atomica. Ma come?</p><p>Trump che lo promette, ha sostenuto Israele sulla lunga strada dal 7 ottobre, quella in cui se aspetti un altro minuto sei morto, e se vuoi sparare spara, non parlare. Per Israele è questo è il nodo da affrontare. L'Iran è il primo aggressore, e ce ne sono altri che devono tarpare ora, subito, le loro ambizioni. Trump pensa di poter gestire la situazione con la convenienza e la deterrenza, ma l'Iran è il re della trattativa, il padrone dello shuk. Trump dice che la pace si farà e che l'Iran sarà privato dell'arma atomica: l'Iran non ci pensa nemmeno. Bibi dice a Trump: "Siamo d'accordo", ma una differenza li divide: Netanyahu è un uomo del Mediorente, sa che in questo quartiere offrire la pace per convivere non funziona: la minaccia atomica iraniana deve cessare, e con essa quella quotidiana dei suoi armigeri di Hezbollah. Anche gli Usa, anche l'Europa ne avrebbero un guadagno strategico sconfinato, il fronte mondiale autoritario che sostiene l'Iran ne avrebbe un duro colpo, e gioirebbero finalmente il popolo iraniano e quello libanese, schiavi.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ID6CYCFBIRIMDOJE5AWTK4D5VM.jpg?auth=f8c1e25b13a995c07c03b490a057b049c6abc8206a3ef27ac5040b77bc96d172&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il diritto all'autodifesa di Tel Aviv spezza il ricatto di Teheran]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/diritto-allautodifesa-tel-aviv-spezza-ricatto-teheran-2675895.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/diritto-allautodifesa-tel-aviv-spezza-ricatto-teheran-2675895.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Il ricatto consiste in una formula molto semplice inventata dall'Iran: il dialogo con gli Stati Uniti è possibile solo se Israele ignora le aggressioni degli Hezbollah]]></description><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Fra i molti effetti dei reciproci bombardamenti fra Iran e Israele ce n'è uno solo molto semplice: i cittadini israeliani ieri mattina hanno avuto, almeno per i pochi minuti prima di cominciare a correre su e giù nei rifugi, la rinfrescante sensazione di battersi liberamente per la propria vita. I lacci imposti da Trump sui polsi di governo e Idf sono stati tagliati, o almeno allentati, il Paese ha recuperato il diritto all'autodifesa. E anche quello di giocare fuori dall'astuta trappola iraniana, dal ricatto per cui Trump chiede di non muoversi pena la trattativa, neppure se si tratta di Hezbollah che viola tutti i cessate il fuoco. Il ricatto consiste in una formula molto semplice inventata dall'Iran: il dialogo con gli Stati Uniti è possibile solo se Israele ignora le aggressioni degli Hezbollah.</p><p>Le cose stanno in modo semplice: gli Hezbollah, benché in condizioni non floride ma pur sempre ben armati, nutriti, comandati dall'Iran nonostante i cessate il fuoco di marzo e di aprile, seguitano a attaccare coi missili il Nord di Israele, spopolano le città di confine, colpiscono coi droni l'esercito che si è stanziato nel Sud per cercare di privarli delle armi, dato che nessun altro, ne l'Unifil né il governo di Aoun, che vorrebbe, ci riescono. Domenica una scarica di missili particolarmente aggressiva rischia di colpire una scolaresca in gita. Netanyahu torna allora a Beirut, nel quartiere di Dahiyeh, base militare e strategica di Hezbollah e bombarda un edificio. La risposta viene allora dall'Iran: c'è un cambio strategico, invece di chiedere copertura ai suoi proxy si lancia alla loro difesa e bombarda Israele largamente. Nelle ultime ore notturne di ieri però ecco una scelta a sua volta strategica. L'Iran, la cui condizione è assai precaria, subisce un attacco israeliano: nonostante la supposta contrarietà di Trump, Netanyahu dà l'ordine e i caccia attaccano alcuni obiettivi. Lanciamissili, tre fabbriche petrolchimiche.</p><p>Qui comincia la sfida concettuale. Trump si sa, vuole continuare a trattare con l'Iran, e chiede sia a Israele che a Iran di piantarla. L'Iran accetta, ma con una clausola che lascia il Libano ostaggio nelle sue mani: Israele non deve attaccare gli Hezbollah, chiamati per suo comodo "Libano", altrimenti "si applicheranno misure molto più pesanti di quelle già intraprese". Ovvero, continuerebbe la guerra con Israele. A Trump questo non piace. Ma appena uscita la dichiarazione iraniana, gli Hezbollah, che erano stati ben acquattati per 30 ore durante tutta l'operazione iraniana e non si muovono senza ordini dei loro interlocutori di Teheran, ricominciano a sparare. Il Nord è di nuovo sotto il fuoco terrorista. Israele dunque è in un dilemma mentre Trump guarda. Ma lo è veramente? Il rapporto con gli americani è troppo intimo perché possano immaginare che l'aggressione degli Hezbollah vada impunita. Centcom e le varie strutture di collegamento sono attive a ogni minuto, e non risultano liti né discussioni. Huckabee ha fatto una dichiarazione di appassionata condanna dell'attacco iraniano, mentre nella dichiarazione dell'ambasciatore israeliano negli Usa era evidente, quando ha spiegato al suo inizio l'operazione israeliana in Iran, lo scopo di mantenere alto il rapporto con gli Usa insieme alla libertà di punire sempre e necessariamente chi aggredisce Israele. Con una pinzetta e molta determinazione, la scelta di Israele è l'unica possibile nella giungla in cui è collocata la villa israeliana. Non esiste la possibilità che Netanyahu lasci pavoneggiare l'Iran nelle penne libanesi. Siamo in Medioriente. È anche logico che la reazione decisa di Israele abbia fornito di nuovo ai Paesi del Golfo e al mondo arabo sunnita una buona ragione per riprendere il tema dell'utile alleanza anti iraniana che rifonderebbe il Medioriente. Questo a Trump può piacere.