<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title></title><link>https://ilgiornale.it</link><atom:link href="https://ilgiornale.it/arc/outboundfeeds/rss/autore/maria-girardi/" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[ News Feed]]></description><lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 11:09:00 +0000</lastBuildDate><language>it</language><ttl>1</ttl><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Capelli raccolti, i look che valorizzano i capelli bianchi e donano luce al viso]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/over/capelli-raccolti-i-look-che-valorizzano-i-capelli-bianchi-e-2693366.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/over/capelli-raccolti-i-look-che-valorizzano-i-capelli-bianchi-e-2693366.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Anche con le temperature elevate si può essere in ordine e raffinate. Alcune tipologie di capelli raccolti sono adatti a tutte le donne e valorizzano anche le chiome bianche]]></description><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:47:53 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>In estate anche chi ha i capelli bianchi può unire la praticità allo stile. Ci sono, infatti, varie tipologie di raccolti in grado di donare freschezza al look. Rispetto al passato, una chioma canuta è oggi sfoggiata con orgoglio e naturalezza. Vediamo insieme quali sono le acconciature più adatte e come si realizzano.</p><h2>Capelli raccolti, a cosa bisogna fare attenzione</h2><p>Spesso si ritiene che i capelli raccolti siano sciatti o poco eleganti. Nulla di più sbagliato. A patto, però, di seguire alcuni consigli. Innanzitutto si deve valorizzare la forma del proprio viso. Ciuffi laterali, ciocche morbide e frange leggere incorniciano il volto senza appesantirlo.</p><p>Per mantenere questa naturalezza è bene evitare look troppo rigidi e severi che marcano i lineamenti ed enfatizzano anche i più piccoli segni di stanchezza. Allo stesso modo il raccolto deve adattarsi alla texture dei capelli e seguirne il movimento.</p><p>Sono acconciature ideali per i capelli bianchi:</p><ul><li>Lo chignon basso</li><li>Lo chignon “messy” o spettinato</li><li>Il raccolto con ciuffi morbidi</li><li>La mezza coda.</li></ul><h2>Lo chignon basso</h2><p>Il termine “chignon” deriva dal francese “chignon du cou” che sta ad indicare un nodo o un raccolto sulla nuca. Dona un aspetto elegante e sofisticato che non passa inosservato. È altresì semplice da realizzare:</p><ol><li>Pettina i capelli e scegli il verso della riga</li><li>Raccogli i capelli in una coda bassa alla nuca e fissala con un elastico</li><li>Arrotola la coda su se stessa per creare il nodo e fissalo con delle forcine</li><li>Applica la lacca o uno spray fissante se desideri garantire durata e definizione.</li></ol><h2>Lo chignon &amp;ldquo;messy&amp;rdquo; o spettinato</h2><p>Questa tipologia di chignon è ideale per i capelli mossi e ricci in quanto asseconda il loro naturale volume e dinamismo. La finalità del messy ma chic è quella di bilanciare ordine e disordine. Infatti ogni piccola “imperfezione” è studiata per armonizzare la pettinatura. Realizzarlo è semplice:</p><ol><li>Pettina i capelli e cotona le ciocche se si vuoi maggiore volume</li><li>Raccogli i capelli in una coda alta o bassa</li><li>Avvolgi la coda su se stessa, crea un nodo morbido e fissalo con delle forcine</li><li>Estrai alcune ciocche dal nodo, intorno al viso e dalla nuca per ottenere un effetto spettinato naturale.</li></ol><h2>Il raccolto con ciuffi morbidi</h2><p>Il raccolto con ciuffi morbidi è la scelta perfetta per i volti lunghi e ovali poiché ammorbidisce i lineamenti. Coniuga altresì raffinatezza, dinamismo e praticità. Per ottenerlo è importante partire dalla preparazione dei capelli e seguire queste regole:</p><ol><li>Applica uno spray texturizzante sui capelli per donare corpo e volume</li><li>Raccogli i capelli in una coda alta o bassa a seconda della forma del viso </li><li>Arrotola la coda su se stessa e fissala alla base con delle forcine</li><li>Lascia liberi dei ciuffetti davanti al viso o crea un ciuffo laterale per incorniciare i lineamenti. Fissa con una lacca leggera per non irrigidire il look. Puoi personalizzare il raccolto con accessori come mollette e fiocchi.</li></ol><h2>La mezza coda</h2><p>Se l’obiettivo è quello di mantenere parte dei capelli sciolti e di valorizzarne la texture naturale, l’opzione migliore è la mezza coda. Questo raccolto senza tempo e versatile si realizza in poche semplici mosse:</p><ol><li>Dividi i capelli in due sezioni. La superiore, corposa, formerà la mezza coda. Quella inferiore, invece, resterà libera</li><li>Raccogli la sezione superiore verso la nuca o leggermente più in alto a seconda dell’effetto desiderato</li><li>Fissa la mezza coda con un elastico</li><li>Lascia alcune ciocche anteriori libere per creare un effetto frangetta oppure, per una versione più elegante, avvolgi una ciocca di capelli intorno all’elastico.</li></ol>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BBBON7UORJLXHMU5CQMC5VZCSQ.png?auth=5060daf6f953c987759be0475d80d2285848c80ca6e73818ff914888cae2d8ea&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Frutta con meno zuccheri: ecco la classifica che ti aiuta a limitarli]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/frutta-meno-zuccheri-ecco-classifica-che-ti-aiuta-limitarli-2692834.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/frutta-meno-zuccheri-ecco-classifica-che-ti-aiuta-limitarli-2692834.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[La frutta, si sa, fa bene a patto però di non eccedere con le porzioni e di prediligere quella che contiene meno zuccheri]]></description><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:09:34 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>In <b>estate</b> il consumo di frutta aumenta. Anguria, pesche, albicocche, si prediligono questi alimenti in quanto freschi e appaganti per il palato. Spesso, però, non si tiene conto del fatto che molti frutti contengono considerevoli quantità di zuccheri. Un loro eccesso, a lungo andare, può essere dannoso per la salute anche di soggetti sani, non solo per i pazienti diabetici.</p><h2>La frutta fa bene (ma con moderazione)</h2><p>La frutta è una vera e propria alleata del<b> benessere</b>. È infatti ricca di acqua, fibre e nutrienti che forniscono una notevole azione protettiva e antiossidante. Ma non è tutto. Grazie al ridotto apporto calorico e al potere saziante è indicata per contrastare sovrappeso e obesità. La frutta contiene altresì zuccheri tra cui il fruttosio che, rispetto allo zucchero bianco, ha un potere dolcificante più alto e un indice glicemico inferiore. Esso viene ingerito insieme alle fibre che ne rallentano l’assorbimento a livello intestinale ed epatico. Per le sue caratteristiche il fruttosio è oggi utilizzato come sostituto nell’industria alimentare. Tuttavia un suo eccesso causa un aumento dei trigliceridi nel sangue e predispone al diabete di tipo 2.</p><p>Ma non è tutto. Il fruttosio è anche un FODMAP, ovvero un carboidrato a catena corta che nelle persone con <a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/sindrome-dell-intestino-irritabile-sintomi-cause-e-rimedi-1931991.html" data-datalayer-click-event-target="internal">sindrome dell’intestino irritabile </a>può provocare disturbi quali flatulenza, meteorismo e crampi addominali.</p><h2>Elenco della frutta con meno zuccheri</h2><p>Nell’elenco della frutta contenente meno zuccheri rientrano:</p><ol><li>Pompelmi</li><li>Fragole e frutti di bosco</li><li>Albicocche</li><li>Pesche</li><li>Kiwi.</li></ol><h3>I pompelmi</h3><p>I pompelmi apportano circa 6 grammi di zuccheri per 100 grammi. Sono ricchi di <b>vitamina C</b> e di naringerina, un flavonoide in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi e il colesterolo in eccesso. Inoltre la naringerina sembrerebbe innescare effetti metabolici positivi, tra cui la normalizzazione della glicemia e un dimagrimento più accentuato.</p><h3>Le fragole e i frutti di bosco</h3><p>Fragole e frutti di bosco apportano circa 7 grammi di zuccheri per 100 grammi. Le fragole hanno un elevato contenuto di vitamina C e contengono anche acido folico, potassio, fosforo e manganese. I frutti di bosco, oltre ad essere ricchi di vitamine e minerali, sono un concentrato di antiossidanti (antociani, flavonoli, acidi fenolici, tannini).</p><h3>Le albicocche</h3><p>Le albicocche apportano circa 9 grammi di zuccheri per 100 grammi. Sono note per l’elevato contenuto di vitamina A, vitamina E, carotenoidi (luteina, zeaxantina) e flavonoidi (quercetina) che proteggono dall’azione dannosa dei radicali liberi e dall’invecchiamento cellulare.</p><h3>Le pesche</h3><p>Le pesche apportano circa 6 grammi di zuccheri per 100 grammi. Contengono circa 85-90% di acqua e sono dunque ideali in estate per reintegrare i liquidi persi con la sudorazione. Tra i minerali spiccano il potassio, il magnesio e il fosforo. Sono altresì una buona fonte di vitamina C.</p><h3>I kiwi</h3><p>I kiwi apportano circa 9 grammi di zuccheri per 100 grammi. Sono dei veri e propri concentrati di vitamine (C, B, E, K) e di fibre sia solubili che insolubili. Le fibre contrastano la stitichezza, promuovono la crescita di batteri benefici nel colon e riducono l’assorbimento di grassi e zuccheri.</p><h2>Quando e quanta frutta consumare</h2><p>Secondo le linee guida dell’<b>Organizzazione Mondiale della Sanità e della Società Italiana di Nutrizione Umana </b>è consigliato mangiare quotidianamente 400 grammi di frutta e verdura, suddivisi in cinque porzioni di cui due-tre porzioni di frutta. Non è poi necessariamente vero che la frutta deve essere consumata lontano dal pranzo e dalla cena. Questa regola è valida solo per gli individui che soffrono di sindrome dell’intestino irritabile.</p><p>La frutta alla fine dei pasti principali, oltre ad appagare il palato grazie al suo sapore dolce, migliora l’assorbimento del ferro presente nelle verdure, negli ortaggi e nei legumi. Il merito spetta alla vitamina C.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/UX4WU5PRYZNGXOJPCQUOHK2JFA.jpg?auth=5d93be21e8bbeca4035f5a5b0857c35f4d7a49c62d23972ac0aa3fffbbabbc83&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Sbalzi di pressione con il caldo: quando i sintomi devono preoccupare]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/sbalzi-pressione-caldo-quando-i-sintomi-devono-preoccupare-2691855.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/sbalzi-pressione-caldo-quando-i-sintomi-devono-preoccupare-2691855.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Le ondate di calore hanno delle ripercussioni negative anche sulla pressione arteriosa. I soggetti fragili sono più a rischio]]></description><pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:08:32 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Insolazione, colpo di calore, disidratazione. Questi non sono gli unici disturbi legati al caldo. Le temperature elevate, infatti, hanno delle ripercussioni negative anche sulla pressione arteriosa, provocando sbalzi che, nei soggetti più a rischio, possono rivelarsi pericolosi.</p><p>Sia che si tratti di ipertensione o di ipotensione, la sintomatologia sin dagli esordi non deve mai essere trascurata. Bisogna agire su più fronti e, anche in questo caso, la prevenzione è fondamentale.</p><h2>Caldo e pressione alta</h2><p>La pressione alta è una condizione caratterizzata da valori sistolici superiori a 140 mmHg e diastolici maggiori di 90 mmHg. Contrariamente a ciò che si crede, l’ipertensione in estate è frequente.</p><p>Può interessare chiunque, tuttavia alcuni individui sono maggiormente esposti. Tra questi figurano gli over 70, i soggetti obesi, i pazienti cardiopatici, diabetici e affetti da insufficienza renale cronica.</p><h3>Perché con il caldo la pressione sale</h3><p>Durante le ondate di calore l’organismo, per raffreddarsi, attiva una serie di meccanismi fisiologici come la vasodilatazione periferica, una reazione che provoca un abbassamento transitorio della pressione.</p><p>Tuttavia nelle persone che già soffrono di ipertensione, tale meccanismo potrebbe non funzionare regolarmente e quindi generare sbalzi pressori anche notevoli.</p><p>A complicare la situazione subentra poi l’umidità che incrementa lo stress a carico del sistema vascolare. Temperature estreme, dunque, e alti tassi di umidità sono fattori di rischio pericolosi soprattutto per i pazienti ipertesi.</p><h3>Mai sottovalutare questi sintomi</h3><p>Esistono dei veri e propri campanelli d’allarme da non trascurare. Poiché possono essere confusi con la sintomatologia del colpo di calore, è necessario rivolgersi immediatamente al proprio medico. Attenzione, dunque, a:</p><ul><li>Mal di testa improvviso e pulsante</li><li>Sudorazione eccessiva seguita da brividi</li><li>Sensazione di instabilità e capogiri</li><li>Confusione mentale</li><li>Visione offuscata</li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/tachicardia-i-sintomi-e-cosa-fare-2143466.html" data-datalayer-click-event-target="internal">Tachicardia</a></li><li>Debolezza muscolare</li><li>Nausea</li><li>Urine di colore scuro.</li></ul><h2>Caldo e pressione bassa</h2><p>La pressione bassa è una condizione caratterizzata da valori sistolici inferiori a 90 mmHg e diastolici minori di 60 mmHg. In estate è una condizione frequente e può interessare chiunque.</p><p>Tuttavia alcune categorie sono più a rischio. Si pensi, ad esempio, a chi già soffre di ipotensione e di malattie cardiache, agli anziani, alle donne in gravidanza, ai soggetti che lavorano in ambienti caldi e umidi.</p><h3>Perché con il caldo la pressione si abbassa</h3><p>Quando le temperature sono elevate la pressione scende a causa di due meccanismi: la vasodilatazione cutanea e la sudorazione.</p><ul><li>Vasodilatazione cutanea: per raffreddare il corpo i vasi sanguigni situati vicino alla pelle si dilatano affinché il calore si disperda più rapidamente nell’ambiente. Tale dilatazione riduce la resistenza periferica e dà luogo a ipotensione</li><li>Sudorazione: la perdita dei liquidi attraverso la sudorazione contribuisce ad una diminuzione del volume plasmatico. Con meno liquidi in circolo, la quantità di sangue che torna al cuore è inferiore ed ecco che si riduce ulteriormente la pressione.</li></ul><h3>Attenzione a questi sintomi</h3><p>Bisogna innanzitutto chiarire che in estate la pressione arteriosa tende fisiologicamente ad abbassarsi. Alcune persone non si accorgono di questo fenomeno. Per altre, invece, diventa un vero e proprio disagio che si manifesta con sintomi specifici:</p><ul><li>Vertigini e capogiri soprattutto quando si passa dalla posizione sdraiata o seduta a quella in piedi</li><li>Stanchezza marcata</li><li>Sensazione di svenimento</li><li>Vista offuscata</li><li>Tachicardia</li><li>Mal di testa e difficoltà di concentrazione</li><li>Debolezza muscolare</li><li>Sudorazione fredda</li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/nausea-combatterla-i-rimedi-naturali-2072396.html" data-datalayer-click-event-target="internal">Nausea</a>.