<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title></title><link>https://ilgiornale.it</link><atom:link href="https://ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/laura-cesaretti/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 11:07:59 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[L'ultima trovata del Pd: candidata in Veneto la scienziata "no wine"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/lultima-trovata-pd-candidata-veneto-scienziata-no-wine-2465295.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/lultima-trovata-pd-candidata-veneto-scienziata-no-wine-2465295.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[La biologa Viola demonizza l'alcol: "Fa venire il cancro". L'offerta dei dem: "Ci sto pensando".]]></description><pubDate>Sat, 12 Apr 2025 03:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>C'è chi non cela l'arrabbiatura e avverte senza giri di parole che con lui bisogna ancora fare i conti, come Vincenzo De Luca. E chi mantiene l'aplomb e pensa al futuro (c'è chi lo vede ministro e chi presidente di Enel, Eni o Fincantieri) come Luca Zaia, pur masticando amaro.</p><p>Di certo, però, la sentenza della Consulta che boccia il terzo mandato fa contenti i capi-partito, che ora - tolti di mezzo due governatori ingombranti - hanno mano libera nella scelta dei candidati. La più giuliva è Elly Schlein, che non vedeva l'ora di poter regalare la Campania a Giuseppe Conte, con un bel fiocco, in cambio del suo agognato appoggio nelle altre Regioni che andranno al voto. La segretaria dem ora punta a far terra bruciata attorno al presidente campano, per disinnescarne la reazione e impedire che presenti una sua lista, togliendo voti al Pd: lunedì approderanno a Napoli gli inviati di Schlein, il dinamico duo Taruffi&amp;Baruffi (artefice di notevoli exploit elettorali sul territorio, dalla Basilicata alla Liguria), per arruolare colonnelli e portavoti di De Luca, con la promessa di candidature e incarichi. Intanto è alla ricerca di un nome per il Veneto, più di rappresentanza che di sostanza viste le scarse possibilità di elezione. Nessun dirigente politico di rilievo, dal veneziano Martella al vicentino Possamai, vuol bruciarsi nel dopo Zaia, e si cerca il solito volto noto della «società civile» da sacrificare. Ecco quindi che trapela l'indiscrezione sulla scienziata vip Antonella Viola, diventata star tv durante la pandemia per il volto assai telegenico e le capacità divulgative. Ma certo, almeno in Veneto, Viola partirebbe con l'handicap per le sue osservazioni sui micidiali pericoli dell'alcol: «È cancerogeno: su mille donne che bevono una bottiglia di vino a settimana, 14 svilupperanno un tumore». Non proprio un lasciapassare fortissimo, tra le vigne venete.</p><p>In Campania la vulgata dà per scontato l'accordo tra Elly e Giuseppi su Roberto Fico, ex presidente della Camera grillino - ora disoccupato - ricordato solo per la tesi di laurea sui cantanti neomelodici partenopei e per la sceneggiata del bus che lo portava a Montecitorio (il primo giorno di scuola, poi passò subito all'auto blindata). De Luca lo avversa ferocemente: è a Fico che pensa, quando tuona che «deve governare chi ha dimostrato di saper governare e non è solo il prodotto della politica politicante». Il governatore punta semmai su Sergio Costa, ex ministro (che ieri ha pronunciato la seguente frase, che rivela quasi tutto del personaggio: «Non è questione di candidarsi, ma di essere candidati. Cambia la prospettiva»). Non che Costa al governo abbia brillato - del resto è pur sempre un 5Stelle - ma agli occhi di De Luca ha il pregio di aver instaurato un rapporto piuttosto ossequioso con lui, nella speranza di esserne sponsorizzato. E ai vertici del Pd c'è chi confida che Costa potrebbe spuntarla: non tanto per De Luca o per i meriti dell'ex ministro, quanto per i demeriti di Fico: «Conte avrà una sola Regione, e non può permettersi un candidato debole che perde voti». A meno che l'ex premier non riesca a coronare il suo sogno e a ottenere un sì dal candidato che sognerebbe, ossia il super-magistrato Raffaele Cantone. Anche perché l'eredità di De Luca, al di là del giudizio sul personaggio, è ingombrante e lui la fa pesare: «C'è qualcuno che pensa che siano stati risolti i problemi. Credo che non abbia capito che i problemi cominciano adesso»</p><p>L'unico sereno, tra i governatori uscenti, è il friulano Massimiliano Fedriga: la sua regione, a Statuto speciale, è esentata dalla sentenza della Consulta contro il terzo mandato. E lui ammette: «Mi piace fare il presidente».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/4CNO26ZWKNPF3CBYPEHRUL2SS4.jpg?auth=3399bc7a7f9e5c13c637cc7789ef4342718d67670b78bdc907dec1dbb10c13d8&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"><media:description type="plain"><![CDATA[Immagine da intervista Metropolis Extra]]></media:description></media:content></item><item><title><![CDATA[Riarmo, il centrodestra supera il test]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/riarmo-centrodestra-supera-test-2464726.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/riarmo-centrodestra-supera-test-2464726.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Passa la risoluzione, l'opposizione si divide in sei. Sintonia tra Lega, 5 Stelle e Avs]]></description><pubDate>Fri, 11 Apr 2025 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Sei posizioni diverse per il centrosinistra, una sola per il centrodestra (ma il testo della mozione evita di citare il piano di riarmo Ue, che è la questione all'ordine del giorno). Il tema della difesa e della sicurezza d'Europa, tra minaccia russa e abbandono Usa, si dimostra ancora una volta esplosivo per le due coalizioni, divise al loro interno su linee inconciliabili.</p><p>Certo, alla fine la maggioranza si compatta e approva unanime il suo testo, mentre i partiti del «campo largo» trovano l'unico punto di unione nel denunciare le omissioni nel testo del governo: «Siete spaccati ma volete nasconderlo», accusano. Poi votano ognuno la propria mozione, che dice l'opposto delle altre, e tutti e sei i testi vengono bocciati.</p><p>Ma nell'acceso dibattito d'aula, ieri a Montecitorio, si palesano insanabili distanze interne, confuse mediazioni e strane convergenze trasversali. I leghisti dicono esattamente le stesse cose dei rossoverdi di Avs, che ripetono a loro volta gli stessi concetti dei Cinque Stelle: abbasso le armi cattive, viva la pace buona, Putin non è un problema e l'Ucraina smetta di opporsi ostinatamente alla sua invasione. Il Pd, principale partito di opposizione, riesce a non dire assolutamente nulla (certo, ci vuole la difesa europea, ma il piano di riarmo Ue va cancellato. In sintesi: sì alle frittate, ma per carità senza rompere le povere uova), mentre dai rappresentanti di Fdi e di Azione, di Forza Italia e di Iv e di +Europa arrivano analoghi ragionamenti, realistici e preoccupati, sui rischi mortali, come spiega il meloniano Giangiacomo Calovini, di un «pacifismo astratto e inconsapevole» in una fase geopolitica che rischia di cancellare per sempre «l'ordine giuridico internazionale» che fin qui ha garantito pace e prosperità al nostro continente. E sul «necessario sostegno alla resistenza ucraina» si ritrovano meloniani e azzurri, calendiani, renziani e +Europa. Mentre il Pd si dimentica persino di citarla, e 5S e Lega figurarsi.</p><p>A volere il dibattito di ieri, con una mozione dai toni profondamente anti-Ue, è stato il solito Giuseppe Conte, con l'obiettivo di fare l'ennesimo sgambetto a un Pd in visibile difficoltà e senza bussola geopolitica, spaccato al suo interno (e col Pse) sulla difesa europea a causa del terrore di Elly Schlein di essere scavalcata dai 5S. «Noi oggi rappresentiamo i 100mila venuti a Roma per la pace, viaggiando di notte, e anche i tanti che ci hanno scritto che per vari contrattempi non potevamo esserci», è il solenne e involontariamente comico esordio di Conte. «No a questa Ue di guerrafondai in armi», tuona, una Ue che «ai giovani promette un Erasmo (sic, probabilmente intendeva Erasmus ndr) militare». Il leghista Simone Billi gli fa subito eco: «La difesa comune Ue è impossibile, ci opponiamo fermamente a spendere miliardi in armi a scapito della sanità». Entusiasmo grillino: «La Lega è a favore della nostra mozione». Concetti identici a quelli del Carroccio vengono rilanciati anche da Fratoianni di Avs: «Buttiamo miliardi in bombe ma le bombe non fanno le Tac». Il sottosegretario agli Esteri Perego, Fi, è di tutt'altro avviso: «Chiedete agli ucraini come funziona la sanità quando non c'è sicurezza e i russi bombardano gli ospedali». Matteo Richetti di Azione infierisce su Conte: «Da premier, l'avvocato del popolo è quello che ha più aumentato le spese militari, acquistando anche decine di F35 dagli Usa. Curioso che ora, dall'opposizione, si metta alla testa del pacifismo populista per lucrare consensi». I 5s gli ululano contro. Il dem Stefano Graziano si barcamena: «Noi siamo per la difesa Ue ma il piano va cambiato radicalmente». Poi accusa: «La maggioranza ha tre posizioni diverse (l'opposizione sei, ndr), e dopo le parole della Lega è chiaro che c'è un problema molto serio: in altri tempi si sarebbe andati al Quirinale per una verifica di governo». Per quella di opposizione c'è tempo.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/OUJJHQ7S6BJRLOJ5Z6UXGK65VA.jpg?auth=619aafedc6c381a1506cf4f86444fc5b80bdf8c96db7ece8988a2cb41e21bb1f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La sinistra usa il fattore "C". Poi è spiazzata]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/sinistra-usa-fattore-c-poi-spiazzata-2464045.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/sinistra-usa-fattore-c-poi-spiazzata-2464045.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Per ore sbeffeggia la premier, col dietrofront di Donald resta afona]]></description><pubDate>Thu, 10 Apr 2025 03:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Ci volevano Donald Trump e il suo imponente «ass» (deretano) per mettere quasi d'accordo il centrosinistra italico, una tantum, su un tema di politica internazionale.</p><p>La premier Giorgia Meloni annuncia la missione a Washington, nel mezzo della folle guerra dei dazi scatenata dalla Casa Bianca, e nel frattempo il presidente Usa, con la consueta raffinatezza, schernisce i Paesi colpiti dalle sue tariffe (ieri sera frettolosamente congelate): «Ora tutti mi chiamano per baciarmi il culo», che in inglese fa appunto «ass». E alla sinistra italiana non par vero: uno dopo l'altro, tutti i suoi leader rilanciano lo sberleffo trumpiano per attaccare il viaggio oltreoceano di Giorgia Meloni. Ore di battute su baci e sederi, smontate al tramonto dalla retromarcia di Trump.