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/3ZF22RWPHBJT5KYHX5ADOLVET4.jpg?auth=a91b976aba64b44f9a85b4d76130be86e1e18bafc11a736c106c13f688d40af2&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[I jet di Israele colpiscono Beirut. E l'Iran furioso lancia i missili]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/i-jet-israele-colpiscono-beirut-e-liran-furioso-lancia-i-2675413.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/i-jet-israele-colpiscono-beirut-e-liran-furioso-lancia-i-2675413.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Bombe israeliane su Dahiyeh, base di Hezbollah. Gli ayatollah replicano: razzi intercettati]]></description><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La nuvola di fumo non è stata grande, ma sta creando una possibile nebbia mondiale: a Dahiyeh, la base principale delle attività degli Hezbollah, ieri i caccia israeliani hanno colpito un edificio probabilmente parte delle strutture del comando dell'organizzazione. Si parla di due morti e 11 feriti, ancora niente è chiaro fuorché la rabbia iraniana, il terzo, indispensabile protagonista nella vicenda israelo-libanese. Mentre faticosi incontri di pace fra l'ambasciatore israeliano e l'ambasciatrice libanese negli Usa cercano una strada e il presidente Aoun seguita a rivendicare la sovranità dall'Iran, Teheran tiene i fili degli Hezbollah. Nella mattina di domenica, dopo una nottata agitata in cui di nuovo Hezbollah aveva bombardato Israele con razzi e droni, i missili sono stati indirizzati su due cittadine dell'Alta Galilea e sul Kibbutz Neot Mordechai in cui gruppi di bambini si avventuravano in una rischiosa gita scolastica, dopo tanti giorni di cautela e di rifugi. Hanno fatto in tempo a rifugiarsi, ma tutta Israele ha visto filmati i loro pianti e l'inutile tentativo delle maestre di calmarli.</p><p>Israele non ne può più, tutto il Nord è occupato dalla violenza del proxy dell'Iran, che però sta trattando con Trump. Il presidente americano nei giorni scorsi ha chiesto a Netanyahu in modo perentorio di lasciar stare Beirut. Ma la disperazione delle famiglie, mentre i soldati seguitano a cadere nel mezzo del cessate il fuoco (solo ieri due ventenni, più di 12 uccisi dalla tregua) non è più contenibile con promesse: Netanyahu, che alla riunione di gabinetto di prima mattina aveva annunciato che Israele non avrebbe sopportato oltre gli attacchi continui, ha dato l'ordine. Nella mattina un altro fronte aveva mostrato la sua faccia, quella del terrorismo interno, nel cuore di Israele, vicino ad Herzlya, pressso Tel Aviv, dove un arabo israeliano armato di un'arma "Carlo" ha attaccato i passanti in una stazione di benzina e poi ha dato loro la caccia durante l'inseguimento: un morto e quattro feriti. Lui, Omar Mandar Yassin, è stato eliminato.</p><p>Le conseguenze dell'attacco a Beirut possono diventare mondiali. L'Iran maneggia i suoi proxy come burattini. Dato che aveva imposto come prezzo della prosecuzione della trattativa con Trump che Israele non attaccasse gli Hezbollah, adesso si presenta come il grande vendicatore. Prima Ebraihim Rezai, portavoce del Comitato per la Sicurezza "darà una risposta ferma e dura all'attacco del regime sionista. Stanotte guardate il cielo dei territori occupati". E già in serata sono scattate le sirene d'allarme in tutto il Paese: due i missili balistici intercettati dall'Iron Dome. Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, pubblicava su X un'immagine che ritrae le bandiere di Iran e Libano unite. Segno dellasolidarietà di Teheran a Beirut contro gli attacchi israeliani.</p><p>Trump non sembra scandalizzato per l'intervento israeliano, ha solo chiesto "obiettivi precisi", ma è consapevole che Netanyahu ha stabilito da ieri una regola precisa: se Hezbollah attacca, Israele va a Dahiyeh. Vediamo se l'Iran si accontenterà di una risposta relativa per non destare l'ira degli Usa, ma ribadire il suo odio e la sua gestione degli Hezbollah, o decidere che di tornare in guerra anche con Trump.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/Z3GHNFQFQJM2REUBY74UJPUHQY.jpg?auth=bdae219223f04621f789efc43ed65c21ef63dbae1927f477a69dca1160917c60&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Corpi d'élite in Azerbaijan". Israele e la rete militare segreta]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/corpi-d-lite-azerbaijan-israele-e-rete-militare-segreta-2674886.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/corpi-d-lite-azerbaijan-israele-e-rete-militare-segreta-2674886.