</li></ul><h2>Prevenire gli sbalzi di pressione</h2><p>Per chi già cura l’ipertensione con i farmaci, il primo passo da compiere è quello di consultare il proprio medico che dovrà ricalibrare la posologia dei medicinali. Infatti il caldo può incidere negativamente su assorbimento e biodisponibilità degli stessi.</p><p>Prevenire gli sbalzi di pressione è possibile se si rispettano alcuni semplici ma efficaci accorgimenti:</p><ul><li>Evitare di uscire e di praticare sport tra le 11 e le 18 quando le temperature sono più alte</li><li>Bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, evitando gli alcolici, il caffè e le bevande zuccherate</li><li>Consumare pasti leggeri ricchi di frutta e verdura e poveri di cibi elaborati</li><li>Indossare abiti traspiranti, larghi e chiari</li><li>Lavarsi con acqua tiepida o leggermente fresca</li><li>Usare il condizionatore impostandolo su una temperatura non troppo bassa</li><li>Alzarsi gradualmente dalla sedia e dal letto attendendo qualche secondo prima di mettersi in movimento</li><li>Se si suda molto valutare con il proprio medico l’assunzione di soluzioni reidratanti con elettroliti.</li></ul>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/T7PW4W6CCFKAVAZKXDYB32HMDU.jpg?auth=ddbdbca87858e68e21e2cca6f07ad7ebbc41d3e040f3ed706e27aa879775ba40&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Caldo, nuova ondata in arrivo: come prepararsi e affrontare le temperature estreme]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/ambiente/caldo-nuova-ondata-arrivo-prepararsi-e-affrontare-2690689.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/ambiente/caldo-nuova-ondata-arrivo-prepararsi-e-affrontare-2690689.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Il caldo eccessivo può provocare malori ed essere pericoloso per le categorie più fragili, come anziani, bambini e persone affette da patologie croniche]]></description><pubDate>Wed, 08 Jul 2026 12:22:34 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Una <a href="https://www.ilgiornale.it/news/meteo-e-clima/inizia-nuova-ondata-caldo-e-afa-dove-si-toccheranno-38-c-2689483.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>nuova ondata di calore</b></u></a> sta facendo boccheggiare l’Italia da Nord a Sud. Le giornate sono roventi, le notti afose non consentono di dormire bene e di recuperare le energie.</p><p>Le temperature elevate creano non pochi <b>disagi</b> e possono rivelarsi pericolose per alcune categorie, in particolare anziani, bambini e pazienti con patologie croniche.</p><p>Mettere in atto tutte le <b>strategie</b> a disposizione per difendersi quando la colonnina di mercurio è in picchiata è fondamentale per preservare il benessere. Scopriamo insieme cosa possiamo fare.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/meteo-e-clima/inizia-nuova-ondata-caldo-e-afa-dove-si-toccheranno-38-c-2689483.html">Al via da oggi una nuova ondata di caldo (e afa): dove si toccheranno i 38°C </a></p><h2>Cosa succede al corpo quando fa molto caldo</h2><p>Il corpo umano è in grado di gestire i cambiamenti climatici grazie alla <b>termoregolazione</b>, ovvero un meccanismo che mantiene stabile la temperatura corporea a seconda dell’ambiente in cui si trova.</p><p>Fulcro della termoregolazione è l<b>’ipotalamo</b>, cioè una struttura del sistema nervoso centrale il cui compito è quello di innalzare o abbassare la temperatura corporea dopo aver ricevuto informazioni specifiche da una serie di recettori.</p><p>Si tratta, per la precisione, dei <b>recettori </b>periferici disposti a livello cutaneo, di quelli presenti a livello del midollo spinale e dei recettori centrali distribuiti in corrispondenza dell’ipotalamo anteriore.</p><p>Tuttavia, in presenza di temperature elevate, soprattutto se associate ad alta umidità, questi meccanismi possono non essere sufficienti. Si generano,così, <b>accumuli di calore</b> nel corpo pericolosi per la salute di cuore, cervello e altri organi.</p><h2>I disturbi più diffusi quando fa molto caldo</h2><p>Quando il caldo è eccessivo e prolungato non è raro incorrere in alcuni disturbi che, se non trattati per tempo e negli individui a rischio, possono rivelarsi anche fatali. Tre sono quelli maggiormente diffusi:</p><ol><li><b>Colpo di calore</b></li><li><b>Colpo di sole</b></li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/disidratazione-quali-sono-i-sintomi-e-i-rimedi-2166005.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>Disidratazione</b></u></a><b>.</b></li></ol><h3>Il colpo di calore</h3><p>Il colpo di calore si verifica nel momento in cui la temperatura corporea aumenta notevolmente a causa di uno stress termico (<b>ipertermia</b>).</p><p>Esso si verifica quando il corpo è esposto a<b> particolari condizioni</b>: temperatura uguale o superiore 35°, ventilazione scarsa o assente e umidità con un tasso maggiore del 60-70%.</p><p>Proprio l’umidità eccessiva provoca un’<b>evaporazione</b> più lenta del sudore. Di conseguenza il calore non si disperde in maniera adeguata e sopraggiunge, così, l’ipetermia.</p><p>I <b>sintomi</b> del colpo di calore compaiono contestualmente al rapido innalzamento della temperatura corporea e includono:</p><ul><li><b>Mal di testa</b></li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/pressione-alta-o-bassa-attenzione-questi-sintomi-2436859.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>Ipotensione</b></u></a></li><li><b>Vertigini</b></li><li><b>Nausea</b></li><li><b>Vomito</b></li><li><b>Edema localizzato a piedi e caviglie</b></li><li><b>Collasso</b></li><li><b>Crampi</b></li><li><b>Disorientamento</b>.</li></ul><h3>Il colpo di sole</h3><p>Definito anche “<b>insolazione</b>”, il colpo di sole consiste in una serie di disturbi che subentrano in seguito all’esposizione diretta, eccessiva e protratta alle radiazioni UVA e UVB.</p><p>L’organismo, assorbendo più calore di quanto ne riesce a cedere all’esterno mediante la <b>sudorazione</b>, non è più in grado di abbassare la propria temperatura interna.</p><p>Tale condizione, <b>pericolosa</b> per tutti, è però particolarmente insidiosa per anziani, bambini e individui affetti da malattie croniche (ipertensione, ipotiroidismo, diabete, patologie cardiache e respiratorie).</p><p>La sintomatologia del colpo di sole, la cui durata varia a seconda della tempestività del trattamento, è facilmente riconoscibile. Chi ne è colpito lamenta:</p><ul><li><b>Malessere generale</b></li><li><b>Aumento della sudorazione</b></li><li><b>Mal di testa ingravescente</b></li><li><b>Pelle calda al tatto</b></li><li><b>Irrequietezza</b></li><li><b>Disorientamento</b></li><li><b>Disidratazione</b></li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/vertigini-quali-sono-cause-e-curale-coi-rimedi-naturali-2013587.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>Vertigini</b></u></a>.</li></ul><h3>La disidratazione</h3><p>Una delle problematiche maggiormente diagnosticate in estate è la disidratazione, una condizione in cui l’organismo perde più <b>acqua</b> di quanta ne riesce ad assumere.</p><p>Il nostro corpo è composto in gran parte di acqua. Questa sostanza è fondamentale per i <b>processi metabolici</b> all’interno delle cellule. Inoltre trasporta ovunque nutrienti e ormoni.</p><p>Per contrastare il caldo, l’organismo stimola una sudorazione più abbondante. Tale meccanismo, oltre a regolare la temperatura corporea, comporta altresì la<b> perdita di liquidi</b> e sali minerali.</p><p>I soggetti più predisposti a questo disturbo sono gli <b>anziani</b> e i <b>bambini</b> poiché hanno una minore percezione del senso della sete.</p><p>Devono tuttavia fare attenzione anche i pazienti che assumono <b>farmaci diuretici</b> e coloro che consumano in maniera eccessiva <b>bevande disidratanti</b> come caffè e alcolici.</p><p>Le manifestazioni della disidratazione sono differenti negli adulti e nei bambini:</p><ul><li><b>Sintomi negli adulti</b>: urina ridotta e di colore scuro, sudorazione meno abbondante, bocca asciutta, stanchezza, vertigini</li><li><b>Sintomi nei neonati e nei bambini</b>: bocca e lingua secche, febbre alta, irritabilità, assenza di pannolino bagnato per tre ore o più, pianto senza lacrime, occhi infossati.</li></ul><h2>Come difendersi dal caldo</h2><p>Abbiamo visto che le temperature elevate sono in grado di causare malesseri vari, spesso anche gravi. L’unico modo per prevenirli è quello di rispettare alcuni <b>accorgimenti</b>:</p><ul><li><b>Alimentazione</b>: prediligere pasti leggeri a base di pasta, pesce e carni bianche. Meglio evitare cibi fritti, piccanti e piatti elaborati. Frutta e verdura vanno consumate in abbondanza</li><li><b>Idratazione</b>: bere regolarmente almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno anche senza sete. Ottime le tisane drenanti come quelle a base di betulla, carciofo e tarassaco. Sono banditi gli alcolici, il caffè in grande quantità e le bevande zuccherate</li><li><b>Abbigliamento</b>: indossare abiti chiari, leggeri, larghi e traspiranti in fibre naturali come lino e cotone. Proteggere la testa con un cappello e gli occhi con occhiali da sole</li><li><b>Fuori casa</b>: evitare di uscire e di praticare sport tra le 11 e le 18 quando le temperature elevate possono causare colpi di sole e di calore</li><li><b>In casa</b>: fare bagni e docce con acqua tiepida oppure bagnare viso e braccia con acqua fresca. Schermare le finestre esposte al sole con tende e persiane durante il giorno e aprirle di notte quando l’aria esterna è più fresca. Se si possiede un condizionatore è bene impostare la temperatura su valori compresi tra 24° e 27°. I ventilatori non devono essere mai direzionati direttamente sul corpo.</li></ul>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/FY6TFS6QRJIHHJX5OQES4KW6FE.png?auth=d0191c0abe38dcebcd83bbc2bc66cafb44333fdeb3265377249c9e44aa26c26b&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/png" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Bocca amara, quali sono le cause? Ecco cosa fare]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/rimedi-naturali/bocca-amara-quali-sono-cause-ecco-cosa-fare-2679007.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/rimedi-naturali/bocca-amara-quali-sono-cause-ecco-cosa-fare-2679007.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Molto più comune di quanto si possa credere, la bocca amara nella maggior parte dei casi è provocata da disturbi banali e transitori]]></description><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 06:54:29 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>In termini medici si definisce disgeusia. Stiamo parlando della bocca amara, ovvero la percezione di un sapore spiacevole nella cavità orale. Non si tratta di un disturbo vero e proprio, ma di un sintomo di una condizione che, nella maggior parte dei casi, è benigna e di breve durata.</p><h2>Le cause principali della bocca amara</h2><p>Come già detto la bocca amara, soprattutto in individui giovani e in salute, non deve destare troppa preoccupazione. Infatti a provocarla quasi sempre sono disturbi temporanei e non gravi. Tra quelli più diffusi figurano:</p><ul><li>L’alimentazione</li><li>La cattiva digestione</li><li>Le infezioni del cavo orale</li><li>L’assunzione di alcuni farmaci</li><li>La gravidanza</li><li>Il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol.</li></ul><h3>L&amp;rsquo;alimentazione</h3><p>Una delle cause maggiormente frequenti di disgeusia è l’alimentazione. Alcuni cibi e bevande, infatti, attivano i recettori del gusto amaro. Si pensi al caffè, ai carciofi, alla cicoria, al rafano, al radicchio. Sono altresì incriminati i pasti grassi e ricchi di proteine.</p><h3>La cattiva digestione</h3><p>Lo stress della vita quotidiana porta spesso a mangiare male e di corsa. Sono quindi inevitabili problematiche quali cattiva digestione e<a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/reflusso-gastroesofageo-trattarlo-i-rimedi-naturali-1995631.html" data-datalayer-click-event-target="internal">reflusso gastro-esofageo</a>. In questi casi la bocca amara è dovuta alla risalita dei succhi acidi prodotti dallo stomaco nell’esofago e nel cavo orale.</p><h3>Le infezioni del cavo orale</h3><p>Una scarsa igiene orale provoca infezioni del cavo orale quali<a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/gengivite-cosa-si-tratta-e-cosa-fare-2554716.html" data-datalayer-click-event-target="internal">gengiviti</a> e parodontiti che si accompagnano ad alito cattivo e sensazione di bocca amara. La loro risoluzione, accompagnata da una maggiore attenzione dedicata alla pulizia della lingua e dei denti, migliora la disgeusia.</p><h3>L&amp;rsquo;assunzione di alcuni farmaci</h3><p>I medicinali, poiché entrano a contatto con le papille gustative, sono in grado di influenzare il gusto e dunque di causare bocca amara. Tra quelli maggiormente incriminati figurano gli antibiotici (tetracicline), i chemioterapici, l’allopurinolo e gli <a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/psicofarmaci-ecco-quali-sono-i-dieci-miti-sfatare-2325295.html" data-datalayer-click-event-target="internal">antidepressivi</a>. </p><h3>La gravidanza</h3><p>La bocca amara nel primo trimestre di gravidanza è la conseguenza delle fluttuazioni ormonali, in particolare degli estrogeni. A ciò si aggiunge la crescita dell’utero che pesa maggiormente sullo stomaco. Alle donne gravide si consiglia di consumare pasti frequenti ma in porzioni più piccole.</p><h3>Il fumo di sigaretta e l&amp;rsquo;abuso di alcol</h3><p>Queste due cattive abitudini, se protratte, oltre a provocare danni gravi e a lungo termine per la salute (cancro al fegato e ai polmoni), sono altresì responsabili del sapore amaro in bocca. </p><h2>Le cause meno frequenti della bocca amara</h2><p>Quando la sensazione di bocca amara si presenta con continuità, non è associata al consumo di particolari alimenti o bevande e compaiono altri sintomi è fondamentale consultare il proprio medico per approfondire la situazione.</p><p>Infatti, seppur meno frequentemente, la disgeusia può essere la spia di malattie dello stomaco, dell’esofago, del duodeno, dell’intestino, di condizioni particolari del metabolismo e di problematiche biliari, pancreatiche ed epatiche, incluso il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/tumore-fegato-limmunoterapia-chirurgia-pu-debellarlo-2004579.html" data-datalayer-click-event-target="internal">tumore al fegato</a>).</p><h2>Consigli utili</h2><p>Una volta accertato che la bocca amara dipende da cattive abitudini o da condizioni non gravi e passeggere, è possibile ottenere miglioramenti con l’adozione di alcuni semplici accorgimenti.</p><p>Innanzitutto un valido aiuto è rappresentato dai rimedi naturali che devono essere assunti solo dopo aver chiesto il parere del proprio medico o dell’erborista di fiducia. Tra i più efficaci troviamo l’estratto di carciofo, la liquirizia, il basilico, lo zenzero e il tarassaco.