</p><p>Il primo a cogliere la palla al balzo è Matteo Renzi: «Trump dice che alcuni leader di altri Paesi si mettono in fila per andare da lui a baciargli una parte del corpo. Questa è la fine che fanno i sovranisti nostrani: promettono di pensare all'Italia e finiscono nell'elenco dei baciatori». Segue a ruota Elly Schlein (foto): «Lo stesso giorno in cui Meloni annuncia che sarà ricevuta alla corte di Trump», dice la segretaria Pd, «il presidente Usa insulta con parole irripetibili chi propone un incontro per disinnescare una crisi globale, e i sedicenti patrioti abbassano la testa». Le fa eco Giuseppe Conte (che però, essendo un simpatizzante della prim'ora di Trump, bada a distinguersi da Elly irridendo l'ex presidente democratico): «I baci di Biden in testa alla Meloni li abbiamo già visti, quindi niente più scambi di baci». Rilancia Riccardo Magi di +Europa: «Le parole di Trump sono terrificanti. La cosa bella è che sono rivolte anche a Meloni, la prima a mettersi in fila per andare col cappello in mano dal presidente Usa. Una delle più grandi umiliazioni per l'Italia dal dopoguerra a oggi».</p><p>C'è chi pattina sul turpiloquio trumpiano: «Spero che Meloni non si voglia far classificare come una baciapile», dice l'europarlamentare dem Dario Nardella. E chi, come i 5S, si arrampica sugli specchi della diatriba per rilanciare la propria propaganda «pacifista» da bar: «Invece di andare a baciare il culo di Trump - parole sue - perché Meloni non finanzia un ombrello a protezione delle imprese italiane usando i miliardi per il riarmo con armi americane?».</p><p>L'unico a tirarsi fuori dai toni un po' cabarettistici della polemica è Carlo Calenda, che auspica la fine di «un dibattito assurdo e provinciale sulla appropriatezza della visita di Stato della premier». Il problema se mai, nota, è che «non si comprende ancora quali provvedimenti il governo sia pronto a varare per sostenere l'economia. Occorre darsi una mossa: col cataclisma che si sta abbattendo su di noi dovremmo limitare le polemiche marziane e concentrarci sulle proposte utili».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/ITBS6XBP7VJYPKWVWVXLW2F7IA.jpg?auth=a6ac7e7123bc3beb81031d53f4d2187c115ebb9b715165516ce13c32a0ab67df&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il Tar boccia Gualtieri: doveva firmare Gualtieri]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/tar-boccia-gualtieri-doveva-firmare-gualtieri-2463579.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/tar-boccia-gualtieri-doveva-firmare-gualtieri-2463579.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Accolto il ricorso su tariffe e parcheggi: "Spettava al sindaco decidere e non al commissario". Lui stesso]]></description><pubDate>Wed, 09 Apr 2025 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nel paese degli Azzeccagarbugli, il mitologico Tar del Lazio dà via libera al parcheggio dei pullman turistici in pieno centro a Roma. E dà ragione alla lobby dei torpedoni, e torto a Roberto Gualtieri che - in quanto Commissario al Giubileo - avrebbe a parere del Tribunale amministrativo usurpato i poteri del medesimo Roberto Gualtieri - in quanto sindaco della Capitale - nel decidere le tariffe dei parcheggi.</p><p>La diatriba risale al settembre del 2024, quando il Primo cittadino di Roma ha, con un'ordinanza commissariale, incrementato il sistema tariffario per l'accesso dei mega-bus nel centro cittadino. Stabilendo che, durante l'anno del Giubileo, le tariffe dei parcheggi centrali nelle zone a traffico limitato (Ztl) aumentassero drasticamente, mentre quelle dei parcheggi «di scambio», ossia in zone fuori dal centro ma ben collegate con mezzi pubblici, diminuissero. Una mossa strategica che rispondeva all'esigenza di «decongestionare il centro storico» della Capitale, come aveva spiegato l'Assessore alla mobilità Eugenio Patanè. Del resto chiunque abbia dimestichezza con la viabilità capitolina conosce bene l'incubo delle file di bus turistici parcheggiati (spesso a motori accesi) nei pressi dei luoghi più turistici della Capitale, con conseguente blocco del traffico.</p><p>La lobby del pullman però aveva subito dichiarato guerra, facendo ricorso contro la decisione di Gualtieri. E ieri il Tar del Lazio ha dato loro ragione, annullando l'ordinanza di Gualtieri e stabilendo che i bus turistici hanno il diritto di parcheggiare nel cuore di Roma, anche in pieno Giubileo. Una sentenza sul filo del paradosso kafkiano: «La politica di razionalizzazione dei flussi veicolari turistici» a loro avviso «esula dal programma di interventi ricadenti nella competenza commissariale» perché «concerne l'ordinaria organizzazione». Ergo «la potestà regolamentare appartiene a Roma Capitale», e quindi al sindaco. Che è sempre Gualtieri, cioè il commissario.</p><p>Le opposizioni capitoline plaudono al Tar contro gli «aumenti scriteriati del costo della Ztl per gli autobus turistici». Secondo il deputato romano di Fratelli d'Italia Luciano Ciocchetti. «Gualtieri non poteva arrogarsi il diritto di modificare il sistema tariffario dei permessi da rilasciare ai bus turistici per accedere alla Ztl in occasione del Giubileo». Il suo è stato «un indebito utilizzo dei poteri commissariali per colpire, senza preavviso, la categoria dei vettori di autobus turistici, che hanno pagato il conto della inadeguatezza di Roma Capitale nel pianificare la mobilità durante l'anno giubilare».</p><p>Gualtieri è ovviamente di tutt'altro avviso, e spiega: «Il nuovo sistema tariffario stava funzionando alla perfezione, permettendoci di raggiungere lo scopo che ci prefiggevamo: abbiamo avuto una riduzione dei bus turistici del 40% nelle aree centrali, e un aumento dell'utilizzo dei parcheggi di scambio, fuori dal centro, del 74%. Col risultato di avere meno traffico, meno inquinamento e meno congestione del Centro». Secondo il primo cittadino di Roma, che si appresta a fare ricorso, la sentenza «fa dei rilievi solo tecnico-formali sul provvedimento, e non di merito. Rimedieremo: faremo ricorso ma siamo studiando anche una soluzione tecnica più idonea per ripristinare una misura positiva per la città». Ossia la possibilità di riproporre la stessa norma come sindaco, anziché come Commissario al Giubileo.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/MKYY7XR4JRNFFDUCANSS2OQU6U.jpg?auth=45e37c2a31cee42b2ec5a4dbb57fb4dd37c502a993ba5dda7dffc288e3db15f1&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Riarmo, il centrosinistra si fa la guerra in un'Aula deserta]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/riarmo-centrosinistra-si-fa-guerra-unaula-deserta-2462904.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/riarmo-centrosinistra-si-fa-guerra-unaula-deserta-2462904.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Presentate le mozioni: volano gli stracci tra Azione e M5s. E il Pd, nel mezzo, fa l'equilibrista]]></description><pubDate>Tue, 08 Apr 2025 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nell'aula semideserta (nella foto) di un lunedì pomeriggio a Montecitorio va in scena - per pochi intimi - un paradossale show.</p><p>I partiti di centrosinistra, mentre la maggioranza assiste in silenzio, si azzannano e si prendono a male parole sui fondamentali della politica internazionale, a cominciare dal tema cruciale della difesa Ue. Giuseppe Conte continua nel suo tentativo (finora ben riuscito) di lanciare un'Opa sul partito di Elly Schlein. E dopo la manifestazione «pacifista» - ossia fondamentalmente anti-Europa - di sabato, alla quale il Pd si è docilmente prestato, con una sua delegazione, presenta una mozione contro il piano di riarmo Ue. Con l'unico obiettivo di stanare i dem, che cadono prontamente in trappola.</p><p>Ieri la ha fatta illustrare in aula dai suoi, con argomenti che farebbero invidia a un Aleksandr Dugin (il Rasputin del putinismo) alla quinta vodka: «I leader Ue sono pazzi invasati guerrafondai che per tenere il potere si inventano guerre alle porte. Mentre il conflitto ucraino ha imboccato un percorso di pace solo grazie a Trump», asserisce in aula un 5S. Una sua collega punta il dito contro la precedente amministrazione Usa: «La guerra tra Russia e Ucraina (che in verità è un'invasione russa dell'Ucraina, ma per i 5S questo è tabù, ndr) è nata perché gli Usa hanno usato Kiev come testa d'ariete per smembrare la Russia e vincere la guerra fredda».</p><p>A contrastare i distopici argomenti grillini è solo il partito di Carlo Calenda (che ha presentato una mozione dai contenuti opposti, a favore del piano di difesa Ue), con Federica Onori che attacca duramente la parata contiana di sabato: «La tv russa ne ha dato grande copertura, rallegrandosi. E non è la prima volta per i 5S. Non è certo un caso». Dai banchi contiani partono urla e insulti, la deputata di Azione non recede e li accusa di avere «un'agenda che molto spesso coincide con quella di dittatori come Putin». Si alza la rossoverde Luana Zanella e a sua volta attacca Onori: «Mi fa impressione che una donna prenda le distanze dalla piazza della pace». E il Pd? Galleggia incerto nel mezzo: non ha ancora presentato una sua mozione (il responsabile Esteri di Schlein Peppe sta freneticamente limando un testo che non spacchi i parlamentari tra filo-Ue e filo-russi) e non riesce a prendere le distanze dalle posizioni pro-Trump e anti-Ue dei 5S. Tocca al dem Stefano Graziano di giurare di essere a favore della «difesa Ue» ma, al tempo stesso, contrario al piano di difesa Ue: «Va radicalmente cambiato perché la storia insegna che riarmarsi non ha mai portato bene». Poi accusa la maggioranza: «Ha tre posizioni diverse». Quante ne avrà l'opposizione nel voto della settimana prossima?</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/EXXXOGNAWVOB7L2ZUXPRAJ7ICM.jpg?auth=e880c9b5f54a9ff4a87a1b4fcd2481898ceb03f9333ac2ab0d6a8e7a1a713b75&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[I tormenti di Schlein sulla piazza 5s: da Conte solo una delegazione dem]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/i-tormenti-schlein-sulla-piazza-5s-conte-solo-delegazione-2461712.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/i-tormenti-schlein-sulla-piazza-5s-conte-solo-delegazione-2461712.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[La raccomandazione a Giuseppi di trattarli bene.]]></description><pubDate>Sat, 05 Apr 2025 03:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La domanda è facile facile, e gliela ripetono almeno in sette, tra i cronisti: «Segretaria, domani va in piazza da Conte?».