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[L' Azerbaijan è un Paese speciale: musulmano, sciita, è però un Paese laico, deciso a modernizzarsi.]]></description><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>L' Azerbaijan è un Paese speciale: musulmano, sciita, è però un Paese laico, deciso a modernizzarsi, nazionalista, il cui presidente Ilham Aliyeh ha un ottimo rapporto con gli Stati Uniti e con Israele, mentre con l'Iran regna la reciproca diffidenza. La stampa internazionale ha reso noto ciò che era intuibile: i 700 chilometri di confine fra l'Azerbaijan e l'Iran sarebbero presidiati da alcuni siti clandestini del Mossad, parte di una rete diffusa nel Medioriente, da cui Israele potrebbe lanciare operazioni. Può servire nella guerra attuale, potrebbe avere aiutato nell'eliminazione di Rahman Moqadam il capo dell'arruolamento estero dei pasdaran.</p><p>I rapporti azeri con Israele sono attivi dalla caduta dell'Urss nel 1991, Israele fra i primi Paesi riconobbe il nuovo Stato, e fra i due si è sviluppato uno scambio prezioso, petrolio e energia dall'Azerbaijan e tecnologia, intelligence, armi da parte israeliana. Gideon Saar ha incontrato Aliyeh a Baku il 26 gennaio. Durante le guerre del Nagorno Karabak, gran parte della capacità militari azere erano israeliane. Il Paese è stato fra i primi acquirenti di Iron Dome; e mentre nel periodo di Biden il rapporto con gli Usa ha sofferto a causa dell'avvicinamento americano all'Armenia, con Trump si è ricostruito un asse parte di una nuova mappa geopolitica, un arco antiegemonia iraniana per l'alleanza con l'Occidente: gli Emirati dal 2020 sono il pilastro della vicenda, con la firma dei Patti di Abramo; Il Bahrain condivide la preoccupazione sull'Iran, la monarchia sunnita tiene a bada la maggioranza sciita; il Marocco ormai è un amico solido dell'Occidente contro la jihad; e poi i partner classici Egitto e Giordania, fra mille vicende alterne, tuttavia restano ancorati alla pace. L'Arabia Saudita alla fine dovrà approdare a un'alleanza occidentale. È concreta l'idea di Trump che molti Paesi islamici siano propensi ad appoggiarsi a Israele contro l'Iran e i suoi feroci proxy. L'Iran prevedeva l'accerchiamento di Israele, e invece la situazione, sempre problematica, è però molto modificata. Nel quadro anche l'alleanza con Somaliland, all'imboccatura sud del Mar Rosso, una delle principali rotte commerciali mondiali, proprio sulla faccia degli Houthi. Per Israele, dunque, oltre al rapporto con gli Usa ci sono cooperazioni strategiche che vanno al di là della difesa: la maggiore, quella con l'India di Narendra Modi che disegna l'Imec, India Middle East Europe Economic Corridor, annunciato nel 2023, che finalmente supera in prospettiva la Belt and Road cinese. Questa prospettiva, e non certo l'estromissione d'Israele coi i boicottaggi, disegna una vera pace.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BY3GNL5CFVNZVCKU35DBWLLMSE.jpg?auth=b737a67368c3b2b35af623014de68a4c7e206e80506e45cc4b2e0d681a1b331f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Se sono gli ebrei di sinistra a criminalizzare Israele]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/se-sono-ebrei-sinistra-criminalizzare-israele-2674343.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/se-sono-ebrei-sinistra-criminalizzare-israele-2674343.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Accuse che mistificano la realtà, come genocidio e colonialismo. Il ruolo di JStreet, Anna Foa e Gad Lerner]]></description><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Non è un problema da poco quando sono gli ebrei stessi a partecipare alla criminalizzazione dello Stato d'Israele, accuse che includono genocidio e colonialismo. La sincera esclamazione dell'ambasciatore Yehiel Leiter a proposito di JStreet ("un cancro nella comunità ebraica") è stata commentata come un gesto di nervosismo. In realtà è una presa di posizione che individua un danno letale nel corpo stesso del popolo ebraico, un attentato alla sua unità in un momento difficilissimo. Leiter parla di JStreet, Anna Foa, Gad Lerner, Pappe, Bernie Sanders da cui Israele viene visto come un Paese razzista e guerrafondaio, fascista e colonialista. Israele avrebbe deviato dal sionismo e anche dall'ebraismo. Quello vero è il loro.</p><p>In parallelo alla denuncia Leiter ha anche presentato un pamphlet sulle menzogne che dal 7 ottobre criminalizzano di Israele: costruite con malizia, sparse con una grande macchina del fango. L'alibi ebraico in Usa e in Europa ha fornito libri, film, manifestazioni, firme a migliaia che le rafforzano perché "lo dicono gli ebrei stessi". Ripropongono che loro non odiano Israele, ma Netanyahu è guerrafondaio e fascista. Forse se il governo fosse di sinistra, lo stato sarebbe non solo più democratico ma molto più ebraico. Non conta se Israele non conosce repressione antidemocratica, né tantomeno se è il nemico a aggredire come nel caso degli Hezbollah: la guerra è effetto della perfidia di Netanyahu. I cosiddetti "valori" ebraici divengono un'indicazione per la resa, l'aggressione jihadista resta sconosciuta. Di fatto la sinistra ebraica propone una delegittimazione di Israele ebraica, dimentica che ha sempre cercato una soluzione politica offrendo parte del territorio dal 1948, promuove l'idea woke basata sul concetto di vittime e oppressori, di diritti umani violati: i valori sono tutti occupati, l'autodifesa ne è espulsa.