</p><p>La corretta alimentazione è poi essenziale. Bisogna scegliere pasti leggeri ed equilibrati ricchi di verdure, cereali integrali, legumi, pesce e carni magre. Sono invece da limitare i cibi troppo grassi, i fritti e gli alcolici.</p><p>I pasti vanno consumati in tranquillità e prendendosi il tempo necessario per masticare e deglutire ogni boccone. Un’altra sana abitudine è quella di fare una passeggiata dopo pranzo e dopo cena per stimolare la digestione.</p><p>Non meno importante è la cura dell’igiene orale. Ci si deve lavare i denti alla fine di ogni pasto e, due volte l’anno, è necessario sottoporsi ad una seduta di detartrasi, una procedura per rimuovere il tartaro e la placca. Il fumo, infine, è bandito.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/RODPGCSLFBKBHFOTOVGATRFSFM.jpg?auth=7ba98eac80a80f9d9df07083c11e8f46b371c97e686f9c7a1486faed052b304c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Come prepararsi agli esami del sangue e gli errori da non commettere]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/prepararsi-agli-esami-sangue-e-errori-non-commettere-2678404.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/prepararsi-agli-esami-sangue-e-errori-non-commettere-2678404.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Il prelievo del sangue è una pratica comune e sicura. Tuttavia è bene rispettare alcune indicazioni prima di effettuarlo]]></description><pubDate>Sat, 13 Jun 2026 06:22:43 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>prelievo del sangue</b> è una delle pratiche maggiormente utilizzate per valutare lo stato di salute generale o determinate patologie. Rapido, affidabile e indolore, è altresì molto accurato a patto, però, che si rispettino alcune semplici norme. Vediamo insieme quali sono.</p><h2>A cosa servono gli esami del sangue</h2><p>Il medico può prescrivere gli esami del sangue per numerosi motivi: confermare o escludere la<b> diagnosi</b> di una specifica malattia, studiare all’interno della famiglia la trasmissione di una patologia ereditaria, stabilire uno stato di rischio, monitorare una terapia farmacologica.</p><p>Prima del prelievo è necessario sapere con precisione quali sono gli esami a cui bisogna sottoporsi perché ciascuno di essi ha <b>requisiti specifici</b>. Ad esempio alcuni test come quelli ormonali devono essere effettuati in momenti precisi della giornata.</p><h2>Cosa fare prima degli esami del sangue</h2><p>Nei giorni che precedono il prelievo e anche la mattina stessa è importante:</p><ol><li><b>Digiunare</b></li><li><b>Idratarsi adeguatamente</b></li><li><b>Segnalare condizioni particolari</b></li><li><b>Rilassarsi</b>.</li></ol><h3>Digiunare</h3><p>Per gli esami del sangue è richiesto il digiuno generalmente da almeno otto fino a dodici ore prima del prelievo. Esso è fondamentale in quanto l’assunzione di cibo può<b> alterare</b> i valori ematici, soprattutto se si devono monitorare la glicemia e il profilo lipidico.</p><p>A tal proposito vanno evitati anche caffè, tè, succhi di frutta, caramelle, chewing gum e qualsiasi alimento solido o liquido contenente zuccheri, grassi e proteine. È consentito bere solo <b>acqua</b> naturale.</p><h3>Idratarsi adeguatamente</h3><p>Spesso si sottovaluta l’importanza di un’adeguata idratazione nelle ore che precedono il prelievo ematico. Bere la giusta quantità di acqua serve a:</p><ul><li>Mantenere il <b>volume plasmatico</b> stabile</li><li>Preservare l’<b>equilibrio elettrolitico</b></li><li>Ridurre la <b>viscosità del sangue</b></li><li>Contrastare la <b>sensazione di</b><b>debolezza</b> nei soggetti sensibili e ansiosi.</li></ul><p>Come già detto l’unica bevanda ammessa è l’acqua naturale che deve essere bevuta già dalla sera precedente e il giorno stesso a piccoli sorsi e in maniera frequente.</p><h3>Segnalare condizioni particolari</h3><p>La comunicazione con il personale del laboratorio di analisi è imprescindibile. Bisogna segnalare tutte quelle condizioni mediche che possono alterare l’<b>interpretazione</b> dei risultati.</p><p>Gravidanza e allergie, dunque, ma anche <a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/malattie-croniche-sfida-globale-decisiva-aumentare-qualit-2656593.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>patologie croniche</b></a>, infezioni, stati di immunosoppressione, terapie farmacologiche particolari ed eventuali <b>problemi venosi</b>.</p><p>Personalizzare l’approccio del prelievo significa migliorare la <b>qualità</b> degli esami ed evitare ritardi diagnostici o falsi allarmi.</p><h3>Rilassarsi</h3><p>Anche lo stato emotivo è un aspetto che non deve essere minimizzato. L’ansia, infatti, può elevare temporaneamente la <b>conta leucocitaria</b>, abbassare i livelli plasmatici del ferro e innalzare quelli dell’<b>adrenalina</b>.</p><p>In caso di agitazione può rivelarsi utile effettuare il prelievo da <b>sdraiati</b>, portare con sé un accompagnatore di fiducia o praticare<a href="https://www.ilgiornale.it/news/over/mindfulness-10-minuti-pratica-quotidiana-velocissima-che-2527466.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b> tecniche di rilassamento</b></a> come ascoltare musica e respirare profondamente.</p><h2>Cosa non fare prima degli esami del sangue</h2><p>Nei giorni che precedono il prelievo e anche la mattina stessa è importante:</p><ol><li><b>Non praticare attività fisica intensa</b></li><li><b>Evitare alcol e fumo</b></li><li><b>Non assumere farmaci non indispensabili.</b></li></ol><h3>Non praticare attività fisica intensa</h3><p>Praticare attività fisica intensa il giorno precedente il prelievo può alterare anche significativamente i risultati delle analisi. Questo perché il corpo umano risponde con una serie di <b>adattamenti fisiologici</b>.</p><p>Ad esempio è in grado di aumentare la produzione di alcuni enzimi, influenzare il livello di zuccheri e ormoni e simulare addirittura una temporanea infiammazione muscolare. Sempre a seconda del parere del medico, è concessa solo una leggera <b>passeggiata</b>.</p><h3>Evitare alcol e fumo</h3><p>Il consumo di alcol nelle 24-48 ore che precedono il prelievo ha un impatto estremamente negativo. Esso infatti può:</p><ul><li>Aumentare i <b>trigliceridi</b></li><li>Alterare gli <b>enzimi epatici</b></li><li>Influenzare la <a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/glicemia-alta-quali-sono-i-sintomi-e-abbassarla-2137423.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>glicemia</b></a></li><li>Interferire con l’<b>equilibrio idro-elettrolitico</b>.</li></ul><p>Anche il fumo non è da meno in quanto il monossido di carbonio riduce la capacità dell’emoglobina di trasportare l’ossigeno, alterando così i livelli dell’<b>ematocrito</b> e dei globuli rossi.</p><h3>Non assumere farmaci non indispensabili</h3><p>Determinati integratori e alcuni farmaci, come gli<b> antibiotici</b> e gli <b>antinfiammatori</b>, possono interferire con i parametri ematologici e con i test della funzionalità epatica e renale.</p><p>Bisogna tuttavia <b>evitare il fai da te</b>. Solo il medico, in particolari casi, può predisporre la sospensione temporanea dei farmaci. Ciò non è possibile, ad esempio, in caso di terapie per patologie croniche e medicinali salvavita.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/NOTAM3IICFO5DFWXZXDUNEEKHQ.jpg?auth=abbe42a848322f15e0beedc24ecfc11b050e809e96214d40efdf49a4a4beee36&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Gonne lunghe, dalla scarpa col tacco alle sneakers: come completare il look]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/over/gonne-lunghe-scarpa-col-tacco-sneakers-completare-look-2677935.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/over/gonne-lunghe-scarpa-col-tacco-sneakers-completare-look-2677935.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[A matita, a balze, plissettate. Le gonne lunghe sono un capo versatile e cambiano attitudine in base alla scarpa che si sceglie]]></description><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:06:40 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La gonna lunga è sempre una scelta vincente, soprattutto in estate quando si vuole coniugare stile, praticità e freschezza. Che sia una pencil skirt o una longuette, l’attitudine di questo capo cambia a seconda degli abbinamenti, scarpe incluse. A rimanere inalterate sono però la sua grazia e la sua femminilità.</p><h2>Varie tipologie di lunghezza</h2><p>Quando si parla di gonna lunga spesso si dimentica che esistono tre varianti o meglio lunghezze della stessa. La scelta di una o dell’altra dovrebbe tener conto della propria fisicità e dell’occasione in cui si indossa. Tuttavia le regole non sono rigide e vincolanti.</p><ul><li>Midi (sotto il ginocchio): elegante e chic, è adatta per l’ufficio o per le occasioni formali</li><li>Tre quarti (polpaccio): l’equilibrio tra coperto e scoperto la rende molto femminile. È per dare un twist in più alla quotidianità</li><li>Maxi (caviglia/pavimento): dalle vibrazioni romantiche e bohémien, la si indossa se si vuole realizzare un look informale e rilassato.</li></ul><h2>La gonna a matita</h2><p>Chiamata anche pencil skirt, la gonna a matita ha una lunghezza midi che avvolge i fianchi e stringe un po’ nella parte bassa. Quasi sempre la vita è alta ed è presente uno spacco che slancia la figura. Questa tipologia è particolarmente indicata per i fisici a clessidra poiché enfatizza le curve e per chi ha polpacci e caviglie sottili.</p><p>Bluse e camicie sono il complemento perfetto per ottenere un effetto sofisticato e senza tempo. Per un look casual si può optare per canotte, t-shirt basiche e crop top che mettono in risalto il punto vita. Tra le scarpe che meglio si abbinano è possibile scegliere fra:</p><ul><li>Ballerine: ideali per chi desidera un look minimalista ma curato al tempo stesso</li><li>Mocassini: sono l’alternativa più elegante alle ballerine</li><li>Slingback: chiuse avanti e aperte dietro, slanciano la figura e rendono la gonna femminile anche se si indossa con una semplice maglietta</li><li>Décolleté: rigorosamente a punta e con il tacco sottile, sono perfette per le occasioni formali e per eventi serali.</li></ul><h2>La gonna a balze</h2><p>Dimenticate l’effetto bambolina leziosa, la gonna a balze possiede invece molto più carattere di quanto si creda. Romantica, teatrale ma anche rock, si sposa bene con i fisici esili che vogliono aggiungere volume e con quelli a pera per bilanciare le proporzioni.</p><p>Estremamente versatile, la si può abbinare a cardigan, camicie, t-shirt colorate o con stampe particolari e persino a top bustier allacciati posteriormente per un effetto “vittorianesimo contemporaneo” d’impatto. E le scarpe? Si può scegliere fra:</p><ul><li>Sneakers: alte o basse non importa. Donano subito un aspetto effortless chic. Maggiore grinta? Via libera a calze alte e ben in vista</li><li>Stivali alti e anfibi: i primi, se in tonalità simile alla gonna, slanciano poiché eliminano il problema dello stacco alla caviglia. I secondi, invece, regalano un’attitudine rockettara ma gentile</li><li>Décolleté: creano una linea pulita e allungano otticamente le gambe. Si riservano a serate speciali.</li></ul><h2>La gonna plissettata</h2><p>Un classico senza tempo con protagoniste indiscusse le pieghe: definite, a fisarmonica oppure ampie donano fluidità e movimento. Uno degli aspetti positivi della gonna plissettata è che sta bene a qualsiasi tipo di fisicità grazie alla struttura morbida e leggera.</p><p>Un altro pregio è la versatilità. Per un look casual-chic basta abbinarla ad un maglione morbido. Una camicia di seta è ideale per un tocco elegante. E le scarpe? La scelta è ampia:</p><ul><li>Sandali bassi: anche con il caldo si può preservare lo stile</li><li>Ankle boots con tacco: un’alternativa elegante e formale, perfetta per un look trasversale da poter indossare in ogni occasione</li><li>Sneakers: per un mood rilassato, casual e moderno</li><li>Ballerine: per chi cerca raffinatezza e comodità.</li></ul>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/E6YIQTNA6JM3NJQKZUVZKOSJAE.jpg?auth=64cc3c69a7e467694c0284fc8e136fbe481b3e5a8eb3ff8650fba5691bc48378&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Livelli più elevati di vitamina D a 30 e 40 anni proteggono dal rischio di demenza]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/benessere/livelli-pi-elevati-vitamina-d-30-e-40-anni-proteggono-2676031.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/benessere/livelli-pi-elevati-vitamina-d-30-e-40-anni-proteggono-2676031.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[I livelli di vitamina D tra i 30 e i 40 anni possono avere un ruolo più importante nella salute cerebrale a lungo termine di quanto si pensasse in precedenza. Lo dimostra uno studio.]]></description><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:08:49 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Gli scienziati dell’Università di Galway in Irlanda hanno scoperto che esiste una relazione tra la <b>vitamina D</b> e la <b>proteina tau </b>nel cervello.</p><p>Secondo il team guidato dal professore David Mulligan, le persone di<b> età compresa fra 30 e</b><b>40 anni</b> con livelli più elevati di vitamina D potrebbero avere nel corso del tempo livelli più bassi di proteina tau.</p><p>Lo studio, pubblicato su <i>“</i><a href="https://www.neurology.org/doi/10.1212/WN9.0000000000000057" target="_blank" rel="noopener"><i><u><b>Neurology Open Access</b></u></i></a><i>”</i>, suggerisce che la vitamina D in questa fascia d’età potrebbe essere un fattore protettivo contro la <b>demenza</b>.</p><h2>Perché è importante la vitamina D</h2><p>La vitamina D è una<b> vitamina liposolubile</b>, cioè si scioglie nei grassi. Nell’uomo la forma biologicamente attiva è il calcitriolo e viene prodotta nei reni a partire da altre molecole simili come la vitamina <b>D3</b> (colecalciferolo) e la vitamina<b> D2</b> (ergocalciferolo).</p><p>La funzione principale della vitamina D è quella di favorire il processo di <b>mineralizzazione</b><b>dell’osso</b>, aumentando l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo. Tuttavia essa assolve anche ad altri compiti tra cui il rafforzamento del <a href="https://www.ilgiornale.it/news/rimedi-naturali/sistema-immunitario-piante-che-rinforzano-inverno-2103080.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>sistema immunitario</b></u></a>.</p><h2>Dove si trova la vitamina D</h2><p>Per il 90% la vitamina D è prodotta dall’organismo in seguito all’<b>esposizione al sole</b>. Le radiazioni ultraviolette, infatti, trasformano un grasso presente nella pelle in vitamina D3. Quest’ultima si lega nel sangue ad una proteina specifica che la trasporta ai vari organi.</p><p>Dunque solo il 10% della vitamina D proviene dalla <a href="https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/vitamina-d-contrastare-tavola-carenza-dovuta-minor-2401209.