</p><p>Ma niente, la risposta - a dodici ore dall'adunata anti-Ue dei 5S, inzeppata di «trombettieri della Zakharova», come li ha bollati Francesco Merlo su Repubblica - non le esce. «Il Pd partecipa con una sua delegazione perché abbiamo molti punti in comune come la forte critica al riarmo Ue. Ci sono anche punti di distanza come il supporto all'Ucraina (hai detto niente, ndr) però c'è convergenza e siamo alleati quindi portiamo attenzione in piazza al netto delle differenze perchè siamo testardamente unitari». Chiaro?</p><p>Mentre Arnaldo Forlani si rigira nella tomba, i cronisti insistono: «Ci va o no?». E lei ricomincia: «Il Pd partecipa con una sua delegazione perchè abbiamo molti punti in comune come la forte critica al riarmo e alle proposte Ue etc, etc».</p><p>I cronisti alzano bandiera bianca, i dirigenti Pd, che aspettavano una decisione, pure. «Non abbiamo capito», confessavano ancora ieri pomeriggio nelle alte sfere. Schlein parla d'altro: «La separazione delle carriere è un attacco alla democrazia, lo ho capito sentendo i comizi di Bernie Sanders». E ancora: «Contro i dazi ci vorrebbe un piano da 14 miliardi come quello di Sanchez, ma Meloni li ha buttati per il ponte di Messina» (Per non dire dei 160 buttati per il 110% di Conte).</p><p>La verità è che la leader Pd, che ieri ha convocato un conclave di partito al Museo Cervi di Gattatico, per attirare i riflettori alla vigilia della kermesse contiana, si è tormentata fino all'ultimo per capire cosa fare. Andare a omaggiare Conte in piazza, rischiando di apparire una gregaria del capo 5S, e di beccarsi pure fischi e insulti dal podio della manifestazione, visto che all'Europarlamento, solo due giorni fa, il Pd - con molti equilibrismi dialettici - ha votato «sì» al piano di riarmo cui lei si dice contraria? O disertare e mandare qualche volenteroso a marcare il territorio? I 5S, modello Sir Biss nel Robin Hood di Walt Disney, la tentavano: «Elly venga, dimostri di condividere i nostri valori, nessuno la fischierà», giurava il capogruppo Riccardi.</p><p>Alla fine Schlein non se la è sentita: ieri sera ha annunciato telefonicamente a Giuseppi che manderà una delegazione, pregandolo di trattarla bene. Per non far torto a nessuno non andrà neppure a Bologna, dove domenica, con la benedizione di Romano Prodi, si terrà un bis della manifestazione «pro Ue» organizzata da Repubblica. Stavolta, spiega il Comune di Bologna, a spese di «soggetti privati» e non del municipio, come avvenne a Roma.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/AXZEO2BNJZL6NOFTNCER44RFOY.jpg?auth=46afcf5dc871e9cd90a93fbfe0b3698900183610735309c29327fb4b9e59b222&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Bocciata la sfiducia a Nordio. "Io attaccato per la riforma"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/bocciata-sfiducia-nordio-io-attaccato-riforma-2457628.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/bocciata-sfiducia-nordio-io-attaccato-riforma-2457628.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[No della Camera alla mozione delle sinistre sul caso del libico Almasri. Azione si sgancia. Il ministro: "Accuse sciatte o da inquisizione"]]></description><pubDate>Thu, 27 Mar 2025 04:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Tutto come previsto: con 215 no e 119 sì la Camera dei deputati boccia la mozione di sfiducia delle opposizioni contro il ministro Carlo Nordio.</p><p>Così, a più di un mese dal casus belli, la vicenda Almasri viene per ora archiviata dal Parlamento. Il Guardasigilli, in apertura di seduta, ha voluto replicare alle critiche e alle accuse dei sostenitori della sfiducia: «Attacchi smodati, impropri, a volte sciatti, a volte degni dell'Inquisizione: ci manca solo che mi accusiate di simonia e bestemmia». Tanto da suscitargli il dubbio che, a motivarli, ci sia «il tentativo di fermare quella che per noi è la madre di tutte le riforme: la separazione delle carriere tra pm e giudici e l'introduzione del sorteggio nei due Csm». Ma «la riforma andrà avanti, e più saranno violenti gli attacchi, più forte la nostra determinazione». Applausi dai banchi della maggioranza, proteste dal centrosinistra. Intanto il sindacato dei magistrati, Anm, sale al Quirinale per denunciare la propria «grossa sofferenza» per la riforma e per le critiche all'operato dei magistrati, che causano «disagio».</p><p>Con toni ironici, a volte taglienti, Nordio ha ribadito la linea difensiva dell'esecutivo sulla gestione del libico su cui gravano pesantissime accuse di tortura, violenze e stupri, e sulla richiesta di consegna da parte della Corte penale internazionale. Il cui provvedimento, dice il ministro, «era sbagliato, come è stato dimostrato dalla stessa Corte che, dopo sei giorni, ne ha completamente cambiato il testo», e difende la procedura utilizzata nel valutare la richiesta della Corte internazionale, prendendosi «il tempo necessario».</p><p>Dai banchi del centrosinistra le spiegazioni del ministro vengono respinte in toto. «Lei ha coperto un boia, un criminale, uno stupratore. Come fa ad andare tranquillo a dormire la sera?», tuona il verde Angelo Bonelli. Che rievoca la fuga nel nazista Kappler: «Il ministro di allora si dimise». Per Riccardo Magi di +Europa il governo «ha mentito agli italiani dicendo che non sapeva ci fosse quel cittadini libico, mentre le autorità italiane sapevano. E palazzo Chigi ha messo in pratica una inerzia che ha annullato mandato di cattura».</p><p>Approfitta della ribalta offerta dalla mozione di sfiducia anche la segretaria Pd Ellly Schlein: «La sua difesa d'ufficio di un torturatore libico rappresenta una delle pagine più vergognose a cui questo Parlamento è stato sottoposto». Anche Schlein torna sul leit motiv del riposo notturno: «Almasri è stato non solo scarcerato ma riportato a Tripoli, libero di continuare. Fossi in lei mi toglierebbe il sonno».</p><p>Si sfila invece Azione: pur «condividendo le critiche al ministro», spiega Antonio D'Alessio, «non condividiamo lo strumento della mozione di sfiducia che diventa un boomerang e finisce ogni volta per ricompattare la maggioranza attorno al ministro di turno».</p><p>Una menzione particolare la merita il rappresentante dei Cinque Stelle Cafiero De Raho, che usa toni drammatici per sostenere che - per colpa di Nordio, del governo e della riforma della giustizia, par di capire - «le mafie si stanno mangiando l'Italia, stanno depredando l'economia, gli imprenditori vivono nella paura». Il che, sostenuto da uno che è stato fino al 2022 a capo della procura nazionale Antimafia, rischia di suonare più come autocritica che come j'accuse. In aula va in scena un battibecco tra lui e l'esponente di Fdi Bignami, che dice: «Non accettiamo lezioni da chi come Cafiero De Raho si sottrae ad essere audito in commissione Antimafia. Si faccia sentire e vuoti il sacco dei suoi rapporti con Striano e con quegli ambienti che vuol continuare a proteggere». De Raho si indigna: «Mai sentito Striano». In compenso, rivela, «ho subito per oltre quarant'anni progetti di attentato» mafioso. Per fortuna rimasti, per tutti i quarant'anni, alla fase progettuale.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/E4MKFP4IXFIUHIJ6OL3MLGFJGY.jpg?auth=dcd66969f77509e07ddca0e8a99bf9d3d2304695cb003eb73de43a575b24f9e6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Mozione di sfiducia ma Nordio è "sereno". E Azione si smarca]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/mozione-sfiducia-nordio-sereno-e-azione-si-smarca-2457091.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/mozione-sfiducia-nordio-sereno-e-azione-si-smarca-2457091.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Oggi il caso Almasri alla Camera. Calenda: "Noi non la voteremo"]]></description><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Non sono minimamente preoccupato per il voto di sfiducia sul caso Almasri», assicura il ministro della Giustizia Carlo Nordio.</p><p>La vicenda del torturatore libico arrestato in Italia e riportato in patria torna in Parlamento: stamattina, alla Camera dei deputati, si vota la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni di centrosinistra, con l'eccezione di Azione. È passato già un mese dalla discussione in aula della mozione (che era accoppiata a quella contro Daniela Santanchè) e l'esito è già scritto: sarà respinta a maggioranza. Da cui l'assenza di «preoccupazione» del Guardasigilli, che comunque oggi sarà presente e replicherà probabilmente, in apertura di seduta, alle accuse delle opposizioni. La sua linea è già chiara: «Abbiamo seguito quello che la legge prevede, e cioè il tempo che il ministro deve occupare per studiare le carte che arrivano dalla Corte penale internazionale. Il Guardasigilli in quei casi non è un passacarte, ma deve dare delle valutazioni. E durante questo periodo Almasri è stato liberato». Non si è «assolutamente perso tempo», aggiunge Nordio, «tant'è vero che la stessa Corte ha poi rifatto quel provvedimento cautelare, che io stesso avevo trovato abbastanza ambiguo, proprio perché era completamente sbagliato. La Corte lo ha rifatto ed emesso 10 giorni dopo».</p><p>Dal fronte pro-sfiducia si smarca il partito di Carlo Calenda: «Abbiamo denunciato le ambiguità del caso Almasri e le contraddizioni di Nordio - spiega il capogruppo Matteo Richetti - dopodiché stiamo spiegando alle opposizioni che la mozione di sfiducia non è lo strumento per far cadere un governo. Caso Santanchè docet». Ergo, «Interverremo nel dibattito, con una critica dura all'operato del governo, e poi usciremo dall'aula e non parteciperemo al voto». Una contrarietà di cui le altre opposizioni prendono atto, sia pur con una certa irritazione: «Siamo tutti d'accordo, tranne un partito che valuta diversamente lo strumento. Ma è del tutto legittimo», dice da Avs Nicola Fratoianni. «Noi voteremo la sfiducia a Nordio, perché sul caso Almasri ha preso in giro il Parlamento», annuncia invece il leader di Iv Matteo Renzi.</p><p>Mentre il caso Almasri, col voto che oggi respingerà la sfiducia a Nordio, sembra destinato a finire nel dimenticatoio, se ne è aperto un altro, sempre made in Libia: da giorni, le opposizioni denunciano la presenza «indisturbata» in Italia di un altro «war lord» libico: «Un altro criminale di guerra si aggira per l'Italia: Abdul Ghani Al-Kikli, noto signore della guerra di Tripoli, accusato di torture, sparizioni forzate e omicidi, va e viene con voli privati dal nostro paese», scrivono in una nota i capigruppo del Pd Chiara Braga, Francesco Boccia e Nicola Zingaretti (capo delegazione a Bruxelles). «Ancora una volta l'Italia offre ospitalità a personaggi impresentabili. Il governo Meloni chiude le frontiere a chi fugge da torture e accoglie i torturatori». Replica il ministro degli Interni Piantedosi: «Ho letto che girava liberamente in Ue con regolare visto e che contro di lui non risulta alcun provvedimento giudiziario. Mi sfugge lo scandalo».