</p><p>Israele deve ascoltare in silenzio la condanna del governo e dell'esercito mentre Anna Foa prepara Il suicidio di Israele, bestseller. JStreet suggerisce al Congresso il taglio dei fondi e delle armi, Netanyahu e Trump sono mostrificati e l'Iran diventa un interlocutore antimperialista. Tikkun Olam, la cura del mondo, diventa per JStreet o la Foa retaggio privato di un ebraismo che cerca una condivisione coi palestinesi, due stati per due popoli, sgombero dei Territori. La fame di consenso, di tv, ha disegnato schieramenti sempre più larghi di accusatori: il prezzo è abbracciare accuse sempre più pesanti. Fino al 2024 JStrett rifiutava l'accusa di genocidio, ora l'ha praticamente fatta sua. L'alma mater di questo atteggiamento è nel giornale Haaretz, sullo sfondo del New York Times. In definitiva, gli ebrei contro Israele gettano una bomba nell'orgoglio ebraico, santificano il matrimonio fra progressismo e giudaismo che nacque sulla base storica della guerra al nazifascismo per poi essere subito violata dal comunismo antisemita, già per Marx gli ebrei erano il male capitalista.</p><p>La sinistra ebraica attuale dimentica che Ben Gurion e poi Rabin avevano soprattutto a cuore la salvaguarda della nazione. Ho conosciuto Shimon Peres: il tema della sicurezza era parte di lui, un socialista che realizzò la bomba atomica, indispensabile deterrenza alla follia del nemico. L'educazione degli anni '60 e '70 ci consegna un concetto degradato dei diritti umani, che disconosce la civiltà giudaico-cristiana madre della democrazia in nome di un umanitarismo che mette alla pari le civiltà autoritarie come quella di Hamas con quella di Israele e anzi le idolatra perché più deboli. Dunque, gli ebrei che combattono dalla trincea assediata di Israele non sarebbero più veramente ebrei, i veri ebrei sono quelli di sinistra portabandiera di un giudaismo migliore. La cosa che più duole è che l'ignorante denigrazione del popolo ebraico stesso intimidisce gli ebrei stessi con opinioni sradicate da ogni realtà. Solo Sinwar, forse, poteva immaginare Israele come lo vede la Foa: per lei, ebrea, Israele è peggio del fascismo, perché quei "pazzi scatenati pensano di essere mossi da Dio come burattini" per affermare la loro supremazia. Ormai Israele è razzista. I suoi campioni sono i "coloni" di cui disegna un ritratto fantasioso. Ma certo, la vera ebrea è lei. Leiter ha alzato il velo su un pericolo.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/PGJEPRZ65VM7DASNYZITI6JKKE.jpg?auth=f468413ec60696a00b1fd219ad5a023fe141eb95bf173b835c0d12e816ffb92a&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il rischio di cadere nella trappola dell'Iran]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/rischio-cadere-nella-trappola-delliran-2673318.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/rischio-cadere-nella-trappola-delliran-2673318.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Trump ha obbligato Netanyahu al cessate il fuoco cui l'Iran sottopone la disponibilità a un colloquio, ritenendo credibili le richieste degli Ayatollah]]></description><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Non si può fare a meno di notare il gran buon umore intorno a quel "fucking crazy" che, secondo parte delle cronache, Trump ha dedicato a Netanyahu. Che spettacolo. I due cattivi, bruciati in effige nella mente, nel cuore, nelle manifestazioni di piazza e sui media danno spettacolo: il grosso prende a parolacce il sodale minore, e gli dice quello che vogliono sentir dire i protagonisti del prime time: "Ti odiano tutti. Te lo avevo detto io". Adesso i fatti. Trump ha obbligato Netanyahu al cessate il fuoco cui l'Iran sottopone la disponibilità a un colloquio, ritenendo credibili le richieste degli Ayatollah. Hezbollah dal 2 marzo, inizio della guerra pilotata dall'Iran, ha sparato 5.500 missili sull'esercito israeliano e 2.200 sulla popolazione civile, senza distinzione rispetto al cessate il fuoco del 16 aprile. Scuole, affari, scuole chiuse, agricoltura in rovina, 26 soldati e due civili uccisi, 14 dalla tregua. Dunque Netanyahu aveva deciso domenica di attaccare la centrale del terrore a Dahyeh, dentro Beirut. Ma ha accettato di rinunciarci, perché Trump lo ha accusato di rovinargli i piani con l'Iran, che pone la condizione del cessate il fuoco con Hezbollah. Ma i suoi cari seguitano a sparare, e Trump non riuscirà a ottenere dall'Iran nemmeno una tregua significativa. L'Iran seguiterà a ordinare agli Hezbollah di sparare su Kiriat Shmone, Manara, Chanita, Shlomi (cittadine e villaggi agricoli, tutti bombardati ieri dopo la nuova tregua). Questo perché l'Iran non ha nessun interesse filosofico o strategico alla pace: ha fatto invece del cessate il fuoco una pedina del suo gioco di guerra, ovvero del ricatto cui sottopone Trump, che pressato dal compleanno, i Mondiali di calcio, il MidTerm, il 250esimo, cerca attivamente una tregua. Ma un grande