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>dieta</b></u></a>. Gli alimenti che la contengono in maggiori quantità sono:</p><ul><li>Il<b> pesce grasso</b> (salmone, tonno, sardine, sgombro)</li><li>Il <b>tuorlo dell’uovo</b></li><li>Il <b>fegato</b></li><li>I <b>funghi</b>.</li></ul><h2>Lo studio a lungo termine</h2><p>Per la ricerca sono stati seguiti <b>793 adulti</b> che avevano <b>in media 39 anni</b> e che all’inizio dell’indagine non soffrivano di demenza. Gli scienziati hanno costantemente misurato i loro livelli di vitamina D.</p><p>Circa 16 anni dopo i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni cerebrali per valutare i livelli di <b>proteina tau</b> e <b>beta-amiloide</b>, entrambe considerate biomarcatori della demenza e del morbo di Alzheimer.</p><p>Un livello di vitamina D superiore a 30 ng/mL è stato classificato come alto, mentre livelli inferiori a questa soglia sono stati considerati bassi. Nel complesso il <b>34%</b> degli individui aveva <b>valori bassi</b> di vitamina D e solo il 5% ha dichiarato di assumere integratori.</p><h2>Vitamina D e proteina tau</h2><p>Dopo aver considerato fattori come età, sesso e sintomi depressivi, gli scienziati sono giunti alla <b>conclusione</b> che livelli maggiormente elevati di vitamina D erano associati a valori più bassi di proteina tau anni dopo.</p><p>«Questi risultati - ha affermato Mulligan - sono promettenti poiché suggeriscono un’associazione tra livelli più alti di vitamina D fra 30 e 40 anni e un carico tau meno elevato in media 16 anni dopo. La mezza età è un periodo in cui la modifica dei <b>fattori di rischio</b> può avere un impatto maggiore».</p><p>Lo studio, tuttavia, mostra una limitazione: il monitoraggio della vitamina D è stato effettuato solo una volta e non è stato continuo nel tempo. Pertanto sono ora necessari ulteriori <b>approfondimenti</b>.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/JTTHM5UAVJP45KBYF6K64PKFQM.jpg?auth=c03d8001580b013cca1711713cb807e0292c881a0664ffe924ec1fad2a43beb5&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Disidratazione estiva: i segnali che il corpo manda prima del malore]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/benessere/disidratazione-estiva-i-segnali-che-corpo-manda-malore-2675258.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/benessere/disidratazione-estiva-i-segnali-che-corpo-manda-malore-2675258.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Questa condizione, frequente nei soggetti anziani, non deve mai essere sottovalutata perché le conseguenze per la salute possono essere importanti]]></description><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 06:56:51 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Una delle problematiche maggiormente diagnosticate in estate è la <b>disidratazione</b>. Per contrastare il caldo, infatti, il nostro organismo stimola una sudorazione più abbondante. Questo meccanismo naturale che regola la temperatura corporea comporta anche la perdita di<b> liquidi</b> e di<b> sali minerali</b>. Se non si è idratati a sufficienza, tale <b>squilibrio</b> innesca una serie di sintomi e, se non prontamente riconosciuto, può provocare conseguenze importanti per la salute.</p><h2>Cos&amp;rsquo;è la disidratazione</h2><p>La disidratazione è una condizione in cui l’organismo perde più <b>acqua</b> di quanta riesce ad assumerne. Ciò si verifica con la sudorazione, con l’eliminazione di urine e feci e addirittura con la semplice respirazione.</p><p>Il nostro corpo è composto in gran parte di acqua (circa il 60% del peso negli uomini adulti e fino al 55% del peso nelle donne adulte). Questa sostanza è fondamentale per i <b>processi metabolici</b> all’interno delle cellule. Inoltre trasporta ovunque ormoni e nutrienti.</p><p>Se la perdita supera il 5-6% del peso corporeo e si protrae nel tempo, possono subire un’<b>alterazione</b> anche grave alcuni processi come la termoregolazione, la digestione e la funzionalità renale.</p><h2>Cause e soggetti a rischio</h2><p>Spesso si crede che la disidratazione dipenda esclusivamente dal non bere a sufficienza. Ciò è valido solo per gli <b>anziani </b>e i <b>bambini</b> che, avendo una minore percezione della sete, sono maggiormente esposti al rischio.</p><p>La problematica negli individui giovani e adulti riconosce molteplici cause. Tra queste figurano la <a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/sudorazione-eccessiva-cause-rimedi-naturali-combatterla-1923251.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>sudorazione abbondante</b></u></a> (attività fisica intensa, caldo eccessivo), le ustioni, il vomito e la <b>diarrea</b> prolungata.</p><p>Attenzione poi all’assunzione di <b>farmaci diuretici</b> e al consumo eccessivo di bevande disidratanti come caffè, alcolici e bibite gassate. Non sono infine da sottovalutare alcune <b>patologie</b>, ad esempio il diabete mellito e il morbo di Addison.</p><h2>Mai sottovalutare questi segnali</h2><p>Due sono i principali segni di un principio di disidratazione: la <b>sete</b> e una<b> minore elasticità</b><b>della pelle</b>, ovvero questa rimane sollevata quando la si pizzica. L’organismo cerca così di conservare l’acqua e innesca vari altri sintomi.</p><p><b>Sintomi negli adulti</b></p><ul><li><b>Urina ridotta</b> e di <b>colore scuro</b></li><li><b>Sudorazione meno abbondante</b></li><li><b>Bocca asciutta</b></li><li><b>Stanchezza </b></li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/vertigini-quali-sono-cause-e-curale-coi-rimedi-naturali-2013587.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>Vertigini</b></u></a></li></ul><p><b>Sintomi nei neonati e nei bambini</b></p><ul><li><b>Bocca e lingua secche</b></li><li><b>Irritabilità</b></li><li><b>Febbre alta</b></li><li><b>Pianto senza lacrime</b></li><li><b>Assenza di pannolino bagnato</b><b>per tre ore o più</b></li><li><b>Occhi infossati</b>.</li></ul><p>Questa sintomatologia non deve essere mai trascurata poiché sussiste il rischio che la situazione si aggravi. In tal caso il paziente manifesta: <b>confusione mentale</b>, tachicardia, svenimento, respirazione rapida e <b>shock</b>.</p><h2>Cosa fare quando si è disidratati</h2><p>La disidratazione non è un disturbo da minimizzare, infatti ha ripercussioni negative sulle <b>funzioni cognitive</b>, aumenta il rischio di colpi di calore, favorisce le <a href="https://www.ilgiornale.it/news/salute/infezioni-urinarie-antibiotici-alterano-microbioma-2033026.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>infezioni urinarie</b></u></a> e, alterando il vitreo oculare, causa disturbi visivi.</p><p>Nei casi lievi dovuti a sudorazione intensa, diarrea e vomito si devono assumere <b>2,5-3 litri di</b><b>acqua</b> al giorno a piccoli sorsi. Gli sportivi possono ricorrere, senza però esagerare con il sodio, a bevande con sali minerali.</p><p>Per i neonati e i bambini, soprattutto se sono presenti vomito e diarrea, il parere del pediatra è indispensabile. Quest’ultimo può consigliare per un primo sollievo <b>soluzioni saline</b> indicate per questa fascia d’età.</p><p>Nei casi più gravi, in particolar modo se riguardano soggetti a rischio come anziani e bambini, il <b>ricovero</b> è d’obbligo. In ospedale vengono somministrati fluidi ed elettroliti endovena e altri farmaci qualora siano necessari.</p><h2>Prevenire la disidratazione è semplice</h2><p>La prevenzione della disidratazione estiva si basa sull’adozione di semplici ma efficaci <b>accorgimenti</b>:</p><ol><li>Bere almeno <b>1,5-2 litri di acqua</b> al giorno distribuendo l’assunzione lungo tutta la giornata e adeguando tale quantità al caldo e all’attività fisica svolta</li><li>Indossare <b>abiti chiari, leggeri e traspiranti</b></li><li>Adottare una <b>dieta equilibrata</b> con alimenti ricchi di sodio e potassio</li><li>Evitare l’<b>alcol</b> e tutte le bevande disidratanti</li><li>Utilizzare gli <b>integratori salini</b> solo se prescritti dal medico.</li></ol>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/BRHEKTLTZVIYNCRQY6WXLEIZDE.jpg?auth=21524b085fa1cf18e24545a35f2cc0c39f02eef24480137baddd9243eef367c3&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[I tagli perfetti per l’estate delle over 50 che valorizzano i capelli bianchi]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/over/i-tagli-perfetti-l-estate-delle-over-50-che-valorizzano-i-2675056.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/over/i-tagli-perfetti-l-estate-delle-over-50-che-valorizzano-i-2675056.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[La bella stagione è il momento ideale per sperimentare un nuovo taglio che, oltre ad alleggerire la chioma e ad incorniciare il volto, faccia risaltare i capelli bianchi]]></description><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 10:58:21 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Decidere di <b>non tingere i capelli </b>oggi non è più un atto rivoluzionario, ma la normalità. Molte donne, stanche di essere “schiave” della colorazione mensile, preferiscono lasciare che lo scorrere del tempo accarezzi con naturalezza la propria chioma.</p><p>I capelli bianchi non sono solo pratici, ma donano un’aria elegante e ricercata, a patto però di scegliere il <b>giusto taglio</b>. Quale momento migliore dell’estate, dunque, per donare una nuova grinta al proprio look?</p><h2>Cosa si deve valutare prima di tagliare i capelli</h2><p>I tagli estivi per capelli bianchi hanno la capacità di offrire corpo e movimento alla chioma. Tuttavia, per ottenere un effetto armonico, è necessario affidarsi a mani esperte e tenere conto di tre punti fondamentali:</p><ul><li><b>Considerare la forma del viso: </b>che sia ovale, tondo o squadrato, il taglio ideale deve equilibrare i volumi ed esaltare i punti di forza del volto</li><li><b>Considerare la texture dei capelli: </b>scalature, <b>frange</b> e lunghezze devono sempre adattarsi alla texture dei capelli. Un taglio, infatti, appare differente a seconda che la chioma sia liscia, riccia o mossa</li><li><b>Valutare la gestione: </b>il taglio perfetto tiene conto di due fattori importanti, ovvero la manualità personale e la capacità di gestione quotidiana. Se non si è esperte o se il tempo scarseggia, è imprescindibile optare per soluzioni rapide ma chic.</li></ul><p><a href="https://ilgiornale.it/news/over/capelli-bianchi-nuova-ricerca-suggerisce-assumere-semi-2667923.html">Capelli bianchi, una nuova ricerca suggerisce di assumere semi di sesamo per contrastarli: consumo e benefici</a></p><h2>Il bob, l&amp;rsquo;evergreen per non sbagliare</h2><p>Il bob o caschetto è un taglio intramontabile che non passa mai di moda. Le over 50 con capelli bianchi possono beneficiare del suo effetto “<b>liftante</b>” naturale.</p><p>Il segreto per non appesantire il volto è optare per <b>linee morbide e leggere scalature</b>. Sono invece da evitare le linee troppo geometriche.</p><p>Il bob, con le giuste attenzioni, si adatta a tutte le forme del volto e texture dei capelli. In particolare dona <b>volume </b>alle chiome fini e piatte. Lo si può asciugare mosso o liscio a seconda dell’effetto che si desidera ottenere.</p><p>La manutenzione, infine, è molto semplice. Per mantenerne la forma, necessita di un <b>ritocco</b><b>periodico</b> dal parrucchiere, generalmente ogni uno o due mesi.</p><p>[[2634645]]</p><h2>Capelli lunghi sì, ma con qualche accortezza</h2><p>Le donne che decidono di non tingere più i capelli spesso credono, erroneamente, che debbano rinunciare alla lunghezza. La chioma bianca e oltre le spalle non invecchia se si adottano degli<b> accorgimenti</b>.</p><p>Innanzitutto è bene evitare i tagli pari e scegliere, invece, <b>scalature</b> che creano movimento, alleggeriscono la chioma e la rendono dinamica.</p><p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/over/capelli-frangia-60-anni-ringiovanisce-e-dona-dinamicit-tot-2589979.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>Frangia sì o frangia no?</b></u></a> Per non indurire troppo i lineamenti la soluzione migliore è scegliere quella a <b>tendina</b> che apre lo sguardo, incornicia il viso delicatamente e mimetizza le rughe sulla fronte.</p><h2>Il pixie cut, per un look grintoso</h2><p>Pixie cut e capelli bianchi? Non c’è scelta migliore per chi ama un taglio corto e d’impatto. Adatto sia ai capelli fini che a quelli doppi, il pixie dona grinta e <b>personalità</b> a chi lo porta.</p><p>Il temuto effetto “funghetto” si scongiura optando per la <b>versione moderna</b>. Più lungo e sfilato sulla parte superiore, ringiovanisce mettendo in risalto gli zigomi e lo sguardo.</p><p>Dimentica la spazzola: il pixie cut si asciuga al naturale e poi si modella con <a href="https://www.ilgiornale.it/news/over/capelli-sottili-o-diradati-migliori-mousse-donano-effetto-2598515.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>mousse volumizzanti</b></u></a><b> e lacche</b> di ultima generazione che non sporcano la chioma e contribuiscono a mantenere il look desiderato.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/benessere/prevenire-crescita-capelli-bianchi-7-alimenti-scegliere-2559197.html">Come prevenire la crescita di capelli bianchi: 7 alimenti da scegliere a tavola</a></p><h2>Come prendersi cura dei capelli bianchi</h2><p>Indipendentemente dalla lunghezza che si sceglie, i capelli bianchi necessitano di cure e <b>attenzioni speciali </b>perché anche il taglio più innovativo perde la sua bellezza se la chioma è spenta e danneggiata.</p><p>Poiché il capello bianco è privo di melanina, appare più ispido e duro. Per garantirne la <b>morbidezza</b>, ad ogni shampoo va usato un balsamo districante anche senza risciacquo e, una volta a settimana, è bene fare una maschera nutriente.</p><p>La detersione deve essere effettuata con<b> prodotti antigiallo</b> che contengono pigmenti blu o viola in grado di neutralizzare il naturale ingiallimento dei capelli e di preservare la luminosità della chioma.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/G3ICUWIJKVIFHGEQZYTNOWHP34.jpg?auth=04ab9aa8705227b7c32bcd288fe5d8649ca09655a64e78d6f04d83e2a28beb8c&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Il nuovo trattamento che riduce il colesterolo cattivo di quasi il 50% senza statine]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/rimedi-naturali/nuovo-trattamento-che-riduce-colesterolo-cattivo-quasi-50-2666788.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/rimedi-naturali/nuovo-trattamento-che-riduce-colesterolo-cattivo-quasi-50-2666788.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Un nuovo trattamento basato sul DNA blocca una proteina chiave che mantiene alto il colesterolo cattivo e aiuta il corpo a eliminarlo in maniera più efficace]]></description><pubDate>Tue, 19 May 2026 15:00:29 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Gli scienziati dell’Università di Barcellona e dell’Università dell’Oregon hanno sviluppato un nuovo approccio promettente per controllare i livelli di <b>colesterolo LDL o “cattivo”</b>, offrendo così un modo diverso di combattere l’aterosclerosi che si verifica quando si accumulano placche di grasso nelle arterie.