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/3FQXKXVXHJPKTA5O3P5OQKCT2Y.jpg?auth=1ca9dbf71f3b64ad8f7e3fb19615258bc4da35a0ecfe1d262b0290a9232e49eb&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Pressioni Fiom per cancellare la Uil"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/pressioni-fiom-cancellare-uil-2456603.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/pressioni-fiom-cancellare-uil-2456603.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Scontro tra sindacati in Stm. "Intimidazioni e vessazioni, intervenga l'esecutivo"]]></description><pubDate>Tue, 25 Mar 2025 04:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Clima intimidatorio», «atteggiamenti gravissimi», «dinamiche di potere» anomale «tra Fiom e direzione aziendale», con l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil che «detta le linee operative». Fino al punto da «costringere una lavoratrice iscritta alla Uil» a cancellarsi dall'organizzazione di appartenenza per iscriversi alla Fiom. La denuncia contro il sindacato guidato da Maurizio Landini (foto), e in particolare Fiom, la sua branca più potente (dopo i pensionati), nonché proprio quella da cui arriva il segretario nazionale, fa rumore. Anche perché a muoverla, e in modo pubblico, è la Uil, ossia il sindacato più vicino e spesso in sintonia con la Cgil. Che ieri, con una dichiarazione ufficiale del segretario generale Uilm Rocco Palombella, ha annunciato di aver scritto ai ministri economici del governo Meloni (Giorgetti, Urso e Calderone) per avere un incontro urgente sulla «situazione sempre più preoccupante in STMicroelectronics». Preoccupante non tanto e non solo per ragioni industriali, anche se negli stabilimenti italiani del gigante multinazionale dei microprocessori ci sono problemi derivanti dalla crisi dell'automotive, ma per ragioni di rapporti interni tra sindacati. Con la Fiom che pretende di dettar legge, discrimina i sindacati concorrenti e spesso, denunciano dalla Uil, agisce di concerto con i vertici aziendali: «É doloroso dirlo, ma in STM la Cgil si comporta da sindacato giallo», accusano. E questo nonostante la rappresentanza interna, in base ai risultati delle elezioni per la Rsu di fine 2024, sia equilibrata: 15 delegati Fiom, 14 Fim, 10 Uilm. Due gli episodi, piuttosto sconcertanti, che hanno fatto esplodere il bubbone. Il primo: nello stabilimento di Agrate Brianza una dipendente, iscritta alla Uil Metalmeccanici, aveva una vertenza aperta con l'azienda e doveva trattare una transazione per l'uscita. Convocata dal rappresentante Risorse Umane, si è sentita spiegare - raccontano dalla Uilm - che «con il tuo sindacato non facciamo accordi: se vuoi arrivare alla transazione devi iscriverti alla Fiom». Con tanto di invio, tramite whatsapp, del numero di telefono del segretario Fiom Pietro Occhiuto e l'indicazione di contattarlo per iscriversi.</p><p>Nella querela, presentata dal segretario Uilm di Milano, si mette nero su bianco la «sensazione che il management di ST abbia sempre cercato di favorire in azienda il sindacato Fiom a discapito» degli altri, con «comportamenti di ostracismo» verso la Uil. Il secondo episodio denunciato dalla Uil ha per protagonista il medesimo Occhiuto, accusato di aver additato - nel corso di un'assemblea sindacale ad Agrate Brianza - un delegato Uil, che se ne stava in silenzio, gridando: «Eccolo là, il fascista che vota Meloni». La reazione del delegato è stata «verbalmente esagerata», riconoscono in Uilm, ma «giustificata» dal virulento attacco a freddo: «Io fascista? Se lo fossi ti avrei già puntato una calibro 45 in fronte». La Fiom ha denunciato l'accaduto chiedendo «pubbliche scuse» al delegato, la Uilm ha risposto: «Bene, ma chieda scusa anche Occhiuto per l'attacco provocatorio». Risultato: sulla base della denuncia Fiom, l'azienda ha disposto un provvedimento disciplinare contro il delegato Uilm, sospendendolo dal salario, e ne ha chiesto il licenziamento. Ora la Uil denuncia «vessazioni e discriminazioni e chiede al governo di intervenire.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5BRVOAHDLBLUPC4F2Q5AQCW4TY.jpg?auth=e78c57e38c8c366991ba8fb6f4596bc0f257fe703c1bbe3236c3d9d74dea64a6&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il "patto di Ventotene" finisce in lite]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/patto-ventotene-finisce-lite-2455356.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/patto-ventotene-finisce-lite-2455356.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Delegazione Pd in visita, ironia di Conte e Calenda. Esposto Fi su piazza del Popolo]]></description><pubDate>Sat, 22 Mar 2025 04:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>A gettare il cuore oltre l'ostacolo, col consueto slancio, è il verde Angelo Bonelli: «Dobbiamo costruire la coalizione di Ventotene, per liberare l'Italia dalla destra». Vaste programme, direbbe il Generale De Gaulle. Con buona pace degli eroi della Resistenza al fascismo e padri del federalismo europeo Spinelli, Rossi e Colorni, oggi l'opposizione a Meloni non riuscirebbe a mettersi d'accordo per scrivere insieme nemmeno un bigliettino dei Baci Perugina, figuriamoci un epocale Manifesto politico. Anche prendere un traghetto insieme è troppo, per i partiti del centrosinistra. Così, dalla manifestazione di oggi a Ventotene per difendere i fondatori del moderno europeismo, dopo gli attacchi di Giorgia Meloni ai passaggi più obsoleti del Manifesto spinelliano, si smarca Carlo Calenda, si sfila Giuseppe Conte. E alla fine si sottrae pure Elly Schlein. Ieri era in Sicilia, il suo entourage escludeva che oggi avrebbe cambiato isola, i maligni insinuavano che preferisse trattenersi in loco per un weekend balneare. Ma la vera motivazione è il timore di far la parte del condottiero (del centrosinistra unito) che si gira e scopre che non c'è nessuno a seguirla. Soprattutto non la nemesi di Elly, ossia Giuseppi, che si guarda bene dal difendere l'europeismo da Meloni: «Ventotene? No, domani sono in Campania perché tanti lavoratori mi aspettano lì». Cosa lo aspettino a fare non è chiaro, ma tant'è: il messaggio al Pd arriva chiaro e forte. Carlo Calenda ironizza: «Se inizi con il flash mob a Ventotene temo che non ti segua più nessuno. Vorrei discutere in modo serio, non di fascismo e antifascismo del passato. Mentre il mondo brucia siamo gli unici che parlano di Ventotene». Gli replica piccato il dem Roberto Morassut: nessun flash mob, sarà «un omaggio ai padri dell'Europa, in un momento in cui i valori europei sono in gioco». Ma nel Pd molti masticano amaro, ricordando che quei valori sono «in gioco» anche perché la leader dem, per inseguire i 5S che inseguono la Lega, ha rotto con il Pse e con la stragrande maggioranza del Parlamento di Strasburgo, schierandosi contro i primi passi della difesa europea. Ieri una bizzarra intervista a Repubblica, organo dello schleinismo, la segretaria Pd si vantava di aver fatto cambiar rotta ai Socialisti Ue e averli guidati verso il vero europeismo. «Ma non è stata certo lei a convincere il Pse sulla difesa Ue: lei ha votato contro e loro a favore», ricordano dall'ala riformista.</p><p>Intanto al Consiglio comunale di Roma il Pd annuncia una mozione per fare «di Ventotene la Capitale ideale d'Europa». In risposta, dal centrodestra, il capogruppo Fi Maurizio Gasparri annuncia un esposto alla Corte dei Conti contro il sindaco Gualtieri: «È illegittimo che il Comune abbia finanziato con fondi pubblici la manifestazione della sinistra a piazza del Popolo». Mentre da Fdi il ministro della Cultura Alessandro Giuli accusa i «maestri censori insorti contro Meloni», per la sua critica a «passaggi almeno discutibili» del manifesto di Ventotene: tra loro «si annida una minoritaria ma rumorosa progenie composta da veterocomunisti transitati a suo tempo dalla ottusa militanza per l'Urss a quella per la Ue».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/2MXUE23QJFLUPK3XTAGCERGHCM.jpg?auth=b7d9c06e90acc9f2fedb39ee1115533adade1c0b115231e6b6c52bfd4935028f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Premier prudente sui dazi. "Andrò alla Casa Bianca"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/premier-prudente-sui-dazi-andr-casa-bianca-2454797.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/premier-prudente-sui-dazi-andr-casa-bianca-2454797.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Meloni applaude von der Leyen: "Giusto rinviare di qualche giorno le contromisure europee. Mi preoccupa una risposta automatica"]]></description><pubDate>Fri, 21 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Sono giorni decisivi per l'Europa», dice Ursula von der Leyen, aprendo a Bruxelles la riunione del Consiglio europeo.</p><p>Sul tavolo, in primo piano, il sostegno all'Ucraina e il piano di difesa RearmUe, che ha già avuto una prima luce verde al recentissimo Consiglio straordinario. E di questo discutono a quattr'occhi la premier italiana Giorgia Meloni e la presidente della Commissione Ue, in un incontro che precede il summit: nessun dubbio dal governo di Roma sulla necessità del piano di rafforzamento della difesa comune. Ma occorre «trovare strumenti davvero comuni, che non pesino direttamente tutti sul bilancio dei singoli Stati», e quindi sul loro debito, dice Meloni. Che per questo insiste, anche nel bilaterale di ieri, su modelli «analoghi a quello di InvestEu», che prevedano la partecipazione di investitori e capitali privati, con garanzia europea ma senza incidere direttamente sul debito nazionale. E la presidente del Consiglio incassa un diretto riferimento, nella dichiarazione finale approvata dai capi di governo Ue, a questa proposta. «Un risultato di grande importanza», rivendica.</p><p>«La verità - dicono dall'entourage meloniano europeo - è che nel piano ci può essere una grande opportunità per l'Italia: la spesa militare va aumentata comunque, per gli accordi Nato, ma già solo escluderlo dal computo per il Patto di Stabilità è un gran risultato». Le risorse previste dal RearmEu, dice Meloni, «sembrano molte ma per il momento sono virtuali». In ogni caso «non chiudiamo ai prestiti, ma è una scelta da valutare quando ci saranno i dettagli».