gioco si compie su questo palcoscenico già dal 7 di ottobre, una propaganda astuta e nuova che ha rovesciato la politica internazionale: l'Iran da ignobile rais jihadista di una popolazione sottomessa e torturata e maggiore organizzatore del terrorismo internazionale, gioca adesso la carta della popolarità anti-Trump, cerca il ruolo di potenza internazionale, positiva, forte, coerente. Distruggere Israele resta il suo scopo palese. Funziona. E usa gli Hezbollah per ricattare l'Occidente col concetto di una pace impossibile, per titillare Israele cosicché entri in conflitto con gli Usa. Concretamente Israele non se ne andrà a casa perché deve per forza difendere i suoi cittadini, cercherà di seguitare a distruggere fino e oltre il Litani le gallerie, le armi, l'organizzazione degli Hezbollah, ma non sparerà se non sarà attaccato. Ma gli Hezbollah attaccheranno, perché l'Iran così gli ordina, e la sua strategia sul bordo di uno scoppio globale terrificante per tutti, così da ottenere ciò che vuole. Il regime riorganizza i missili; e della consegna dell'uranio arricchito, punto chiave di Trump oltre a Hormuz, ieri non si è sentito parlare. Il sottinteso è la minaccia di una guerra che l'Iran fa balenare e che nessun accordo col regime degli Ayatollah scongiurerà mai.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/V6IWZE2KRNLX7KJRVPNW6JK5JE.jpg?auth=1493af50f049424880f025a2457fe34225fce1ee6dea9ef6dc27452f35712bde&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La guerra dell'Onu contro Israele]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/guerra-dellonu-contro-israele-2671872.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/guerra-dellonu-contro-israele-2671872.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Hamas, il 7 ottobre 2023, nella lista di ordini di Sinwar aveva quello della violenza sessuale come arma.]]></description><pubDate>Sat, 30 May 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Hamas, il 7 ottobre 2023, nella lista di ordini di Sinwar aveva quello della violenza sessuale come arma. La usò su donne, uomini e bambini, e a Gaza sui rapiti. Spesso lo stupro fu completato da mutilazione e strage. Tutto questo è documentato in migliaia di documenti. Ora, l'Onu dimostra il suo fallimento, completando la persecuzione di Israele dalla infame risoluzione sionismo uguale razzismo del 1975. Israele è adesso con Hamas e l'Isis nella lista nera di chi compie violenza sessuale nei conflitti. Come se fosse una caratteristica intrinseca, come se nella legge di Israele, militare e civile, la violenza sessuale non fosse punita duramente. L'accusa criminalizza Israele. Antonio Guterres che sta finendo il ruolo di segretario generale firma così la sua ONU, un'organizzazione in guerra contro Israele sul fronte delle forze antioccidentali che mirano alla sua cancellazione. Suggerisce il giornalista Amit Segal di guardare a tutti gli "special rapporteur" dell'ONU per capire: su Francesca Albanese che crede che Israele causi i mali del mondo, inutile parlare... Ma guardiamo Reem Alsalem: rifiutò di verificare l'enorme stupro di massa compiuto in Israele e anzi disse che "non ci sono prove" di violenza. E Michael Fakhri special rapporteur per il diritto al cibo: ha condotto la campagna per accusare Israele di indurre la carestia, ignorando l'introduzione quotidiana di centinaia di camion di cibo regolarmente sequestrate da Hamas, e scansando la fame degli ostaggi israeliani. Tialeng Mofokeng responsabile per la sanità: Hamas non è terrorista e la lotta armata non è un crimine. IL New York Times, con l'articolo di Nicholas Kristof costruito con la testimonianza di un membro dell'Euro Mediterranean Human Rights Monitor, i cui leader sono colonne di Hamas, ha rilanciato le accuse di stupro dei palestinesi nelle carceri con la fantasia dell'uso di cani: ha fatto scintille. La finta equivalenza, uguale a quella che l'Icc ha usato mettendo Netanyahu e Gallant alla pari con Sinwar, è formidabile: Israele è come Hamas, anzi, come i nazisti. Ma questa colossale menzogna, specie diffusa dall'ONU, corrompe il mondo.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/UNHHCO3PUZNYFMA6S5RBP4JTYQ.jpg?auth=8894beda4454a1bb1d080ba6e1e78347bc784e11609e01ea0e62326c5f37e536&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Libano, Gaza e armi: la "corsa" di Bibi]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/libano-gaza-e-armi-corsa-bibi-2671338.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/libano-gaza-e-armi-corsa-bibi-2671338.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Raid su Beirut, sì alla Striscia presa al 70%. Timori per i missili iraniani fuori dall'intesa]]></description><pubDate>Fri, 29 May 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Israele è entrato in una nuova fase, quella della difesa strenua che deve seguire la guerra iniziata il 7 ottobre. I suoi due fronti immediati sono gli Hezbollah e Hamas, le due maggiori organizzazioni terroriste, proxy iraniani diversi, uno sciita e l'altro sunnita, che del Libano e di Gaza hanno fatto le loro fortezze. Se sarà firmato un cessate il fuoco, anche il Libano sarà di nuovo coinvolto, il rischio per Israele è che l'accordo diventi una forma di protezione per gli Hezbollah. Per segnalare di non essere disposto a questo, ieri per la prima volta da tre settimane, quando la tregua era stata rinnovata nonostante i ripetuti attacchi della milizia sciita che aveva ucciso 12 soldati, distrutto case e costretto allo sgombero centinaia di migliaia di israeliani, Israele ha attaccato Shuwayfat, un quartiere vicino al sud di Beirut. Lo scopo specifico, Ali al Husni, il capo della forza missilistica della Divisione Imam Hossein, di cui non si conosce la sorte.