</p><p>Nello specifico il team si è concentrato sulla <b>proteina PCSK9</b> che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei livelli di colesterolo LDL. Hanno quindi progettato un metodo per bloccare tale proteina utilizzando molecole specializzate a base di DNA note come forcine polipurine (PPRH).</p><p>Sopprimendo PCSK9, il trattamento aiuta le cellule ad assorbire più colesterolo e a ridurre, di conseguenza, la quantità circolante nel sangue. Tale approccio può altresì evitare gli effetti collaterali comunemente associati alle statine. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista <i>“<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006295225002382?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener"><b>Biochemical Pharmacology</b></a>”</i>.</p><h2>Cos&amp;rsquo;è il colesterolo</h2><p>Il colesterolo è una <b>molecola lipidica</b>, ovvero un grasso che viene prodotto in gran parte dall’organismo e solo in proporzioni minori, invece, è introdotto con la dieta.</p><p>Numerosi i suoi <b>compiti</b>: favorisce la costruzione delle pareti cellulari, partecipa alla produzione della vitamina D, è il precursore di ormoni quali gli estrogeni e il testosterone.</p><p>Il colesterolo viene trasportato nel sangue per mezzo di proteine specifiche che consentono di distinguerne due <b>tipologie</b>:</p><ul><li><b>HDL</b> (Hight Density Lipoprotein - lipoproteine ad alta densità): è il cosiddetto “colesterolo buono” o “spazzino”, chiamato così perché, se è in eccesso, le lipoproteine lo rimuovono dai tessuti e lo trasportano al fegato</li><li><b>LDL</b> (Low Density Lipoprotein - lipoproteine a bassa densità): noto come “colesterolo cattivo”, si deposita nelle pareti delle arterie e ostacola il normale flusso del sangue.</li></ul><h2>Cosa si rischia quando il colesterolo cattivo è alto</h2><p>L’<b>ipercolesterolemia</b> è una condizione caratterizzata da valori di colesterolo LDL superiori a 100 mg/dl. Il colesterolo in eccesso, accumulandosi nelle pareti delle arterie, rende difficoltoso il flusso sanguigno e facilita la formazione di placche aterosclerotiche.</p><p>Di conseguenza aumenta considerevolmente il rischio di incorrere in <a href="https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/saltare-colazione-potrebbe-aumentare-rischio-alcune-malattie-2598668.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>malattie cardiovascolari</b></a>. Tra queste le più pericolose sono l’infarto, l’angina pectoris e l’ictus. La rottura delle stesse placche può anche dar luogo ad una trombosi.</p><h2>Il ruolo delle forcine in polipurina</h2><p>Negli ultimi anni la proteina PCSK9 è diventata un bersaglio importante per le terapie volte a ridurre il colesterolo. Essa agisce attaccandosi ai <b>recettori LDL</b> delle cellule e ne limita la capacità di rimuovere il colesterolo dal flusso sanguigno.</p><p>Quando i livelli di PCSK9 sono alti vi è una minore disponibilità di recettori e, dunque, si verifica un accumulo di colesterolo LDL nel sangue. Le <b>forcine in polipurina (PPRH)</b> sono la soluzione per interrompere questo processo a livello genetico.</p><p>Tali molecole sono brevi filamenti di DNA in grado di legarsi con estrema precisione a specifiche sequenze di DNA o RNA al fine di bloccare l’<b>attività genica</b>. Nello specifico le PPRH impediscono la trascrizione del gene PCSK9.</p><p>Di conseguenza si assiste ad un aumento dei livelli dei recettori LDL e ad una migliorata capacità dell’organismo di <b>eliminare il colesterolo dalla circolazione</b>. Dunque i suoi valori si riducono e diminuisce altresì il rischio di formazione di placche aterosclerotiche.</p><h2>Lo studio</h2><p>I ricercatori hanno illustrato per la prima volta come due forcine in polipurina (PPRH) specifiche riducono sia l’RNA che la proteina PCSK9, aumentando i livelli dei recettori LDL. Si tratta delle forcine in polipurina note come <b>HpE9</b> e <b>HpE12</b>.</p><p>In particolare uno dei bracci di ciascuna catena delle polipurine di HpE9 e HpE12 si lega specificamente alla sequenze polipirimidiche degli esoni 9 e 12 di PCSK9, rispettivamente tramite <b>legami Watson-Crick</b>.</p><p>Questa interazione blocca la <b>trascrizione genica</b> e interferisce con l’attività della RNA polimerasi o dei fattori di trascrizione. Il team ha testato la terapia in cellule epatiche coltivate in laboratorio e in topi transgenici che portavano il gene umano PCSK9.</p><p>I <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006295225002382?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener"><b>risultati</b></a> hanno mostrato che sia <b>HpE9</b> che <b>HpE12</b> sono molto efficaci nelle cellule HepG2. <b>HpE12</b> riduce i livelli di RNA PCSK9 del 74% e quelli proteici dell’87%. Nel caso dei roditori transgenici una singola iniziezione di <b>HpE12</b> riduce i livelli plasmatici di PCSK9 del 50% e i livelli di colesterolo del 47% al terzo giorno.</p><h2>Prospettive future</h2><p>Poiché PCSK9 è diventato un bersaglio importante per le terapie contro il colesterolo, sono stati sviluppati diversi approcci per bloccarne gli effetti. Si pensi alle <b>tecnologie di</b><b>silenziamento genico siRNA</b>, oligonucleotidi antisense e metodi basati su CRISPR.</p><p>Inoltre trattamenti come Inclisiran, una terapia con siRNA, e <b>anticorpi monoclonali</b> quali evolocumab e alirocumab sono già in uso. Tuttavia, secondo gli scienziati, le forcine in polipurina possono offrire vantaggi unici.</p><p>Nello specifico le PPRH, in particolare l’<b>HpE12</b>, sono nucleotidi terapeutici con basso costo di sintesi, stabilità e mancanza di immunogenicità. Inoltre un approccio basato su PPRH contro PCSK9 non causerebbe <b>effetti collaterali</b> come le miopatie associate alla terapia con le statine. Sono ora necessari ulteriori approfondimenti.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/LJOIGBF6DRMFZCAZ5JPD5WZO3E.jpg?auth=4fc9f9243ba106959ebdb26d803f07706de1ffde0a3c3e834f493918f159ff44&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Alzheimer, potenziare una proteina (Sox9) aiuta il cervello a combattere la malattia]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/innovazione/alzheimer-potenziare-proteina-sox9-aiuta-cervello-combattere-2664156.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/innovazione/alzheimer-potenziare-proteina-sox9-aiuta-cervello-combattere-2664156.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Attivare gli astrociti, particolari cellule cerebrali, può essere utile nell’eliminazione delle placche amiloidi e, di conseguenza, nel preservare la memoria]]></description><pubDate>Wed, 13 May 2026 16:15:03 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Gli scienziati del Baylor College of Medicine hanno scoperto che aumentare i livelli di<b> Sox9</b>, una <b>proteina </b>che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’attività degli astrociti durante l’invecchiamento, ha migliorato significativamente la capacità di queste cellule cerebrali di rimuovere le placche amiloidi tipiche dell’<b>Alzheimer</b>.</p><p>Questo processo integrato, che aiuta a preservare la<b> memoria</b> e la <b>capacità di pensiero</b>, può rappresentare una potenziale strategia terapeutica basata su un rafforzamento del sistema di supporto del cervello per rallentare il declino cognitivo nelle malattie neurodegenerative. Lo studio è stato pubblicato su <i>“</i><i><b>Nature Neuroscience</b></i><i>”</i>.</p><h2>Il morbo di Alzheimer</h2><p>Con circa 1,4 milioni di malati in tutto il mondo, il morbo di Alzheimer è la <b>patologia</b><b>neurodegenerativa</b> più diffusa in assoluto. Si caratterizza per una progressiva e irreversibile perdita delle <b>funzioni cognitive</b> e nella maggior parte dei casi colpisce soggetti over 65.</p><p>I diversi gradi di atrofia del cervello comportano una degenerazione continua, una riduzione della <b>reattività dei neurotrasmettitori</b> e diverse <b>anomalie del tessuto cerebrale</b>. Si pensi, ad esempio, ai depositi di beta-amiloide, alle placche senili e ai livelli elevati di proteina Tau.</p><h2>Una combinazione di fattori genetici e ambientali</h2><p>Attualmente la precisa causa dell’Alzheimer è sconosciuta, tuttavia la scienza ritiene che il 70% del rischio di svilupparlo sia legato a fattori genetici. Alcuni <b>geni specifici</b>, come APOE, aumentano la possibilità di insorgenza della demenza. Altri geni incriminati sono APP, PSEN1 e PSEN2.</p><p>Oltre alla genetica non si devono sottovalutare altri aspetti essenziali, tra cui i fattori ambientali e quelli comportamentali. Attenzione, dunque, al <a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/diabete-tipo-2-i-dieci-sintomi-non-sottovalutare-2448772.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>diabete di tipo 2</b></u></a>, all’ipertensione, all’<b>infiammazione cerebrale</b>, ai traumi cranici e alla scarsa attività intellettuale.</p><h2>Gli astrociti e la funzione cerebrale</h2><p>Gli <b>astrociti</b> sono cellule che svolgono compiti essenziali per il normale funzionamento del cervello, tra cui facilitare la <b>comunicazione cerebrale</b> e l’<b>immagazzinamento della memoria</b>. Con l’avanzare dell’età essi vanno incontro a profonde alterazioni funzionali.</p><p>Per comprendere meglio come gli astrociti cambiano nel tempo e in che modo tali<b> variazioni </b>sono collegate con l’Alzheimer, <a href="https://www.nature.com/articles/s41593-025-02115-w" target="_blank" rel="noopener"><u>i ricercatori hanno focalizzato l’attenzione sulla </u></a><a href="https://www.nature.com/articles/s41593-025-02115-w" target="_blank" rel="noopener"><u><b>proteina Sox9</b></u></a> perché controlla l’attività di molti geni negli astrociti invecchiati.</p><h2>Lo studio</h2><p>Nello specifico il team ha <b>manipolato l’espressione del gene Sox9 </b>al fine di valutarne il ruolo nel mantenimento della funzione degli astrociti nel cervello invecchiato e nei modelli murini di Alzheimer.</p><p>Sono stati utilizzati <b>modelli murini</b> che avevano già sviluppato un deficit cognitivo, come quello della memoria e che avevano placche amiloidi nel cervello. Gli studiosi hanno quindi aumentato o eliminato Sox9 nei topi e monitorato le loro prestazioni cognitive per sei mesi.</p><p>Gli animali sono stati valutati in base alla loro capacità di<b> riconoscere oggetti </b>e <b>ambienti</b><b>familiari</b>. Al termine dell’indagine è stata misurata la quantità di placche amiloidi che si erano accumulate nel cervello.</p><h2>Risultati e prospettive future</h2><p>I risultati hanno rivelato un netto contrasto. I <b>livelli più bassi di Sox9</b> hanno portato a un accumulo più rapido di placche amiloidi, a una struttura degli astrociti più semplice e a una loro minore capacità di eliminare le placche.</p><p>L’<b>aumento di Sox9</b>, al contrario, ha generato un incremento dell’attività degli astrociti, ha migliorato la loro complessità strutturale e, infine, ha promosso la rimozione delle placche amiloidi.</p><p>Bisogna sottolineare che i roditori con livelli più alti di Sox9 hanno mantenuto una migliore funzione cognitiva. Ciò suggerisce che l’attivazione degli astrociti può aiutare a<b> rallentare il declino mentale</b> associato al morbo di Alzheimer.</p><p>Gli scienziati ribadiscono che è necessario condurre<b> ulteriori ricerche</b>. Tuttavia i risultati fanno ben sperare e aprono la strada a nuove terapie che mirano a sfruttare gli astrociti come difesa naturale contro le malattie neurodegenerative.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/64JB5YQCVFIEFNP4TP63BPYIFY.jpg?auth=ce05ec5584cde92d3128d44af520d4c8c72358a2ad342b6721d40fbbb7716c7e&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Scoperto un virus nell’intestino che potrebbe essere collegato al tumore al colon]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/scoperto-virus-nell-intestino-che-potrebbe-essere-collegato-2662712.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/scoperto-virus-nell-intestino-che-potrebbe-essere-collegato-2662712.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Un virus individuato all’interno di un comune batterio intestinale potrebbe aiutare a spiegare l’insorgenza di una delle forme cancerose più diffuse al mondo]]></description><pubDate>Mon, 11 May 2026 11:13:22 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>tumore al colon</b> rientra fra le tipologie di cancro più comuni nei paesi occidentali ed è una delle principali cause di decesso per malattia. Negli ultimi anni la scienza si è concentrata sul <b>microbioma intestinale</b>, il vasto ecosistema di batteri, virus e altri microrganismi che vivono nel sistema digerente.</p><p>Di recente i ricercatori dell’Università della Danimarca Meridionale e dell’Ospedale Universitario di Odense hanno identificato un <b>virus</b> precedentemente sconosciuto all’interno di un comune batterio intestinale, il <b><i>Bacteroides fragilis</i></b>.</p><p>Tale virus, che si manifesta più spesso nei pazienti affetti da tumore al colon, potrebbe fornire <b>nuovi importanti indizi</b> sulle modalità con cui la neoplasia si sviluppa. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista <a href="https://www.nature.com/articles/s43856-026-01403-1" target="_blank" rel="noopener"><b>“</b></a><a href="https://www.nature.com/articles/s43856-026-01403-1" target="_blank" rel="noopener"><b><i>Nature”</i></b></a><a href="https://www.nature.com/articles/s43856-026-01403-1" target="_blank" rel="noopener"><b>.</b></a></p><h2>I fattori di rischio da non sottovalutare</h2><p>Attualmente le cause del tumore al colon sono in parte sconosciute. Esistono, tuttavia, alcuni fattori di rischio che favoriscono la sua comparsa. Tali fattori possono essere classificati in non ereditari, genetici e nutrizionali.</p><ul><li><b>Fattori rischio non ereditari</b>: età superiore a 50 anni, fumo di sigaretta, sedentarietà, malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa)</li><li><b>Fattori di rischio genetici</b>: si può ereditare la predisposizione ad ammalarsi se in famiglia sono stati diagnosticati casi di patologie come le poliposi adenomatose ereditarie e il carcinoma ereditario del colon retto su base non poliposica</li><li><a href="https://www.ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/tumore-colon-6cibi-scegliere-ridurre-rischio-2589948.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>Fattori di rischio nutrizionali</b></a>: sovrappeso, obesità, dieta ricca di grassi e proteine animali e povera di fibre.</li></ul><h2>Il ruolo del microbiota intestinale</h2><p>Per anni gli studiosi hanno collegato uno specifico batterio intestinale, il <i>Bacteroides fragilis</i>, al tumore al colon. Tuttavia questa <b>relazione</b> è stata difficile da spiegare perché lo stesso batterio si trova anche nella maggior parte degli individui sani.</p><p>Al fine di risolvere tale contraddizione, si è indagato per comprendere se potessero esserci delle differenze all’interno del microrganismo. Il team ha quindi scoperto un<b> virus</b> che vive all’interno del <i>Bacteroides fragilis</i>.