</p><p>Quanto ai dazi di Trump, la premier italiana apprezza il «lucido rinvio» della risposta da parte Ue: «Serve prudenza, bisogna valutare bene le conseguenze». Reagire con contro-dazi europei potrebbe peggiorare la situazione: la stessa presidente Bce Lagarde, racconta Meloni, «parla di una contrazione del Pil dello 0,3 con i dazi, che andrebbe allo 0,5 se rispondessimo»</p><p>Quanto alle divisioni nella maggioranza su questo tema, emerse anche nel dibattito parlamentare, ieri il leghista Matteo Salvini ha assicurato «totale fiducia in Meloni». Mentre per Antonio Tajani «siamo europeisti e se questo governo fosse contro la Ue io non farei parte di questo progetto». Da Fdi (i cui europarlamentari ieri erano a Subiaco per «celebrare San Benedetto, patrono di una idea di Europa unita che viene ben prima di Ventotene», come dice il co-presidente Ecr Nicola Procaccini) si sottolinea che «chi, come Salvini, dice che staremmo finanziando l'esercito tedesco con soldi italiani non ha capito: è esattamente il contrario».</p><p>I capi di governo guardano con diffidenza alle discussioni bilaterali tra Trump e Putin: «Non sono veri negoziati di pace». E si tengono pronti a «aumentare le pressioni» contro Mosca, mentre ribadiscono ad una voce (con la solita eccezione del filorusso Orban) il «pieno e incrollabile sostegno» anche militare a Kiev.</p><p>Il leader ucraino Zelensky è ancora una volta protagonista a Bruxelles, e in un collegamento col plenum esorta: «Vi prego di non allentare la pressione sulla Russia: le sanzioni devono restare in vigore finché non inizierà a ritirarsi dal nostro paese. È necessario che il vostro sostegno non diminuisca, anzi continui e cresca». Meloni conferma: «pieno sostegno», senza sottovalutare anche «gli sforzi Usa, che ributtano la palla nel campo russo». E ribadisce: «Serve una pace giusta e duratura, con garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Per questo ho insistito sulla proposta di estendere la protezione dell'articolo 5 del trattato Nato all'Ucraina, anche senza il suo ingresso immediato nell'Alleanza: sarebbe lo strumento più efficace per svelare il bluff di Putin».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/PGCNZTUAEFOIXMVGJKWOXE2GLA.jpg?auth=1173d37650d71a8988085d926f02488320926b65924149fe3d98a72fc128ff01&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Armi, acrobazie del Pd per stare unito ma tanti dem guardano ad Azione e 5s]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/interni/armi-acrobazie-pd-stare-unito-tanti-dem-guardano-ad-azione-e-2453273.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/interni/armi-acrobazie-pd-stare-unito-tanti-dem-guardano-ad-azione-e-2453273.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Franceschini tenta di salvare la segreteria Schlein. "Base riformista" potrebbe votare altre risoluzioni]]></description><pubDate>Tue, 18 Mar 2025 05:09:52 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Smentisce lui, smentisce lei: la notizia del drammatico scontro telefonico tra Elly Schlein (foto) e il governatore pugliese Michele Emiliano, con lei che accusa: «Tu e Decaro volete colpirmi», è destituita di ogni fondamento, dicono entrambi.</p><p>E però la telefonata smentita, amplificata dai giornali locali, dà la misura di quanto la spaccatura drammatica del Pd, nel voto al Parlamento europeo sul piano di difesa europea, abbia terremotato il partito di Schlein. La segretaria è finita in minoranza tra gli eletti dem per la sua posizione, sostanzialmente analoga a quella di Conte e Salvini, contro il primo abbozzo di riarmo. Il pugliese Antonio Decaro, peso massimo nelle preferenze (e per questo temuto da Elly) è stato tra coloro che hanno votato contro l'indicazione della segretaria, perché il piano Ue «è un primo passo ed è giusto avere una difesa a protezione dell'Europa e della democrazia».</p><p>Oggi il tema tornerà sul tavolo del Parlamento nazionale, nel dibattito sulle comunicazioni della premier Meloni sul prossimo Consiglio europeo. Ragion per cui ieri, in una lunghissima riunione tra i capigruppo, i delegati della segretaria e rappresentanti dell'ala riformista, ci si è arrovellati per ore ed ore nel tentativo di trovare un compromesso che «salvi la faccia a Elly e anche a chi sta con la Ue e il suo piano di difesa», come spiega un dirigente. Protagonista della mediazione è Dario Franceschini, che da giorni invita Elly a «ricucire» con l'ala riformista interna e anche con il Pse per non ritrovarsi isolata.</p><p>Alle 8 di ieri sera ancora non si era riusciti a trovare un accordo definitivo sul testo della risoluzione Pd (documento destinato «non solo a non essere approvato dal Parlamento, ma neppure ad essere letto, salvo rarissime eccezioni, da chi oggi lo voterà», come sottolinea malizioso un parlamentare Pd). La segretaria, del resto, non può permettersi di dire «no» al piano Ue, rispaccando il partito. E i riformisti pro-piano Ue non possono permettersi di dire sì, attirandosi i fulmini del Nazareno. A ora di cena Schlein, in grande agitazione, faceva telefonare dai suoi a tutte le redazioni per assicurare che «nel testo è confermata la linea della segretaria». Il papocchio trovato invita il governo a lavorare per «modificare» il progetto di riarmo, e non a respingerlo, e tanto potrebbe bastare. Ma Schlein teme di passare per sconfitta, e stamattina nella riunione dei gruppi parlamentari si prevede tensione. Anche perché ci sono le risoluzioni altrui, più chiare, che potrebbero attirare il voto dei parlamentari dem: quelle di Azione e +Europa, chiaramente schierate con il sì alla difesa europea. E quella «pacifista» in salsa trumpiana dei Cinque Stelle e di Avs.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BDXMBBDWCZJF5OAYXZBD3Z6AEA.jpg?auth=63e8b50852b81c1f9d51bb88d08130c7890f260f33ff822b40dfcc5be762dfeb&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Sinistra a scrocco in piazza del Popolo. Sit-in di Serra e vip pagato dal Comune: spesi 270mila euro]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/sinistra-scrocco-piazza-popolo-sit-serra-e-vip-pagato-comune-2453212.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/sinistra-scrocco-piazza-popolo-sit-serra-e-vip-pagato-comune-2453212.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti, Pasquale Napolitano]]></dc:creator><description><![CDATA[Il promotore dell’evento si chiama fuori e dice: "Risponde Gualtieri". E il suo staff conferma: "Ma è tutto regolare"]]></description><pubDate>Tue, 18 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Una piazza per l'Europa», a spese dei romani.</p><p>Il Comune di Roma, guidato dal sindaco Pd Roberto Gualtieri, ha finanziato la kermesse di sabato pomeriggio in piazza del Popolo, promossa da Repubblica, frontman Michele Serra, e appoggiata inizialmente da un appello di sindaci di centrosinistra e non solo (c'erano anche i primi cittadini di Palermo e Venezia), ma poi sposata dal Pd e da molte altre sigle del centrosinistra, nel nome dell'Europa.</p><p>Palco, bagni pubblici, logistica, servizio d'ordine: tutto caricato sul bilancio del Campidoglio: la somma impegnata per sostenere l'evento ammonta a circa 270mila euro. La conferma ufficiale arriva al Giornale direttamente dall'entourage di Gualtieri: «Sì, la manifestazione è stata pagata dal Comune». Gli uomini del sindaco Pd spiegano che «è tutto regolare, e rientra nelle prerogative dell'Amministrazione». Si trattava di «una manifestazione istituzionale e non politica, promossa da sindaci di diversi schieramenti, a sostegno dell'Unione europea». Anche se, in verità, le istituzioni europee, come Parlamento e Commissione, non sono state neppure invitate. Un paradosso. Ma non casuale: in realtà, la manifestazione era stata cucita su misura per togliere dalle peste Elly Schlein e organizzarle un bagno di folla che la mettesse al riparo dalla piazza grillina, minacciata da Giuseppe Conte per aprile. Solo che, nel bel mezzo dell'organizzazione, è piombata la bomba inaspettata: l'Europa si è messa a far sul serio, Ursula von der Leyen ha lanciato il più ambizioso piano di difesa Ue dal dopoguerra, e il Pd si è spaccato al Parlamento di Strasburgo, con la segretaria schierata contro «i piani di riarmo» (insieme a 5S e Lega) e metà gruppo dem a favore. E a metà si è divisa anche la piazza: da una parte le bandiere ucraine, dall'altra quelle arcobaleno della resa a Putin.</p><p>In ogni caso, tengono a precisare dal Campidoglio, «nessuno, tra quelli che sono intervenuti dal palco, è stato pagato o ha avuto gettoni di presenza». Michele Serra, interpellato dal Giornale, conferma e rimanda la palla sul colle capitolino: «Il Comune di Roma potrà rispondere a ogni domanda che riguarda l'organizzazione». Un indizio, del resto, era arrivato con la conferenza stampa di presentazione della manifestazione, alla quale aveva preso parte, oltre a Serra, proprio il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Che in quanto «padrone di casa» ha garantito la copertura logistica e organizzativa: palco, microfoni, servizi di filtraggio, proiettori. Ci sarebbero poi altri due capitoli di spesa che ricadrebbero sul bilancio del Comune di Roma. Primo: la pulizia speciale della piazza effettuata dalla municipalizzata Ama. Secondo: la gestione degli accrediti e dello stand riservato ai media, che invece è stato affidato a Zetema srl. Società il cui socio unico al 100% è il Comune di Roma, e la cui mission è «la gestione di attività volte a valorizzare i beni artistici e culturali in ambito cittadino e nazionale, anche mediante la gestione di musei e biblioteche», nonchè «l'esercizio di tutte le attività strumentali alla valorizzazione del patrimonio artistico quali mostre, manifestazioni culturali e di spettacolo». Evidentemente, la piazza di Serra&amp;Elly rientrerebbe tra le manifestazioni culturali o di spettacolo. Domanda legittima: il personale di Zetema è stato impiegato a titolo gratuito?</p><p>Sul contributo economico, elargito dal Campidoglio per l'evento di piazza del Popolo si sta attivando la commissione Trasparenza del Comune di Roma, presieduta da Federico Rocca, che dovrebbe depositare nelle prossime ore un accesso agli atti per conoscere il dettaglio delle spese. Il Campidoglio non è l'unica istituzione pubblica che ha aperto la borsa per finanziare l'evento di Repubblica. A Parma, l'Università ha finanziato con propri fondi un pullman con 50 posti per coprire le spese di viaggio degli studenti che sono andati in piazza del Popolo. Infine, per quanto riguarda la partecipazione all'evento dei sindaci, lo staff del presidente nazionale dell'Anci, Gaetano Manfredi, chiarisce che non è stato dato alcun contributo economico. Mentre viaggi e delegazioni degli amministratori locali sono stati caricati, in molti casi, sulla spesa: «missioni istituzionali».