</p><p>Tornare a Beirut segnala che non è evidente che il governo del presidente Aoun trovi, nonostante il desiderio di Trump, la forza di disarmare la milizia che pure non può soffrire. Ieri segnalando l'urgenza di vedere finalmente Hamas disarmato come da accordi, Netanyahu ha detto che il 60 per cento del terreno di Gaza su cui presidia l'esercito israeliano, passerà al 70 per cento. Hamas non è un capitolo chiuso finché dominerà Gaza come base di continua guerra terrorista. Due giorni fa era stato eliminato il nuovo capo militare Mohammed Ouda, uno degli "architetti" del 7 ottobre. Hamas rifiuta al governo chiunque non sia sotto il suo controllo, ripete ogni giorno la determinazione a distruggere Israele: dove l'Idf si ritira Hamas torna a dominare, a prendere possesso di edifici e beni, a accumulare armi, a usare le gallerie di cui solo martedì sono stati distrutti 11 chilometri.</p><p>Israele dunque pensa al futuro mentre, da alcuni giorni, e in particolare ieri, Trump annuncia un qualche accordo, soprattutto come una sconfitta non dichiarata del nemico, e Israele si aggiusta per il futuro: la questione di Hormuz la riguarda relativamente, ma dal sostegno e dalla presenza può derivare un nuovo rapporto con i Paesi circostanti. Trump ha annunciato che sulle ceneri della guerra si allargheranno gli accordi di Abramo, specie integrando nel giuoco l'Arabia Saudita. Israele guarda a questo futuro, e anche per questo la sua alleanza con Trump è vitale più che mai. Altri temi fondamentali sono la cancellazione della possibilità per l'Iran di costruire la bomba atomica, e quindi di portare l'uranio arricchito fuori dalle mani dell'Irgc (le Guardie della Rivoluzione islamica). Trump l'ha ripetuto più volte. Sul Libano si svolgono colloqui difficili fra l'ambasciatore Yehiel Leiter e la rappresentante libanese a New York; vedremo come Trump stavolta costringerà Aoun alla famosa telefonata con Netanyahu, sempre rimandata.</p><p>Israele certo si interroga anche sulla sorte delle riserve di missili balistici dell'Iran di cui non si è più parlato. Sullo sfondo, montagne di denaro in movimento verso le tasche degli ayatollah, se le cose andranno in porto. Ed è un problema: nei pensieri più veri di Israele, la ben basata convinzione che nessun accordo placherà mai la fame di potere omicida dell'Iran.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/Z345RJ33HJPAZFFS6NO7Y22UAA.jpg?auth=7de62360168b255f2a4f1493673f30870a67b7050824efc9ce56eb20e8eb56b4&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Israele punta sul Libano. In gioco l'asse con Donald]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/israele-punta-sul-libano-gioco-lasse-donald-2670769.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/israele-punta-sul-libano-gioco-lasse-donald-2670769.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Netanyahu deve abbattere il potere di Hezbollah. Ma non può tirare troppo la corda con Washington]]></description><pubDate>Thu, 28 May 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Scuote la testa il cittadino del Kibbutz Misgav Am, in Alta Galilea, racconta di un drone esploso accanto all'asilo d'infanzia del suo villaggio. "Solo per un miracolo non c'era nessuno dentro - dice - ma questo non evita che le famiglie coi bambini piccoli, che non possono altro che stare coi bambini e qui non vivono più, se ne siano andate o progettino il trasferimento. Quindi devi tutto il tempo guardare il cielo, e scappare nel rifugio. Se c'è un drone nel cielo di Tel Aviv succede il finimondo, ma qui al nord è la norma". Dunque le dichiarazioni di Netanyahu ("stiamo intensificando le operazioni in Libano"), l'allargamento della posizione dell'Idf oltre la linea gialla degli otto chilometri per bloccare missili e droni, per distruggere gallerie attrezzate per la guerra e l'invasione, il rafforzamento della zona cuscinetto insieme alle incursioni decise da due giorni che arrivano a Tiro ma non si spingono a Beirut.