</p><p>Dall’analisi è emerso che i soggetti che sviluppano un cancro intestinale, il batterio in questione è molto più propenso a trasmettere un <b>batteriofago specifico</b>, ovvero un virus che infetta i batteri.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/benessere/tumore-colon-retto-quali-sono-i-sintomi-iniziali-ecco-2418627.html">Tumore al colon-retto, quali sono i sintomi iniziali: ecco come avviene la diagnosi</a></p><h2>I dati su larga scala rivelano uno schema chiaro</h2><p>L’importante scoperta è seguita all’approfondimento di una serie di dati provenienti da un grande studio danese che ha coinvolto circa <b>due milioni di persone</b>.</p><p>Gli scienziati, nello specifico, si erano concentrati su pazienti che avevano subito gravi <b>infezioni del sangue</b> causate da <i>Bacteroides fragilis.</i></p><p>A una piccola parte di questi soggetti, nel giro di poche settimane, è stato <b>diagnosticato</b> un tumore al colon.</p><p>Confrontando campioni batterici di individui con e senza cancro, i ricercatori hanno individuato un modello chiaro: i batteri provenienti da malati oncologici avevano maggiori probabilità di contenere<b> virus specifici</b>.</p><h2>Lo schema è confermato a livello mondiale</h2><p>Per verificare lo schema a livello globale, il team ha analizzato <b>campioni di feci</b> di 877 persone in Europa, Asia e Stati Uniti.</p><p>I risultati hanno confermato quanto era già stato scoperto: i pazienti con tumore al colon avevano circa il <b>doppio delle probabilità</b> di contenere i virus nei batteri <i>Bacteroides fragilis </i>intestinali.</p><p>Si ritiene che fino all’80% del rischio di neoplasia intestinale sia influenzato da <b>fattori</b><b>ambientali</b>, inclusi i microrganismi presenti nel microbiota.</p><p>Se il virus cambia il comportamento del batterio <i>Bacteroides fragilis</i>, potrebbe alterare al tempo stesso l’<b>ambiente intestinale</b> e quindi favorire la comparsa della malattia.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/benessere/cancro-colon-retto-consigli-prevenzione-2647492.html"> Cancro del colon-retto: consigli per la prevenzione</a></p><h2>Possibili nuovi test di screening</h2><p>Attualmente lo screening per il tumore al colon prevede la ricerca del <b>sangue occulto</b> nelle feci per i soggetti con più di 50 anni e per tutti coloro che presentano uno o più fattori di rischio.</p><p>Gli scienziati sperano in futuro di effettuare uno screening anche per i virus recentemente scoperti. Le prime analisi suggeriscono che alcuni<b> marcatori virali</b> potrebbero identificare circa il 40% dei casi di cancro.</p><p>Tuttavia i ricercatori sottolineano che questo studio è ancora nelle sue fasi iniziali. Sono infatti necessari ulteriori <b>approfondimenti</b> prima che esso possa essere utilizzato nella pratica clinica.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/656QBOXEJ5KRDGBUYD3TSCX3WE.jpg?auth=d52cdfc57893371ef74cda205253f7e20ec6c8e31544a712bd85cebedf32f78e&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[La nevralgia del trigemino può essere un sintomo della sclerosi multipla: come e quando si manifesta]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/benessere/nevralgia-trigemino-pu-essere-sintomo-sclerosi-multipla-e-2661003.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/benessere/nevralgia-trigemino-pu-essere-sintomo-sclerosi-multipla-e-2661003.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Questo disturbo, seppur raro, può condizionare in maniera negativa la vita di chi ne soffre]]></description><pubDate>Thu, 07 May 2026 08:14:49 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>La <b>nevralgia del trigemino</b> è una sindrome cronica neuropatica che interessa il quinto nervo cranico, ovvero quello responsabile della sensibilità del volto e della masticazione.</p><p>Si manifesta con <b>crisi di dolore</b> di breve durata. L’algia, che può riguardare la mandibola, la fronte e l’occhio, è spesso descritta come una scossa elettrica o una pugnalata.</p><h2>Quanti ne soffrono e tipologie</h2><p>La nevralgia del trigemino fortunatamente è una <b>condizione rara</b>. La sua incidenza, infatti, è di circa 5 casi ogni 100mila individui. Colpisce soprattutto le donne di età compresa <b>fra i 50 e i 60 anni</b>, mentre è quasi impossibile diagnosticarla prima dei 40 anni.</p><p>A seconda delle <b>caratteristiche del dolore</b> si individuano tre tipologie di nevralgia del trigemino:</p><ol><li><b>Nevralgia del trigemino di tipo 1</b>: è la forma tipica ed è caratterizzata da un dolore acuto ed intermittente</li><li><b>Nevralgia del trigemino di tipo 2</b>: il dolore è intenso e costante e si associa a sensazioni di bruciore</li><li><b>Nevralgia del trigemino di tipo 3</b>: è l’espressione di un’altra patologia, ad esempio la sclerosi multipla.</li></ol><h2>Le cause</h2><p>Spesso la nevralgia del trigemino è idiopatica, ovvero non si conoscono le cause. Quando invece queste sono note, nella maggior parte dei casi, sono riconducibili ad una <b>compressione del trigemino</b> e ad una <b>malattia di base</b>.</p><h3>Compressione del trigemino</h3><p>Nell’80-90% dei casi a scatenare la nevralgia del trigemino è il contatto fra il nervo e un vaso sanguigno adiacente. Tale vicinanza provoca una compressione sulla terminazione nervosa che innesca:</p><ul><li>Un’<b>alterazione funzionale</b> (il trigemino invia segnali anomali al cervello)</li><li>L’<b>erosione della guaina mielinica</b> (il rivestimento protettivo intorno al nervo).</li></ul><h3>Malattia di base</h3><p>La nevralgia del trigemino può dipendere anche da condizioni patologiche quali:</p><ul><li><b>Disturbi del sistema nervoso</b> (<a href="https://www.ilgiornale.it/news/innovazione/sclerosi-multipla-segnali-nel-sangue-fino-sette-anni-dei-2559319.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>sclerosi multipla</b></u></a>)</li><li><b>Traumi</b></li><li><b>Lesioni cerebrali</b></li><li><b>Infezioni</b></li><li><b>Tumori</b>.</li></ul><h2>Cosa sono i trigger points</h2><p>Molti soggetti presentano alcune <b>aree del viso sensibili</b> chiamate “<b>trigger points</b>” che, se stimolate, possono innescare una crisi dolorosa. Tali zone sono localizzate vicino gli occhi, le orecchie, il naso, le labbra e la cavità orale.</p><p>Tra le azioni che più frequentemente attivano i trigger points ricordiamo: <b>parlare</b>, mangiare, <b>bere bevande troppo calde o troppo fredde</b>, baciare. Ancora lavarsi i denti, radersi la barba, truccarsi e persino esporsi al vento.</p><h2>I sintomi tipici</h2><p>Il sintomo principale della nevralgia del trigemino è un<b> dolore lancinante</b>, <b>improvviso</b> e <b>unilaterale</b> a livello della mandibola, della mascella superiore, dei denti, delle gengive, della guancia, dell’occhio e della fronte.</p><p>Oltre all’algia acuta i pazienti accusano anche:</p><ul><li>Sensazione di <a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/formicolio-mani-cosa-fare-2586508.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>formicolio</b></u></a> o <b>intorpidimento</b> prima di una crisi</li><li><b>Tic dolorosi</b> nelle zone colpite</li><li>Fenomeni vasomotori come <b>arrossamento</b>,<b> aumento della secrezione nasale</b>, <b>lacrimazione</b>.</li></ul><p>Gli attacchi durano <b>da pochi secondi fino a due minuti</b> e, nei casi più gravi, possono ripetersi anche centinaia di volte al giorno. Tra un episodio e l’altro può persistere un dolore sordo o una sensazione di bruciore.</p><h2>Le strategie terapeutiche</h2><p>L’obiettivo della strategia terapeutica è quello di ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi. Il primo fondamentale approccio si basa sulla somministrazione di <b>farmaci </b>che stabilizzano gli impulsi nervosi.</p><p>La <b>Carbamazepina</b> è l’anticonvulsionante di elezione. Ad esso possono essere associati antidepressivi triciclici. In caso di intolleranza alla Carbamazepina si opta per altre molecole quali Oxcarbazepina, Gabapentin, Lamotrigina.</p><p>Se i farmaci si rivelano inefficaci, è possibile valutare l’intervento chirurgico. L’operazione standard è la <b>decompressione microvascolare</b>. Esistono poi procedure mininvasive (iniezione di glicerolo, rizolisi a radiofrequenza) e la radiochirurgia stereotassica.</p><h2>Alcune buone abitudini</h2><p>L’adozione di alcuni semplici <b>accorgimenti</b> è in grado di ridurre la frequenza delle crisi, di seguito alcune indicazioni base:</p><ul><li>Preferire<b> cibi a temperatura ambiente</b> e di <b>consistenza morbida</b></li><li><b>Evitare sostanze stimolanti</b> come la caffeina</li><li>Utilizzare <b>spazzolini con setole morbide</b></li><li><b>Coprire il volto con una sciarpa</b> in caso di vento o di freddo</li><li>Intraprendere un percorso di <b>psicoterapia cognitivo-comportamentale</b> per gestire lo stress cronico.</li></ul><p>Consultate sempre il medico che vi aiuterà nella diagnosi ed a fornirvi le giuste indicazioni</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/AQ6MPLCUVRLGLPNG3VIPW5W5FQ.jpg?auth=9d4041f91028bc1976b8b53c36568fd8114b49b96f1ef14949387fe36a008848&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Infarto e ictus, rischio 67% maggiore associato ad alcuni alimenti: i dati da uno studio]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/infarto-e-ictus-rischio-67-maggiore-associato-ad-alcuni-2651213.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/dieta-e-alimentazione/infarto-e-ictus-rischio-67-maggiore-associato-ad-alcuni-2651213.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Il consumo di alimenti ultra processati è fortemente collegato ad una probabilità più elevata di gravi problemi cardiaci]]></description><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 13:16:37 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Gli scienziati dell’American College of Cardiology hanno scoperto che le persone che consumavano quotidianamente più di nove porzioni di<b> cibi ultra processati</b> hanno il 67% di possibilità in più di sviluppare eventi cardiaci.</p><p>Il rischio aumenta con un maggiore apporto. Infatti ogni dose giornaliera aggiuntiva è collegata ad un incremento del 5% della probabilità di incorrere in infarto, ictus o morte per <b>cardiopatia coronarica</b>.</p><p>Lo studio, presentato durante il congresso della Sessione Scientifica Annuale dell’American College of Cardiology, è stato pubblicato su <i>“</i><i><b>JACC Advances</b></i><i>”</i>.</p><h2>Quali sono gli alimenti ultra processati</h2><p>Gli alimenti ultra processati sono prodotti industriali che vengono prodotti con l’aggiunta di <b>ingredienti non salutari</b>, tra cui conservanti, coloranti, aromi artificiali, emulsionanti e zuccheri raffinati.</p><p>Sono esempi di alimenti ultra processati:</p><ul><li>i cibi congelati e <b>fast food</b> (hamburger, pizza, pasti pronti);</li><li>le carni lavorate (wurstel, salumi);</li><li>gli<b> snack confezionati </b>(patatine fritte);</li><li>i dolci (merendine, biscotti, barrette energetiche);</li><li>le bibite zuccherate ed energetiche.</li></ul><p>Questi cibi sono pericolosi per la salute poiché durante la lavorazione perdono gran parte del loro <b>contenuto nutrizionale originale</b> e, dunque, forniscono solo calorie inutili. Il loro consumo regolare è associato a:</p><ul><li><b>Malattie cardiovascolari</b></li><li><b>Diabete di tipo 2</b></li><li><b>Disturbi metabolici</b></li><li><b>Obesità</b>.</li></ul><p><a href="https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ipertensione-cortisolo-pu-essere-motivo-cui-pressione-non-2647943.html">Ipertensione, il cortisolo può essere il motivo per cui la pressione non scende: i livelli da monitorare</a></p><h2>Lo studio</h2><p>Il team ha <a href="https://www.jacc.org/doi/10.1016/j.jacadv.2025.102516" rel="nofollow noopener" target="_blank"><u><b>analizzato</b></u></a> i dati di di 6.814 individui di età compresa tra 45 e 84 anni che non soffrivano di malattie cardiache note. Agli stessi sono stati somministrati <b>questionari alimentari</b> per stimare il consumo giornaliero di cibi ultra processati.</p><p>I questionari si basavano sul sistema di classificazione NOVA che suddivide gli alimenti in <b>quattro categorie</b> che vanno da prodotti non processati o minimamente processati a ultra processati. Nel mezzo ci sono gli alimenti moderatamente lavorati.</p><p>I partecipanti con l’apporto più alto hanno consumato in media<b> 9,3 porzioni</b> di cibi ultra processati al giorno, mentre per quelli con l’apporto più basso è stata calcolata una media di 1,1 porzioni.</p><p>Dall’analisi è emerso che chi mangiava più quantità di cibi ultra processati aveva un <b>rischio</b><b>maggiore del 67%</b> di morire a causa di una cardiopatia coronarica o di incorrere in <a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ictus-cos-riduci-rischio-40-ecco-cosa-fare-secondo-esperti-2643166.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>ictus</b></u></a>, arresto cardiaco e <b>infarto</b> non fatale.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/benessere/quali-sintomi-silenziosi-dell-infarto-compaiono-giorni-2645555.html">Quali sintomi silenziosi dell’infarto compaiono giorni prima</a></p><h2>Il rischio è indipendente dalle calorie e dalla qualità della dieta</h2><p>I ricercatori, dopo aver valutato i <b>fattori di rischio comuni </b>come diabete, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ipertensione-cortisolo-pu-essere-motivo-cui-pressione-non-2647943.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>ipertensione</b></u></a>, obesità e colesterolo alto, sono giunti alla conclusione che la pericolosità dell’assunzione dei cibi ultra processati era indipendente dalla quantità delle calorie giornaliere e dalla qualità complessiva della dieta.</p><p>Inoltre è stato dimostrato che ogni <b>porzione quotidiana aggiuntiva</b> di alimenti ultra processati era associata ad un aumento del 5,1% della probabilità di eventi cardiaci avversi. Tale incremento è stato maggiore tra gli afroamericani (+ 6,1%).</p><p>Gli scienziati consigliano di ridurre il consumo di questi alimenti. Inoltre è molto importante <b>leggere con attenzione le etichette</b> dove sono riportate informazioni dettagliate su zuccheri aggiunti, sale, grassi e carboidrati per porzione che nella maggior parte dei casi sono più alti nei cibi ultra processati.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/HUXH7O44M5P2LKRSIDUS5LILGU.jpg?auth=ffced83a56b9935a4ac8ca2656d715bae69f23511667b1c6ef529269f6d3851e&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[15 minuti di esercizio fisico a settimana può ridurre il rischio di otto malattie: lo studio]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/benessere/15-minuti-esercizio-fisico-settimana-pu-ridurre-rischio-otto-2649823.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/benessere/15-minuti-esercizio-fisico-settimana-pu-ridurre-rischio-otto-2649823.