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/F45YSLQBWJKCVMYAB6BWS4TNZI.jpg?auth=ab346bf054a9409e1183ce6a0e99fbb1ca926be322321b9b2a5c718c22a26753&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Da Serra a Fazio, la piazza pacifista sfratta il Pd e fa il gioco di Putin]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/serra-fazio-piazza-pacifista-sfratta-pd-e-fa-gioco-putin-2452107.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/serra-fazio-piazza-pacifista-sfratta-pd-e-fa-gioco-putin-2452107.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Oggi a Roma l'adunata "Per l'Europa" Vip e politici, ma ognuno con una linea.]]></description><pubDate>Sat, 15 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Accorrono in massa (si fa per dire) le vedette e gli showman della sinistra catodico-chic: ieri sera, al Nazareno, ci si commuoveva per l'annuncio di Fabio Fazio: «Vengo anch'io». E con lui Jovanotti e Roberto Vecchioni, il prezzemolissimo Gianrico Carofiglio e il censurato di successo Antonio Scurati, l'ormai scolorita Luciana Litizzetto e l'immarcescibile Gustavo Zagrebelsky.</p><p>Sembra una convention pro-Kamala (all'amatriciana, lì c'erano star un po' più note), ma è la piazza pro-Elly organizzata da Repubblica - frontman per l'occasione Michele Serra - che con l'occasione, astutamente, lancia la sua nuova veste grafica di organo della sinistra per bene. E fornisce alla segretaria dem un bagnetto di folla prêt-à-porter per difenderla dalla piazza grillina organizzata da Giuseppe Conte.</p><p>Era partita nel nome dell'Europa, intesa come formula generica e buonista in cui riconoscersi contro l'America del caos di Trump. Poi purtroppo c'è stato l'incidente di percorso che nessuno (men che meno Schlein e Serra) si aspettava: l'Europa si è messa a fare sul serio, Ursula von der Leyen ha lanciato il più ambizioso e drammatico piano di difesa europea dal dopoguerra a oggi. Un patatrac: appena è finita sul tavolo la scelta di farla davvero, un'Europa capace di resistere ai propri nemici, la sinistra in generale e il Pd in particolare sono andati in mille pezzi. Come si è visto al Parlamento europeo, con i dem spaccati come una mela, la segretaria Schlein che ordina di votare contro la Ue e la difesa comune, e la maggioranza dei suoi che non la segue.</p><p>Una spaccatura che oggi si riprodurrà plasticamente anche in piazza: certo, ci sarà tutto e il contrario di tutto, perché il «siamo tutti europei» è uno slogan sufficientemente vacuo da andar bene a Maurizio Landini quanto a Matteo Renzi. Ma sul «come» essere europei, la distanza è gigantesca: da una parte le bandiere arcobaleno dei pacifisti che strizzano l'occhio a Putin (Cgil, Avs, Sant'Egidio, Perugia-Assisi etc). Dall'altra le bandiere ucraine, Carlo Calenda con t-shirt blu disegnata per l'occasione («Keep Calm &amp; ReArm»), gli europeisti Pd come Pina Picierno, minacciata di morte dai russi, con l'appello «Per un'Europa libera e forte». Contro il disarmo unilaterale perorato da Schlein. Calenda, con +Europa, chiedono che «dal palco sia consentito a un rappresentante della resistenza ucraina di prendere la parola: sarebbe ben strano se chi lotta per la libertà e la Ue non ne avesse diritto». Silenzio di tomba dagli organizzatori.</p><p>Intanto l'alleato del cuore di Elly, Giuseppe Conte, che diserterà la piazza, si inchina a Trump («Alza la posta per ottenere i suoi obiettivi, io ci ho lavorato bene», e chi ne dubitava) e bombarda Elly e la Ue: «Brava Elly a dire no» alla difesa europea, «su questo si può costruire un'alleanza di governo», è il velenoso messaggio. A patto che sappia azzerare il dissenso interno: «Il Pd ha dimostrato di essere un partito troppo plurale. Quando il leader prende una posizione, un chiarimento va operato». Traduzione: Elly butti fuori i riformisti pro-Europa, mantenga la linea contro il «riarmo» (ossia la difesa comune europea) e lui è pronto ad accoglierla alla propria corte. Gli schleiniani, che in effetti non vedono l'ora di buttar fuori l'ala riformista, ammutoliscono imbarazzati. Agli altri dà voce Filippo Sensi: «Siamo troppo plurali, dice quello. E aggiunge: servirebbe un chiarimento. A casa nostra, mica sua. Magari conta su purghe, epurazioni. Come hanno sempre fatto loro».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/DXDGBYU2BJJ5HNV6V5OKZFYSDI.jpg?auth=d4a6b38152931794857614c0c321ef53e2c51716eccbb66a52908f9287ca949b&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA["Elly sul binario sbagliato se isola il Pd in Europa"]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/elly-sul-binario-sbagliato-se-isola-pd-europa-2451541.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/elly-sul-binario-sbagliato-se-isola-pd-europa-2451541.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[La dem vicepresidente dell'Europarlamento Pina Picierno dopo la spaccatura sul riarmo: "È come dire no all'euro"]]></description><pubDate>Fri, 14 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>«Quello sulla difesa Ue è stato un voto cruciale, fondativo per l'Europa che verrà. È come se il Pd avesse deciso di astenersi su Schengen, o sull'introduzione dell'euro: impensabile». Per la dem Pina Picierno, vice-presidente del Parlamento di Strasburgo e combattiva avanguardia del riformismo europeista, il Pd è finito su un «binario sbagliato».</p><p><b>Presidente Picierno, Elly Schlein è contro il piano Ue per la difesa. E il gruppo Pd si è spaccato a metà.</b></p><p>«Noi dem europei abbiamo discusso e lavorato insieme, e con il Pse, per migliorare il testo, ottenendo risultati importanti. Poi da Roma è arrivata la doccia fredda, con la decisione di astenersi. È il dialogo con il Nazareno che è mancato, ed è singolare che si sia deciso lì come votare, scavalcando le posizioni nel gruppo. Così alla fine sono emerse due linee, di peso equivalente».</p><p><b>Insomma, la segretaria è stata bocciata.</b></p><p>«Il voto non mette in discussione Elly Schlein, che ha vinto il congresso. Faccia la segretaria, ma ricordi che il compito di un leader è fare sintesi: questa spaccatura segnala che nel Pd c'è un'anima riformista ed europeista forte, che non si può ignorare e annichilire, scambiando i propri desideri per la realtà».</p><p><b>Così il Pd si è messo in rotta anche con il gruppo socialista.</b></p><p>«La decisione di non votare la risoluzione ha creato un problema assai serio: per questo, con molti altri colleghi, abbiamo deciso di votare sì. Per evitare che il Pd si staccasse dal Pse e smentisse la sua vocazione europeista. Se la risoluzione non fosse passata, avremmo messo una pietra tombale sulla difesa comune europea. C'è stata una frattura interna profonda, su una scelta fondamentale per la nostra collocazione europea, e ora bisogna rifletterci e cercare di raddrizzare la rotta».</p><p><b>Schlein dice che il piano Ue punta solo al riarmo nazionale ed è contro la pace.</b></p><p>«Il dovere di una classe dirigente è quello di spiegare priorità e scelte senza rifugiarsi in banalizzazioni su pacifisti contro bellicisti. O vogliamo sostenere che leader come Sanchez o Costa siano guerrafondai non degni del progressismo? La discussione nel Pd è finita su binari sbagliati. Le decisioni che si prendono in Ue non possono essere affrontate da un partito adulto guardandole dal buco della serratura delle convenienze politico-elettorali interne al campo largo, e della gara a chi è più a sinistra. Per quello c'è già Avs, noi siamo nati per esprimere una cultura di governo assai più larga. E abbiamo la responsabilità di essere la componente maggioritaria nel Pse: dovremmo essere in grado di esprimere una leadership. Se la nostra indicazione di voto ufficiale viene seguita solo da un bulgaro, uno sloveno e un cipriota non è proprio un gran successo».</p><p><b>Perché lei e metà del gruppo Pd avete votato sì, contro le indicazioni di Schlein?</b></p><p>«Raccontare che la proposta von der Leyen punta al riarmo nazionale è sbagliato. Per la semplice ragione che non è vero: in quei 150 miliardi di debito comune previsti per la difesa c'è una svolta che in Italia e a sinistra nessuno ha colto, ma che è comparabile a quella di Next Generation Eu. Sarebbe bene che chi vuol discutere delle scelte fatte al Parlamento europeo leggesse e capisse i testi che si votano: il riarmo nazionale non esiste, così come è una sciocchezza dire che si spendono miliardi in armi anziché in ospedali: nel piano ci sono gli eurobond e gli acquisti congiunti, c'è una piena consapevolezza della dimensione comunitaria, c'è il primo deciso passo verso la Difesa europea. E non c'è nessuna sottrazione di finanziamenti alla spesa sociale o diversione dei fondi di coesione: la scelta spetta agli Stati membri, e il governo italiano l'ha già escluso. Si è fatta una gran confusione».</p><p><b>Lei è stata minacciata dal portavoce di Putin, e Schlein non le ha dato solidarietà.</b></p><p>«Non è vero, la segretaria me l'ha espressa in forma privata. E registro con piacere la valanga di email, di post social e dichiarazioni pubbliche trasversali, dal presidente del Senato La Russa in giù, che mi sono arrivati: è un bel segnale, che spero diventi normalità. La logica del nemico politico inquina il dibattito, mentre ci possiamo trovare tutti insieme a difendere valori di fondo di democrazia e libertà».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RKLD7USMQJI6FAEWOORGR273NQ.jpg?auth=fcbf946cbe9f8933acf2e7e416ac971e5ec130a8eb869a5814b1aae97842c429&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Suicidio Elly: rompe col Pse. E la fronda ora alza la voce]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/suicidio-elly-rompe-col-pse-e-fronda-ora-alza-voce-2450842.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/suicidio-elly-rompe-col-pse-e-fronda-ora-alza-voce-2450842.