</p><p>Tutto questo non placa il grido di un Paese che lungo tutto il suo confine del nord è bombardato, sgomberato, perseguitato. Il Capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha detto senza peli sulla lingua bisogna andare a Beirut e farsi rispettare perché Hezbollah sia costretto a osservare il cessate il fuoco del 15 maggio, prolungato di 45 giorni, ribadito dagli Usa perché è una condizione indispensabile per continuare le trattative con l'Iran. Sembra lontana la speranza che Joseph Aoun realizzi il suo desiderio di eliminare quel cancro, Stato nello Stato, che ha succhiato al Libano ogni forza e possibilità di pace. Aoun ha cercato di cacciare Mohamed Reza Sheibani, l'ambasciatore iraniano, dopo aver notato le sue continue interferenze. Ma l'Iran ha conferito soldi e di armi agli hezbollah persino mentre si dibatte nella miseria e nella guerra. Hezbollah è la sua arma segreta, è il mezzo per tenere ferma Israele dato che è la condizione della trattativa con Trump: Israele può solo, quale che sia il suo evidente interesse, mantenere coi denti l'atteggiamento di difesa attiva contro gli attacchi, questo è permesso, in una situazione tuttavia estrema in cui la gente grida aiuto da confine, non può dormire ne sostentarsi e si muore.</p><p>Domenica un soldato di 19 anni colpito da un drone, Nehoray Leizer, è stato seppellito nella disperazione dei suoi cari, il giorno avanti un altro ragazzo, Noam Hamburger, ha fatto la stessa fine, dall'inizio della tregua si sono avuti, 11 morti. E i droni che arrivano con un ronzio sottile non si possono fermare, hanno fatto anche venti feriti durante la tregua. Solo prevenendo si potrebbe, ma questo comporta azioni sulle sedi del potere di Hezbollah, oppure su centri sensibili che convincano il governo finalmente a usare l'esercito per disarmare Hezbollah. Israele, a destra e a sinistra, non può accettare che approfittando della tregua e delle mani legate dalla trattativa di Trump con l'Iran che il nord sia l'ennesima pecora al macello della storia ebraica. Ma Bibi non può certo pagare il costo di una frizione eccessiva con Trump, specie in questo momento di incertezza, anche se il presidente americano ha ribadito anche ieri l'obiettivo di consegna e distruzione dell'uranio arricchito.</p><p>L'opposizione sull'abbraccio paralizzante di Trump, Benny Gantz dal centro esprime un sentimento comune quando chiede di colpire Beirut, la sinistra insiste, dentro il governo la destra dura mostra il petto mentre Netanyahu deve stare cauto e concentrato, nonostante sia lui il primo che ha stabilito la svolta di prevenzione e azione. Ma adesso il Libano è un nodo su cui converge il rapporto con Trump e il grande futuro; è notevole che si giochi il rischio di caduta di consenso, mentre partono le fanfare della prossima campagna elettorale. La sua cautela sarà giocata contro di lui, che deve affrontare il grande problema Libano guardando non solo a Nord, ma a tutti i punti cardinali.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/XDKJ5LLD45L5HAYTIIWKMRCYNE.jpg?auth=550188b83c42c3d2f2b8d93866c7698ab8ac4bc995d9f9e51bdae90356f2fd42&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Mani legate in Libano e concessioni all'Iran. I dubbi di Netanyahu]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/mani-legate-libano-e-concessioni-alliran-i-dubbi-netanyahu-2669230.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/mani-legate-libano-e-concessioni-alliran-i-dubbi-netanyahu-2669230.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Le rassicurazioni di Trump non convincono Bibi. Israele vuole chiarezza sul nucleare e sui proxy]]></description><pubDate>Mon, 25 May 2026 10:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La pacca sulla schiena non fa bene, si sa: così ieri la telefonata di Trump che ripete a Netanyahu che il programma nucleare dell'Iran verrà smantellato, il fiero tweet del premier israeliano che ritrae a colori i profili dei due leader uniti nel medesimo intento, suscitano ancora più agitazione, più punti interrogativi: che cosa sta succedendo veramente? Trump, secondo i suggerimenti di Witkoff e di Kushner e forse per portare Qatar, Pakistan e sauditi nei Patti di Abramo, si tira indietro con quel "memorandum of understanding", lo schema di accordo con l'Iran che resta quello degli ayatollah e delle Guardie della rivoluzione dopo tanto sforzo; che forse riapre lo stretto di Hormuz e figura un negoziato di ben 60 giorni di cui niente è chiaro se non che gli iraniani lo useranno per i loro giochi?</p><p>La frustrazione di Israele è contenuta, in cielo si disegna un immenso punto interrogativo: perché? Se Hormuz riapre, una valanga di denaro, 25 miliardi, si riverserebbe nelle casse degli ayatollah; il regime può anche commerciare in greggio, per cui altri soldi si rovesciano nella sua economia. Il regime balla. E prendendosi la bellezza di 60 giorni, l'Iran dovrebbe far sapere come, quando, dove avverrebbe lo sgombero di quei 440 chili arricchiti al 60%, pronti a quel 90% per la bomba atomica. Ma 60 giorni sono elastici come chewing gum per il suk diplomatico, per la sua esperienza e il dettato islamico che impone di ingannare per favorire le sorti all'Islam. E qui ce n'è. Del resto, i missili balistici e i proxy fautori dei passati, presenti, futuri 7 ottobre non solo non si parla, ma diventa zona proibita. Hamas è del board of peace. E soprattutto in Libano è proibito a Netanyahu di uscire dalla tregua; deve limitare le azioni dell'esercito a risposte alle continue provocazioni, invece, degli Hezbollah, che hanno svuotato il nord d'Israele e uccidono i soldati con i droni iraniani a migliaia.