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Uno studio condotto su quasi 100mila persone ha scoperto che non è importante solo quanto ci si muove, ma anche l’intensità con cui si pratica l’attività fisica]]></description><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 17:27:43 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Un team internazionale di scienziati guidati dal professor Minxue Shen della Xiangya School of Public Health della Central South University di Hunan (Cina) ha scoperto che bastano pochi minuti al giorno di<b> attività fisica ad alta intensità</b> per ridurre significativamente la probabilità di sviluppare otto malattie:</p><ol><li><b>Patologie cardiovascolari</b></li><li><b>Diabete di tipo 2</b></li><li><b>Disturbi infiammatori immunomediati</b></li><li><b>Epatopatie</b></li><li><b>Malattie respiratorie croniche</b></li><li><b>Patologie renali croniche</b></li><li><b>Aritmie</b></li><li><b>Demenza</b>.</li></ol><p>Lo studio è stato pubblicato sull’<a href="https://academic.oup.com/eurheartj/advance-article/doi/10.1093/eurheartj/ehag168/8537159" target="_blank" rel="noopener"><i><u><b>European Heart Journal</b></u></i></a>.</p><h2> Un grande studio internazionale</h2><p>Per esplorare la connessione tra l’attività fisica vigorosa e la minore incidenza di malattie croniche e invalidanti i ricercatori hanno analizzato i dati di quasi 96mila partecipanti che per una settimana hanno indossato <b>accelerometri da polso</b>.</p><p>Questi dispositivi hanno monitorato <b>schemi di movimento dettagliati</b>, inclusi brevi momenti di movimento intenso che le persone avrebbero potuto non ricordare (ad esempio correre per andare a prendere l’autobus).</p><p>I dati sono stati utilizzati per calcolare sia l’attività totale che l’intensità della stessa tale da provocare mancanza di fiato. Il team ha poi confrontato le <b>misurazioni</b> con la possibilità che i soggetti morissero o sviluppassero nei successivi sette anni le condizioni prima menzionate.</p><h2>Rischio inferiore di demenza e diabete</h2><p>Dai risultati è emerso che chi praticava maggiormente attività fisica ad alto impatto aveva una minore probabilità di incorrere in patologie anche gravi e debilitanti. Per la precisione è stato dimostrato:</p><ul><li><b>Un rischio inferiore del 63% di demenza</b></li><li><b>Un rischio inferiore del 60% di diabete di tipo 2</b></li><li><b>Un rischio inferiore del 46% di morte</b>.</li></ul><p>I benefici sono stati osservati anche quando il tempo dedicato al movimento era breve. Gli studiosi hanno poi scoperto che l’intensità è fondamentale soprattutto per la prevenzione di condizioni infiammatorie come artrite e psoriasi.</p><h2>Perché l&amp;rsquo;attività fisica intensa è importante</h2><p>Il professor Schen ha dichiarato: «L’attività fisica vigorosa sembra scatenare <b>risposte specifiche del corpo</b> che il movimento a bassa intensità non può replicare completamente. Il cuore, infatti, pompa in maniera più efficiente, i vasi sanguigni diventano più flessibili e migliora la capacità dell’organismo di utilizzare l’ossigeno».</p><p>Ma non è tutto. Muoversi fino a sentire il fiato mancare riduce lo stato infiammatorio generale e stimola la <b>produzione di sostanze chimiche</b> nel cervello che aiutano a mantenere le cellule cerebrali sane. Ciò può spiegare i benefici associati alla prevenzione di una malattia sempre più diffusa, la demenza.</p><h2>15-20 minuti di esercizi da fare a casa una volta alla settimana</h2><p>Gli scienziati assicurano che per ottenere i vantaggi esposti nel precedente paragrafo non è necessario andare in palestra. Bastano infatti brevi momenti di attività fisica intensa (anche <b>15-20 minuti a settimana</b>) per fare la differenza. Ad esempio:</p><ul><li><b>Salire le scale velocemente</b></li><li><b>Camminare a passo sostenuto tra una commissione e l’altra</b></li><li><b>Giocare attivamente con i propri figli</b>.</li></ul><p>Il professor Schen conclude: «L’attività fisica ad alto impatto non è sicuro per tutti, specialmente per gli<b> anziani </b>e per le persone con determinate <b>condizioni croniche</b>. Per loro qualsiasi aumento di movimento è comunque benefico».</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/C5MURK3NUZKZHGUV24FJCM547Y.jpg?auth=96d707ddd176e871f7c945cbb32132a3b97a33b60387ec87b99080c76a09d1f0&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Ipertensione, il cortisolo può essere il motivo per cui la pressione non scende: i livelli da monitorare]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ipertensione-cortisolo-pu-essere-motivo-cui-pressione-non-2647943.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ipertensione-cortisolo-pu-essere-motivo-cui-pressione-non-2647943.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Uno squilibrio ormonale nascosto potrebbe essere l’anello mancante dietro milioni di casi di ipertensione ostinata. Uno studio fa luce in merito]]></description><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 16:47:19 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Gli scienziati statunitensi della Scuola di Medicina Mount Sinai hanno scoperto che il 27% dei pazienti con <b>ipertensione resistente</b> alla terapia sono affetti anche da <b>ipercortisolismo</b>, una condizione caratterizzata dalla produzione eccessiva di cortisolo.</p><p>Questo ormone aiuta a regolare la risposta del corpo allo stress. Tuttavia, quando i suoi livelli rimangono elevati nel tempo, possono provocare gravi danni di salute. Lo studio, chiamato <b>MOMENTUM</b>, è stato pubblicato su <i>“<b>RevoScience</b>”</i>.</p><h2>Quando si parla di ipertensione</h2><p>Con il termine pressione arteriosa si indica la forza esercitata dal sangue contro le pareti dei vasi sanguigni come conseguenza dell’azione di pompa svolta dal cuore. Misurata in millimetri di mercurio (mmHg) la distinguiamo in <b>sistolica o massima</b> e <b>diastolica o minima</b>.</p><p>In un <b>soggetto a riposo</b>, normalmente, i valori della pressione sistolica (massima) sono compresi <b>tra 90 e 129 mmHg</b>. Invece i valori della pressione diastolica (minima) sono compresi<b> tra 60 e 84 mmHg</b>.</p><p>Si parla di<b> ipertensione </b>quando i valori sistolici sono costantemente superiori a <b>140 mmHg</b> e quelli diastolici superano i <b>90 mmHg</b>.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/over/quanto-dovrebbe-essere-pressione-i-60-anni-2641446.html">Quanto dovrebbe essere la pressione dopo i 60 anni</a></p><h2>Le cause dell&amp;rsquo;ipertensione</h2><p>Si distinguono due forme di ipertensione: <b>primaria</b> e<b> secondaria</b>. La prima condizione è espressione di fattori genetici e ambientali. La seconda, invece, è la conseguenza di malattie più o meno gravi.</p><ul><li><b>Cause di ipertensione primaria</b>: predisposizione genetica, squilibri ormonali, sovrappeso, depressione, ridotto apporto di vitamina D, consumo eccessivo di caffeina, utilizzo di troppo sale in cucina</li><li><b>Cause di ipertensione secondaria</b>: gravidanza, patologie cardiache, glomerulonefrite, lupus eritematoso sistemico, sclerodermia, apnee notturne, diabete, disturbi endocrini.</li></ul><h2>Lo studio</h2><p>L’ipertensione <b>resistente</b> si verifica quando la pressione arteriosa rimane costantemente alta anche dopo l’assunzione di tre o più farmaci.</p><p>I ricercatori hanno preso in esame <b>1.086 individui </b>in 50 centri a livello nazionale, incluso il Mount Sinai Health System di New York. I partecipanti idonei sono stati sottoposti ad un <b>test di soppressione del desametasone</b> (un corticosteroide).</p><h3>I livelli di cortisolo da monitorare</h3><p>Ciò comportava l’assunzione di una dose serale di desametasone e il prelievo di sangue la mattina seguente per misurare i <b>livelli di cortisolo</b>. I pazienti con <b>livelli di cortisolo superiori a 1,8 ug/dl</b> sono stati classificati come “<b>ipercortisolisti</b>”.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/benessere/cortisolo-che-cos-e-regolarlo-tavola-2424331.html">Cortisolo, che cos’è e come regolarlo a tavola</a></p><h3>I risultati dello studio</h3><p>Tra i 1.086 soggetti sono stati individuati 297 individui affetti da ipercortisolismo, ovvero il 27% del gruppo. L’<a href="https://www.revoscience.com/en/study-finds-high-rates-of-hypercortisolism-in-resistant-hypertension-patients/" target="_blank" rel="noopener">indagine</a> ha altresì identificato i<b> fattori di rischio</b> della condizione e tra questi figura l’insufficienza renale.</p><p>Un’altra problematica legata all’ipertensione resistente è l’<b>iperaldosteronismo</b> primario che si verifica nel momento in cui  il corpo produce troppo aldosterone. Circa il 20% dei partecipanti aveva questo disturbo e circa il 6% presentava sia ipercortisolismo che iperaldosteronismo.</p><h2>Prospettive future</h2><p>Le persone affette da ipertensione resistente hanno una maggiore probabilità di incorrere in <b>eventi cardiovascolari gravi</b>, come infarto e insufficienza cardiaca. Inoltre l’ipercortisolismo è collegato a complicazioni tra cui <b>aumento di peso</b>, perdita muscolare e diabete.</p><p>I risultati dello studio suggeriscono che i medici di famiglia e gli specialisti dovrebbero sottoporre i pazienti a rischio allo <b>screening per l’ipercortisolismo</b>. Anche se sono necessari ulteriori approfondimenti, la ricerca può aprire la strada a <b>nuovi trattamenti</b> per abbassare la pressione quando le terapie standard non sono efficaci.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/PESTDGHRUNKFDDG5WXLUKLDUIQ.jpg?auth=2c3e5e6b2e389b60eb33495ae16ad812bdacf059e57c2e947e02bd8ecccdf639&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Mieloma multiplo, i campanelli d’allarme: il 70% dei pazienti manifesta un dolore alla colonna vertebrale]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/mieloma-multiplo-i-campanelli-d-allarme-70-dei-pazienti-2646858.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/mieloma-multiplo-i-campanelli-d-allarme-70-dei-pazienti-2646858.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Il dolore osseo è la manifestazione chiave di questa patologia ematologica. Non devono però essere trascurati anche gli altri segni clinici]]></description><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 12:42:24 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>mieloma multiplo</b> è un tumore maligno ematologico che colpisce particolari cellule del sistema immunitario, le cosiddette plasmacellule. Si caratterizza per la proliferazione e l’accumulo nel midollo osseo di un anomalo clone plasmacellulare.</p><p>Dati alla mano, ogni anno in Italia vengono diagnosticati in media 11,1 nuovi casi ogni 100mila uomini e 7,7 nuovi casi ogni 100mila donne. Ad esserne maggiormente colpiti sono gli <b>over 70</b>. Raramente la malattia interessa individui con meno di 40 anni.</p><h2>Il ruolo della componente monoclonale</h2><p>Le <b>plasmacellule</b>, come abbiamo visto, sono cellule del sistema immunitario derivanti dai linfociti B. Questi ultimi generano gli anticorpi che hanno il compito di proteggere l’organismo dalle infezioni e di aiutarlo a contrastarle.</p><p>Nel mieloma multiplo l’alterazione plasmacellulare si traduce nella produzione di ingenti quantità di una sola immunoglobulina, la <b>componente monoclonale</b>, detta anche “paraproteina” o “componente M”.</p><p>Proprio l’accumulo nel corpo della componente monoclonale, assieme agli <b>osteoclasti</b> ovvero le cellule che provocano la demolizione del tessuto osseo e le conseguenti fratture, è responsabile della sintomatologia.</p><h2>La gammopatia monoclonale che precede il mieloma</h2><p>Il mieloma è preceduto da una condizione definita “<b>gammopatia monoclonale di incerto significato</b>” che interessa il 5% dei soggetti con più di 70 anni. Generalmente essa non dà sintomi e non richiede nessuna terapia.</p><p>Bisogna però sorvegliarla attentamente per cogliere subito una possibile <b>evoluzione maligna</b>. Infatti, se le plasmacellule tumorali superano il 10% di tutte le plasmacellule presenti nel midollo osseo, si parla di mieloma multiplo vero e proprio.</p><p>Le cause di questa neoplasia ematologica non sono ancora note con precisione. Esistono, tuttavia, alcuni <b>fattori di rischio</b> predisponenti. Tra questi figurano:</p><ul><li>L’<b>età avanzata</b></li><li>Il <b>sesso maschile</b></li><li>La <b>familiarità</b></li><li>L’<b>esposizione alle sostanze chimiche e alle radiazioni</b></li><li>Le <a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/malattie-autoimmuni-cosa-sono-e-cinque-pi-diffuse-2212406.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>malattie autoimmuni</b></a>e le <b>infezioni croniche</b>.</li></ul><h2>Non solo dolore osseo, attenzione anche a questi sintomi</h2><p>La sintomatologia del mieloma multiplo è sintetizzata dall’acronimo <b>CRAB</b> (Calcium elevated, Renal failure, Anemia, Bone lesions) che sta appunto ad indicare gli alti livelli di calcio, l’insufficienza renale, l’anemia e i danni ossei.</p><p><b>Quasi il 70% dei pazienti</b> lamenta un <a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/tumore-ossa-dalle-cause-ai-sintomi-tutto-ci-che-si-deve-2603743.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>dolore osseo</b></a> localizzato soprattutto <b>a livello della colonna vertebrale</b>, del cranio, delle costole, del bacino e delle ossa lunghe. Inizialmente l’algia è intermittente, ma poi diventa cronica. Il danno osseo e le frequenti <b>fratture</b> sono causate dalla proliferazione della componente monoclonale nel midollo osseo che provoca osteopenia e stimolazione degli osteoclasti, le cellule responsabili della demolizione del tessuto osseo.</p><p>La patologia è caratterizzata poi da <b>elevati livelli di calcio</b> nel sangue che si manifestano con nausea, perdita di appetito, costipazione e confusione mentale. L’anemia, invece, determina stanchezza e difficoltà respiratorie. La grande quantità di immunoglobuline può altresì provocare danni a carico delle strutture del rene con conseguente insufficienza d’organo. L’<a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/malattie-renali-quali-sono-i-valori-cui-stare-attenti-2592075.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><b>insufficienza renale</b></a>, a sua volta, è spesso aggravata dall’ipercalcemia.</p><p>Altri sintomi includono: <b>infezioni frequenti</b> di diversa gravità, disturbi neurologici (debolezza, intorpidimento degli arti), sindrome da iperviscosità, piastrinopenia e alterazioni del processo di coagulazione.</p><h2>Diagnosi e terapia</h2><p>Il mieloma multiplo viene diagnosticato mediante <b>test di laboratorio</b> (esame emocromocitometrico, elettroforesi delle proteine sieriche, VES, creatinina), <b>risonanza magnetica</b> ed <b>agoaspirato</b> al fine di valutare lo stato del midollo osseo.</p><p>In presenza di sintomi e a seconda della gravità della patologia, alla <b>chemioterapia</b> si associa la <b>terapia farmacologica</b> che può includere gli inibitori del proteasoma, la talidomine e gli anticorpi monoclonali.