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Solo 10 si astengono, 11 votano sì. Schlein: "No riarmo o Conte ci fa neri e la piazza mi fischia". Picierno attacca: "Dirigenza troppo chiusa"]]></description><pubDate>Thu, 13 Mar 2025 04:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Stavolta il patatrac è così violento che nessuno può far finta di niente, neppure in un partito allenatissimo alla bisogna come il Pd. In un momento storico e su un voto cruciale del Parlamento europeo, Elly Schlein (foto) non solo rompe con il Pse ma finisce anche in minoranza nel proprio gruppo: solo in dieci (tra cui gli «esterni» che del Pd non fanno parte) seguono la sua indicazione e si astengono. Mentre undici, incluso il presidente del partito Stefano Bonaccini, disattendono l'ordine e votano sì alla risoluzione pro-difesa Ue. A salvare - almeno formalmente - la faccia di Elly è un'altra «esterna», Lucia Annunziata. Che dopo aver votato sì (come aveva annunciato e argomentato nelle riunioni interne) fa cambiare frettolosamente il proprio voto in astensione, dicendo di aver «sbagliato». Dopo, raccontano i maligni, l'ennesima telefonata assai agitata di Schlein. Intanto anche un altro «indipendente», Marco Tarquinio, batte cassa: «Se avessi votato no (come voleva, ndr) Elly non avrebbe più la maggioranza».</p><p>Nel Pd la tensione è alle stelle, da ogni parte si chiede alla segretaria «un chiarimento» sulla linea di politica europea e internazionale, quella che - ricorda Piero Fassino - «definisce identità e credibilità di un partito». Per Lia Quartapelle «siamo arrivati a un momento così decisivo senza alcuna discussione seria». Per Gianni Cuperlo «l'esigenza di un confronto è fortissima». Sintetizza un dirigente: «Siamo riusciti a rompere con i Socialisti europei e a farci scavalcare da Giorgia Meloni sull'impegno per la difesa Ue, un capolavoro tafazziano». Ironizza Lorenzo Guerini: «Neanche un no dal Pd: a questo giro abbiamo migliorato».</p><p>In questi giorni convulsi Elly Schlein ha tentato in ogni modo di portare il suo partito a votare «no» (con i Patrioti di Salvini) al piano von der Leyen sulla difesa Ue. L'esigenza più pressante, per la segretaria dem, non era tanto rafforzare la Ue per dare una risposta alla minaccia russa e al caos trumpiano, ma quella di non essere scavalcata da M5s e fischiata dalla piazza organizzatale da Repubblica il 15 marzo. A fermarla sono intervenuti big come Prodi, Veltroni, Gentiloni, Letta. I massimi dirigenti Pd le hanno pazientemente spiegato che la sua indicazione per il «no» avrebbe portato dritti all'implosione del Pd. «Io voterò sì con il Pse - la ha avvertita il solitamente morbido Bonaccini - e se ti schieri per il no voteranno sì anche il capogruppo Zingaretti, e poi Nardella, Benifei, Ricci, Annunziata: finisce 15 a 6 contro di te». Una débâcle da cui difficilmente Schlein si sarebbe risollevata. Afferrato il concetto, la segretaria si è spostata sull'astensione: «Dobbiamo dire che siamo comunque contro il riarmo, se no Conte ci fa neri e in piazza mi fischiano», è stato il suo ragionamento con i fedelissimi. Ma Schlein (che pure era a Bruxelles) non ha messo piede nelle riunioni dei suoi europarlamentari: «Sarei anche stata disposta a discutere con loro, ma c'è chi mi ha attaccato personalmente, quindi non ci vado», ha spiegato. La sua bestia nera? Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e paladina della linea pro-difesa Ue. Che non gliele ha mandate a dire: «C'erano tutte le condizioni per votare sì. Ma da molto tempo assistiamo a un atteggiamento di chiusura del gruppo dirigente, che porta a spaccature. Se a prevalere è la competizione tra Pd e M5s, saremo ininfluenti in Ue e sconfitti in Italia». Schlein, che in Picierno vede ormai una temibile rivale («Vuole candidarsi contro di me», si sfoga con i suoi) se l'è legata al dito. Al punto da non offrire alcuna solidarietà alla dirigente del suo partito, violentemente minacciata dai portavoce di Putin («Bestia schifosa»). A difesa di Picierno sono subito intervenuti molti dirigenti Pd, il presidente del Senato La Russa («Aggressione intimidatoria che respingiamo con forza»), il meloniano Fidanza. Ma da Elly, neanche una parola.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RPENIYAXCBO65ADGJE2TXB657I.jpg?auth=965eb5eb007fb9e6ad9b017789e9c4ca8e11d48ad9ef60051c0f7e138f1d3591&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Schlein e le giravolte anti-Ue: finisce isolata dentro il Pse e la fanno parlare solo alla fine]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/schlein-e-giravolte-anti-ue-finisce-isolata-pse-e-fanno-2448000.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/schlein-e-giravolte-anti-ue-finisce-isolata-pse-e-fanno-2448000.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[La segretaria Pd: "Cambiare il piano Ursula". E quando interviene, i big se ne sono andati]]></description><pubDate>Fri, 07 Mar 2025 06:04:33 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La giravolta anti-Ue di Elly Schlein scuote il Pd. E lascia la sua segretaria totalmente isolata dentro il Pse, schierato con il piano di difesa di Ursula von der Leyen. Tanto che, nel pre-vertice Pse che si tiene prima del Consiglio straordinario, Schlein viene fatta parlare in coda, quando tutti i big (da Sanchez a Glucksmann a Costa) se ne sono andati. E nessuno si cura di replicarle: «Confermiamo le critiche Pd alla proposta von der Leyen e lavoriamo per cambiarla». Peccato che invece, nel vertice, tutti siano a favore del piano di difesa, chiedendo se mai di «fare di più» per rafforzare militarmente l'Europa. «Lo sosterremo», annuncia la capogruppo S&amp;D Iratxe Garcia. Così, all'uscita dal summit, Elly è costretta a fare retromarcia per mascherare l'isolamento, e a spostare l'attenzione su un aspetto particolare: l'utilizzo dei fondi di coesione Ue anche a fini di difesa. «Abbiamo insistito che è inaccettabile dirottarli sulla spesa militare, trovando riscontri positivi», tuona. In verità, il «riscontro positivo» è che la premier italiana Meloni, il ministro degli Esteri Tajani e il commissario alla Coesione Fitto hanno già ottenuto, sul tavolo dei capi di governo, che quell'utilizzo sia volontario. I fedelissimi di Schlein provano a metterci il cappello sopra, per mascherare il passo falso: «Su questa nostra priorità c'è stato consenso nel Pse», giura il responsabile esteri Peppe Provenzano. «Il Pd difende i fondi di coesione», si sdilinquisce Marco Sarracino. «Con Elly abbiamo indicato la strada giusta», si eccita Alfredo D'Attorre.</p><p>Una sorta di mondo parallelo schleiniano, cui fa da contraltare un cauto risveglio dell'ala riformista Pd. Che fa capire alla segretaria che, se andasse avanti sulla linea contro il piano di difesa Ue, non la seguiranno. Perché la settimana prossima, nell'aula di Strasburgo, si vota la risoluzione di appoggio al piano von der Leyen. E se Schlein si ostinasse nel «niet» annunciato, si ritroverebbe sola in compagnia di Orban, Salvini e Conte: una china pericolosa. Così, uno dietro l'altro, si fanno vivi Alfieri, Gori e Madia; Quartapelle e Sensi e Amendola. Per ribadire la linea di Paolo Gentiloni (quello che ha, sia pur indirettamente, definito Schlein una «sonnambula», inconsapevole della posta in gioco) a favore di ReArm-Ue. La più netta è la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno: «La linea Pse è inequivocabile: il piano è l'atto iniziale della Difesa comune Ue». Persino il capogruppo Pd a Bruxelles, Nicola Zingaretti, spiega che il piano deve essere «più ambizioso», ma certo non respinto come dice Elly. Nel Pd, però, si respira un clima sovietico: persino un big come Dario Franceschini è stato costretto a una dichiarazione di obbedienza a Elly («Il piano va profondamente rivisto») perché alcuni dei suoi, come Alberto Losacco, avevano osato firmare l'appello a favore lanciato da Picierno. Con reazione molto irata del Nazareno. «Ormai - ironizza ma non troppo un parlamentare - c'è una sorta di Maga schleiniano che plaude ogni idea di Elly, mentre i dissidenti subiscono il trattamento che Elon Musk riserva a chi non si allinea nel Gop: You are fired». Il tutto alla vigilia della manifestazione indetta da Repubblica per dare a Schlein un alibi rispetto al «pacifismo» russofilo di Conte: doveva essere «pro-Ue», ma siccome l'Ue investe in difesa il promotore ufficiale Michele Serra prende le distanze: «Troppi anabolizzanti», geme. Lui e Elly si aspettavano fiori nei cannoni. Quindi la manifestazione va ripensata: non più pro, ma anti-Ue.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/K2T5CT7KSJL6XBFRYV22ZYMHEA.jpg?auth=14b18effc4bce6517b2c42aa927c2decc3b5f68401d7b05dd8ca3a5c743debf8&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il partito è sotto choc. Le elette si sospendono. Silenzio dalla Schlein]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/partito-sotto-choc-elette-si-sospendono-silenzio-schlein-2446815.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/partito-sotto-choc-elette-si-sospendono-silenzio-schlein-2446815.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Le eurodeputate: "A disposizione dei giudici". Il gruppo: "Persone di spiccata onestà"]]></description><pubDate>Wed, 05 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Elly Schlein tace sull'argomento, e preferisce allinearsi a Giuseppe Conte (e a Viktor Orban) contro Ursula von der Leyen e l'Europa «del riarmo».</p><p>La delegazione del Pd al Parlamento europeo si fa invece sentire, per dirsi «convinta della assoluta estraneità di Alessandra Moretti e Elisabetta Gualmini ai fatti contestati dalla Procura belga, che per proseguire le indagini ha richiesto al Parlamento di sospendere il regime di immunità» per le due eurodeputate. Cui esprime «solidarietà e vicinanza», sottolineando la «loro disponibilità a collaborare con la magistratura belga». Sottolineando di conoscerle «come persone di spiccata onestà e dedizione al proprio lavoro».</p><p>La tegola della richiesta di sospensione dell'immunità per le due elette Pd nel gruppo socialista prende tutti di sorpresa: l'inchiesta, travolta da pesanti scandali sulla sua gestione e sul ruolo indebito dei servizi segreti, macchiata da carcerazioni preventive usate come strumento di crudele pressione per ottenere qualche «confessione», passata di mano in mano dopo che il pm che l'aveva cavalcata all'inizio era stato costretto al ritiro per gravi conflitti di interesse e si era buttato in politica (trombato), sembrava ormai arenata e dimenticata.