</p><p>Bibi anche se rivendica che in una telefonata con Trump ieri ha confermato la piena autonomia d'azione, sa benissimo che se l'America gli impone lo stop, anche il governo libanese sarà costretto a fermare i propri tentativi di pace con Israele a speso del disarmo degli Hezbollah. Paradossale: se Mojtaba dice sì alle richieste di Trump, il Libano verrà dichiarato per la prima volta, zona di dominio iraniano. E Hamas, che si rifiuta di consegnare le armi, si ringalluzzirà per l'accordo americano col suo mentore. Di fatto, a Teheran manca l'acqua, ma i proxy hanno sempre seguitato a ricevere milioni, anche con l'aiuto del Qatar che con il Pakistan e la Cina, sono certo contenti se la guerra si chiude. E se effettivamente il trattato restituisse a Israele i famosi 440 chili, sarebbe certo un bene, ma le tonnellate di uranio arricchito al 3%, che aspettano solo la veloce "cascade" per diventare pericolo mortale per tutto il mondo dove andrebbero a finire? Se il regime resta al potere come si impedisce al regime islamofascista l'assassinio di massa della sua stessa popolazione, a decine di migliaia? Come si ferma la produzione di missili balistici che arrivano fino a Roma o dei maledetti droni che uccidono col rumore di una zanzara? La verità è che qualsiasi trattativa con l'Iran è impossibile: Israele, la sua preda designata, lo sa meglio. Per Trump ci sono i Mondiali, il 4 luglio col 250° anniversario Usa, le elezioni di Midterm e poi se ne riparla. Eppure l'hybris iraniana è tale, la mania di vantarsi e di minacciare possono portare a una sorpresa. Ce n'è una al giorno.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/2F66J4V7RRIJRB44PUYYJUDVTI.jpg?auth=e77dde14c2d7f48e1aff8ef82c1cf88713ab1e0297100d522c4f733e7adad0ef&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il ministro ha sbagliato ma basta odio contro Israele]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/ministro-ha-sbagliato-basta-odio-contro-israele-2668672.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/ministro-ha-sbagliato-basta-odio-contro-israele-2668672.html</guid><dc:creator><![CDATA[Fiamma Nirenstein]]></dc:creator><description><![CDATA[Venghino signori venghino.]]></description><pubDate>Sat, 23 May 2026 10:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Venghino signori venghino. È venuto il momento Ben Gvir, in cui è sicuro che Israele è fascista, imperialista, feroce, e, come dicevamo, colonialista, genocida, da cancellare. Fra gli ebrei solo quelli che dichiarino il loro odio per Netanyahu andranno in purgatorio se nella diaspora. In Israele non c'è amnistia. Tutta l'opinione scritta e chiaccherata è concorde: per esempio Il Fatto Quotidiano spiega che Ben Gvir bisogna ringraziarlo per aver smascherato il vero Israele, la faccia orrenda della Stella di David. Altri citano molto Mattarella per ripetere "illegale", anche se è invece legale fermare un convoglio di navi che voglia rompere il blocco che chiuda l'accesso e l'uscita da porti o coste nemiche. La Flottilla aveva dichiarato di volere forzare il blocco stabilito, non di portare aiuti che peraltro non aveva. Ma "illegale" per Israele vale su tutto, per esempio sulla Cisgiordania, territori disputati che i palestinesi rifiutano, preferendo la guerra per distruggere Israele. Ma che importa anche se i nauti di ben 5 flottille precedenti, anche organizzate con l'intervento di Hamas, se ne sono tornati a casa con un panino in mano come Greta Thunberg. Adesso, posta che è repugnante l'umiliazione inferta loro, che siano spaccati, rotti, distrutti, stuprati, dopo tante bugie andrebbe provato!</p><p>Ben Gvir ha sbagliato, ha disubbidito al governo di cui è ministro, e adesso, dato il bel botto pubblicitario, un'altra Flottilla già si prepara. Ma la mobilitazione furiosa è una crisi isterica, dimostra un immenso odio per Israele, e il rifiuto al suo diritto all'autodifesa da un terrorismo obliato, che invece non conosce confine. Ben Gvir è apparso un ignorante opportunista che cerca voti. Ma le sanzioni, le urla, i lamenti ignorano che c'è una grande storia che Israele sta vivendo, totalmente obliterata. Si vede da come poi si tratta il terrorismo qui, con ignoranza dell'Islam, oblio della minaccia. Era così anche in Israele, poi è arrivato il 7 ottobre. Ben Gvir è una stampella del governo di destra. Le prossime elezioni saranno uno scontro furioso, dai media, alla folla, alla Knesset: chi vincerà governerà, e se per caso vincesse di nuovo Netanyahu, se ne farà la prova che Israele è fascista. Perché? Boh, perché non è di sinistra. Strano che lo si pensi anche in Italia, che ha un governo di destra. Eppure in Israele, nonostante 76 anni di guerra, né la stampa, né il sistema civile, né la letteratura sono stati toccati. Con la scusa di Ben Gvir, per i naviganti ormai a casa si è utilizzato il verbo "deportare" invece di "espellere". Indovina perché. A casa gli eroi preparano una nuova flottilla, ma non verso l'Iran, che uccide decine di migliaia di innocenti. Venghino signori. Tre palle un soldo.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/IELKC6N5RNOXNNTHMBQVGGP3BE.jpg?auth=2b0f769d2e90048994163f8bb84140c49cb6aa4013f5b099d0ad7d509fef1fba&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>