</p><p>Nei pazienti con meno di 70 anni che non soffrono di disturbi cardiaci, epatici o polmonari si può intraprendere la strada del <b>trapianto autologo</b> (prelievo delle cellule staminali dal midollo del soggetto stesso) oppure <b>eterologo</b> (prelievo da un donatore compatibil).</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/PMO7MJDOTFKCVNQ7YE5JUWQ3LQ.jpg?auth=bf91c650b72ebad1add13ea70fb5661f8e5a0748b4eea3eb9c2716e8c9957fb5&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Quali sintomi silenziosi dell’infarto compaiono giorni prima]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/benessere/quali-sintomi-silenziosi-dell-infarto-compaiono-giorni-2645555.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/benessere/quali-sintomi-silenziosi-dell-infarto-compaiono-giorni-2645555.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[Ci sono alcuni segnali che si manifestano qualche giorno prima di un infarto acuto. Riconoscerli per tempo è fondamentale]]></description><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:57:21 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>L<b>’infarto</b> rappresenta una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Solo in Italia ogni anno si diagnosticano 120-150 mila nuovi casi e circa 25 mila pazienti muoiono prima di arrivare in ospedale.</p><p>Questi dati allarmanti ci fanno capire quanto sia fondamentale riconoscere i <b>segnali premonitori</b> che il corpo invia prima che si verifichi l’evento acuto. Scopriamo insieme quali sono.</p><h2>Le cause dell&amp;rsquo;infarto</h2><p>L’infarto del miocardio è una condizione estremamente pericolosa provocata dal <b>restringimento</b> o dall’<b>occlusione </b>di una o più arterie coronarie. Tale ostruzione impedisce al sangue ricco di ossigeno di raggiungere una porzione del muscolo cardiaco. Ne consegue la morte delle cellule in quella specifica zona.</p><p>Le occlusioni coronariche sono causate dalle cosiddette<b> placche aterosclerotiche</b> che, oltre a creare difficoltà al flusso sanguigno, possono degenerare e formare un <b>trombo</b>, ovvero un coagulo di sangue in grado di ostruire parzialmente o totalmente l’arteria. Le ripercussioni sulla circolazione quasi sempre sono gravi.</p><h2>I rischi per giovani e anziani</h2><p>L’infarto interessa prevalentemente soggetti di età compresa fra i <b>34 e i 74 anni</b>. Gli uomini sono più esposti dopo i 50 anni e le donne rischiano di soffrirne con l’avvento della menopausa. Non bisogna poi sottovalutare l’ereditarietà.</p><p>Spesso l’attacco cardiaco è favorito da una serie di <b>fattori di rischio modificabili</b>. Tra questi ricordiamo:</p><ul><li>L’<b>alimentazione ricca di grassi</b></li><li>L<b>’</b><a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/giornata-mondiale-ipertensione-sintomi-e-cause-2152717.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>ipertensione</b></u></a></li><li>L’<b>ipercolesterolemia</b></li><li>Il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/diabete-tipo-2-i-dieci-sintomi-non-sottovalutare-2448772.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>diabete di tipo 2</b></u></a></li><li>La<b> sedentarietà</b></li><li>L’<b>obesità</b></li><li>Il <b>fumo di sigaretta</b></li><li>Lo<b> stress cronico</b>.</li></ul><h2>I quattro segnali premonitori</h2><p>Quando si parla dei sintomi dell’infarto si pensa subito al dolore toracico repentino e intenso. In realtà questa è una manifestazione che si verifica in fase acuta. Anche qualche settimana prima della stessa possono comparire <b>segni premonitori </b>non sempre riconducibili all’attacco cardiaco. Riconoscerli può fare la differenza tra la vita e la morte.</p><ol><li><b>Stanchezza estrema: </b>una stanchezza che non passa riposando e che si accompagna a mal di testa gravosi potrebbe essere la spia di un insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti provocato da un cuore che non pompa in maniera ottimale</li><li><b>Nausea e vertigini: </b>quando la nausea accompagnata dalle vertigini non è giustificata da cause precise può indicare una riduzione dell’afflusso di sangue al cuore o al cervello</li><li><b>Cambiamenti improvvisi della vista: </b>un calo rapido della vista (visione doppia oppure velata) può essere la conseguenza di un’anomalia dell’afflusso di sangue alla retina o ai centri visivi del cervello provocato da un coagulo</li><li><b>Intorpidimento o formicolio su un lato del corpo: </b>questi segnali fanno pensare all’ictus tuttavia, se compaiono repentinamente, potrebbero essere ricondotti ad un problema nella trasmissione dei segnali nervosi legato ad un pompaggio non efficiente del cuore.</li></ol><p><a href="https://ilgiornale.it/news/innovazione/prevenire-rischio-ictus-ecco-i-valori-tenere-sotto-controllo-2586754.html">Prevenire il rischio di ictus: i valori da non superare di 3 biomarcatori chiave. Lo studio</a></p><h2>I sintomi della fase acuta</h2><p>Come già accennato, nella fase acuta il sintomo chiave è il <b>dolore al petto</b> che si presenta come una sensazione di oppressione, bruciore o peso al centro del torace. L’algia può irradiarsi verso il braccio sinistro, la spalla, il collo e la mandibola.</p><p>Ad essa si associano forte <b>senso di nausea</b>, affaticamento muscolare, mancanza di fiato, vertigini o sensazione di svenimento, indigestione o bruciore di stomaco persistente, <b>sudorazione </b>intensa e profusa.</p><p>Nel sesso femminile la sintomatologia è spesso differente e ciò comporta un ritardo della diagnosi e del trattamento. Le donne accusano:<b> stanchezza estrema</b>, dispnea, nausea, vomito,<b> dolore alla parte alla della schiena</b>, al collo e alla mandibola.</p><h2>La tempestività è fondamentale</h2><p>Se si sospetta di avere un infarto in corso o se si assiste ad un attacco di cuore è di fondamentale importanza chiamare immediatamente il <b>118</b> o recarsi al più vicino <b>pronto</b><b>soccorso</b>.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ictus-cos-riduci-rischio-40-ecco-cosa-fare-secondo-esperti-2643166.html">Ictus, così riduci il rischio del 40%: ecco cosa fare secondo gli esperti</a></p><p>Mentre si aspetta l’ambulanza o si raggiunge l’ospedale è utile assumere una <b>posizione</b><b>seduta o semisdraiata</b> e allentare indumenti stretti al collo e al petto per facilitare la respirazione.</p><p>Il trattamento dell’infarto varia a seconda della gravità della situazione e alla tempestività dell’intervento. A volte è sufficiente la sola <b>terapia farmacologica</b> che prevede la somministrazione di trombolitici, antiaggreganti piastrinici, beta-bloccanti e ACE-inibitori.</p><p>Nei casi più complessi si ricorre a <b>interventi chirurgici</b> invasivi come l’angioplastica coronarica con posizionamento di uno stent e l’impianto di un bypass coronarico.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/E6XRDJTIFFM2JNRGKVUY6IBRQI.jpg?auth=4161f5708a798f459871334019c345cc8978beac2d31efa26432e1b869d8b7f0&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item><item><title><![CDATA[Ictus, così riduci il rischio del 40%: ecco cosa fare secondo gli esperti]]></title><link>https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ictus-cos-riduci-rischio-40-ecco-cosa-fare-secondo-esperti-2643166.html</link><guid isPermaLink="true">https://ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/ictus-cos-riduci-rischio-40-ecco-cosa-fare-secondo-esperti-2643166.html</guid><dc:creator><![CDATA[Maria Girardi]]></dc:creator><description><![CDATA[La scienza ha individuato alcune buone abitudini che possono prevenire il rischio di sviluppare un ictus]]></description><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:47:47 +0000</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>L’<b>ictus</b> è una condizione molto grave che si verifica quando l’afflusso di sangue al cervello si riduce oppure si interrompe completamente. Si verifica così la <b>morte del tessuto cerebrale</b> coinvolto a causa della mancanza della giusta quantità di ossigeno.</p><p>Il 75% delle diagnosi interessa individui <b>over 65</b>, in particolar modo uomini. Esistono due differenti<b> tipologie</b> di ictus:</p><ul><li><b>Ischemico</b>: è la forma più frequente ed è provocata dal restringimento o dalla totale occlusione di un vaso arterioso cerebrale ad opera di un embolo o di un trombo</li><li><b>Emorragico</b>: è la forma più pericolosa ed è la conseguenza della rottura di un’arteria cerebrale.</li></ul><h2> Mai sottovalutare i fattori di rischio</h2><p>Secondo recenti stime, in Italia circa <b>120 milioni di persone</b> vengono colpite ogni anno da ictus. Poiché esso è una delle principali cause di morte e di disabilità è fondamentale conoscere i <b>fattori di rischio</b> che predispongono alla sua comparsa.</p><p>Questi ultimi si differenziano in non modificabili e modificabili. Fanno parte dei primi l’età avanzata, il <b>sesso maschile</b>, la familiarità con alcune malattie e con il cosiddetto <a href="https://www.ilgiornale.it/news/benessere/ictus-e-ischemia-cerebrale-quali-differenze-2243793.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>TIA</b></u></a>, ovvero l’attacco ischemico transitorio.</p><p>Sono invece fattori di rischio modificabili: l’<a href="https://www.ilgiornale.it/news/over/quanto-dovrebbe-essere-pressione-i-60-anni-2641446.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>ipertensione arteriosa</b></u></a>, l’aterosclerosi, l’ipercolesterolemia, il diabete. Ancora il sovrappeso, l’obesità, il <b>fumo di sigaretta</b>, l’uso di droghe e l’abuso di alcol.</p><h2>I sintomi compaiono rapidamente</h2><p>La sintomatologia dell’ictus è repentina. Il paziente, infatti, lamenta immediatamente una strana <b>perdita di forza o di sensibilità ad un arto</b>. Ci sono poi altre manifestazioni allarmanti. Tra queste figurano:</p><ul><li>La <b>disartria</b>, ossia la difficoltà nell’articolare in maniera corretta le parole</li><li>L’<b>afasia</b>, ovvero la difficoltà a comprendere il significato delle parole</li><li>L’<b>atassia</b>, cioè la mancanza di coordinazione</li><li>Il <b>formicolio al viso</b></li><li>La <b>visione doppia</b></li><li>La <b>bocca storta</b></li><li>Il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/farmaci-e-terapie/trattare-4-diversi-tipi-mal-testa-2634942.html" data-datalayer-click-event-target="internal"><u><b>mal di testa</b></u></a>.</li></ul><p><a href="https://ilgiornale.it/news/innovazione/prevenire-rischio-ictus-ecco-i-valori-tenere-sotto-controllo-2586754.html">Prevenire il rischio di ictus: i valori da non superare di 3 biomarcatori chiave. Lo studio</a></p><h2>Le cinque buone abitudini da adottare prima delle 19</h2><p>Dopo le 19 il sistema nervoso simpatico si avvia verso un lento “spegnimento”. Ciò comporta un <b>abbassamento della pressione arteriosa </b>del 10-15% rispetto al giorno (fenomeno del dipping) e un <b>aumento dei livelli di melatonina</b>.</p><p>Uno studio pubblicato su <i>“</i><a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10796526/" target="_blank" rel="noopener"><i><u><b>Hypertension</b></u></i></a><i>” </i>ha dimostrato che i<b> soggetti “non dipper”</b>, ovvero coloro per cui non si verifica un calo adeguato della pressione notturna, hanno un rischio di ictus 2-3 volte superiore rispetto ai “dipper”.</p><p>Gli scienziati ritengono che l’adozione di <b>cinque sane abitudini</b> è in grado di ridurre la possibilità di sviluppare un ictus del 20-40% in pochi mesi senza farmaci aggiuntivi:</p><ol><li>Evitare una cena troppo abbondante e ricca di sale</li><li>Non bere alcol la sera</li><li>Non stare seduti davanti allo schermo fino a tardi</li><li>Fare un po’ di movimento dopo cena</li><li>Gestire lo stress serale.</li></ol><p><a href="https://ilgiornale.it/news/benessere/ictus-regola-fast-e-tutti-i-sintomi-non-sottovalutare-2589722.html">Ictus, la regola FAST e tutti i sintomi da non sottovalutare</a></p><h3>1) Evitare una cena troppo abbondante e ricca di sale</h3><p>Una cena troppo abbondante dopo le 19, soprattutto se ricca di carboidrati raffinati e grassi saturi, causa <b>picchi glicemici notturni</b> e attiva il <b>sistema renina-angiotensina</b>.</p><p>Inoltre chi consuma più di<b> 3-4 grammi di sodio</b> dopo le 19 mostra un aumento medio della pressione sistolica notturna di 8-12 mmHg.</p><p>La soluzione è cenare entro le 19:30-20 prediligendo<b> verdure</b>, <b>proteine magre</b> e<b> grassi monoinsaturi.</b> Il sale può essere sostituito con erbe aromatiche, aceto balsamico e limone.</p><h3>2) Non bere alcol la sera</h3><p>L’assunzione di alcol dopo le 19 aumenta del 1<b>4% la probabilità di ictus</b> nei soggetti con più di 50 anni. L’effetto è dose-dipendente e cumulativo.</p><p>Questa sostanza causa, infatti, vasocostrizione riflessa nelle ore notturne, <b>aumento della</b><b>pressione diastolica</b> e frammentazione del sonno REM.</p><p>La soluzione è evitare completamente l’alcol dopo le 19 o limitarsi a circa <b>125 ml di vino 2-3</b><b>volte a settimana</b>.</p><h3>3) Non stare seduti davanti allo schermo fino a tardi</h3><p>Chi guarda la TV o utilizza molto lo smartphone dopo le 22 ha un rischio di ictus superiore del 22%.</p><p>L’esposizione alla luce blu, infatti, ritarda la produzione di melatonina di 1-2 ore, mantiene alto il cortisolo serale e impedisce il normale abbassamento pressorio notturno.</p><p>La soluzione è spegnere gli schermi luminosi dopo le 19 e prediligere attività rilassanti come ascoltare musica, conversare e leggere.</p><h3>4) Fare un po&amp;rsquo; di movimento dopo cena</h3><p>La sedentarietà serale impedisce il calo fisiologico della pressione. Invece anche solo una <b>camminata lenta di 10-15 minuti</b> dopo cena abbassa la pressione di 7-10 mmHg e riduce la probabilità di ictus del 18-25%.</p><p>Se non è possibile uscire, gli esperti consigliano di camminare sul posto e di fare <b>stretching </b>affiancandolo alla respirazione diaframmatica.</p><p><a href="https://ilgiornale.it/news/over/vivere-pi-lungo-esercizi-fisici-minuto-studio-2636168.html">Come vivere più a lungo con gli esercizi fisici da un minuto, lo studio</a></p><h3>5) Gestire lo stress serale</h3><p>Lo stress cronico serale negli individui over 50 è associato ad una probabilità maggiore di ictus del <b>35-50%</b>.</p><p>La tensione, infatti, mantiene elevato il tono simpatico, aumenta il <b>cortisolo notturno</b> e impedisce il rilassamento vascolare.</p><p>La soluzione è creare una <b>mini-routine di decompressione</b>. Dunque 10-15 minuti da dedicare ad attività distensive, tra cui l’ascolto di musica soft, la respirazione profonda e il journaling.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.ilgiornale.it/resizer/v2/5BDIQ4LGJBJ6FOTLPDJGZTDRO4.jpg?auth=d191f8ef00ebd5b25d653d3efae8e7bddb75f0dd137097600e77537339219ef0&amp;smart=true&amp;width=1200&amp;height=900" type="image/jpeg" height="900" width="1200"/></item></channel></rss>