</p><p>Invece ora la nuova pm prova a risvegliarla e chiama in causa le due europarlamentari italiane. Per cosa? Nessuno, neppure le dirette interessate, lo sa con chiarezza: l'unico frutto utile del Qatargate, finora, è stata la scoperta che il sistema giudiziario belga è persino meno garantista di quello italiano. Non esiste avviso di garanzia, non è necessario motivare la richiesta, i pm sono liberi di raccontare le loro versioni ai giornalisti lasciando all'oscuro (e spesso in carcere, come si è visto) gli indagati. Moretti e Gualmini ieri si sono occupate di incaricare un avvocato per poter avere accesso alle carte e capire perché le si tira in ballo. E si sono autosospese dal gruppo Socialisti&amp;Democratici, com'è prassi in questi casi: «Abbiamo appreso dalla stampa la notizia della richiesta, da parte delle autorità giudiziarie del Belgio, di revoca della nostre immunità», scrivono in un comunicato congiunto. «Al fine di sottolineare la totale estraneità ad ogni fatto corruttivo, abbiamo deciso di auto sospenderci dal gruppo cui apparteniamo, per essere pienamente a disposizione della magistratura per qualsiasi esigenza istruttoria». Aggiungono: «Ringraziamo la delegazione degli eurodeputati Pd per la solidarietà politica e umana pubblicamente espressa». Nessun ringraziamento al partito e alla sua segretaria, che si guarda bene dall'occuparsi della scomoda questione. Tanto più che né Gualmini né Moretti fanno parte del suo entourage di fedelissimi. Anzi: soprattutto la riformista Gualmini è stata spesso esplicita nella sua critica alla subalternità di Schlein al populismo di Giuseppe Conte, e assai ferma sulla linea pro-Ucraina. Difficilmente quindi la segretaria si esporrà anche flebilmente in loro difesa: «Finirà che il Pd voterà per la revoca dell'immunità, per paura di far la figura di chi vuol difendere i suoi, e che i Ppe e altri si mostreranno più garantisti e consapevoli della dignità del Parlamento: persino uno di destra-destra come Francesco Storace ha espresso solidarietà a Gualmini e Moretti», prevede un esponente dem. In privato molti dirigenti Pd non hanno dubbi: «La magistratura belga, raro esempio di magistratura peggiore di quella italiana, sta disperatamente tentando di salvare la faccia, dopo che la sua inchiesta sul Qatargate è stata travolta dagli scandali sulla sua gestione, è passata di mano in mano ed è finita nel dimenticatoio senza neppure un rinvio a giudizio dopo anni», dice uno di loro. In pubblico, però, sono in pochi a osar criticare una Procura, sia pur belga.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/MCGGGO2AFNI3XMBOFOZ6DYLX6A.jpg?auth=8262787e821cfa648993f83994d2410465b3450e3c2ddc3c9d04197ba2c464c9&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Schlein si iscrive al partito di "Repubblica". Piazza pro Ue per restare ambigua su Kiev]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/schlein-si-iscrive-partito-repubblica-piazza-pro-ue-restare-2446287.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/schlein-si-iscrive-partito-repubblica-piazza-pro-ue-restare-2446287.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Il Pd sposa la mobilitazione di Serra senza citare l'Ucraina]]></description><pubDate>Tue, 04 Mar 2025 04:00:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Nelle intenzioni, la proposta (lanciata da Michele Serra su Repubblica)di una piazza pro-Europa, bipartisan e aperta a tutti, a sostegno dell'Ucraina tradita da Trump poteva essere una buona cosa.</p><p>Nella realtà, è presto diventata la foglia di fico cucita su misura per il Pd di Elly Schlein, per consentirgli di restare con il piede in due scarpe: un po' con Conte e i «pacifisti» anti-Ucraina che strizzano l'occhiolino a Putin (e Trump), un po' con una vaga e irenica idea di Europa «dei diritti» e mai delle responsabilità.</p><p>Non a caso, l'evento è stato preparato nella cucina di Repubblica: Serra ha lanciato l'idea, Schlein lo ha subito chiamato per dire «che bello, fatelo e io poi aderisco», Repubblica si è attivata per creare un appello dei sindaci (soprattutto di centrosinistra: Roma, Milano, Napoli, Torino etc) che la promuovesse «dal basso». A quel punto, secondo il copione concordato, Elly ci ha messo il cappello: una letterina a Repubblica in cui ha spostato immediatamente i riflettori dal sostegno all'Ucraina (incredibilmente neppure nominata, nonostante sia il crinale dove si gioca la partita tra democrazie e satrapie) agli accenti caserecci di concorrenza con Giorgia Meloni che «non sa scegliere tra la bandiera dell'Europa e il cappellino di Trump». Con annessi esercizi di vacuo equilibrismo: richiami alla «vocazione di pace», alla «difesa comune Ue», corredati però dal niet al «riarmo». Del resto anche domenica la segretaria Pd ha mostrato la propria vocazione all'ambiguità (che poi contesta a Meloni): nella piazza pro-Kiev convocata da Carlo Calenda non si è fatta vedere e non ha mandato nessuno a lei riconducibile: non sia mai che una foto tra le bandiere ucraine la metta in cattiva luce presso Conte e «pacifisti» di sinistra. C'erano ovviamente gli esponenti dem che da sempre sono schierati con nettezza contro l'imperialismo russo e per il sostegno anche militare a Zelensky: da Gori a Sensi, da Quartapelle a Malpezzi a Losacco. Soli.</p><p>Per la segretaria Pd, la manifestazione organizzata da Repubblica è innanzitutto la chance di contrapporre, senza dirlo, la propria generica piazza a quella (chiaramente anti-Ucraina e pure anti-Ue) minacciata da Conte per aprile. Per questo il Nazareno si è impegnato a convincere persino la Cgil di Landini a aderire.</p><p>Per Repubblica, invece, si tratta anche di un'abile operazione di marketing editoriale: sarà certo una coincidenza, ma il direttore Mario Orfeo ha annunciato che - proprio alla vigilia della manifestazione - Repubblica «si rinnova», con un restyling grafico, per dare «una voce nuova e una declinazione contemporanea al progetto originario», con l'obiettivo di continuare ad essere «un motore di sviluppo nel dibattito economico e sociale del paese». La piazza del 15 marzo, col marchio di Repubblica e l'adesione di leader del centrosinistra, dei sindacati e delle varie organizzazioni collaterali, diventa così anche un'ottima occasione pubblicitaria, per confermare la testata come «motore» dell'opposizione.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/OBSEZLLGEZLQNGJTN7AO4YLRZE.jpg?auth=0f617dba7a7b5fa8bb2dc4cabdcf74b56ec59c2bc39cf0a46cc1cf7e1cf01bf4&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Dalla guerra in Ucraina ai dazi. Fazzolari svela tutto. E predica cautela con gli Usa]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/politica/guerra-dazi-santanch-fazzolari-svela-tutto-2445172.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/politica/guerra-dazi-santanch-fazzolari-svela-tutto-2445172.html</guid><dc:creator><![CDATA[Laura Cesaretti]]></dc:creator><description><![CDATA[Il sottosegretario di Palazzo Chigi intervistato da Vespa: «Trump ha sorpreso tutti, ma valutiamo i suoi atti, non le dichiarazioni»]]></description><pubDate>Sat, 01 Mar 2025 04:00:02 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il governo «è solidissimo e stabile», il suo consenso «continua a crescere» anche senza «politiche di bonus e spesa facile», i partiti del centrodestra sono «tutti in salute» e cresce «la fiducia degli investitori» nel nostro paese.</p><p>Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e «eminenza grigia» del governo Meloni, rompe la consuetudine del silenzio e, intervistato da Bruno Vespa, fa il punto sulla situazione politica italiana e internazionale. Una sorta di interpretazione autentica del pensiero della premier: le riforme del premierato e dell'autonomia differenziata? Si faranno, anche nel primo caso ora l'urgenza è «discutere velocemente con le altre forze politiche» per disegnare una riforma elettorale «che vada bene anche per il premierato». E preservando «il ruolo di garanzia del capo dello Stato» e i suoi poteri fondamentali. Mentre sull'autonomia «bisogna modificare la legge nel senso indicato dalla Corte costituzionale» per «sanare il paradosso di una riforma costituzionale fatta da altri governi» che però non trova attuazione perché «mancano le regole per attuarla».</p><p>Non si sottrae neppure alle domande sul caso Santanchè: il problema, spiega, non sono le vicende giudiziarie («chiunque è innocente fino a condanna definitiva»), ma «la valutazione sulla possibilità di fare pienamente e serenamente il proprio lavoro di ministro».</p><p>Sulla guerra contro l'Ucraina ribadisce la contrarietà del governo ad una «forza di interposizione» europea, troppo rischiosa. Mentre conferma di ritenere più ragionevole, anche per la sicurezza di Kiev, la proposta avanzata da Meloni: «Occorre estendere l'applicazione dell'articolo 5 del Trattato Nato all'Ucraina: con il vantaggio di chiarire che non può più essere aggredita, e di scoprire il bluff di Mosca». Non nega che «la furia», come la definisce Bruno Vespa, e la aggressività minacciosa delle uscite di Trump abbiano «sorpreso un po' tutti». Ma invita a «non inseguire le dichiarazioni», quanto piuttosto a «valutare gli atti concreti che ne seguono». Così, sugli annunci di guerra commerciale arrivati dalla Casa Bianca che parla di dazi al 25% contro l'Europa, Fazzolari si augura che prevalga «il buon senso» e si trovi «un accordo».</p><p>Non con singoli paesi privilegiati da «favori», contando magari sull'affinità politica («Oggi noi e gli Usa abbiamo governi di stampo conservatore, ma i rapporti tra Italia e Stati Uniti sono per vocazione buoni, con qualunque amministrazione»), anche perché sarebbe puro autolesionismo: «I dazi contro le auto tedesche, per esempio, avrebbero immediate ricadute dirette sul nostro sistema produttivo». Quindi, spiega, «serve un accordo complessivo tra Stati Uniti e Unione europea, e il governo italiano è pronto a fare la sua parte in questo senso.</p><p>Parole e analisi assai diverse da quelle fatte poco dopo, sullo stesso podio, da Matteo Salvini. Che invece si sdraia completamente sulla linea Trump, che secondo lui «ci sta aiutando». E il vicepremier leghista sostiene che invece sui dazi l'Italia deve avviare negoziati bilaterali, da sola, con gli Usa, perché tanto «l'Europa non esiste», se «ci affidiamo a Macron» o agli altri partner europei «ci suicidiamo» e «i controdazi di von der Leyen fanno ridere». Perché Trump «è il futuro», «in un mese ha firmato 75 ordini esecutivi», ha già fatto «la pace» in Ucraina (nessuno se ne è accorto, in verità) e chi «ne ha paura, ha paura del futuro» e «non capisce niente di politica». Anzi, è un «normodotato». L'Italia, assicura, è «l'interlocutore più serio e affidabile per lui» e deve avviare subito trattative «B2B» (business to business, lo ripete più volte con grande entusiasmo) con l'amico Donald. Mollando al proprio destino i partner Ue, perché a suo parere noi per gli Usa siamo «il partner più affidabile» e dobbiamo «prendere per mano» Trump. Mentre l'Europa è il nemico del bene. Anche se poi deve ammettere: «Se rallenta l'Europa è un problema anche per noi».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/34BS7S3VWNNBBBVVHPMMZCHGAU.jpg?auth=a103f88e245d41d4f76d1a57c379996c78b5ddd112e8ff657651a2f8d79bbc9f&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>